Epifania: Un re per tutti i popoli

di: Roberto Mela

È sempre uno spettacolo che lascia senza fiato attendere il sorgere dell’alba a Gerusalemme da una delle terrazze delle case che ospitano i pellegrini. Il sole che sale da dietro il campanile del monastero russo in cima al Monte degli Ulivi lentamente irradia di luce minareti e campanili, tinge di rosso e poi di rosa che svanisce velocemente nella luce chiara e intensa che colpisce le rocciose pareti bianche delle case, rendendole  sempre più accecanti.

Rivestiti di luce!

E così il prodigio si ripete la sera del primo tour generale attorno alla città, sostando dall’alto del Monte delle Sentinelle dell’Univesità Ebraica o da un altro luogo che fa abbracciare lo sfavillio di una città splendida, pur nelle sue contraddizioni e nei suoi molti problemi.

Specie al mattino, si può veramente pregare con Isaia: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te!”. La luce sale dal retrostante deserto di Giuda e giunge alla città veramente come un dono dall’alto. Non è una luce autogenerata, ma è la gloria, “il peso” del Signore che viene a baciare ogni mattina la sua sposa. Non la sveglia e la riveste soltanto, non si limita a bagnarla e a irradiarla, ma la compenetra tutta perché possa assimilare tutto il peso dell’amore che il Signore contiene in sé e che ogni mattino sente il bisogno di riversare su Gerusalemme, e da lì, su tutta la terra.

A volte, può succedere come in alta montagna: dal rifugio si contempla con sguardo ammirato da bambini il miracolo della luce che spunta dall’alto e irradia il mare di nubi sottostante che copre le parti più basse del panorama, la terra dove abitano gli uomini che in quel momento non sono in ferie o in gita. Spesso, ancora più sotto, non ci sono solo nebbie collinari, ma nebbia fitta, scura, che spaventa e disorienta. Disorienta le nazioni, i cui potenti non sanno bene cosa fare, oltre ai loro interessi e a cercare di ampliare le proprie zone di influenza. Non importa la desertificazione di Aleppo, il genocidio degli yazidi, il mare di morti che cercavano solo vita e lavoro, lo strapotere finanziario che domina anche la politica, l’acrimonia crescente nei rapporti interpersonali. Abbiamo bisogno di una luce che venga dall’alto: ma su di te splende il Signore, la sua gloria appare su di te.

L’Epifania, la manifestazione di Gesù Verbo incarnato, si dimostra  sempre provvidenzialmente come la risposta di Dio all’ansia dell’umanità e questa celebrazione è l’umile dono che la Chiesa offre con trepidazione e amore partecipe agli uomini e alle donne abitano sulla faccia della terra, smarriti sulla direzione e il senso del proprio vivere e convivere. Gerusalemme può rappresentare bene se stessa, ma anche la Chiesa, ogni comunità cristiana, ogni famiglia e animo umano che si aprono al dono dall’alto.

Un re di troppo?

“Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere… tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore” aveva predetto Isaia. E così avviene. Non ci sono odore di pecore e di pastori nel Vangelo di Matteo. Egli medita con grande intelligenza spirituale sull’Antico Testamento e scorge nella persona di Gesù appena nato e negli eventi che lo circondano la realizzazione di tante promesse antiche. I primi due capitoli del suo Vangelo sono proprio un “vangelo in miniatura”, una buona notizia sulla profondità della persona di Gesù, che viene percepita e messa in luce fin dall’inizio del grande racconto, perché sia ben chiara la taglia del personaggio principale.

Sono state trovate in Babilonia tavolette di calcoli astronomici che prevedevano per il 7/6 a.C., la triplice congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Il grande dio Marduk, protettore di Babilonia, avrebbe dato un re ai giudei abitanti nella regione palestinese.

Il Vangelo di Matteo è ricco di incertezze storiche fattuali e non vanno ricercate in queste pagine la precisione storica a cui noi moderni siamo abituati. Il suo è un racconto interpretativo che pone come chiave di comprensione di tutto la persona di Gesù, che compie l’Antico Testamento e anche le peripezie storiche dolorose a cui è stato sottoposto il popolo di Israele.

