I Quaresima: “Il Signore adorerai…”

di: Roberto Mela

«O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale, per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito» (Colletta nuova). Tempo e spazio si uniscono in una misteriosa potenza “sacramentale” performativa. È la grazia propria di un cammino di quaranta giorni, un tempo ritenuto dai rabbini sufficiente a formare un buon discepolo…

Nel procedere del business as usual si infila provocatorio un appello lungo quanto basta per far prendere coscienza di noi stessi, fermarsi un attimo, riequilibrare spazi e tempi, sentimenti e scelte, prospettive e traguardi. Tempo di grazia, tempo di Dio, tempo per l’uomo.

«È vero che…?»

«È vero che…?». Ecco la tentazione originale, la prova di sempre, esemplare e terribilmente attuale, “diabolica/divisiva”. Nel racconto sapienziale delle origini dell’umanità e delle sua avventura di sempre si tenta di capire l’esistenza del male nel mondo, la ragione per cui qualcosa di molto importante sia andato storto fin all’inizio nel progetto divino sull’umanità.

L’umanità uscita plasmata dalle dita del sapiente artigiano era stata dotata del nishmat chayyîm, «l’alito di vita» divino che lo aveva reso un «essere vivente/un animo/una persona». Lo «spirito/rûach» è posseduto anche dagli animali, ma solo all’umanità è dato il nishmâ, la capacità di penetrare i misteri della coscienza, la sorgente della morale e dell’autocoscienza. «Lampada del Signore è lo spirito dell’uomo (nishmat ‘ādām): essa scruta dentro, fin nell’intimo (lett.: “nelle stanze del ventre”)».

Nel testo non letto nella liturgia si racconta della creazione della donna e della specificazione dell’umanità secondo la sessualità maschile e femminile, fatta di reciprocità, complementarità, pari dignità. Tutto è già dato in dono all’umanità, creatura intelligente.

La sua dignità è essere creatura, uscita dalle mani dell’Onnipotente, Signore del bene, conoscitore reggitore del Tutto con intelligenza e amore per le sue creature. Ma anche il male è misteriosamente presente fin dall’inizio, in modo inspiegabile. Il serpente che lo simboleggia è presentato come realtà non divina, ma come una “creatura” sottoposta anch’essa al potere dell’Unico Signore della vita, l’Onnipotente nell’amore.

La tentazione che corrode l’animo degli uomini di sempre è quella di incrinare il rapporto di fiducia, un’anticatechesi che contrappone l’umanità al suo creatore, tramite una falsificazione di identità. L’uomo/umanità non è più fatta sentire come godimento di un rapporto filiale di felicità e di responsabilità, ma come una situazione di minorità adolescenziale in balìa di una volontà di potenza divina invidiosa e gelida nella sua solitudine.

La creatura ha già tutto in dono per essere quello che è: creatura, non stregone, figlio di un Dio Maggiore e non minorenne tenuto eternamente in scacco nella sua libertà e dignità. Tutto è stato dato, eccetto quello di mangiare tutto e sapere tutto, ingurgitando i confini che delimitano lo spazio dell’altro/dell’Altro. Narcisi immaturi. Uomini opposti a Dio.

Devi scegliere. Se vivere la tua libertà nell’amore dal possesso onnivoro e onnisciente, nel lasciare spazio all’altro, oppure scegliere di voler decidere che la libertà è poter mangiare tutto e arraffare tutto, diventando tu, piccolo grande uomo, la fonte del bene e male.

Devi scegliere fra Dio e l’uomo, dice il tentatore. Se scegli Dio resterai sempre minorenne e non libero… La tentazione di sempre, acuita negli ultimi due secoli dai «maestri del sospetto». Libertà è accogliere con gratitudine l’amore e lo spazio libero, oppure occupare da onnivori ogni realtà, diventando misura di tutto? La tentazione di sempre: Dio non ti ama veramente, non è dalla tua parte, non vuole il vero bene dell’uomo, vuole la sua sottomissione e basta…

Scoprirsi nudi di relazione, nel freddo della vita in cui non sei importante per nessuno, in cui non riesci a parlare più con nessuno, perché non ti fidi più di nessuno. Non c’è relazione, ma complicità nell’ebbrezza dell’onnipotenza debole e triste. Ecco il freddo che sento dentro.

Se Dio non c’è, posso fare purtroppo tutto. Chi potrà fermare la mia mano, protesi mortale che uccide tutto ciò che tocca perché è “altro”? L’anticatechesi “diabolica” vince spesso, ma non sempre. È astutissimo il serpente, ma c’è qualcuno che è più forte di questa “creatura”. Sta sempre alla porta del cuore, per iniettarti il suo dolce veleno mortale, ma tu puoi dominarla e vincerla… (cf. Gen 4,7).

