Il Decalogo ieri e oggi

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decalogo

Presbitero, presidente della Comunità di Capodarco, fondatore dell’agenzia giornalistica Redattore sociale e, con don Luigi Ciotti, del Coordinamento delle comunità di accoglienza, l’autore ha una vasta esperienza di accompagnamento spirituale e umano dalle più diverse situazioni personali, spesso molto difficili. Ampliando le riflessioni proposte ai ragazzi in preparazione al sacramento della cresima e della comunione, l’autore ha composto un libretto ricco di spunti di riflessione sulla proposta evangelica in rapporto alla società contemporanea, molto cambiata negli ultimi decenni.

Albanesi è profondamente convinto che la proposta cristiana “alta” di un rapporto vitale con Cristo e il Vangelo e una vita ecclesiale vissuta intensamente contribuisca ancora oggi alla costruzione di personalità sane, equilibrate, serene e di una società più giusta e umanizzante. I “comandamenti” riguardano infatti sia Dio che l’uomo, gli altri e la creazione intera.

L’Io al posto di Dio

Nel proporre la riflessione sulle vie evangeliche dei comandamenti, viste come piste di realizzazione di vita piena e non come precetti, egli nota come la radice dei comportamenti attuali sia un’elaborazione personale del singolo soggetto, che sceglie fra varie proposte culturali e religiose ciò che più gli aggrada per raggiungere i propri obiettivi di vita. C’è una crescita ipertrofica dell’Io al posto di Dio, il dilagare del consumismo, la crescita enorme della fragilità relazionale che porta alla difficoltà di vivere rapporti stabili, fecondi, sereni.

I ragazzi sono iperprotetti fino a quattordici anni, ma poi non trovano interlocutori autorevoli e coerenti nei genitori e si disperdono fra molteplici agenzie formative, sportive ecc., fino a incappare in percorsi senza sbocchi. Si spinge il ragazzo al massimo delle prestazioni in ogni campo, ma poi lo si abbandona a se stesso, senza dialogo sul suo vissuto, sui suoi sogni e affetti. Manca l’educazione alla fatica e all’accettazione anche delle sconfitte.

Dio è posto sul fondale; non si domanda più di onorare Dio, ma ci si domanda in quale dio si creda, che finisce per corrispondere più o meno all’idolatria del desiderio diventato diritto da soddisfare a tutti i costi. Al successo personale in tutti i campi, all’accumulo del denaro, alla rincorsa a una perpetua giovinezza inculcata dalla pubblicità, si sacrificano feste, celebrazioni, riposo sano, costruzioni di relazioni autentiche.

La sessualità

Nella prima parte di ogni capitoletto l’autore propone una sintetica e concreta analisi della situazione attuale (italiana, ma non solo), con molteplici dati statistici, anche quelli riguardanti la vita affettiva in rapporto alle tappe del fidanzamento, delle convivenze prematrimoniali, del matrimonio, a cui seguono spesso divorzi, seconde nozze, senza trascurare i matrimoni molto tardivi. Divorzi a un’età molto avanzata «lasciano senza parole» e interrogano sulla qualità della relazioni affettive.

Il comandamento sul divieto dell’adulterio è stato ridotto al «non commettere atti impuri». Ma non bisogna fissarsi sugli atti sessuali singoli, dentro e fuori il matrimonio. In questione è l’insieme della vita affettiva. La sessualità va ricollocata nell’ambito dello stile di vita. Il vangelo dà la forza per gestire nei limiti del possibile sia la parte sensuale sia la parte spirituale dell’essere umano. Il peccato è il non equilibrio, o detto altrimenti, non tentare di saper «distinguere il sentire e il desiderare disordinatamente» (Agostino). «Il sentire fa parte della creazione, il disordine è la prevalenza del desiderio non giustificato» (p. 61).

Oggi non si colpevolizza più niente, non si osa dire una parola sulla sessualità neppure da parte dei genitori, ma la via d’uscita è tener conto della complessità dei comportamenti morali, non l’atto singolo, nel contesto di uno stile evangelico di vita lineare, puro, sostanzialmente umano.

La gestione della vita sessuale è collegata all’insieme della proposta evangelica circa la totalità dei campi dell’esistenza, rispetto della natura, di sé e degli altri compresi. «In questo contesto anche la sessualità riassume un dono di Dio da non sciupare e di cui non abusare. […] Non appaia strano, ma il cristianesimo è l’unica forza morale che rispetta la natura e la conserva. Di fronte alla deriva del mondo occidentale, ai problemi di una crescita economica che poggia unicamente sul consumo e sul falso benessere, la riscoperta di una vita sobria, rispettosa, delicata ed equilibrata è un messaggio positivo e necessario. In questo quadro l’equilibrio nell’uso della sessualità ha un grande peso» (pp. 63-64).

La purezza di spirito mantiene intatto il suo valore propositivo per una vita affettiva sana e capace di relazioni profonde e durature. «Recuperare la spiritualità evangelica aiuta a collocare i sensi al loro giusto posto, compreso il sesso» (p. 64).

