Gesù e Maria da adulti

di: Vinicio Albanesi

Gesù e sua madre da adulti

Abbiamo terminato di celebrare il periodo natalizio con tutta la tradizione cristiana presente nel mondo, grazie soprattutto ai dettagli del Vangelo dell’infanzia di Luca.

L’ultima notizia della famiglia di Nazareth si ferma ai dodici anni di Gesù, ritrovato nel tempio (Lc 2,41-50). Il periodo dell’infanzia termina con le parole «E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52).

C’è un salto di una ventina d’anni di cui non sappiamo nulla. L’hanno chiamato il periodo della kenosis (del nascondimento), ma nulla ci è stato rivelato. Il Vangelo di Matteo al capitolo terzo presenta Giovanni Battista che predica nel Giordano; così gli evangelisti Marco e Luca precisano l’inizio della predicazione dalla Galilea; infine, l’evangelista Giovanni racconta dei primi due discepoli che seguirono Gesù.

Un dialogo tra Madre e Figlio?

La domanda (curiosità?) della vita di Nazaret, prima dell’inizio della missione sorge spontanea: che cosa si saranno detti madre e figlio, prima dell’inizio della missione pubblica di Gesù?

Di Maria, durante la missione pubblica del figlio sappiamo poco; lo seguiva a distanza: «Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: “Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti”. Ma egli rispose: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”» (Lc 8,19-21).

È rimasta sotto la croce: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19,25-27).

Era nel cenacolo, dopo la morte di Gesù: «Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città, salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea […]. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (At 1,12-14).

Indubbiamente i due, madre e figlio, erano persone intelligenti e devote: avranno discusso molto dei contenuti della buona “novella” da annunciare.

Non sappiamo delle loro discussioni. Tracce nei Vangeli si trovano. Rileggendo le parabole, molte di esse hanno il sapore della vita domestica, caratteristica di un narrare che deriva dall’esperienza quotidiana; gli studiosi hanno scritto: «Le parabole di Gesù traggono la loro forza dalla trasposizione di esperienze reali e di realtà concrete della vita e del mondo nell’ambito religioso».

Per citarne alcune:

dal Vangelo di Marco: “mantello vecchio e vino nuovo” (2,21-22); “la misura” (4,24-25); “pane dato ai cani” (7,27-30),

dal Vangelo di Matteo: “la luce nel mondo (5,14); “perla ai porci” (7,6); “il lievito” (Mt 13,33); “banchetto nuziale” (22,1-14); “ragazze che arrivano tardi” (25,1-13),

dal Vangelo di Luca: “amico importuno” (11,5-8); “dramma perduta” (15,8-10); “figliol prodigo” (15,11-33); “il giudice e la vedova” (18,1-8); “l’ordine e la scelta” (14,7-14),

dal Vangelo di Giovanni; “il vento che soffia” (Gv, 3,8) “l’acqua non è uguale” (4,13); “pane della vita” (6,32); “partoriente” (16,21-23).

L’attribuzione delle parabole alla vita domestica di Gesù prima di iniziare la missione pubblica dalla Galilea è un’ipotesi: nessun commento alle parabole affermerà una tale suddivisione.

Due punti cruciali

Eppure non è difficile immaginare una discussione intensa tra Gesù e sua madre su alcuni aspetti di quanto sarà annunciato. Due punti cruciali al centro dell’annuncio e uno stile e contenuti che richiamano molto la presenza di una madre.

I punti salienti delle parole del Signore si possono dedurre dalla condanna a lui inflitta dai sacerdoti e dai farisei. L’aver combattuto contro la legge, l’aver declassato il tempio.

