Giuditta, bella e coraggiosa

di: Roberto Mela

Il libro di Giuditta è un testo deuterocanonico, non accettato dal canone ebraico (forse perché scritto direttamente in greco?). Mette in scena personaggi che appartengono, per metà, al tempo preesilico e, per l’altra metà, a quello ellenistico.

Fu scritto probabilmente al tempo dell’oppressione di Antioco IV Epifane (175-164 a.C.), ma non è da escludere il tempo della regina Alessandra Salome (76-67 a.C.), vedova di Giovanni Ianneo, sotto il cui regno il re di Armenia Tigrane, nel 69 a.C., tentò di invadere la Palestina, ma fu costretto a ritirarsi precipitosamente per problemi interni al regno. La sua ritirata fu considerata come “miracolosa”, visto che la vittoria su Cleopatra e la conquista di Tolemaide gli aveva aperto l’accesso alla Palestina e all’Egitto.

Traduzione e commentoLa vicenda della bella vedova Giuditta, ardente giudea che uccide, decapitandolo, il generalissimo assiro Oloferne dopo averlo sedotto con la sua straordinaria bellezza, rientra probabilmente nel genere letterario della leggenda: «Un racconto breve con un rapporto piuttosto vago con la storia e la realtà ma, allo stesso tempo, avente come centro di gravità l’edificazione religiosa, dove i protagonisti sono dipinti come figure ideali e il messaggio dell’intero racconto è un appello a confidare nel potere divino» (B. Otzen).

Le linee teologiche fondamentali si rivelano essere la descrizione dei conflitti umani in rapporto al potere divino, la minaccia come prova e l’atteggiamento del credente (quello degli abitanti di Betulia a confronto con quello di Giuditta che non mette “tempistiche” all’intervento di Dio).

I salvatori scelti da Dio sono sulla linea dei mezzi “deboli” che YHWH ha scelto varie volte lungo la storia di Israele. Di fatto, il borioso e potente generale nemico è sconfitto da un donna, vedova, indifesa, armata solo della sua stupenda bellezza. Essa sfrutta sagacemente i mezzi a sua disposizione, e in tal modo assicura la sopravvivenza del suo popolo.

Non se ne deve fare una questione morale circa l’inganno perpetrato o l’uccisione a freddo di un uomo nel profondo del sonno… L’intelligenza, il coraggio, la perseveranza di una debole donna la vincono sulla stupidità del maschio potente, tronfio e fiducioso solo nella sua potenza fisica o militare.

La comunità di Israele può in tal modo conservarsi pura e fedele, ripercorrendo in se stessa la strada dell’esodo, quando YHWH liberò il suo popolo dal feroce schiavista faraone, irridendolo e punendolo severamente. Il testo ha evidentemente un timbro nazionalista, ma si è incerti a chi attribuire la titolarità della sua composizione (forse un appartenente ai movimenti menzionati da Flavio Giuseppe?).

La vicenda è forse conosciuta da molte persone per i dipinti che ritraggono la conclusione truculenta della decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta, ma merita di essere conosciuta integralmente, per il carico di tragedia, suspense, fede, tenacia, coraggio che investono non solo una persona ma un’intera città, che trema per la propria sopravvivenza ma che vuole rimanere fedele al suo Signore.

Il docente di Scrittura a Brescia e di Lingua e Letteratura ebraica alla Cattolica di Milano ha approntato un testo che, dopo un’opportuna introduzione generale (pp. 9-28), in un registro superiore riporta il testo greco, in uno mediano contiene le note di natura strettamente filologica, mentre in quello inferiore commenta sinteticamente il testo, evidenziandone le linee tematiche e di natura letteraria e teologica.

Purtroppo, il libro di Giuditta è usato nella liturgia cattolica solo nella memoria della Beata Vergine di Lourdes (1° febbraio) e nel formulario del Messale Mariano per la memoria di “Maria, Vergine della Mercede”. Breve, di conseguenza, il commento a questo impiego liturgico da parte del monaco camaldolese Matteo Ferrari (pp. 135-137).

Giuditta. Introduzione, traduzione e commento di Flavio Dalla Vecchia (Nuova Versione della Bibbia dai Testi Antichi 29), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2019, pp. 144, € 25,00.

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