II Natale: Grazia e verità

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Il Vangelo che ci viene proposto nella II domenica dopo Natale è nuovamente il prologo del Vangelo di Giovanni, capitolo 1, versetti 1-18. Riportiamo qui la seconda parte, Gv 1,12-18.

A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue

né da volere di carne né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me

è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Queste parole così intense e così ricche non smettono di parlare al nostro cuore e alla nostra vita.

Il Figlio, che nel suo amore Dio Padre ha inviato nel mondo ad abitare in mezzo a noi, viene sì nella povertà di una mangiatoia, ma anche nella gloria e nella pienezza di grazia e di verità.

La grazia

Forse, tra le tante cose che possiamo augurarci per quest’anno nuovo, in bilico tra il timore e la speranza, potrebbero esserci proprio questi due doni di cui il Figlio fatto uomo è ricolmo e che è pronto a riversare su di noi, la grazia e la verità.

Perché il dono della grazia, che in greco si chiama ancora più dolcemente charis, racchiude in un involucro fatto di bellezza una sorgente di gioia, uno stile di gratuità, la capacità della gratitudine.

Esso viene dallo Spirito, è “carisma” che scende dall’alto, ma assume poi la concretezza di un talento particolare che ci abita, di una vicenda che finisce bene, di un evento insperato che ci riempie di stupore, dell’affetto della persona che, senza nostro merito, ci troviamo accanto.

Guardando all’anno trascorso e al nuovo che comincia, sono tanti i doni che abbiamo tra le mani. Vivere da cristiani significa tenere i cuori “in alto”, rivolti al Signore, e riconoscere che ogni cosa viene dalla sua pienezza, e che la nostra vita è fin dall’inizio un ricevere, è lasciare che le nostre mani si riempiano di grazia su grazia per poter poi farne dono a molti altri.

Anche nei momenti difficili, anche nelle situazioni complicate, possiamo cogliere la presenza della grazia nella nostra vita, che ci raccoglie con tenerezza, ci valorizza con gratuità, ci dona quella forza decisa e gentile che ci permette di fare il prossimo passo.

La verità

Il secondo dono che il Figlio unigenito riversa su di noi è la verità, che il nostro cuore desidera e che ci dona l’autentica conoscenza della realtà, delle persone, di Dio. La verità che viene dall’alto ci permette di ricordare senza recriminare, di affrontare la parte dura della vita senza superficialità e senza angoscia, di vedere in profondità dove sta la roccia che può sostenere le nostre scelte. La verità libera, motiva, convince, permette di arrivare “fino alla fine” con dignità, convinzione e amore.

Perché la Legge, le norme, possono anche venire attraverso gli uomini, che con saggezza guidano il loro popolo. Ma la grazia e la verità sono dono di Dio e vengono per mezzo del suo Figlio.

La Legge ci aiuta a vivere in maniera onesta e rispettosa questa vita, a sentirci cittadini di uguali diritti e a vedere in ogni persona un essere umano come noi.

Grazia e verità, invece, ci conducono a una vita nuova, ci donano il potere di diventare figli di Dio, e di vedere in ciascuno un fratello da amare e con cui camminare verso il Padre.

Quel Dio che è la mèta di ogni desiderio nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio, con la sua vita, le sue parole, il suo stesso essere, ce lo ha rivelato.

Prepariamoci a cercare, accogliere, comporre ogni giorno quei germi di grazia e verità che Egli ci donerà, e potremo anche noi trovare nel frammento del nostro tempo, di questo anno disperso tra mille eppure così importante e unico per noi, il volto eterno del Padre da cui per amore veniamo e che per amore ci attende.

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