Bugie, soldi, “desideri”

Tutta una serie di valori ben presenti e vissuti da una generazione uscita con fatica dalla guerra, ad esempio la correttezza nella comunicazione, sono oggi bellamente ignorati. Circa il dire la verità, oggi si è finiti nei vicoli bui della bugia standardizzata, eretta a sistema, all’accumulo del denaro giocando sporco con la finanza, alla sfiducia nelle persone, alla fabbricazione di fake news, calunnie, attentati alla buona fama. Non importa la verità, basta che non venga scoperta la falsità con motivazioni inoppugnabili.

Si può uccidere in tanti modi, così come rubare, anche «legalmente», con accaparramento di beni altrui – o di stati interi – con lo sfruttamento delle risorse e delle persone. La moglie e l’uomo altrui vengono desiderati e presi senza problemi, seguendo l’idolo del desiderio diventato diritto da rivendicare a tutti i costi. La proprietà privata è certamente un diritto fondamentale, ma l’ipoteca della priorità della destinazione universale dei beni della terra non è più avvertita in alcun modo. Non è sempre facile l’equilibrio fra il giusto profitto dell’imprenditore e ciò va corrisposto ai produttori dei beni posseduti dall’azienda.

Stile di vita evangelico

Nelle ultime pagine di ogni capitolo l’autore suggerisce la proposta cristiana per venire incontro a un’umanità malata e disorientata nel percepire un senso ultimo che doni unità e significato al proprio vivere. Dal momento che Cristo si è incarnato, l’umano e lo spirituale fanno corpo unico nella preoccupazione pastorale e umana del presbitero e di ogni cristiano adulto nella fede. Albanesi cita i testi biblici riguardanti i comandamenti, le annotazioni chiare e aggiornate del Catechismo della Chiesa cattolica e dà suggerimenti per far scoprire la ragionevolezza della via cristiana anche a livello umano.

Ricorda con serenità parole chiave come pudore, onestà, modestia, sincerità con se stessi, con gli altri e con Dio, il rispetto del proprio corpo e di quello altrui, l’umiltà, il senso del proprio dovere da compiere, il cammino affettivo lungo che comprende tenerezza, dialogo, accoglienza, perdono, visione comune del progetto di vita.

In ultima analisi, l’autore non propone in prima battuta l’osservanza di precetti, ma ricorda la ragionevolezza anche umana della via evangelica, che richiede uno stile di vita improntata alla parola di Dio, che dà senso alle determinazioni pratiche dei “comandamenti”, paletti minimali che mantengono in vita. Uno stile evangelico di vita, personale e comunitario, sembra essere la sola proposta che oggi possa contagiare chi cerca senso e unità di vita.

Il cristianesimo non morirà

Tre in definitiva sono le sfide che la modernità propone alla religiosità, secondo l’autore: il soggetto che diventa il criterio di esistenza e di giudizio; la globalizzazione che espone la fede cristiana alle più diverse interpretazioni e alla selezione fra le sue proposte; la materializzazione delle risposte ai bisogni, alle aspirazioni materiali o psicologiche. Prevalgono i beni, le specialità, le professioni. Le domande sul senso ultimo della vita non riescono a far salire la richiesta del trascendente, il bisogno di Dio. Addirittura non sono più poste.

Albanesi, però, è altrettanto convinto che il cristianismo non morirà. Per tre motivi. Il primo è la dignità della persona, da sempre professato dalla religione cristiana. Creato da Dio a sua immagine, l’uomo non ha alcun impedimento a realizzarsi come soggetto in tutti i campi dell’esistenza, con la prospettiva della perfezione della conoscenza e del bene. Il secondo motivo è l’indicazione evangelica a volersi bene. È una prospettiva positiva, a cui non ci si può opporre. Permette di fare il bene a tutti, di perdonare, di aiutarsi e di impegnarsi in prima persona. Il terzo motivo è dato dal fatto che il cristianesimo dà una prospettiva al trascendente.

Le risposte al proprio desiderio di creazione, di infinito e di perfezione sono possibili, perché l’uomo è stato creato a immagine di Dio. Dio è nell’uomo, «siamo destinatari di un pezzo di lui» (p. 18). Non ci si deve però incagliare nei dettagli della dottrina, ma proporre il volto del Padre rivelato da Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, e non quello interpretato con categorie umane.

Adorare l’unico e vero Dio appare decisivo. Si può concludere con le parole dell’autore. «Il Dio di Gesù Cristo è solare perché interpreta le categorie umane, le più affettuose e tenere. Passare per la sola razionalità umana rischia di far dimenticare la vicinanza e l’affetto. Non si può avere altro Dio all’infuori di chi ha creato, amato e perdonato, avendo concesso libertà e intelligenza: è il Dio di Gesù Cristo» (p. 18).

  • Vinicio Albanesi, Decalogo (L’ispiera s.n.), EDB, Bologna 2020, pp. 112, € 10,00, ISBN 978-88-10- 56924-5.
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