Mt 1–2 viene perciò chiamato spesso midrash cristologico. Al credente non interessano i particolari fattuali ma il senso teologico profondo del messaggio, che pur poggia su diversi elementi storicamente certi e assodati. A Mamshit, nel Nord del Deserto del Negev si possono ancora ammirare il resti di anfore e contenitori vari dove i mercanti e i carovanieri stoccavano il loro preziosi oggetti da commerciare: spezie, profumi, gioielli, balsami, incensi, tessuti preziosi, oro e argento… La Via dei profumi dal profondo dell’Arabia arrivava fino a Gaza ed era trafficatissima.

Ed ecco che alcuni studiosi, astronomi persiani si mettono in movimento seguendo le indicazioni delle loro tavolette. E seguendo la loro scienza e coscienza arrivano a Gerusalemme. Cercano il re dei giudei che è nato. Così era chiamato dai pagani il re di Israele. Un re? Un altro re?  Ma ne abbiamo già uno… Comunque, mettiamo gli occhiali – dicono gli studiosi ebrei – e vediamo se nella Scrittura c’è qualcosa al proposito… Sì, c’è la profezia del profeta Michea, cha profetizza che a Betlemme nascerà uno che sarà il pastore (un môshel, non proprio un “re” melek) in Israele.

Le Scritture parlano, ma abbiamo già un re. Sono occhiali per leggere, ma non per capire e interpretare. Troppo difficile e scomodo. E così Erode e tutta Gerusalemme sono in profonda agitazione, ma nessuno si scomoda per andare a vedere. Solo un interesse assassino di Erode, ammantato di falsa religiosità.

Grandissima è, invece, la gioia dei cercatori di Dio nel rivedere la loro “stella”. E non si lasciano rubare la loro gioia, intima, profondissima. Un altro profeta pagano, Balaam, prezzolato e controvoglia, aveva profetato: “Io lo vedo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17). All’evangelista Matteo interessa molto questa profezia (anche se la stella spunta qui), perché tutto concorre a illuminare Gesù, il compimento dell’Antico Testamento. Guidati dalla loro “stella”, i saggi arrivano alla semplice dimora, e con altrettanta semplicità, onesta e religiosità profonda vedono il bambino con la regina madre, si prostrano al re, adorano il Dio.

I loro doni sono munifici e simbolici al tempo stesso: oro offerto al re, incenso offerto al Dio, mirra – una resina odorosa  – che già faceva presentire la sua morte regale a favore di tutte le genti (loro questo probabilmente non lo sapevano…).

Via dei profumi, l’Evangelo alle genti

Gesù, Verbo incarnato, secondo il Vangelo di Matteo subito dopo ai suoi familiari si è rivelato alle genti! I popoli sono venuti a lui rappresentati dai saggi astronomi persiani. Gesù non può fare a meno di avere questo potere di innescare un movimento centripeto che porta a lui, ad avere profonda comunione e gioia con lui, per quel che lui è come Figlio di Dio e vero uomo compagno e redentore delle vicende dei suoi fratelli.

Oggi è la vera festa della missione! I popoli hanno diritto a conoscere il volto pieno di Dio Padre di tutte le genti attraverso il volto, il cuore, le parole, i gesti del suo figlio Gesù. La retta coscienza li poterà a un contatto certo col Padre nell’azione delicata dello Spirito che aleggia ben forte anche oltre i confini visibili della Chiesa. I saggi persiani devono reinventarsi un’altra Via dei profumi per tornarsene a casa sani e salvi, e contenti per quella “gioia grandissima” che non li ha certo lasciati. Diranno quello che hanno visto, fatto, adorato, venerato, omaggiato regalmente. Un re nella povertà hanno visto, e va bene così. I giudei avranno un re di quella taglia.

Molto interessante, però, un re nella povertà… Non se la dimenticherà quando diventerà grande e “potente”; la sua persona e la sua azione ne sarà segnata per sempre. Diciamolo anche ai nostri concittadini e diciamolo pure, con la dovuta prudenza, anche alla corte persiana.

I saggi astronomi diventano i primi missionari dell’Oriente. Ma i popoli vanno e vengono, le migrazioni sono eventi storici inarrestabili, per i motivi più diversi. Oggi la missione si rivela quindi non più solo ad gentes ma intra gentes. È la passione missionaria che  non deve calare, sia che si testimoni lontani da casa sia che lo si faccia sul pianerottolo del condominio. Tutti hanno diritto a conoscere Gesù e il suo amore redentore e filiale per gli uomini e le donne di tutti i tempi. Una Via dei profumi missionaria. Un Vangelo profumato alle genti.

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