Assunzione B.V. Maria: Il trono del Signore

di: Roberto Mela
L’arca dell’alleanza

I libri delle Cronache descrivono la storia di Israele con una tonalità sacerdotale accentuata. Davide è descritto a lungo come un re totalmente dedito alla liturgia, maestro di canto e autore di salmi e inni liturgici. Nella lettura odierna egli è descritto mentre fa portare l’arca dell’alleanza da Baalà, verso Kiriat-Iearìm nella casa di Obed-Edom di Gat.

1Cr 13,5-6.14 ricorda: «Davide convocò tutto Israele, da Sicor d’Egitto fino all’ingresso di Camat, per trasportare l’arca di Dio da Kiriat-Iearìm. Davide con tutto Israele salì a Baalà, verso Kiriat-Iearìm, che apparteneva a Giuda, per far salire di là l’arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore, che siede sui cherubini… L’arca di Dio rimase tre mesi in casa di Obed-Edom e il Signore benedisse la casa di Obed-Edom e quanto gli apparteneva».

Anche se si dubita che l’arca del Primo Tempio sia identica a quella del tempo premonarchico, essa era una cassa di acacia, ricoperta di oro e sormontata da due cherubini sui quali si pensava scendesse la presenza di YHWH. L’arca conteneva le due tavola dell’alleanza scritte da Mosè sul monte Sinai. Essa, o un altro manufatto similare, accompagnò talvolta Israele nelle sue battaglie, non sempre fortunate.

Davide preparò una tenda nella città di Davide, situata sul costone del colle che sovrastava la fonte del Ghicon e la valle del Cedron. Con un gran dispiegamento di leviti e cantori, l’arca fu introdotta nella città di Davide e posta sotto la tenda predisposta. Canti di gioia, accompagnati da ogni sorta di strumenti musicali, rallegravano il trasporto che si concluse con l’offerta di sacrifici.

L’olocausto prevedeva che l’intera vittima fosse bruciata sull’altare quale offerta il cui profumo saliva gradito a YHWH, Signore onnipotente di ogni realtà umana e animale (Lv 1,1-17). Il sacrificio di comunione, invece, prevedeva che solo una parte della vittima venisse consumata dal fuoco, mentre le altre parti erano offerte ai sacerdoti e distribuite fra gli offerenti che le mangiavano in segno di comunione con YHWH.

L’arca conteneva e trasportava le tavole del Decalogo, parte per il tutto rappresentato dalla Torah, l’istruzione di YHWH per il suo popolo, luce che illumina, parola che istruisce e guida nella libertà, manifestazione provvisoria della presenza dell’Alleato che manteneva in vita il suo partner, Israele, in un rapporto di potenza asimmetrica fra le parti (cf. Es 25,10-22).

Foederis arca

Celebrando la solennità di Maria assunta in cielo in corpo e anima (questo commento riguarda la messa della vigilia), la Chiesa vede nell’immagine dell’arca che trasporta in sé gli elementi simbolici sui quali si pensava si posasse la presenza di YHWH un simbolo potente che racchiude già anticipatamente la figura di Maria che, a partire dal concepimento di Gesù, nella visitazione alla cugina Elisabetta trasporta, in un tempo escatologico di pienezza degli anticipi simbolici, la presenza stessa di Dio nella persona del Figlio. Da sempre Maria è stata strettamente associata all’opera salvifica del Padre, compiuta nel Figlio incarnato Gesù per la potenza dello Spirito Santo. Ella è la prima collaboratrice del Redentore, mentre egli rimane l’unico mediatore della salvezza e unico mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù. Egli realizza il desiderio di Dio Padre, che cioè tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (cf. 1Tm 2,4-5).

La prima redenta dal Redentore è la donna che più ha collaborato al disegno di salvezza, riscattata in anticipo (secondo il calcolo umano del tempo) in previsione del tesoro di salvezza (i “meriti”) acquistati da Cristo Gesù con l’offerta generosa della sua vita umano-divina sulla croce e nella risurrezione.

Per nove mesi Maria trasporta quale arca di salvezza il corpo di Gesù, Verbo incarnato, che cresce lentamente nel suo grembo materno. Da lei egli riceve la vitalità che gli permette di crescere e formarsi nella sua umanità. A sua volta, fin da allora la presenza del Figlio eterno presso il Padre e ora incarnato nella storia comunica misteriosamente alla madre l’amore del Padre, la sua volontà, la sua Torah fatta carne filiale. Maria assimila quotidianamente la Torah incarnata e le corrisponde in pienezza da figlia sì prediletta dal Padre, ma anche a lui obbedientissima fin nelle fibre più intime del suo corpo.

Trono del Signore

L’arca dell’alleanza andò distrutta probabilmente nella disfatta disastrosa del 587/586 a.C. inflitta dai babilonesi ai figli di Israele, con la conquista di Gerusalemme e la distruzione del tempio. «Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese – annuncia il profeta Geremia, guardando nella profondità di giorni a venire –, in quei giorni – oracolo del Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta. In quel tempo chiameranno Gerusalemme “Trono del Signore”, e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio» (Ger 3,17).

