AT: Il libro dei Regni

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Per molti secoli la tradizione ebraica aveva considerato 1-2Re come un libro unico, inserito fra i “profeti anteriori”. Essi formavano, inoltre, un solo rotolo con 1-2Samuele.

Il canone ebraico

La suddivisione in due volumi avvenne ad opera dei traduttori o scribi greci, con una divisione artificiale. 1-2Re si pongono inoltre in continuità con 1-2Samuele, per cui questi ultimi titolarono 1-2Re come “Terzo e Quarto (libro) dei Regni.

Libro dei Re 1/2La posizione nel canone ebraico fa comprendere come essi fossero letti non come il racconto degli eventi riguardanti la storia concreta del popolo di Israele, quanto piuttosto come l’illustrazione dell’agire divino nella storia di Israele e di Giuda durante l’epoca monarchica, dando molto rilievo alle figure profetiche e alle loro parole.

La posizione di 1-2Re fra i profeti anteriori fu mantenuta anche nella tradizione greca e latina. L’organizzazione canonica cristiana li pose invece fra i “libri storici”, suggerendo con ciò una nuova linea interpretativa.

1-2Re può essere suddiviso in tre parti: 1Re 1-11 narra la storia del regno durante Salomone, dalla sua ascesa al trono alla sua morte; 1Re 12–2Re 17 riporta la storia parallela dei regni di Israele e di Giuda fino alla fine del regno di Israele (o del Nord) con la caduta della capitale Samaria nel 721 a.C. 2Re 18-25 fa il resoconto della storia del regno di Giuda (o del Sud) successiva alla caduta di Samaria fino alla sua fine e all’esilio babilonese.

Un regno diviso

Il materiale di 1-2Re proviene da fonti e tradizioni narrative diverse. Da una fase del regno ideale di Salomone indiviso si passa a narrare la sua suddivisione a causa del peccato di Geroboamo e di Roboamo. Ogni re viene valutato non secondo la sua effettiva opera politica, militare, amministrativa o sociale ma, alla luce della tradizione deuteronomica e della predicazione profetica, secondo la sua osservanza o meno della parola di YHWH, facendo o meno «ciò che è retto» agli occhi di YHWH. Pochi re, a questo punto, si salvano da un giudizio negativo.

Fonti di 1-2Re sono soprattutto le Cronache di Salomone, il libro delle Cronache dei re di Israele e il libro delle Cronache dei re di Giuda.

I generi letterari presenti nella narrativa di 1-2Re sono i più diversi: ampie narrazione di sapere novellistico (cf. vari racconti riguardanti Elia ed Eliseo), asciutte relazioni di tipo cronachistico, forme di tipo archivistico, brevi annotazioni cronologiche dei sommari, liste di beni e di persone, racconti più ampi di singoli avvenimenti con una stile letterario più sofisticato. Sono presenti novelle di corte con i personaggi presentati come scaltri o sapienti o devoti.

Numerose sono le “leggende profetiche” (cf. 1Re 17–19; 21; 2Re 4; 6) che si presentano come racconti che si concentrano maggiormente su aspetti didattici o religiosi e che illustrano con grande evidenza l’agire divino nella storia tramite il profeta, con chiare finalità etiche o teologiche.

Cronologia

Data la ricca presenza di figure profetiche, si rinvengono numerosi generi letterari tipici di quella letteratura: oracoli di giudizio, oracoli di salvezza, racconti di incarico divino. Non mancano i generi letterari più religiosi, come le suppliche e le preghiere (cf. 1Re 3,6-9; 8,22-61; 2Re 20,3).

Un grave problema particolare è quello della cronologia, con dati spesso legati a calcoli speculativi o teorici (cf. i 480 anni = 12 x 40) che separano l’esodo dall’inizio della costruzione del tempio. Si tende oggi, comunque, a dare maggior fiducia alle notazioni cronologiche del testo ebraico più che a quelle del testo greco. Anche le prime non sono comunque indenni da contraddizioni interne.

Grande rilevanza storica è data dal poter correlare la cronologia dei re presenti in 1-2Re con i dati cronologici riguardanti i re presenti nelle fonti assire o babilonesi. Spesso si è tentato di farlo tramite aggiustamenti vari, ipotizzando svariati casi di co-reggenze.

Un problema importante è dato dalla differenze di del modo di calcolare l’anno di ascesa al trono (o accessione), l’incertezza in merito al mese di inizio anno (marzo-aprile o settembre-ottobre?), l’esistenza ed eventuale durata di co-reggenze, la possibilità o meno di ammettere una modifica congetturale dei dati biblici ritenuti con grande probabilità erronei, la diversificazione dei dati della tradizione di lingua greca rispetto a quella ebraica del Testo Masoretico.

Teologia

Le linee teologiche più importanti veicolate dalla narrativa di 1-2Re sono innanzitutto una teologia della storia. I fatti narrati sono una selezione di avvenimenti della storia di Israele e di Giuda riletti alla luce della fede, con attenzione particolare agli eventi che sono considerati rilevanti rispetto al presente dell’autore stesso.

