Ottava di Natale: Risplendenti

di: Roberto Mela

Quasi sommessa e timorosa potrebbe apparire la bellissima benedizione che ci giunge il primo giorno di un nuovo anno civile dalla profondità dei tempi biblici. Rimettendosi in cammino verso la libertà dalla schiavitù vissuta per secoli in Egitto, il Signore mette sulle labbra di Mosè e del suo portavoce, il fratello Aronne, una benedizione che trafigge i secoli della storia e giunge anche fino a noi intatta nella sua freschezza e verità consolante.

Le difficoltà del cammino di liberazione nel deserto, verso una libertà sognata ma promessa, non sono diverse dalle difficoltà sociali, politiche, economiche che il mondo attraversa, Italia compresa. Incertezza politica sul futuro immediato e a medio termine, rabbia, frustrazione, rigurgiti razzisti, insofferenza per una guerra tra poveri per il lavoro e la casa, imbarbarimento nel dialogo pubblico hanno creato un crescente incattivimento degli animi, una sfiducia strisciante verso il proprio prossimo.

Tanti fatti gravi di sangue fanno sorgere interrogativi sulla tenuta del nostro cuore profondo di umanità condivisa. La globalizzazione dell’indifferenza non è certo diminuita – come ricorda il papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale per la pace: “Vinci l’indifferenza e conquista la pace” –. Egli ricorda alcuni grandi passi fatti in avanti per la custodia del creato e per il futuro sostenibile del nostro pianeta, ma il cammino è ancora molto lungo e sempre minato dalla precarietà del mantenimento delle promesse fatte da parte degli uomini e degli organismi internazionali. La solennità di Maria santissima Madre di Dio è un grande aiuto per tentare di vincere l’indifferenza e conquistare la pace.

Benedite

La benedizione che passa per il cuore di Mosè e di Aronne viene da Dio, fonte della vita e di ogni fecondità. Non è un semplice augurio, perché ogni sua parola non è flatus vocis o una parola che viene smentita dai fatti o da altre parole. La parola di Dio realizza ciò che dice, egli crea con la sua parola, crea dal caos iniziale come nelle confusioni mondiali del nostro tempo.

«Ti benedica il Signore» viene detto a ciascuno in particolare, pur immerso nella comune umanità. Il Signore splende come prima parola del nuovo anno civile e ci mette nelle sue buone mani. Egli dirà-bene di noi sicuramente, ci darà ogni bene necessario per la nostra crescita di uomini e di credenti, perché mettiamo lui a fondamento del nostro cammino fin dal primo giorno del nuovo anno. Non possiamo autobenedirci, la benedizione la riceviamo solo dalla fonte del bene, Dio Padre.

La sua benedizione si esplicita come “custodia”. Egli tiene a noi come al suo più grande tesoro, l’uomo creato apposta per avere qualcuno da amare e con cui dialogare in libertà rispettosa, accogliente ma anche “accompagnante”. La custodia del Signore impedisce errori irreparabili frutto della nostra libertà usata malamente e ci mantiene nell’alveo e nel cono protettivo del suo amore misericordioso.

Addirittura il Signore promette che «farà risplendere per te il suo volto». Il nostro volto rappresenta e manifesta la nostra persona, unica nella sua particolarità e dignità, benché comune a tutti gli uomini. Il volto del Signore è splendente di luce inaccessibile e buona, calda, uguale a quella che fece splendere sopra il caos inziale, portando ordine, vita, direzione di marcia, senso del cammino. Il suo volto risplende sul nostro, lo irraggia di radiazioni benefiche, di modo che le possa rifrangere su ogni persona che incontriamo sul nostro cammino. Il volto del Signore si identifica per noi uomini nel volto amato del Figlio, Gesù nato bambino a Betlemme. Il suo volto ci guarda, ci accoglie, ci sorride, ci comunica la gloria interna del suo cuore che fa sì che irraggi sul volto il “peso” / “la gloria”, l’amore intimo di partecipazione e di solidarietà redentrice e misericordiosa.

La luce del Signore, la gloria del suo splendore combacia con la sua “grazia”, il suo favore, la sua benevolenza di fondo che concede credito, fiducia, incoraggiamento. Un Dio dalla parte degli uomini, un Dio amante degli uomini, un Dio che ha a cuore gli uomini. Questo è l’annuncio che rende veramente sereno il primo giorno dell’anno, nell’ottava della nascita del Salvatore e nella solennità di Maria santissima Madre di Dio, del Verbo incarnato.

Il Signore «ti conceda pace» (“e ponga/metta per te/a te pace”, letteralmente). Così si conclude la splendida benedizione di Mosè e di Aronne. La pace desiderata può venire solo dalla fonte dell’insieme dei doni divini, contenuti e donatici poi dal suo Messia. Sentiamo che la pace non è solo guerra non guerreggiata, convivenza indifferente all’altro, coabitazione ignara del volto e del cuore del vicino. Pace è riconciliazione, dialogo, relazioni buone e costruttive, aiuto reciproco, interessamento vero alla vita del fratello, inserimento costruttivo e fecondo nella vita della società e della comunità cristiana, dono del proprio tempo e del proprio amore in pura gratuità.

La custodia riflessiva della madre

Nella sua benedizione, il Signore promette di custodire l’uomo, il popolo in cammino verso la libertà. E Maria «custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Colei che ha detto sì a Dio, affidandosi alla custodia delle sue promesse gratuite ed esaltanti, è diventata madre del Verbo incarnato, di Gesù vero uomo e vero Dio, la Custodia vivente e la Benedizione permanente di Dio per l’umanità.

