Dio mio, Dio mio, perché?

di: Giovanni Giavini

crocifisso

Anche perché lo sentiamo e cantiamo in Quaresima, il Salmo 22(o 21) è uno dei più noti, richiamato pure nei Vangeli della passione di Gesù. Come al solito, ci chiediamo: chi parla in questo Salmo, che rileggeremo seguendo l’ultima versione della CEI? È evidente: parla un ebreo di prima di Cristo, terribilmente angosciato, eppure mirabilmente fermo nella fede del suo popolo e sua personale.

L’angoscia abbonda, descritta anche con immagini poetiche e vivaci. L’orante è circondato da nemici beffardi che, come bestie feroci, lo stanno sbranando e spogliando di tutto:

«Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo… Spalancano contro di me le loro fauci, come leone che sbrana e ruggisce…Un branco di cani mi circonda, una banda di malfattori mi accerchia, hanno scavato le mie mani e i miei piedi… si dividono le mie vesti e sulla mia tunica gettano la sorte», ossia a loro interessa di più la mia roba che me. Per di più, essi lo sfidano sulla fede: «Si rivolga al Signore, Lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Una fede forte e delusa

Certo il salmista aveva e mantiene la fede in Dio. Già nel grido iniziale essa si intravvede, perché, pur in quel tipo di angoscia, egli grida: «Mio Dio, mio Dio» e poi ritorna con altre frasi:

«Non stare lontano da me… Mia forza, vieni presto in mio aiuto; libera dalla spada la mia vita, dalle zampe del cane l’unico mio bene». Tale fede si basa, da una parte, sulla storia del suo popolo: «Eppure Tu sei il Santo che siedi in trono tra le lodi di Israele. A Te gridarono i nostri padri e Tu li hai salvati, in Te confidarono e non rimasero delusi»: allusione a episodi come la liberazione dalla minaccia di sterminio in Egitto e ad altri simili; dall’altra parte, la sua fede si basa anche sulla sua vicenda personale: «Sei proprio Tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai affidato al seno mia madre; al mio nascere a Te fui consegnato; dal grembo di mia madre sei Tu il mio Dio». Bellissime immagini, sia per connettere l’azione del Creatore con quella della mamma e del papà, sia – e più ancora – per dire che Tu mi hai fatto da padre fin dalla nascita! E adesso?

«Arido come un coccio è il mio vigore, la mia lingua si è incollata al palato, su polvere di morte (TU, proprio Tu) mi hai deposto»! Incredibile e umanissimo lo sfogo; ma Dio non rifiuta la nostra sincerità, anche se al limite della bestemmia (così è anche nel libro di Giobbe).

Sincera e granitica però, almeno nel salmista, rimane anche la sua fede. Anche in… me? La so alimentare con i ricordi della storia del popolo di Dio e della mia personale?… Comunque, è evidente quanta ricchezza umana e spirituale emerge da Salmi come questo. Davvero, c’è dietro un’ispirazione a dir poco misteriosa: celeste e incarnata, pane per la vita e per la preghiera di tutti.

Una finale a sorpresa

Si dice che i Salmi finiscono in gloria. È vero per tanti di questi, ma qui troviamo qualcosa di straordinario. Innanzitutto: in parecchi Salmi dove si parla di nemici feroci si aggiungono invettive e maledizioni contro di loro, in questo invece nulla di simile. E sorprende.

Dopo un rapido accenno (v. 22) a una risposta salvifica da parte di quel Dio paterno-materno-deludente («Tu mi hai risposto»), incontriamo solo un ampio inno di ringraziamento e di lode, che coinvolge sia l’orante sia molti altri:

«Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea. Lodate il Signore voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, lo tema tutta la discendenza di Israele», quindi innanzitutto il popolo ebraico ma non solo, perché anche cristiani e musulmani si richiamano ai patriarchi ebrei e al loro Dio pur sotto nomi diversi.

Motivo della lode è che quel Dio «non ha disprezzato né disdegnato l’afflizione del povero (nonostante i suoi sfoghi quasi blasfemi) e il suo grido di aiuto». E con quel povero anche altri «poveri mangeranno e saranno saziati», allusione all’usanza di coinvolgere parenti e poveri a un banchetto rituale e sacrificale di ringraziamento (in greco: eucaristia) nel tempio di Gerusalemme o altrove; anzi «tutti quanti lo cercano loderanno il Signore» gridando, e magari sollevando un calice: «viva il vostro cuore per sempre».

Ulteriori allargamenti nella stessa finale:

«Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, davanti a Lui si prostreranno tutte le famiglie dei popoli… anzi tutti quanti dormono sotto terra discesi nella polvere (dunque anche i morti?!), perché il regno è del Signore», non della morte né dei re pur feroci di questo mondo.

Ovviamente «anch’io – dice il salmista – vivrò per lui e lo servirà la mia discendenza… annunceranno tutti la sua giustizia, al popolo che nascerà diranno: Ecco l’opera del Signore!». Vita, dunque, anche dopo la morte, vita personale di quel Servo e di molti altri dopo e con lui. Qui una nota: dopo una delle prime persecuzioni da parte di loro connazionali ebrei, i primi cristiani di Gerusalemme si espressero con una preghiera dello stesso spirito del Salmo 22 (At 4, 23-30). Sulla scia degli evangelisti.

La rilettura del Salmo 22 nei Vangeli

Viene facile il confronto con la vicenda di passione e di vita nuova del Signore Gesù, date le numerose somiglianze, non solo quelle rilevate esplicitamente in Matteo e Marco («Dio mio, Dio mio… perché?» di Gesù sulla croce, e di Giovanni circa la divisione delle vesti), ma anche le altre che abbiamo notato. Si può dire che evangelisti e prime Chiese cristiane hanno visto nel salmista ebreo originario un’immagine in anteprima di quell’ebreo di Nazaret, Signore anche della morte come il suo Dio paterno-materno-deludente ma affidabile nonostante tutto.

Ma mi ci posso vedere anch’io? Anche tu. E possiamo pregare insieme, insieme soprattutto a Gesù e alla sua Chiesa, quel mirabile Salmo antico ma sempre nuovo.

Una speranza e un sogno: quando potremo pregare così anche con tutto il popolo ebraico?… Per ora, dopo un lungo disinteresse e disprezzo, registriamo un notevole interesse di vari ebrei per il loro Gesù. E, da parte cristiana, un nuovo dialogo con loro. Quale futuro ne uscirà? Intanto, anche col Salmo 22, preghiamo per loro.

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