Luca: note di esegesi

di: Roberto Mela

Con il generoso contributo della Fondazione card. Augustin Bea di Roma e della Struttura dipartimentale Dipartimento di lettere e filosofia dell’Università degli studi di Trento, viene pubblicato il 4° volume degli Scritti scelti del neotestamentarista, teologo e filosofo Erik Peterson Grandjean (Amburgo, 7 giugno 1890 – 26 ottobre 1960). Dopo aver fatto parte della confessione evangelica, nel 1930 divenne cattolico e ora riposa a Roma, nel cimitero del Verano.

L’edizione italiana degli Scritti scelti di Peterson, inediti conservati nella Biblioteca Erik Peterson di Torino, è diretta da Giancarlo Coronello e Antonio Zani e prevede 11 volumi complessivi: Primi scritti, Heis theos, i commenti a Rm, Lc, Gv, 1Gv, 1Cor; Trattati teologici; Glosse di teologia; Chiesa antica, giudaismo e gnosi; Carteggi, lettere e scritti sparsi).

Lo studioso di Amburgo fu una figura importante, ma in posizione marginale, secondo l’esempio di Søren Kierkegaard, e rimase condannato per un lungo periodo dopo la sua morte a essere unicamente una referenza ignota ai più dei primi trent’anni del sec. XX. Ebbe però un grande influsso su vari teologi tedeschi (ad es., Karl Barth, Ernst Käsemann, Heinrich Schlier, Joseph Ratzinger), sulla teologia francese (Jacques Maritain, Jean Daniélou, Yves Congar e altri) e su un giurista e filosofo politico come Karl Schmitt.

LucaI suoi saggi più famosi si concentrano in una maniera particolarmente rilevante e fruttuosa sulla tensione dialettica tra la teologia e le moderne scienze umane.

Il volume pubblica i testi preparati per il corso sul Vangelo di Luca che l’autore tenne per due volte a Bonn nel 1925/1926 e nel 1928 come professore supplente alla cattedra di NT.

Una corposa introduzione di Reinhard von Bendemann, professore evangelico, dal 2008 docente di NT e giudaismo a Bochum in Germania (pp. 9-110), inquadra la più o meno sconosciuta figura di Peterson e dei suoi studi nell’ambito della ricerca dei primi tre decenni del sec. XX. I punti principali su cui si sofferma sono:

  1. a) L’esegesi petersoniana del terzo vangelo e i commenti contemporanei (specialmente Zahn e Lagrange);
  2. b) Peterson e la questione sinottica;
  3. c) La questione del Canone; von Bendemann si sofferma, quindi, a far notare la posizione di Peterson che oscilla tra metodologia storico-filologica e applicatio allegorica alla “sacra Scrittura”, in cui indulge perfino alla “mistica”.

Un altro nodo della ricerca di Peterson riguarda la reinterpretazione del giudaismo antico e la questione del futuro.

Il tema del “Figlio dell’uomo” si pone sul terreno d’interazione dei due “eoni”, affermati con forza da Peterson. Bendemann ricorda la posizione dell’esegeta amburghese sulle concezioni escatologiche protocristiane.

L’introduzione si chiude riflettendo con uno sguardo d’insieme sul rapporto tra “Scrittura” e “Tradizione”.

Le fonti e la letteratura (scelta) coprono le pagini finali dell’introduzione (pp. 99-107): fonti ed edizioni dell’antichità cristiana; fonti dell’antichità giudaica; fonti greche e latine; letteratura cristiana antica e patristica; commenti neotestamentari; strumenti, monografie e articoli.

Le posizioni di Peterson sono per lo più abbastanza prudenti e conservatrici. Per quanto riguarda lo studio dei vangeli sinottici, egli non condivide la teoria della due fonti e pensa che Matteo preceda Marco e Luca. Il vertice degli scritti evangelici rimane il Vangelo di Giovanni.

Peterson inquadra la figura di Gesù e dei suoi detti nell’ambito del giudaismo, sottolineando più ciò che lo separa da esso che non quello che lo unisce, sottolineando invece la continuità fra Gesù e la Chiesa primitiva. Egli dà molto credito ai testi evangelici per quanto riguarda la storicità ed è attento a vederne la storia degli effetti nella vita della Chiesa. Pone anche grande attenzione al rapporto Scrittura-Tradizione, vedendole sullo stesso piano, mentre oggi si vede la preminenza della prima sulla seconda.

Nella fondazione della Chiesa egli sottolinea l’aspetto pneumatologico più che quello cristologico. Si sofferma, inoltre, sul problema del Figlio dell’uomo e sull’escatologia lucana.

Le note esegetiche riguardanti il Vangelo di Luca abbracciano i cc 1,1–9,48. Dopo una introduzione generale (pp. 111-116), Peterson studia Lc 1,1-4 (pp. 117-124), i versetti contenenti il prologo all’opera doppia di Luca (Vangelo – Atti degli Apostoli. Nella parte prima (pp. 125-191), egli analizza i racconti dell’infanzia (Lc 1,5–2,52), mentre nella seconda (pp. 192-236), affronta il testo di Lc 3,1–4,13 riguardante il Battista e il battesimo, la genealogia e le tentazioni.

La parte terza, molto sviluppata (pp. 237-391) e riguardante Lc 4,14–7,50, studia la predicazione escatologica inaugurale e l’attività pubblica di Gesù.

La parte quarta (pp. 391-472) si confronta con il testo di Lc 8,1–9,50 (anche se di fatto il commento filologico si arresta a 9,48, come è detto giustamente nel titolo a p. 109).

Gli indici (pp. 474-484) sono quelli dei passi citati (citazioni esplicite e implicite), degli autori moderni e, infine, quello dei ben 37 excursus.

Di ogni pericope viene citato un versetto alla volta in traduzione personale, a cui segue il commento filologico-esegetico, accompagnato a piè pagina da alcune note di dialogo e di confronto scientifico. Numerose sono le citazioni dalle opere della tradizione giudaica.

Opera di studio, destinata ai cultori dell’esegesi lucana e sinottica e per tutti gli interessati alla riscoperta di questo autore, importante anello della ricerca neotestamentaria (e non solo), quanto sconosciuto ai più. Un’impresa imponente quella affrontata dalla casa editrice, alla quale va dato merito e plauso.

ERIK PETERSON, Vangelo di Luca. Note esegetiche (1925/26 e 1928). A cura e introduzione di Reinhard von Bendemann. Traduzione italiana di Fabrizio Missere (Scritti scelti di Erik Peterson. Edizione italiana diretta da Giancarlo Caronello e Antonio Zani 4), Paideia Editrice-Claudiana, Torino 2018, pp. 496, € 48,00.

 

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Un commento

  1. Angela 3 febbraio 2019

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