Ritroviamo Maria grande nella sua dignità ricevuta dal Signore, ma totalmente immersa nei primi giorni della sua nuova situazione di vita familiare. I parenti le hanno assicurato il posto più raccolto della casa – benché precario e adatto più a ripostiglio per animali e attrezzi di lavoro – essendo l’alloggio principale occupato dalla famiglia e forse da altri parenti. E così, in compagnia di Giuseppe, accudisce amorevolmente il bimbo posto nella mangiatoia. Maria riceve la visita adorante dei pastori. “Dall’indifferenza alla misericordia: la conversione del cuore” è proprio un paragrafo del messaggio di papa Francesco.

I pastori vincono l’indifferenza con la confidenza nelle parole degli angeli/del Signore. Vincono l’indifferenza verso Dio, la prima ricordata dal papa nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace. Oggi essa prende la forma della volontà dell’uomo di autofondare il proprio significato e il senso della propria vita, diventando la misura di tutte le cose, a partire dalla ricerca ossessiva del rispetto dei propri “diritti” (con ampia dimenticanza dell’esistenza dei propri doveri). I pastori erano disprezzati socialmente e religiosamente. Facile era la tentazione di rubare le cose degli altri, spostare i confini, rovinare le proprietà altrui (beni e persone) ecc. Di pregare da soli o in sinagoga se ne parlava veramente poco. Eppure l’annuncio della grande novità dell’entrata di Dio nel mondo concreto viene data proprio a questi “ultimi”, “poveri di considerazione e di stima. Essi si affrettano a vedere il grande mistero annunciato: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11).

Il segno di riconoscimento non era un granché: un bimbo avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. Lì vicino, sua madre e un uomo, Giuseppe, pensato essere il padre. Niente di speciale, un bimbo nato nella povertà e nella precarietà come tanti. Ma un bimbo è un bimbo! È gioia pura, nativa, commuovente, che lascia senza parole e induce all’adorazione di quei piedini, di quelle manine, di quegli occhi che ti fissano intensi pur ancora nella loro non precisione di mira, quel sorrisino che ti sdilinquisce e ti smonta dalla tua corazza di uomo adulto vincente. Se ne vanno in fretta a vedere la vita appena nata, il futuro assicurato, la speranza di un domani migliore, la certezza che Dio non si è stancato degli uomini. Forse qualcuno mancava da mesi dal calore della propria famiglia…

L’eccezionalità nella normalità. Dio incarnato in uomo. Il Figlio di Dio nato attraverso il mio sì. Il Messia, il Salvatore del mondo uscito dal mio grembo… Maria custodiva-insieme (synetērei) gettando-insieme-continuamente (symballousa) nel suo cuore i fatti vissuti, le parole dette da Dio e dagli uomini. Dov’è Dio? Cosa vuole veramente da me? Cosa vuole da questo bimbo? Cosa chiederà a Giuseppe? Porterà questo bimbo veramente la salvezza al suo popolo? Riuscirà a donare la pace, a cambiare i cuori delle persone? Ma certo, adesso mi ricordo, è proprio il nome che devo dargli!

Gesù, la pace conquistata

I pastori tornano contenti glorificando e lodando Dio per aver visto un bimbo, una famiglia unita, dei poveri sereni per la loro fede, per la verità delle cose che avevano sentito venire dal cielo riguardanti quel bimbo. Speriamo bene! Noi ci siamo mossi, siamo andati a vedere, abbiamo dato quel che potevamo e che avevamo portato in dono come utile per un bimbo appena nato. E la gioia del partecipare gratuitamente alle cose, al volontariato, cresce potente dentro quei cuoi non propri di vitellini appena nati… In loro l’indifferenza è stata vinta dalla conversione del cuore.

Anche in Maria la custodia e la riflessione hanno risvegliato il compito della circoncisione e dell’imposizione del nome. Ecco, proprio Gesù era il nome indicato dall’angelo Gabriele e quel nome racchiude tante ricchezze e tante qualità che questo bimbo metterà a disposizione degli uomini. E così si fece. Fu circonciso e chiamato “Gesù”, Salvatore.

“Ponga/Metta per te pace (lett.)” (Nm 6,26). Era un bellissimo passaggio della benedizione di Mosè e di Aronne che aveva recitato tante volte. E ora questa pace è arrivata. “Vinci l’indifferenza e conquista la pace” dice papa Francesco. La pace è già stata conquistata e portata da Gesù con la sua stessa nascita. È una pace donata da lui, che però noi dobbiamo conquistare e fare nostra con la conversione del cuore, promuovendo degli atteggiamenti personali e collettivi che creino e promuovano una cultura di solidarietà, di misericordia e di compassione. Se la misericordia è il nome di Dio, salvezza e misericordia sono incarnate da Gesù, il volto di Dio che illumina il nostro volto assimilandolo progressivamente al suo (2Cor 3,18: 18E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore. Cielo e terra si sono baciate, la pace si è affacciata dal cielo e ha toccato la terra. Fiore tenero, da custodire, da far crescere, da conquistare ogni giorno.

Maria santissima Madre di Dio interceda per tutti gli uomini: “Rallegrati, o tu che hai partorito al mondo il Salvatore: grazie a te dalla terra siamo portati in Alto. Rallegrati, o Tutta Benedetta, riparo e fortezza, muro incrollabile e difesa sicura per quanti cantano, o Pura: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli! Santissima madre di Dio, salvaci” (Dall’Inno Akathistos).

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