Colloqui sull’Apocalisse

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apocalisse

Il volume riporta le dieci meditazioni su alcuni capitoli del libro dell’Apocalisse tenute alcuni anni fa dal biblista Luciano Monari, vescovo emerito di Brescia. Il testo è tratto dalla registrazione e non è stato rivisto dall’autore. I brani biblici sono citati secondo la traduzione della CEI 1974.

Gesù Cristo signore dell’universo e innamorato della Chiesa

Apocalisse è un libro affascinante che trasmette teologia in immagini. Ap 1,1-17 presenta una liturgia per capire il mondo. Rivelazione è lo svelamento di qualcosa che è nascosto. È Gesù che toglie il velo e, allo stesso tempo, è il contenuto della rivelazione. La manifestazione di ciò che è lui in profondità rappresenta le cose che devono accadere presto: il senso profondo della storia e il suo fine ultimo. Gesù vuole insegnare cosa possiamo e dobbiamo sperare. Il saluto trinitario inziale contiene il messaggio dell’amore di Dio al presente, attuato tramite Gesù redentore. Il sacerdozio del cristiano è la possibilità di offrire la propria vita con Cristo, sempre in ascolto di lui che ci parla. Gesù Cristo cammina in mezzo alla Chiesa terrena, unita a quella celeste, e tiene in mano la vita degli uomini.

Gesù Cristo risorto è innamorato della Chiesa e le lettere alle sette comunità asiatiche sono un itinerario di vita cristiana fatta di amore, giudizio e discernimento.

Efeso deve rinnovare il suo amore iniziale.

Smirne non riceve alcun rimprovero, ma l’invito a rimanere fedele fino alla morte.

Pergamo deve conservare l’identità cristiana contro le sette ereticheggianti e il culto imperiale. Riceverà un’identità rinnovata (nome su pietruzza bianca).

Tiàtira non deve lasciare spazio all’eresia e riceverà il dono di tutti i beni che il Cristo possiede per natura: ricchezza, gioia, vita.

Sardi deve risvegliarsi dalla morte, tornare alla prima adesione al Vangelo e così ricevere un’anima rigenerata, un cuore pulito.

Filadelfia è una comunità piccola e povera, ma dove il Signore ama dimorare, la comunità della sua gioia.

Laodicèa non deve illudersi di essere ricca, ma deve convertirsi ed essere mendicante alla presenza del Signore.

Il Cristo aiuta la Chiesa a rendersi conto del proprio stato, a non cadere nella tiepidezza. Si fa mendicante d’amore, viene, bussa alla porta e si aspetta di essere fatto entrare.

Il mistero della storia e del futuro

Ap 4 inizia a introdurre nel mistero della storia e del futuro. Occorre salire in alto, presso Dio e vedere le cose dal suo punto di vista. Il Vangelo eterno è l’annuncio di un’opera di salvezza, la speranza di un mondo nuovo. I vegliardi e i viventi sono una specie di simbolo della storia della salvezza, l’esperienza del popolo di Dio nella storia della salvezza, nella totalità del cosmo, dell’universo, della creazione.

Il Dio signore del mondo tiene in mano il mistero della salvezza, che può essere compreso solo nell’Agnello immolato. Egli vive nella morte, non solo dopo. Con potenza irresistibile ha la capacità di comunicare questo mistero, dando nello Spirito la vita di Dio agli uomini. L’Agnello regale, vittorioso sulla morte, al centro del mondo e della storia, ha l’onnipotenza di Dio e la pienezza dello Spirito da comunicare.

La Pasqua di Gesù è la sintesi della storia e il suo compimento. La storia ha senso nel condurre il mondo fino alla comunione con Dio, rifacendo il cammino fatto da Cristo, rivivendo la sua pasqua.

L’Agnello pasquale è il solo che può sciogliere i sigilli del piano salvifico di Dio sugli uomini, la storia, il mondo intero. Egli ha offerto la sua vita in sacrificio gradito a Dio e il senso della storia è la trasformazione dell’umanità in qualcosa che piace a Dio: una vita d’amore, di pazienza e di servizio.

