Battesimo: L’Amato

di: Roberto Mela

Nel profondo del ghor, la depressione geologica che, a partire da quella situata tra il Libano e l’Antilibano, trafigge e divide Israele dalla Giordania attuale fino a raggiungere in profondità il continente africano, si toccano le fondamenta della terra. A 400 metri sotto il livello del mare si avvertono tutto il peso del calore del giorno, la fatica del respiro, la pesantezza del cammino. È il livello a cui è situata Gerico, e lì accanto una bella costruzione da parte israeliana (ce n’è un’altra evidentemente anche dalla parte giordana) ricorda il luogo del battesimo di Gesù.

In fila, come tutti, con tutti

 I pellegrini affluiscono felici e nella gioia si bagnano, pregano, rinnovano le promesse battesimali, celebrano l’eucaristia. Il numero dei pellegrini aumenta ogni anno da quando il sito è stato reso accessibile.

Anche quando venne Gesù c’era la fila, ma una fila diversa. Tutta gente che non si sentiva a posto con Dio, si sentiva aver mancato il bersaglio, di essere in preda al peccato che ti paralizza nei tuoi movimenti più naturali. Poveri, ciechi, peccatori, qualche personaggio religioso illustre, qualche maestro religioso illuminato, una marmaglia di gente che veniva da Giovanni Battista per ricevere un battesimo di penitenza. Gridava a Dio il proprio peccato, riceveva l’acqua dell’abluzione, perfezionava la propria disposizione a ricevere il perdono pieno dal Signore e dal suo messia, un perdono di fuoco che avrebbe cambiato il cuore.

E venne anche Gesù. Si mise in fila, come tutti, con tutti, aspettando il proprio turno. Era il primo gesto della sua vita pubblica, ed era un grandissimo segnale di stile. Il suo stile. Lo stile al quale avrebbe improntato tutta la sua vita pubblica, dopo i trent’anni di vita nascosta, di preparazione, di preghiera, di duro lavoro e di assimilazione della normale condizione della vita delle persone e delle famiglie: fatiche, speranze, delusioni, attese, psicologie varie, mormorazioni, gioia per la vita di fede, lode al Signore.

Questi è il Figlio mio, l’amato

Gesù non aveva bisogno di andare da Giovanni Battista a ricevere un battesimo di conversione e di pentimento. La sua vita di unione al Padre era continua. Ma proprio questo era il punto. Occorreva compiere ogni “giustizia” e davanti a tutti. Occorreva compiere ciò che la volontà del Padre prevedeva come realtà buona per la salvezza della gente. Occorreva, nel disegno del Padre, che il Figlio mostrasse in pienezza la sua modalità di essere Figlio di Dio tra gli uomini. Un Figlio di Dio solidale, non venuto per giudicare ma per condividere i pesi anche gravi della vita e far fiorire dal suo interno la certezza che Dio è misericordia. Questo è il nuovo Isacco, l’Amato (cf. Gen 22,2), che ora il Padre mette a disposizione generosa degli uomini, senza tenerlo per sé, risparmiandoselo (cf. Rm 8,32).

Il battesimo di Giovanni Battista è menzionato velocemente, con un solo verbo. Un battesimo di acqua penitenziale non potrà certo eguagliare il battesimo che Gesù ha in mente come proprio, quello in cui egli desidera essere immerso in pienezza (cf. Lc 12,50): il dono di se stesso nella passione d’amore, di morte e di risurrezione. Ma il battesimo “penitenziale” al Giordano è l’inizio ufficiale della vita pubblica che porterà a quel dono totale. Passo dopo passo la vita viene consegnata.

Dopo la giusta reticenza di Giovanni Battista prima del battesimo, ecco tre segni che dopo l’uscita di Gesù dall’acqua, ne illustrano il significato. È una vera e propria visione interpretativa, che più che voler descrivere i particolari fattuali nel loro avverarsi materiale, indica il senso complessivo teologico della realtà che sta avvenendo, un senso che supera di gran lunga le possibilità di comprensione umana.

Per prima cosa, il cielo che era chiuso si riapre per una speranza nuova, per la presenza in terra di un vero plenipotenziario che Dio che avveri tutte le promesse degli antichi profeti, dei quali si sentiva da secoli la mancanza in Israele. E rende sempre più vicino e sperimentabile quel Dio di misericordia e di alleanza che solo dà respiro alla vita. Tutta la vita di Gesù è però sotto il segno dell’azione della Trinità. Gesù non è un cavaliere solitario, un battitore libero, uno che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Lo Spirito lo ha già ricolmato di sé nel grembo di Maria, formando la sua carne, la carne del Verbo incarnato. Gesù era già tutto posseduto dallo Spirito Santo per la sua vita personale di Figlio di Dio. Ora riceve dallo Spirito l’impulso decisivo che lo spinge sulle strade del mondo, lo potenzia per la sua vita pubblica, il suo compito messianico di portare la bella notizia evangelica alle pecore perdute del popolo di Israele e poi anche oltre, fino ai confini della terra.

La colomba è nota per la sua bontà e anche perché nel suo volo punta con decisione verso i suoi piccoli, per nutrirli e assisterli. Alcuni commentatori pensano che si alluda al popolo di Israele stesso. È il segno che le acque del diluvio ormai si sono ritirate e la vita può ricominciare a fiorire per un nuova avventura di vita tra gli uomini e Dio. Nel vangelo di Matteo solo Gesù vede lo Spirito di Dio venire su di lui. Tutto è concentrato sulla sua persona, sull’inizio del suo nuovo compito pubblico. Un dialogo intimo di rafforzamento, di incitamento, di rassicurazione. Il fuoco della passione del cuore di Dio sarà sempre con te, anche nel tuo cuore di uomo. Sarà sempre un cuore appassionato, attento, aperto, generoso, colmo di preghiera. La colomba volteggia in cielo, ma piomba velocemente sul suo traguardo. Ha fretta di unire cielo e terra, rimasti distanti per troppo tempo.