Come sintesi si può assumere il capitolo quinto del Vangelo di Matteo a proposito della legge. Dopo le beatitudini, sono elencate sei sintesi: Non uccidere, ma io vi dico…; Non commettere adulterio, ma io vi dico…; chi rimanda la propria moglie….; Vi fu detto di non spergiurare…; Occhio per occhio…; Odierai il tuo nemico… 

Per i discepoli – il testo prosegue – una serie di indicazioni sulla giustizia, sull’elemosina, sulla preghiera, sul perdono, sul digiuno, sui tesori della terra, sui giudizi, sulla sacralità, per concludere «chiedete e vi sarà dato…, fate agli altri quanto volete sia fatto a voi», entrare per la porta stretta, guardarsi dai falsi profeti: solo così – conclude Matteo – sarete saggi che avete costruito la casa sulla roccia.

I contenuti della “buona novella” sono in antitesi non ai comandamenti, ma all’interpretazione corrente che si dava alle norme. Con pazienza Gesù avrà spiegato a sua madre i significati profondi e veritieri delle indicazioni della legge. In realtà, si trattava semplicemente di combattere il formalismo di una religiosità superficiale ed esteriore. Gesù arriva al cuore degli insegnamenti della Scrittura e ne trae la verità profonda. Non dà importanza alla superficie delle indicazioni e proibizioni, ma chiede ai cuori umani di scoprire il vero volto Dio. La sintesi è nella discussione con i farisei a proposito del sabato: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato» (Mc 2,27 e s.).

Maria avrà compreso e accettato le indicazione del Figlio: lei era umile e attenta alle indicazioni dello Spirito.

Avrà avuto più problemi sul significato del tempio: un riferimento secolare, sacro e imprescindibile della vita ebraica. Le parole del Figlio dell’uomo sono sconvolgenti. Non solo per la cacciata dei mercanti, ma la sua affermazione sul tempio stesso: «Si avvicinava la Pasqua dei giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”. I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”. Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (Gv 2,13-25).

Su questa verità la Madonna avrà avuto molte perplessità. Seguirà attentamente la missione di Gesù, accompagnandolo e, solo alla fine, nel Cenacolo, avrà compreso che cosa Gesù intendesse con le sue parole.

L’influsso materno

L’influsso materno sulle parole e gli atteggiamenti di Gesù si scoprono anche dal linguaggio, dai miracoli e dal modo di relazionarsi del Signore con le persone e con la folla.

Il linguaggio evangelico ha una sua “dolcezza e tenerezza” difficile da incontrare nei messaggi religiosi. A cominciare dalle parole di “beati” attribuiti agli umili, miti, consolatori, giusti, misericordiosi, sinceri, pacifici, fedeli, fino alle proposte di seguirlo, senza offendere, né rimproverare (Mt 19,16-22). La pazienza con i discepoli che non capiscono, la commozione per la vedova di Nain, la preoccupazione per la folla affamata, il dolore per la morte dell’amico Lazzaro, l’incontro con la peccatrice samaritana.

Moltissimi miracoli sono di guarigione; li raccontano abbondantemente gli evangelisti:

Vangelo di Marco (la suocera di Pietro, guarigione del lebbroso, la mano rattrappita, indemoniato di Gerasa, la figlia di Giairo, la figlia sirofenicia, la guarigione del sordomuto, il cieco senza nome, il giovane posseduto, il cieco Bartimeo),

Vangelo di Matteo (centurione di Cafarnao, indemoniata di Gadara, donna con flussi di sangue e risuscitamento della figlia di un capo della sinagoga, guarigione di due ciechi e di un muto, mano rattrappita, giovane lunatico, ciechi presso Gerico),

Vangelo di Luca (esorcismo a Cafarnao, figlio della vedova di Nain, donna ricurva in giorno di sabato, malato di idropisia, i dieci lebbrosi, la guarigione dell’orecchio del sommo sacerdote),

Vangelo di Giovanni (guarigione del figlio del funzionario del re, guarigione di un paralitico, cieco nato, risuscitamento di Lazzaro).

L’attenzione alla sofferenza è stata dettata molto dalla compassione che ogni madre ha per la sofferenza di figli e fratelli.

L’immagine di Gesù lo evidenzia come una persona molto intelligente, sensibile, generoso, coraggioso e appassionato. Molte di queste caratteristiche umane si debbono alla presenza di sua madre.

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