La sventura di un uomo giusto: Giobbe letto da un economista

di: Roberto Mela

Bruni, Sventura di un uomo giustoProfessore di economia politica alla LUMSA di Roma, editorialista di Avvenire, l’autore è il coordinatore del Progetto di comunione sostenuto in primis dal Movimento dei Focolari. Nel volume egli pubblica i diciassette contributi apparsi in precedenza sul giornale. Dedicati al difficilissimo libro di Giobbe, anche con queste pagine egli cerca di difendere i poveri dalla montante ideologia capitalista, secondo la quale il povero è colpevole e quindi si può restare indifferenti al suo dolore.

Giobbe è un libro che non parla però solo del dolore innocente, ma del senso complessivo dell’esistenza umana. Giobbe lotta strenuamente per dimostrare che nella sua sventura non c’è né demerito né colpevolezza. È un contributo a superare proprio quella visione “retributiva” della fede che dominava nell’AT (e rappresentata al meglio dagli “amici” di Giobbe).

Secondo Bruni, un autore ha elaborato progressivamente una lunga storia a partire dal prologo (Gb 1–2) e dall’epilogo (42,16). Una persona retta, giusta, timorata di Dio è colpita da una sventura radicale che lo priva praticamente di tutto. Non si ribella a Dio-Elohim, riconosce che tutto viene da lui e lo benedice. Nell’epilogo Giobbe viene ampiamente risarcito per il suo comportamento fedele e Dio dice addirittura all’ “amico” Elifaz: «… non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe» (42,7).

Dio chiamato a giudizio

A partire da questo materiale un autore introduce una serie di storie che drammaticamente mettono in campo un Giobbe che lotta e chiama in tribunale Dio a difendersi a riguardo della sua situazione avvertita come spropositata, ingiusta, mentre i suoi “amici” consolatori ribadiscono la validità della teoria retributiva. Se Giobbe soffre, in qualcosa ha peccato. Ma Bruni nota che Dio, chiamato a difendersi, di fatto ammutolisce Giobbe con il ricordo della sua onnipotenza creatrice, ma non dà una risposta vera e propria alle sue domande tragiche. Alle fine Giobbe non maledice Dio (come suggeriva la moglie e come sperava Satana, ma si arrende a Dio. «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere» (42,5-6). Bruni commenta dicendo che in realtà Giobbe «rivede il Dio che aveva conosciuto in gioventù, non vede quel volto nuovo e diverso che aveva anelato. Il Goel, il mallevatore che aveva disperatamente pregato non è arrivato, Dio non ha mostrato un altro volto ancora ignoto» (p. 132). A questo punto Dio ha parlato e a lui si deve la resa e non più la protesta.

Circa 42,5-6 si può però ricordare che gli esegeti Borgonovo e Mazzinghi (che pare Bruni non abbia consultato) da tempio propongono un’altra traduzione a causa della polisemia di un verbo del v. 6: «E per questo detesto polvere e cenere ma ne sono consolato».

Dalla parte di Giobbe

Con pagine suggestive Bruni sta decisamente dalla parte di Giobbe  e invita a fermarsi ai capitoli tragici che contengono le sue dispute e accuse, talvolta molto forti anche contro Dio. Tante domande rimangono inevase (se non si ricorre subito al NT per “svuotarle”). Tanti Giobbe non conoscono e non sarebbero aiutati dalla lettura del c. 42. Meglio tornare ai capitoli precedenti. Bruni ringrazia Giobbe per le sue tragiche pagine, perché sono piena solidarietà nella sventura, esprimono il grido angosciato di tante persone e sono parole contenute nella Bibbia, parola di Dio. Secondo Bruni, l’autore di Giobbe si è visto crescere sotto la penna un personaggio e una storia che non aveva in mente all’inizio, non lo ha più saputo dominare, e Giobbe è diventato un capolavoro.

Cito le illuminanti righe conclusive del volume: «C’era una volta un uomo di nome Giobbe. Il Dio che Giobbe cercava, sperava, amava, però non è arrivato. Gli innocenti continuano a morire, i bambini a soffrire, il dolore dei poveri a essere quello più grande che la terra conosca. Giobbe ci ha insegnato che se c’è un Dio della vita deve essere il Dio del non-ancora. E che quindi può venire in qualsiasi momento, quando meno ce l’aspettiamo, lasciandoci senza fiato. Vieni!» (p. 141).

Bruni si dimostra un autore ricco di sapienza biblica e umana e la sua fatica merita di essere ampiamente conosciuta.

Luigino Bruni, La sventura di un uomo giusto. Una rilettura del libro di Giobbe, collana Lapislazzuli, EDB, Bologna 2016, pp. 152, € 14,90.

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