Il “De profundis”: per i morti o per i vivi?

di: Giovanni Giavini
Nei panni del salmista

Mi metto nei panni di un ebreo che pregava 2000 e più anni fa. È necessario, perché i Salmi vengono da quel tempo e da gente come quella. Che gente era? Che tipo è l’orante del Salmo 130 (o 129)? Egli stesso mi permette di comprenderlo. Basta leggere con attenzione – i Salmi vanno centellinati prima di recitarli in gruppo e magari… a valanga –. Attenzione dunque al testo:

1) Dal profondo a te grido, o Signore.

2) Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.

3) Se consideri le colpe, Signore, chi ti può resistere davanti?

4) Ma con te è il perdono e così avremo il tuo timore.

5) Io spero nel Signore. Spera l’anima mia, attendo la tua parola.

6) L’anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all’aurora.

7) Più che le sentinelle all’aurora, Israele attenda il Signore, perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione.

8) Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

Dunque, chi è quel salmista? È uno caduto in un “profondo”, non precisato, né sembra lo Sheòl o Inferi o luogo dei morti; è uno ancora di qua della morte, probabilmente oppresso da nemici o da debiti o da guai del genere e forse anche in qualche crisi di fede. Ma soprattutto si sente oppresso dai suoi peccati! E siccome, oltre che un vivo senso del peccato, ha pure un vivo senso di Dio – qui sta forse una grossa differenza tra lui e tanti di noi! – ne è quasi terrorizzato.

Ma ancora una volta vince la fiducia: quel Dio in cui crede è certamente un Dio grande e santo, ma, anzi per questo, è anche grande nell’amore e nella misericordia! Tanto che questo orante può dire: “così, perdonati, avremo il tuo timore”, ossia così potremo continuare a nutrire per te un “santo timore”, misto di rispetto e adorazione e di fiducia filiale.

Proprio perché si sente sprofondato nei peccati, capisce anche di essere in una notte oscura, di non vedere piste o vie di cammino sereno: attende quindi con ansia l’aurora di un nuovo giorno, come le sentinelle dopo una lunga attesa piena magari di paure e angosce. Tutto questo è il profondo in cui il salmista sa di essere caduto.

Ma l’attesa sua è sempre viva e fiduciosa. Come la nostra? Come la “mia”? O a volte, per noi, la notte è proprio oscura, fino a perdere anche la luce della fede nella provvidenza paterna di Dio? In questo caso il Salmo, come tanti altri, è non solo una lampada ma anche un pane sostanzioso per il nostro spirito. O, come, leggiamo lì, per la nostra “anima”: per la Bibbia però, molto spesso, anima indica piuttosto il cuore come centro e sorgente di pensieri, sentimenti, scelte, azioni; e quindi è detta anche “spirito”, cioè forza di vita, come il vento. Si tratta di parole diverse, che vogliono esprimere qualcosa di quel qualcosa che sta dentro ognuno di noi, al di là del corpo o carne che appare all’esterno (e che ha pure la sua importanza).

Dal profondo con la sua gente

Da notare anche il passaggio rapido e quasi istintivo dal singolo salmista al suo popolo Israele, alla sua comunità. Anche questa può trovarsi – e si trova – in un simile profondo di peccato e di tenebre, di paure, di angoscia e, – il salmista se lo augura e l’insegna, anche e soprattutto di attesa fiduciosa di un giorno nuovo – di nuova luce e redenzione, cioè di nuova salvezza.

Redenzione è parola che alludeva specialmente alla redenzione-liberazione-salvezza operata da Dio nell’esodo dalla schiavitù mortale in Egitto. Per noi cristiani tale parola allude più ancora all’opera di salvezza legata alla figura di Gesù: «Egli, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21) e dal potere assoluto del male e della morte (Rm 8).

Il De profundis è allora, oltre che in se stesso, anche una mirabile pista di preghiera pure per noi, non solo nel suffragio per i defunti, ma per ogni ora in cui ci sentiamo in qualche profondo guaio. E non solo con lo sguardo a ognuno di noi, ma anche guardando le nostre comunità: famiglia, parrocchia, Chiesa – tanto santa e tanto peccatrice…! – e umanità tutta, ebrei compresi, sprofondati fino anche ai forni crematori di Dachau o di Auschwitz…. Abbiamo tutti bisogno di perdono, di misericordia, di luce nuova per i nostri cammini nel mondo di oggi. Con l’attesa fiduciosa di una nuova aurora. A patto che sappiamo riconoscerci per quello che siamo e di pentirci in umiltà e fiducia, pronti a cooperare per un nuovo giorno. Insieme con le nostre comunità. Ce lo richiama continuamente anche il papa (e magari anche qualche Madonna che appare qua e là).

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