Per il cristiano, regnare è usare anche i condizionamenti del mondo e della cose per realizzare la propria vocazione: la glorificazione di Dio nella propria vita.

L’Agnello immolato è la chiave di lettura degli avvenimenti descritti con varie immagini e simboli nei capitoli successivi: egli è vivo, con i segni della passione, con la pienezza della potenza e con l’abbondanza dello Spirito da comunicare a tutta la terra.

Il progetto di Dio

Ap 6,1–8,1 descrive l’apertura dei sette sigilli. Gesù risorto, l’Agnello pasquale immolato, è colui che definisce il valore degli avvenimenti che accadono nella storia. In essa avviene il riscatto degli uomini perché possano diventare popolo di Dio, regno e sacerdoti, e vivere nella piena libertà dei figli di Dio.

I sigilli sono elementi di un quadro che definisce il complesso della storia umana. Il loro contenuto è il progetto di Dio che era stato annunciato fondamentalmente nell’Antico Testamento e che, adesso, viene svelato nella vita di Gesù e della Chiesa. Il tempo attuale è cavalcato da guerra, violenza, carestia, peste e morte. Il cavallo bianco, col suo arciere, per Monari rappresenta l’irruzione di Dio nella storia insieme con il giudizio.

Le realtà negative sono giudizi nel senso che rappresentano – secondo uno studioso citato da Monari – la risposta di Dio al tentativo del mondo di chiudersi all’avvenire iniziato con Gesù Cristo. Essi, con lo spezzarsi degli ostacoli del mondo, permettono al futuro di apparire. Insieme con loro c’è la presenza di Dio.

I giudizi rappresentano per Monari le “crepe” che ci sono nella storia del mondo: manifestano che esso non è capace di salvare gli uomini. Non è nell’ordine del mondo che l’uomo trova la sua gioia, la sua pienezza di vita. Malattie, violenze, guerre, insufficienze e debolezze varie costringono il mondo a cercare la propria salvezza oltre se stesso, a cercarla in Dio, nel suo intervento.

Il grido dei martiri invoca vendetta non per se stessi. Essi vogliono che venga il regno di Dio e la giustizia di Dio sul mondo. Invocano il fatto che Dio si riveli per quello che è. I martiri sono invitati a pazientare finché il numero dei loro compagni di servizio sia completo. Il martirio rientra nel progetto misterioso di sapienza di Dio. È la manifestazione del fallimento vittorioso della croce, la vittoria della croce attraverso il fallimento.

Gli sconvolgimenti della natura rivelano la presenza della gloria di Dio e anche del giorno del giudizio. La storia è fatta di violenza, di persecuzione e di martirio, ma in essa il popolo di Dio viene costruito ed edificato.

Il sigillo è segno di appartenenza e il cristiano porta il sigillo di Gesù, appartiene a lui col battesimo. I 144.00 e la moltitudine immensa sono lo stesso popolo: il popolo nella sua integrità, allargato all’infinito e poi visto nella sua qualità celeste, quale vincitore e trionfatore.

La grande tribolazione rientra nel piano misterioso di Dio, nelle regole del gioco annunciate da tempo: corrisponde all’esperienza della Chiesa rifiutata e perseguitata dal mondo. Il sangue redentore di Cristo purifica l’uomo e lo rende figlio di Dio. Dio abita con la tenda in mezzo al suo popolo e l’Agnello diventa pastore, donando la vittoria sulla morte.

I sigilli sono il compimento del progetto di Dio nella storia. Desolazioni e sofferenze fanno parte di essa e vanno compresi, secondo Monari, come giudizi di Dio. Sono esperienze che manifestano le “crepe” dell’ordine umano e del fatto che il mondo non è capace di dare la vita, di salvare.

Il contenuto del settimo sigillo è il resto del libro dell’Apocalisse, ma il mistero della storia è già stato esposto sinteticamente in Ap 6,1–8,1.

La missione della Chiesa

La quinta riflessione di Monari è dedicata alla missione della Chiesa, illustrata in Ap 10,8–11,13. I castighi non ottengono il risultato della conversione. Occorre qualcosa di più efficace e significativo. Il veggente ingoia il libriccino che contiene le parole profetiche che dovrà pronunciare.

