La donna nel NT e nella Chiesa

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Il volumetto pubblica le relazioni tenute il 16 novembre 2019 nel terzo convegno annuale tenuto presso la Fondazione San Carlo di Modena nella memoria del compianto don Pietro Lombardini, esempio di capacità di comporre varietà di letture della realtà nei campi della Scrittura, della filosofia, della letteratura…

Nella prefazione (pp. 5-12), Brunetto Salvarani nota come Dio avesse dei nomi che esprimevano il suo lato femminile. Ora sono «i nomi dimenticati di Dio». Egli sostiene la necessità di proseguire lo studio per una valorizzazione delle donne nella Chiesa anche nel campo del ministero ordinato, superando una visione patriarcale e androcentrica. «Si tratta di trovare il coraggio, il linguaggio e i criteri di valutazione e azione, l’approccio alla tradizione e le forme rituali in cui il corpo ecclesiale si esprime e si realizza. Fino a quando potremo permetterci di far finta di niente?» (p. 12).

La biblista Rosanna Virgili tratta il tema “Sulla donna nel Nuovo Testamento: intertestualità e rilettura di testi paolini” (pp. 13-34). Nota come la ricerca sui testi di Gen 1–3 circa il ruolo della donna sia stata segnata da una pesante misoginia esegetica. Con l’entrata in scena della donna migliora la situazione dell’umano, e per lei non c’è nessuna maledizione. Il dolore del parto e la tensione, il desiderio sessuale verso l’uomo, entrano nell’esperienza del corpo che la donna fa con il concepimento e con il dare alla luce i figli. Non sono visti come punizione, ma una condizione che gli umani si sono procurati ma che non era voluta «in principio». Il dolore si lega alla realtà stessa, che d’ora in poi sarà sempre sotto la minaccia della morte.

L’ostilità che si è venuta a creare tra l’uomo e la donna, dopo la trasgressione, è andata a danno della donna, con un dominio dell’uomo non voluto da Dio. C’è stata una corruzione. Si tratta della denuncia del diritto matrimoniale consuetudinario del tempo biblico. Nonostante la dolorosa situazione, la donna sarà «la madre di tutti i viventi», prende il testimone dalle mani di Dio nel farsi ventre delle creature umane. È portatrice di vita. Il dominio dell’uomo e il dolore del parto, il dolore della madre per la mancanza di fraternità dei figli segnano la condizione negativa della condizione femminile.

Virgili analizza alcuni testi paolini problematici. La questione del velo delle donne in 1Cor 13 porta Paolo a ragionamenti esegetici in cui «capo» non va inteso come sottomissione, ma appartenenza. Paolo si appella al buon senso dell’intera comunità e alla sua capacità di decidere ciò che è conveniente. A Paolo preme che la comunità viva in comunione.

I versetti 1Cor 14,34-35 sul comando di tacere dato alla donne, per Virgili e molti altri sono «un’aggiunta» (p. 28) o «potrebbe riguardare non tanto il parlottare, quanto il parlare con i doni delle lingue in maniera scomposta» (ivi). La prassi di Paolo è quella di avvalersi di molte collaboratrici stimate e prevedere che in assemblea anche le donne preghino e profetizzino.

La sottomissione accennata in Ef 5,1-24 va reinterpretata «a descrivere la circolarità di un rapporto paritario e fraterno fra tutti i cristiani nella comunità liturgica davanti al Signore (cf. Ef 5,20)» (p. 29). Il “sottomettersi” è relativo all’agapaō, un modo di amare, attuato anche da Cristo e richiesto ai mariti. Si tratta di sottomettersi l’uno all’altro vivendo alla presenza del Signore. La sottomissione reciproca di marito e moglie «annuncia al mondo che in loro Gesù è l’unico Signore. Dunque, non si tratta del codice della brava moglie e del bravo marito quanto dell’essenza della vita ecclesiale e del suo fine di vivere di Cristo e annunciare il vangelo» (p. 31).

Anche Col 3,18 può essere liberato dalla sua ispirazione antifemminista in quanto anche questo versetto annuncia una «corrispondenza biunivoca» (Emanuela Buccioni). Virgili cita la collega dal volume di R. Virgili (a cura), Le Lettere di Paolo tradotte e commentate da tre bibliste. Traduzione e commento di Emanuela Buccioni, Rosalba Manes, Rosanna Virgili, Àncora, Milano 2020). La stessa Virgili si avvale qui delle note stese in quel volume.

Paolo Ricca, valdese, docente di Storia del Cristianesimo alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma tratta il tema “Donna e ministero cristiano: questioni teologiche” (pp. 35-52). Gli elementi fondanti del ministero, uguali sia per l’uomo sia per la donna, sono la vocazione, la conversione a Dio, il dono dello Spirito Santo e il mandato della Chiesa. Col battesimo si è incorporati non solo nel corpo di Cristo, ma nel capo del corpo, in Cristo stesso, il Signore della Chiesa.

Qui si innesta l’ufficio sacerdotale, profetico e regale partecipato da Cristo ai battezzati. Tutti, grazie a Cristo, in lui e con lui diventano re, sacerdoti e profeti, ma soprattutto servi. La vita cristiana è servizio. La Chiesa, se è davvero il corpo di Cristo, il Signore-Servo, è, come lui, e al suo seguito, diaconia, dedita al servizio di Dio e del prossino – i due poli dell’esistenza cristiana.

