Salmo 77: Sulle orme di Dio

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Nel tempo pasquale cristiani ed ebrei fanno “memoriale”, ossia memoria rivissuta e rivivente, di eventi storici fondamentali: gli ebrei di quelli del passaggio dal rischio di morte sotto il potere di un divino faraone egiziano a una vita nuova (intorno al 1250 a.C.); noi cristiani, invece, soprattutto del passaggio del Crocifisso a vita nuova, alla destra del Padre (intorno al 30 d.C.). Ma le due storie non sono separabili: l’una anticipò e prefigurò l’altra, la seconda diede compimento e pienezza alla prima.

Con questo animo possiamo rileggere insieme anche alcuni Salmi, in particolare il 77 (o 76), che attingiamo – se non possiamo dalla Bibbia ebraica – dalla recente versione della CEI.

Anche questa volta ci chiediamo: chi parla in quel Salmo? È un ignoto ebreo (forse un certo Asaf), che sta vivendo un brutto momento della storia sua e del suo popolo, forse un’ora di oppressione sotto nemici o addirittura un esilio sotto l’impero di assiri o babilonesi. Momento brutto, però, specialmente perché tutti si chiedono quale reazione stia pensando il loro Dio-YHWH: non sembra più il Dio di prima, forse ha cambiato del tutto, ha perso la memoria delle alleanze e delle promesse a Israele… Di qui il dramma della fede e della speranza personale e comunitaria. Il salmista allora interpreta l’una e l’altra in simbiosi e in cerca di risposta.

Il dramma del salmista

Ascoltiamone alcune sincere e audaci espressioni: La mia voce verso Dio: io grido aiuto! Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore, nella notte le mie mani sono tese e non si stancano… Mi ricordo di Dio e gemo… Tu trattieni dal sonno i miei occhi, sono turbato e non so parlare. Ripenso ai giorni passati… medito e il mio spirito si va interrogando.

Qual è il suo tormento che nemmeno lo lascia dormire e angustia la sua continua ricerca? Bello, certo, cercare Dio, ma se non si vede, anzi se addirittura è così cambiato che nemmeno riusciamo a pensarlo ancora? Infatti: Questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo!

Per il momento la fede ha un sussulto di ripresa: Può Dio aver dimenticato la pietà, aver chiuso nell’ira la sua misericordia?… Ricordo i prodigi del Signore, sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo. O Dio santa è la tua via, quale dio è grande come il nostro Dio? Benché questa frase non sia corretta, perché allude ad esistenza di altri dèi (prima di arrivare al perfetto monoteismo, gli ebrei più antichi immaginarono appunto l’esistenza di altri dèi), tuttavia la frase era pur sempre un buon atto di fede: almeno il nostro Dio è più grande degli altri. Per cui il salmista afferma: Tu sei il Dio che opera meraviglie, manifesti la tua gloria tra i popoli. Ma adesso tutto sembra cambiato e svanito. Come potrà la fede rimanere salda?

La memoria dell’esodo

La risposta spunta dalla memoria di almeno un glorioso passato: quello dell’esodo dall’Egitto faraonico: Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio, i figli di Giacobbe di Giuseppe, allusione chiara alla liberazione dal rischio di sterminio specialmente delle tribù del vecchio regno del nord di Israele (segno che il Salmo proveniva probabilmente da là, da quel regno finito sotto gli assiri nel 722 a.C., con l’eliminazione delle tribù di Efraim e Manasse, figli di Giuseppe e nipoti di Giacobbe).

Ma come avvenne quella liberazione dall’Egitto? Di solito, sulla scia di pagine come Es 15, pensiamo a una mirabolante e improvvisa divisione dell’acqua del Mar Rosso, quasi diventata un argine a destra e a sinistra dei poveri israeliti guidati da Mosè, anzi qualche film immaginò una galleria sotto l’acqua; molte rappresentazioni artistiche sono frutto più o meno di questa immaginazione. Ma Es 15 risentiva di arte epica e parecchio fantasiosa; già però il libro dell’Esodo, letto con attenzione, lasciava intuire eventi diversi.

Il Salmo è ancora più esplicito e illuminante: Ti videro le acque o Dio e ne furono sconvolte; sussultarono anche gli abissi (del mare: allusione a terremoto e maremoto successivo?). Le nubi rovesciarono acqua (pioggia che trasformò il terreno in pantano e i carri da guerra egiziani ne furono frenati); la pioggia venne per un temporale: Scoppiava il tuono nel cielo, le tue saette guizzarono, il boato dei tuoi tuoni nel turbine (cioè nel vento del deserto), le tue folgori rischiaravano il mondo (favorendo così un po’ il cammino a piedi in mezzo all’acqua e probabilmente su un guado noto già a Mosè dalla sua cultura acquisita a corte?). E di nuovo un’allusione a un terremoto: Tremava e si scuoteva la terra. Con questi mezzi provvidenziali ci fu sul mare la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque! Ma le tue orme non furono riconosciute: ossia, pur presenti, rimasero invisibili, nascoste nelle apparenze di quella storia. Con tutto questo guidasti come un gregge il tuo popolo, per mano di Mosè e di Aronne.

Bello quindi questo Salmo, anche perché ci aiuta a leggere con intelligenza e sana insiemistica diverse pagine bibliche (cf. anche il Salmo 68(67), 8-10). Il loro messaggio ne esce più concreto e più chiaro. E a pasqua gli ebrei le cantavano, “in memoria di YHWH” e delle sue gesta mirabili. Anche quando queste sembravano svanite nel nulla, oscurate da storie dolorose e contrastanti. E quante ce ne furono nella storia del popolo ebraico… ma non solo in quella.

Fate questo in memoria di me

In sostanza quel Salmo – come tanti altri – era un invito alla storia, in particolare a quella del passaggio dal pericolo di morte in Egitto, per riprendere e sostenere la fede e la speranza di Israele anche nei momenti di acqua alla gola e di silenzi di Dio. Anche per noi cristiani, assai vicini e simili ai nostri “fratelli maggiori”, è sempre nutriente fare memoria di qualche storia precedente, come quella dell’esodo degli ebrei dall’Egitto e più ancora come quella dell’ebreo Gesù, soprattutto della sua pasqua.

Anche lui, da buon ebreo, ci tenne ai “memoriali” pasquali del suo popolo in memoria di YHWH; ma vi inserì sorprendenti e significative novità: “Fate questo in memoria di me”! In memoria cioè di uno che si fece umile servo, si diede corpo e sangue per la vita del mondo e lavò i piedi anche a Giuda!

Rileggeremo quindi il Salmo 77 perché capace di alimentare anche la nostra fede nel Dio pasquale, ma con le novità tipicamente evangeliche.

Se non mi richiamo innanzitutto a queste storie, rischio di finire nella contemplazione del solo mio io… con il guaio di Narciso.

 

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