Ma poi giunge un terzo segno interpretativo. Il Padre fa sentire chiara dal suo mondo (“il cielo”) la sua voce e il suo giudizio di valore. Qualunque cosa sia successa a livello concreto, sembra implicitamente chiaro che questa volta la voce e il giudizio sono uditi da tutti, devono essere uditi da tutti: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Questi è colui cui che fa tutto quello che vede fare dal Padre, l’Amato. Isacco lo era stato per il padre Abramo, compartecipe di una prova durissima superata nella fede e nell’apertura al Dio della vita. La sua vita era stata risparmiata. Dio non gradisce sacrifici umani come espressione di religiosità. Ora – dice il Padre – vi presento e vi offro il mio amato, mio Figlio, e ve lo donerò totalmente. Le nostre volontà sono unite nell’unico fine di poter mostrare agli uomini quanto li amiamo e vogliamo che siano felici nell’amore, come lo siamo noi nella Trinità.

Alleanza del popolo

Nelle sue parole conclusive il Padre allude a Is 42,1, l’inizio del primo dei quattro canti di un misterioso servo del Signore-YHWH: “In lui ho posto il mio compiacimento”. È contenuto nel testo della bellissima prima lettura. Tanti sono stati i tentativi di identificare concretamente questa figura (Giosia? Geremia?,…). Ma il Padre (e l’evangelista Matteo) indirizzano il nostro sguardo di contemplazione su Gesù, il Figlio, l’amato. Il Padre si compiace di lui e glielo dice personalmente (davanti agli astanti) perché l’ha pensato da sempre, l’ha chiamato a questa vocazione, lo ha preso per mano per rafforzarlo come padre tenero e attento, lo ha modellato come meglio non avrebbe potuto e con i materiali più preziosi.

La missione del servo è impegnativa e variegata. Diventare alleanza di popolo: coagulare gli uomini in un solo corpo vivificato dal suo amore; luce delle nazioni, e non solo del popolo di Israele, per illuminare i ciechi di senso e di direzione, tutti coloro che vagano smarriti lungo sentieri interrotti, che non portano alla vita, ma alle tenebre dell’insensibilità umana, dell’indifferenza globalizzata, delle tenebre dello spirito abitate dalla disperazione.

Fuori, fuori tutti! Fuori verso la libertà di uomini e donne fatti per Dio, per cose grandi e belle! Il Padre ama questo Figlio, perché ha imparato anche nella sua umanità (nei trent’anni che paiono trascorsi inutilmente a Nazaret…) a rapportarsi con i poveri e i disperati con animo accogliente e misericordioso. Per questo Gesù si presenterà al Giordano, nel punto abitato più profondo della terra, “al di sotto” dei poveri, per poterli prendere tutti e sollevarli insieme fuori dalle acque del Giordano che lui stesso ha consacrato con la sua persona.

A pensarci bene, di fatto è stato Gesù a battezzare e a santificare il Giordano… In quel luogo Gesù ha fatto una scelta: no al passato, suo e del suo popolo, sì a un futuro nuovo di vita e di annuncio del vangelo. Il Giordano rappresentava il traguardo oltre il quale i sopravvissuti dell’esodo dall’Egitto trovarono la libertà. Ora Gesù prende i poveri e i peccatori per mano, come lui è stato a suo tempo preso per mano amorevolmente dal Padre suo. E lo farà con stile. Con uno stile tutto suo, imparato all’interno della Trinità e nella casa domestica di Nazaret, da Maria e Giuseppe.

Alzerà sì qualche volta il tono, quando le cose che vede sono troppo lontane dal cuore di Dio. Ma non sarà quello il suo stile abituale. Parlerà sì anche nelle piazze, ma senza urlare come un ciarlatano o un invasato religioso. Preferirà i rapporti personali, i luoghi raccolti, il dialogo intimo, il discorso a mezza voce, non impositivo. La verità e il diritto si autoevidenziano, ma vanno continuamente ricordati e rinforzati. La verità è il Padre che si rivela in lui e il diritto è perseguire fedelmente le sue vie di liberazione, di fraternità, di giustizia anche umana, base indispensabile per la pace. Lui comincerà a raccogliere Israele, le sue pecore perdute, ma il suo cuore è universale e, dopo le sue puntate esemplificative “all’estero”, dopo la risurrezione, i suoi discepoli porteranno il suo insegnamento evangelico anche alle “isole” più lontane.

La vita pubblica di Gesù si racchiude fra due battesimi: dal battesimo “penitenziale” di solidarietà col suo popolo al Giordano, al battesimo “esistenziale”, un battesimo da lui tanto atteso e desiderato. Un battesimo che la violenza degli uomini forgerà come morte efferata e ingiusta sulla croce. Ma dal cuore trafitto del Figlio, l’Amato, in cui il Padre si è compiaciuto, sgorgheranno quell’acqua e quel sangue che segneranno la nascita del nostro battesimo, il battesimo dei cristiani, l’immersione dei poveri redenti nel cuore del Redentore, solidale e misericordioso come sempre con la sua gente. Fin da quel giorno, ormai lontano, del suo “battesimo” al Giordano.

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