Nella visione protestante la differenza tra i due sacerdozi – comune e ministeriale – non esiste. La partecipazione di tutti al sacerdozio di Cristo avviene per fede; la differenza tra ministri e laici non è di essenza o di natura ma solo di funzioni; il rapporto tra i due sacerdozi non è gerarchico ma connotato dalla fraternità che vige nella Chiesa; i servizi nella Chiesa sono diversi, perciò diverse sono le funzioni, ma l’innesto in Cristo è lo stesso per tutti.

Per Ricca va superata l’idea della dipendenza gerarchica di un sacerdozio dall’altro e affermata la diretta dipendenza dal sacerdozio di Cristo. L’ingresso delle donne nel campo dell’insegnamento della teologia porterà senz’altro dei cambiamenti di visione.

Ricca ricorda come per Lutero ciò che fa dei sacerdoti nel senso pieno della parola sono il battesimo e la fede. Lo studioso riconosce la contraddizione delle Chiese della Riforma, che solo a metà del Novecento fecero accedere le donne al pastorato o sacerdozio femminile. Egli ricorda lo stato di necessità provocato dalla guerra e ipotizza che questo stato di necessità possa avvenire anche per la Chiesa cattolica in futuro.

Ricca respinge le motivazioni storiche e teologiche del magistero cattolico papale. Con i Dodici Gesù intendeva creare l’embrione di un nuovo modo di essere del popolo di Israele. Non li ha ordinati sacerdoti nell’Ultima Cena. L’apostolato è un ministero completamente diverso dal ministero sacerdotale, che non esisteva per niente nella Chiesa apostolica.

Il sacerdote agisce sì in persona Christi, non però come suo rappresentante ma come suo testimone. Il ministro non impersona Gesù, ma lo serve. Se è suo rappresentante, non lo è del Cristo storico che non esiste più, lo può essere solo del Gesù risorto, primogenito dei morti e primizia dei risorti, che stanno al di là della determinazione sessuale. «Se quindi il ministro dovesse “rappresentare” Gesù risorto, potrebbe essere tanto maschio quanto femmina. In conclusione, non esistono obiezioni teologiche serie, neppure da un punto di vista cattolico romano, all’accesso delle donne al ministero sacerdotale. L’unica vera ragione del “no” è il potere religioso maschile che non accetta di essere dimezzato» (p. 51).

Cristina Simonelli è docente di Storia della Chiesa e Teologia patristica alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (Milano) e presidente del Coordinamento delle Teologhe Italiane dal 2013. Dal 1976 al 2012 ha vissuto in contesto Rom.

“Le donne nelle comunità cristiane: inattuale attualità” è il titolo del suo contributo (pp. 53-76). Ella nota la crescita della presenza qualificata delle donne nella società attuale. Le donne stanno incontrandosi in lavori di gruppo teologico che travalica le varie confessioni religiose. La loro riflessione teologica sarà molto importante. Ancor oggi vige un regime di patriarcalismo duro a morire e di una maschilità che stenta a dialogare alla pari con serenità con le donne in ambito teologico, anche accademico. La Chiesa cattolica sente la questione femminile nell’ambito sospeso tra desiderio e ripulsa.

La presa di parola delle donne nelle Chiese (Simonelli usa sempre il plurale per evitare l’uniformità) si è accresciuta negli ultimi tempi, assumendo contorni specifici «non solo sul piano del riconoscimento personale, ma anche su quello delle funzioni svolte e dei modelli funzionali e familiari in cui entrambi (funzioni e riconoscimento) si producono» (p. 61).

L’autrice analizza tre macrocontesti ecclesiali: il concilio Vaticano II, il dibattito sull’accesso alle funzioni ministeriali e la posizione dei pontefici.

Le donne costituiscono la maggioranza dei “laici” di cui parla il concilio, ma la loro valorizzazione e il dibattito sui ruoli femminili nelle comunità di appartenenza creano nelle Chiese «convergenza e diffidenza, rifiuti e adesioni, desiderio e ripulsa, appunto» (p. 63).

Dopo aver parlato delle donne pastore nel protestantesimo italiano, la studiosa offre una valutazione di settant’anni di pontificati, in parole e opere. Giovanni XXIII inserì tra “i segni dei tempi” la consapevolezza della donna della propria dignità, la richiesta di essere considerata persona, tanto nell’ambito della vita domestica che in quella della vita pubblica. Paolo VI avocò a sé la questione del ministero. Giovanni Paolo II lodò il genio femminile e offrì pagine di teologia della donna.

Papa Francesco ha istituito ben due commissioni di studio sul diaconato femminile in seguito alla richiesta di molte organizzazioni femminili e di vari vescovi. I risultati della prima non sono stati resi pubblici, e la seconda è stata costituita in piena pandemia durante la settimana santa 2020.

Si parla, si loda, ma si stenta a passare dalle parole ai fatti. Simonelli propone la via di una sinodalità in cui ci si possa confrontare serenamente, uomini e donne, con una visione ospitale e pacificata. L’orizzonte sinodale costituisce una conversione e una profezia. Si richiede lo studio per il ministero ordinato e, in prima battuta, la possibilità del diaconato femminile, di cui la tradizione attesta l’esistenza, insieme a formulari appositi di preghiera.

  • Paolo Ricca – Cristina Simonelli – Rosanna Virgili, La donna nel Nuovo Testamento e nella Chiesa. A cura di Brunetto Salvarani (Lapislazzuli s.n.), EDB, Bologna 2020, pp. 80, € 9,00, ISBN 978-88-10-55970-3.
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