Si è già accennato al giudizio religioso su ciascun re. Non contano le sue qualità politiche, militari, amministrative, ma solamente l’osservanza o meno ai comandi di YHWH rivelati da Mosè. In particolare, viene sottolineata la necessità di una ferrea osservanza al culto esclusivo di YHWH nell’unico luogo ammesso: il tempio di Gerusalemme. È là che YHWH ha posto il suo “Nome” e la centralizzazione del culto è un caposaldo della teologia (o ideologia, per altri) di 1-2Re. (Per inciso, ricordo come molto interessante e intrigante la recentissima scoperta di una zona templare a Tel Motza, situato a pochi chilometri da Gerusalemme, databile al tempo del Primo Tempio. Che ci faceva un altro tempio così vicino?).

Peccato fondamentale di Geroboamo, per 1-2Re, fu la costruzione dei due santuari a Dan e a Betel, per impedire che la gente si recasse in pellegrinaggio a Gerusalemme. La colpa di un re viene però talvolta mitigata o rimandata su un personaggio della relativa discendenza. Resta fermo il punto imprescindibile che Israele e Giuda devono adorare un unico Dio, YHWH, e osservare la centralizzazione del culto in Gerusalemme (cf. il mandato presente in Dt 12).

I profeti

Secondo 1-2Re i profeti hanno un ruolo rilevantissimo nella storia dei due regni. Consigliano, ammoniscono, rimproverano, guidano l’azione dei re, sia sul versante della politica interna che su quello della politica estera: arrendersi o no agli assiri e ai babilonesi che assediano Gerusalemme? Fare alleanza o meno con la superpotenza dell’Egitto?

Decisiva risulta, infine, per l’autore di 1-2Re la fedeltà all’alleanza con YHWH, unica possibilità di una discendenza regale di lunga durata e di sussistenza integra del popolo sulla propria terra. La tragedia della conquista e della distruzione di Gerusalemme (586 a.C.) e del successivo esilio babilonese è imputata proprio alla lunga storia di infedeltà religiosa dei re e del popolo ai dettami della Torah/Legge di YHWH rivelata da Mosè.

In 1-2Re sono conservate ampie tradizioni e notizie risalenti all’epoca pre-esilica, ma l’insieme dei resoconti è stato sottoposto a successive ampie rielaborazioni sia da parte di una “scuola” sostenitrice della teologia deuteronomistica sia da parte di altri teologi attenti alle prerogative sacerdotali. Si nota come le figure dei profeti e dei sacerdoti siano esaltate al di sopra delle figure degli stessi re.

Datazione

Per la data e l’autore di 1-2Re, Paolo Merlo è propenso a pensare a una figura di tipo sacerdotale che, poco prima o poco dopo il 500 a.C., ha contribuito a creare le peculiarità della teologia storica di 1-.2Re. L’autore di quei testi era interessato soprattutto alla comunità dei giudei ritornati dall’esilio e nutriva ancora la speranza di vedere in un futuro non troppo lontano un sovrano della dinastia davidica (2Re 25,27-30) finalmente fedele alle normative religiose sacerdotali. Molte pericopi fanno trasparire la teologia di una comunità che si augura che tutti gli israeliti possano tornare in patria.

Ulteriori rimaneggiamenti redazionali si ebbero probabilmente lungo tutta l’epoca persiana (538-323 a.C.) e forse anche durante la prima parte dell’epoca ellenistica. Questo si intuisce da passi che tradiscono la teologia tipica dei libri di Esdra e Neemia, come quella che invoca la separazione di Israele dai “popoli indigeni”, cioè i rimasti in patria (cf. Esd 9,11; cf. Esd 8–10) o la sottolineatura dell’importanza del culto sacerdotale e della lettura della Legge di Mosè (Ed 6,16-22; Ne 8,1-4).

Conclusioni

Come è richiesto dalla collana NVBTA, il docente di AT alla Lateranense e di Storia dell’AT al Biblico riporta in un registro superiore della pagina pari il testo biblico originale in lingua ebraica, mentre su quella disparì trova posto la traduzione personale in lingua italiana. In un registro mediano sono poste le notazioni filologiche più puntuali e necessarie alla comprensione del testo. Nel registro inferiore, infine, Merlo delinea il suo commento biblico-teologico.

Dopo l’introduzione (pp. 9-34, con l’utilissima tabella riassuntiva e comparata dei re di Giuda e di Israele e la bibliografia), segue il commento del testo biblico, suddiviso in tre parti principali e ulteriormente articolato secondo la sequenza dei re di cui si narrano le gesta.

Il monaco di Camaldoli Matteo Ferrari ricorda infine in modo sintetico l’uso di 1-2Re nell’odierna liturgia (pp. 453-459).

I cultori dei testi biblici, gli studenti e i professori di teologia, i catechisti, i religiosi e i sacerdoti potranno trovare in questo testo prezioso, che costituisce un solido commentario maggiore a un blocco letterario biblico di notevole importanza, i suggerimenti più utili per fondare in modo corretto e documentato le loro riflessioni accademiche o le applicazioni attualizzanti proprie della catechesi e della liturgia.

PAOLO MERLO, Re. Introduzione, traduzione e commento (Nuova Traduzione della Bibbia dai Testi Antichi 9), San Paolo, Cinisello B. (MI) 2020, pp. 464, € 40,00, ISBN 9788892219120.

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