La figura enigmatica dei due testimoni uccisi dalla bestia ma risorti dopo un tempo parziale illustra la realtà e il compito della Chiesa, un popolo di profeti. La sua testimonianza fa maturare la storia ma implica la possibilità del martirio. Essere testimoni significa rendere presente Dio al mondo e fare in modo che esso possa confrontarsi con la sua parola. L’irrinunciabile alternativa è il vero Dio o il dio di Babilonia. Israele fu testimone di Dio e Gesù Cristo porta a perfezione questa testimonianza. La sua passione e morte è la rivelazione di Dio.

La testimonianza dei credenti è annunciare con la parola e la vita Gesù Cristo, l’amore di Dio per gli uomini. Il testimone muore, ma vince; è proclamato vincitore perché dice la parola di Dio. Alla Chiesa è promessa la possibilità di profetizzare, in condizione di povertà e umiltà. I due testimoni partecipano della risurrezione e ascensione di Gesù Cristo al cielo. La Chiesa prolunga la testimonianza di Gesù. Il credente testimonia che Dio c’è e che ha cambiato la sua vita, il suo modo di pensare, di agire, di valutare le cose e le persone e il modo di rapportarsi ad esse.

La pasqua al centro della storia del mondo

Il segno grandioso di Ap 12 ha come contenuto fondamentale il significato della Pasqua, gli avvenimenti che sono al centro della storia. La donna partoriente rappresenta i secoli precedenti a Gesù che ora danno alla luce il Messia. Dio entra nel mondo. Il male simboleggiato dal drago antico, il serpente, domina esercitando un potere parziale di falsità, di menzogna, di violenza, di cattiveria. La storia è l’ambito conflittuale della lotta fra il bene e il male.

Gesù nasce, e la sua passione, morte, risurrezione e glorificazione sono simboleggiate dal suo rapimento verso Dio e il suo trono per aver il potere eterno e universale che gli spetta.

La donna è anche la Chiesa che, dopo la Pasqua, inizia il suo pellegrinaggio nel mondo, nel deserto, protetta da Dio e nutrita da Lui con la Parola e l’eucaristia.

La guerra nel cielo simboleggia il significato della Pasqua. A Dio solo appartiene il potere universale, rappresentato dal cielo. Michele e gli angeli sconfiggono il drago e i suoi angeli. La guerra decisiva è vinta dall’obbedienza di Cristo a Dio. Resteranno da vincere le battaglie sulla terra.

Il drago si serve della bestia che sale dal mare (il potere politico) e di quella che sale dalla terra (il potere propagandistico, le filosofie che giustificano il potere oppressivo) per perseguitare la discendenza del Figlio. I credenti devono essere sempre pronti a scegliere solo Dio e non chi si fa dio sulla terra. La battaglia di satana si svolge dentro le ingiustizie della terra.

Il capitolo settimo del libro di Monari è dedicato al suggerimento di alcuni brani biblici dell’Apocalisse su cui confrontarsi in una giornata di “deserto”.

Viviamo perché chiamati a farlo. Dire di sì alla vita è la scelta più grande che l’uomo fa. Aperto il libro della vita, si prende coscienza delle proprie “crepe”, nella fiducia dell’opera redentrice del sangue di Cristo. Ci si deve chiedere se essere testimoni implichi che Dio ha cambiato qualcosa nella nostra vita, nel nostro modo di pensare e di agire. Occorre scegliere Dio senza compromessi, senza cedere agli idoli che fanno fare scelte sbagliate. La preghiera non consiste nel pensare molto, ma nell’amare molto nel dialogo a tu per tu con il Padre e il Figlio, nello Spirito Santo.

Il nuovo popolo di Dio e Cristo vincitore

Il capitolo ottavo del volume porta il titolo “Una parola di consolazione” e commenta Ap 14,1-5. I 144.000 che cantano il cantico nuovo di fronte all’Agnello ritto sul monte di Sion simboleggiano il nuovo popolo di Dio, i salvati dal Signore, il popolo umile e povero di Dio (cf. Sof 3,11-13). Essi rimangono con il Signore risorto, l’Agnello immolato. Cantano il canto nuovo che nasce dall’esperienza nuova dell’opera compiuta da Dio.