«Il Signore, tuo Dio, adorerai, a lui solo renderai culto»

Gli inizi sono sempre decisivi, perché cambiare le cose in corsa non è sempre facile o possibile. Gesù inizia la sua vita pubblica, ma vuole partire col piede giusto. La sua missione l’ha già intravista nei lunghi anni passati a Nazaret, ma ora è tempo di stringere e stabilire bene fini, mezzi, strategie. Non vuole ingannare se stesso e gli uomini che aspettano da lui liberazione e vita vera. Non vuole sbagliare il modo in cui portare avanti la sua missione messianica nei confronti dell’umanità. Ha bisogno di silenzio condensato, di luoghi semplificati al massimo, perché risuoni l’unica voce che conta, quella del Padre. E lo Spirito del Padre lo conduce con mano ferma, perché potrà essere redentore solo se libero e vincitore.

Gesù ha già letto e ascoltato tante volte la storia dell’anticatechesi diabolica, ma non vuol fare la stessa fine del narciso ingannato. Affronta il nemico nel suo ambiente silenzioso e ovattato, dove pensa di essere la vera voce, la sola voce. È una voce intelligente e lucida, che conosce perfettamente fini, mezzi e strategie di marketing. Anche qui sempre la stessa storia. «È vero che…?». «Se vuoi avere successo vendi l’anima a me; non sono necessariamente dio ma sufficientemente potente per darti l’impressione di essere veramente ricco, potente, realizzato, dominatore…».

E l’anticatechesi continua, diabolica/divisiva rispetto al progetto del Padre, condiviso dal cuore del Figlio, sostenuto dal fuoco dello Spirito. Metti in piedi un messianismo populistico, riempi la pancia della gente con le cose immediate che desidera come indispensabili… Se sei Figlio di Dio, mettilo alla prova per vedere se realizza le sue promesse contenute nei suoi salmi che fa biascicare ai poveretti che ancora credono in lui… Non starai mica a pensare ancora che il potere sia servizio del bene comune, costruzione della polis, elaborazione concreta e possibile di una vita comunitaria veramente degna dell’uomo… Il potere è di chi dirige anonimamente la finanza, di chi fa i giochini sporchi in borsa, delle multinazionali che non rispondono a nessuno e sono più ricche di paesi interi messi insieme… Conosco bene la parola di Dio, sono intelligente e letterale io…

Gesù vince la prova citando anche lui la Scrittura, ma non con intelligenza fredda e diabolica, letterale ma non obbedienziale. Lui la legge come parola d’amore liberante, parola di un Padre che ama in verità i suoi figli, più degli inganni dei loro cuori fatti passare per libertà matura. Sa che del Padre può fidarsi sempre, non occorre domandarglielo ogni momento come un adolescente tradito da piccolo, mettendolo continuamente alla prova.

I tre nomi dell’unica tentazione

Tre sono le tentazioni descritte, ma sono solo esemplificative di quello che Gesù incontrerà molte volte nella sua missione di Messia, Figlio di Dio incarnato nella debolezza umana. Ma la tentazione praticamente è una sola: non ascoltare e non seguire da figli la parola dell’unico Dio degno di tale nome, di un Dio Padre che dona il suo Figlio agli uomini per salvarli andando là dove vivono, nella loro tana di prigionieri, a volta dorata, ma sempre tale.

Occorre il pane, ma Gesù non vivrà un messianismo populistico al servizio degli umori mutevoli e miopi della “pancia” della gente.

Farà dei segni umanizzanti che anticipano il regno di Dio, ma non eserciterà un messianismo miracolistico, vendendo fumo e inganni.

Eserciterà potere sui cuori delle persone, ma non con un messianismo “politico” per dominarle e schiavizzarle con catene apparentemente politically correct. Le dominerà servendole; comanderà mettendoci la faccia e la vita intera, da servo del Signore (cf. Is 52,13–53,12, ecc.). «… il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45).

Gesù passa quaranta giorni e quaranta notti a riscegliere con tutta la sua forza di stare dalla parte del Padre, vero amico degli uomini. Lui solo è da adorare, perché Dio Padre per primo non ha cuore che per i suoi figli. Scegliere Dio, i suoi fini, i suoi mezzi, le sue strategie. Apparentemente deboli, ma vincenti alla lunga.

Quaranta giorni per noi, per vincere le seduzioni del narciso onnivoro, riscoprire che Dio è nostro amico e liberatore, Padre libero di figli maggiorenni che vuole liberi e responsabili degli altri. Lui solo adorerai, perché lui è il Padre arrivato a donarci il Figlio suo, per farci figli col suo stesso cuore. Quaresima: tempo e spazio condensato di adorazione del vero Dio e del vero uomo.

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