Dio è onnipotente?

di: Roberto Mela

Libro piccolino ma ben speziato. Il presbitero e teologo vicentino, direttore di Casa Mamre – centro diocesano di educazione all’amore e all’affettività e di consulenza matrimoniale –, affronta a viso aperto e coraggioso la domanda fondamentale su Dio. La risposta può illuminare vie nuove e attraenti a chi non si accontenta delle risposte preconfezionate.

I progressi della scienza e della tecnologia, la presenza ancora pervasiva del male nel mondo e il disorientamento di tanti di fronte alle domande, sensate e “buone”, rivolte a Dio e rimaste inascoltate, hanno spinto Borsato a illustrare in modo rinnovato alcuni punti delle fede cristiana, in dialogo con l’esperienza umana vissuta da tutti.

copertinaPartendo dall’affermazione di Bonhoeffer che Dio non è il “tappabuchi” che risolve i problemi che l’uomo (per ora) non riesce a superare, Borsato propone di scegliere con decisione una visione non fissista del mondo, ma dinamico-evolutiva.

Dio non ha creato tutto perfetto all’inizio, ma ha fornito una spinta di vita perché il mondo evolvesse sotto la guida e la responsabilità dell’uomo.

La Bibbia esiste per ricordarci che Dio non è onnipotente secondo una concezione greca ma, appunto, biblica.

Il suo comportamento nella storia e le sue risposte al problema gridatogli in faccia da Giobbe testimoniano di un Dio onnipotente nell’amore, un’onnipotenza però dai tratti deboli. Egli non obbliga e non forza le risposte da parte dell’interlocutore, ma attende una risposta libera dall’uomo responsabile delle proprie azioni.

In una concezione non fissista del cosmo, secondo Borsato, Dio non interviene nella storia dal di fuori, ma accompagna il cammino dell’uomo stimolando la sua responsabilità affinché prenda in mano le varie situazioni e si dia da fare per risolverle. Dio è “altro” dal mondo, ma è presente al suo interno non mescolandosi panteisticamente con esso, ma accompagnandolo con un’azione stimolatrice.

Il male è presente fin dall’inizio del mondo, realtà non perfetta all’inizio, ma solo alla fine. Dio lotta contro il male e l’uomo deve fare altrettanto, combattendolo in tutte le due forme (violenza, peccato, malattie ecc.).

Dio opera (secondo Borsato, “solo”) attraverso la risposta positiva dell’uomo che accoglie le sue stimolazioni. «Dio non ha altre mani che le nostre mani…». Il testo della canzone lo convince (anche se non convince altri, ricordo al riguardo l’idiosincrasia del card. Biffi).

Se il cammino della storia, con connessa presenza del male, è in mano alla responsabilità operosa dell’uomo chiamato a vivere nell’amore e nell’apertura all’altro, la preghiera si presenta non come una continua petizione tendente a piegare Dio alla soluzione dei problemi umani, ma come stimolazione continua e personale di ciascuno alla propria responsabilità, per attivarsi in funzione della soluzione dei problemi.

Dalla preghiera, intesa come meditazione profonda che rapporta la parola di Dio al vissuto quotidiano e ai propri doveri nel mondo, nascono le attivazioni delle risorse umane che possono operare miracoli nel quotidiano, veri e propri miracoli, anche se non miracolosi o miracolistici. I miracoli ci sono anche oggi, ma sono i prodigi dell’amore messo in atto per la pace, la solidarietà ecc. e non vanno intesi quali violazioni delle leggi naturali. E poi, perché Dio dovrebbe ascoltare alcuni malati e non altri/tutti?

Dio è “altro”, l’“Altro”, trascendente, non perché lontano dagli uomini, ma perché diverso – altro – dai loro pensieri, che spesso sono preda dell’egoismo e del delirio di onnipotenza dell’io umano assolutizzato nella chiusura in se stesso. Ogni uomo ha bisogno di Dio perché ha bisogno della trascendenza. Non una trascendenza solamente divina, ma “umana”. L’uomo si trascende quando si apre all’altro. Nell’amore fra uomo e donna, ad esempio, l’io perde il controllo pieno di se stesso, per aprirsi alla diversità dell’altra persona, così come ci si deve aprire, “trascendersi” verso una cultura o un pensiero religioso diverso dal proprio.

Di fronte alla realtà, la Chiesa è chiamata oggi a uscire da un pensiero “completo” verso un pensiero incompleto. Espressione usata tre volte da papa Francesco in incontri di alto livello composti per lo più da gesuiti, ma intesa a dare un’indicazione di ermeneutica teologica valida per tutti, l’espressione “pensiero incompleto” intende alludere a un pensiero posto fra polarità opposte (Guardini), un pensiero che non esclude né oggettivo né soggettivo, dottrina e realtà – fatta spesso di dolore, cf. la Sirofenicia del Vangelo in rapporto alla “verità” sostenuta in un primo tempo da Gesù –, ma li tiene in tensione continua.

La dottrina serve per confrontarsi con la realtà ed essere soggetta allo sviluppo della comprensione sempre più piena del dato biblico e teologico messo a confronto con la realtà umana che cambia. Un pensiero esplorativo, inquieto, che tenta senza paura dell’errore in cui può incappare.

Non c’è cambiamento di dottrina, ma ricerca delle potenzialità presenti nel vangelo di Cristo che, pur chiuse in esso, non sono ancora venute alla realtà. Una legge del progresso, formulata bene da san Vincenzo di Lérins: “annis consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate/si consolidi negli anni, si dilati nel tempo, si sublimi con l’età”, cf. p. 115).

Con un’espressione folgorante papa Francesco dichiara: «La parola di Dio non può essere conservata in naftalina, come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere dai parassiti» (11 ottobre 2017).

Con linguaggio semplice, teologico-pastorale, Borsato tenta un’impresa davvero interessante, ineludibile addirittura oggi, pena la perdita completa delle nuove generazioni: il tentativo di riformulare il pensiero cristiano alla luce della Bibbia, in piena apertura all’uomo che oggi si sente responsabile e attrezzato scientificamente, ma che tuttavia non risulta più felice e più appagato solo per aver rinunciato alla pratica religiosa e, soprattutto, al bisogno di Dio, alla “trascendenza”.

Le formulazioni contenute in questo libro potranno essere affinate nel dialogo teologico, ma è innegabile che l’autore abbia indicato un’ottima pista di lavoro, lodata anche da Paolo Ricca nella sua prefazione.

Battista Borsato, Dio è onnipotente? Una riflessione teologica e pastorale. Prefazione di Paolo Ricca, EDB, Bologna 2019, pp. 136, € 12,00, ISBN 978-88-10-20485-6.

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2 Commenti

  1. Giov 9 gennaio 2020
  2. Mimmo Pietanza 7 gennaio 2020

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