Sono descritti con quattro espressioni. Sono vergini perché appartengono al Signore, portando il suo nome. È l’integrità e la fedeltà della Chiesa-mistero consacrata al Signore. Sono legati all’Agnello da una relazione intima che li rende inseparabili da lui, nella sequela della vita quotidiana. L’amore del Signore genera una risposta di amore di appartenenza. Sono le primizie dei redenti che appartengono al Signore e vivono per lui. Sono indivisi nel cuore, liberi dall’idolatria e dalla mondanizzazione.

Accennando ad Ap 18, Monari chiarisce che uscire da Babilonia la grande prostituta non significa uscire materialmente dalla città, ma dalla struttura di egoismo giustificato, di mancanza d’amore e di solidarietà. Si esce con l’adesione al Signore, con una fede effettiva e operante.

Le nozze dell’Agnello e la nuova Gerusalemme

Da Ap 19 in poi è presentata la visione conclusiva che dipinge la vittoria finale di Cristo e formula la promessa che il libro fa ai suoi lettori o ascoltatori. Il compimento della storia è lo sposalizio tra Dio e gli uomini, la consumazione della comunione d’amore totale e intima che può essere rappresentata solo dal simbolo fondamentale delle nozze dell’Agnello con la sua sposa. Il Cristo vincitore ha il mantello intriso del suo sangue donato ed è giudice con la parola affilata come una spada. È il re dei re e Signore dei signori.

In Ap 20 è narrata la rivolta delle nazioni e il suo fallimento.

Ap 21,1-5 dipinge i cieli nuovi e la terra nuova (cf. Is 65,17-20), con la sposa che è contemporaneamente la Chiesa che ha camminato nei drammi e nelle lotte della storia e la Chiesa-sposa che scende dal cielo, nel suo mistero di dono di Dio. Dio stesso l’ha adornata. Il mare del male non c’è più e l’umanità trova la sua vera comunione nella grazia di Dio. La novità è creata dalla grazia di Dio.

Il compimento felice del mondo e del cosmo è nell’alleanza nuziale dell’Agnello con la sua Chiesa, con tutti gli uomini e i popoli fra i quali Dio mette la sua dimora per essere il “Dio-con-noi”. Ciò che il tempio simboleggiava – essere il segno della presenza di Dio fra il suo popolo – giunge alla perfezione. L’incarnazione del Verbo punta a far sì che l’umanità venga trasformata in abitazione di Dio.

La sposa è bella perché il suo vestito di lino puro e splendente è stato preparato da Dio: sono le opere giuste dei santi che Dio ha donato loro di fare nella libertà. Saranno asciugate le sofferenze e la morte – grande divoratrice – sarà eliminata, ingoiata a sua volta. Dio è Dio della vita. La promessa di Dio è quella di fare nuove tutte le cose e sulla sua promessa va posto il sigillo. Le sue parole sono certe e veraci, veritiere. Dio è colui che dà l’acqua della fonte della vita.

L’immagine della nuova Gerusalemme, città cubica tutta d’oro e lucente esprime il mistero del compimento della storia con un’immagine diversa. È la trasformazione della realtà umana in realtà divinizzata, trasfigurata da Dio. L’umanità assunta nella sfera di Dio è fatta di uomini e di relazioni – una città – ma divinizzati.

È una città con dimensioni e materiali che simboleggiano la sua perfezione, santità, il suo essere raccolta degli uomini dell’Antico e del Nuovo Testamento, dimora del popolo di Dio che proviene dai quattro punti cardinali. È una città protetta, tranquilla, pacificata, totalmente ospitale (dodici porte sempre aperte). Essa è fondata sugli apostoli e i nomi delle porte sono quelli delle dodici tribù di Israele.

Monari ricorda come le pietre preziose siano fatte di carbonio, materiale da nulla, sottoposto a grande pressione e calore. Come l’impurità nell’ostrica crea la perla, così le pietre preziose sono create dalla pressione e dal calore dell’amore di Dio a partire dal povero materiale umano di partenza. Il sassolino della nostra povertà, se custodito dall’amore, può diventare qualcosa di stupendo.