“Trono del Signore” non sarà più l’arca dell’alleanza col suo coperchio d’oro e i cherubini a sua protezione, ma Gerusalemme tutta nella sua realtà rinnovata, escatologica. Noi siamo certi che questo avverrà non in modo indifferente e distinto dalla sua costituzione anche a livello politico-sociale, lungo il cammino della storia. Questo non è indifferente all’animo dei discepoli di Gesù. Trono del Signore sarà Gerusalemme rinnovata, la Sion riscattata e redenta, bellissima e splendente. Nuova arca dell’alleanza, trono del Signore in cammino verso la parusia, saranno le persone e i popoli che in essa abiteranno nella pace e nella giustizia.

“Trono del Signore” sarà la Chiesa, Israele rinnovato, popolo messianico creato da Gesù Cristo morto e risorto, gloria del suo popolo Israele (cf. Lc 2,32b).

Nuova arca dell’alleanza sarà ogni “anima” tempio dello Spirito, abitazione edificata sul fondamento di Cristo, con i dodici basamenti con sopra inscritto il nome dei dodici apostoli dell’Agnello.

“Trono del Signore” sarà Maria, figlia di Sion, compendio nel frammento dell’opera salvifica di Dio Padre. Sarà Maria-madre dell’Agnello vittorioso, il leone della tribù di Giuda che ha vinto (cf. Ap 5,5). Sarà la Gerusalemme-sposa che sale purificandosi nella storia e, nello stesso tempo, scende dal cielo come sposa-dono, preparata e adornata per il suo sposo.

Tutto si tiene nella storia della salvezza.

Arca dell’alleanza, figlia del tuo figlio.
Tu porti colui che ti porta.
Madre dei redenti, primizia dei risorti.
Luna splendente. Trono del Cielo.

Benedetta tua madre

In Lc 11,1-26 Gesù ha detto tante cose. Ha insegnato sulla necessità di pregare sempre senza stancarsi. Il Padre darà infatti lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. Gesù è infatti “il più forte” che, con il dito di Dio, la sua potenza, getta fuori i demoni dagli uomini, donando loro una casa spazzata e ben pulita, da non lasciare preda a spiriti più forti dei precedenti.

È una lotta impegnativa, a tutto campo, senza esclusione di colpi. Una lotta vittoriosa per “il più forte”, il più bello fra i figli dell’uomo (Sal 44,3).

Una donna di Israele alza la voce per lodare la bellezza del Figlio dell’uomo. YHWH deve essere stato generoso nella sua benedizione sulla madre di tanto splendore. Benedetto il ventre che l’ha portato, benedette le mammelle che lo hanno allattato!

Ascoltare, custodire, fare

Tu non hai torto, le risponde Gesù. In effetti YHWH/Il Padre ha benedetto mia madre, ma la beatitudine di cui ha fatto sì che godesse consiste in qualcosa di più grande, che abbraccia anche quello di essere la madre della carne del Messia.

Essa è beata, sì, ma insieme a tutti coloro che “ascoltano (per obbedire)/akouō/šāma’” la parola di Dio e la “custodiscono/phylassō/šāmar (per metterla in pratica/poieō/’āśāh)”.

Lei è una fedele israelita, che mette in pratica lo Šema’ che recita due volte al giorno (Dt 6,4-9) e custodisce i comandi di YHWH/Il Padre: “Ascolta/wešāma’/gr. LXXakouson, Israele, bada di metterli in pratica/wešāmartā la’ăśôt/gr. LXX phylaxai poiein, perché tu sia felice…” (Dt 6,3).

La bellezza di mia madre è esaltata dal braccialetto che porta al braccio e dal pendaglio che ondeggia brillando fra i suoi occhi, il Decalogo: «Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi» (Dt 6,8).

Mi ha raccontato tante volte quello che le aveva detto la sua anziana cugina Elisabetta, quando andò ad aiutarla mentre aveva in grembo Giovanni Battista: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?… beata/makaira colei che ha creduto/hē pisteusasa nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,43-44).

Quando ero piccolo, mi raccontava anche che appena sentì dentro di sé la chiamata del Signore, avvertì immediatamente che qualcosa cambiava in lei. E mi diceva anche che quando, dopo il parto, vennero a trovarla dei pastori a riferirle il messaggio sentito dagli angeli: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11), tutti quelli erano lì intorno si meravigliavano molto di ciò che sentivano, ma mia madre “da parte sua, custodiva/synetērei tutte queste cose, meditandole/symballousa nel suo cuore” (Lc 2,11.19).

Madre beata

Sì, sorella, donna di Israele, mia madre è veramente beata.
Ha sempre fatto corpo unico con me, anche quando non capiva tutto di me.
Tante volte ho visto brillare i suoi occhi, e non era per via delle lacrime
che altre volte avevo visto di nascosto scenderle sul viso.
Era una luce che veniva da dentro, da una unione forte con qualcosa nascosto nel suo cuore.
Come portasse sempre con sé qualcosa di molto prezioso, e lo mettesse su un trono.
Ho sempre pensato che lei non volesse esser altro che il trono del suo Signore.

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