Sette beatitudini

Il volume si chiude con un commento alle sette beatitudini presenti nell’Apocalisse.

Ap 1,3 è quella annunciata a chi ascolta la parola di Dio, come quella contenuta nel libro, la custodisce e la mette in pratica (cf. Lc 8,21; 11,27-28 rapportabili anche a Maria, madre di Gesù).

Ap 14,13 promette la beatitudine paradossale a chi muore nel Signore: la risurrezione di Gesù porta speranza e vita nella morte, donando forza di abbandono. La speranza è percepire nella morte il riposo dalle fatiche, perché le opere di bene compiute dal Signore in noi e attraverso di noi rimangono oltre la morte.

Ap 16,15 contiene la beatitudine rivolta a chi è vigilante, consapevole di quello che è e di dove va. Occorre conservare le vesti dei comportamenti, delle opere che scaturiscono dalla grazia del Signore. La veste bianca e splendente è la coerenza col vangelo, l’obbedienza al Signore.

Beato chi è invitato alle nozze dell’Agnello, proclama Ap 19,9. Il banchetto dell’eucaristia celebra il passato, il presente e il futuro, è anticipo del banchetto escatologico, della comunione piena con il Signore.

La quinta beatitudine, Ap 20,6, è annunciata a colui che prende parte alla prima risurrezione. Nel battesimo si risorge con Cristo a vita nuova e si riceve la regalità che perdura in tutta la storia. La storia dei redenti è una Chiesa regale, abitata dal Signore (simboleggiato dai mille anni). In Cristo, la Chiesa come mistero può regnare per tutta la storia, custodita dal mondanizzarsi.

Ap 22,7 contiene la sesta beatitudine, rivolta a chi custodisce le parole profetiche lette nel libro dell’Apocalisse, sottintendo che occorre metterle in pratica.

L’ultima beatitudine (Ap 22,14) è riferita a coloro che lavano le loro vesti nel battesimo e durante tutta la loro vita, trasformandola dall’interno, dimodoché il battesimo diventi l’anima, la regola dei comportamenti e delle scelte.

Le sette beatitudini riassumono l’Apocalisse e sono un grande invito alla speranza. Il credente sa che cosa può sperare. Il contenuto della speranza è Cristo, un mondo trasformato in lui. Siamo già figli di Dio e alla fine lo vedremo così come egli è. La rivelazione è già avvenuta in Cristo e il credente l’ha già vista. Il cammino della Chiesa, dell’umanità e del cosmo è indirizzato al Cristo, tra avanzamenti e ritorni su se stessi.

Cosa può fare il credente? Vivere alla luce della speranza che è Cristo, alla luce del futuro, della Gerusalemme celeste. Lì si compie la promessa, lì il Signore chiama. Garanzia della promessa è stata data in Cristo, nella parola di Dio, nella Chiesa e in Maria. Adombrata nella donna partoriente del c. 12, nella persona umana di Maria c’è un segno di perfetta speranza perché in lei il dono della redenzione è stato fatto in modo pieno, senza ostacoli. Perfetta speranza perché ciò che detto della Chiesa si può dire di Maria. Pienamente glorificata, sta davanti a noi come segno di sicura e piena speranza.

Come cifra sintetica della lettura di Apocalisse, Monari ricorda due temi: la costanza e la testimonianza. La perseveranza nelle tribolazioni, la fedeltà al Signore e la testimonianza offerta al mondo come dilatazione di quella di Gesù Cristo nella vita del credente sono la sintesi della vita della Chiesa che cammina in mezzo agli uomini verso la sua realizzazione piena.

Il libro di Monari è trascrizione da registrazione e conserva un linguaggio semplice, colloquiale, spesso diretto nei confronti degli ascoltatori. Un solido sussidio per interiorizzare spiritualmente il messaggio affascinante ma non sempre facile dell’Apocalisse.

  • LUCIANO MONARI, Apocalisse (Sussidi biblici), Edizioni San Lorenzo, Reggio Emilia 2021, pp. 224, € 15,99, ISBN 9788880712695
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