Il sesso nella Bibbia

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Con un dettato intrigante e molto moderno, un linguaggio esplicito e un tono quasi giornalistico ma sempre corretto e legato al testo biblico, Simone Paganini, cinquantenne professore di Teologia Biblica presso l’Università di Aquisgrana, passa in rassegna in sedici capitoletti numerosi testi biblici riguardanti la sessualità e il suo esercizio concreto.

Nel suo insieme la Bibbia presenta come un dato positivo e voluto da Dio la sessualità e il suo esercizio, ma sa che essa possiede anche un lato oscuro e pericoloso da controllare e regolare attraverso norme ben precise.

In un mondo segnato dal patriarcalismo, sono numerose le leggi che proibiscono l’uso violento della sessualità o il suo esercizio all’interno dello stretto ambito familiare. Eppure, se si sono fatte le leggi, la realtà deve aver presentato degli aspetti non corretti e che vengono varie volte condannati, ma talvolta anche approvati in quanto posti sulla linea della continuazione della storia della salvezza e della sopravvivenza di Israele all’interno di un mondo ostile.

Incesti e danni economici

Paganini inizia da un possibile “triangolo” fra Adamo, Lilith ed Eva, visto che il nome della donna non viene mai nominata nel primo racconto della creazione.

Il racconto della storia dei patriarchi e delle matriarche offre lo spunto per parlare di scambisti e di mamme bambine (Sara e Agar, Lea e Rachele e le loro rispettive schiave ecc.). Altri racconti parlano di persone che vanno a letto con la madre, la sorella e altri parenti. Numerosi sono le descrizioni di rapporti incestuosi che coinvolgono patriarchi e matriarche: Abramo e la sorellastra Sara, Isacco e la cugina Rebecca, Giacobbe e le due sorelle Lia e Rachele, Ruben e la concubina del padre Bila, Amnon e la sorellastra Tamar (vittima di stupro), Lot con le due figlie (Gen 19,30-38).

La Bibbia non menziona il divieto di rapporti con la figlia e la suocera, pensati forse così anormali da rendere superfluo anche solo il parlarne. Emettendo delle norme guida, si cercava di proteggere il confine che separava Israele dalle culture pagane circostanti e l’ordine sociale voluto da Dio. Le motivazioni non sono mai di natura meramente biologica, ma etico-religiosa.

Si deve ricordare poi che la donna era considerata proprietà del marito o del padre della famiglia e che, compiendo atti scorretti verso di essa, si danneggiava una proprietà che richiedeva un risarcimento.

Prostituzione, mamme bambine e violenza

La prostituzione era presente nel vissuto di Israele ed era vista come una realtà abbastanza normale. Nella genealogia di Gesù ne sono presenti due, Tamar e Raab, che hanno protetto la vita di Israele e permesso la sua continuità.

La legislazione contro la violenza sessuale non intendeva tanto proteggere la donna, quanto gli interessi del marito o del padre. Le leggi avevano sempre una prospettiva androcentrica e le pene non erano sempre equali per l’uomo e per la donna (uccisi entrambi se l’atto sessuale era stato commesso in città, ucciso l’uomo e salvata la vergine promessa sposa se il fatto fosse avvenuto fuori le mura: la ragazza poteva aver gridato e non essere stata sentita…; cf. Dt 22,23-27). Se l’uomo viola invece una vergine non promessa sposa (praticamente un caso di pedofilia, visto che la ragazza veniva promessa sposa non appena raggiunta la pubertà), lo stupratore doveva pagare alla famiglia un prezzo adeguato – cinquanta sicli d’argento – e prendersi la ragazza in moglie, senza poterla ripudiare. La donna doveva passare la sua vita con il suo stupratore… (cf. Dt 22,28-29).

Sesso, vendette e morte

Lo stupro di una ragazza vergine non promessa sposa può però portare anche a vendette efferate da parte della famiglia dell’offesa. L’offesa fatta a Dina (Gen 34) porta allo sterminio dei cittadini di Sichem, mentre Amnon pagherà con la vita (anche se dopo due anni), lo stupro commesso contro la sorellastra Tamar (2Sam 13,1-22).

La biblista Phillys Trible ha definito non a torto molte pagine della Bibbia “text of terror”. Il culmine di questi testi si ha in Gdc 19, con lo stupro della concubina del levita, offerta da lui stesso agli abitanti del luogo al posto di se stesso richiesto da loro. Il levita si riporta a casa la donna violentata a morte dai cittadini di Jebus nella notte e manda alle dodici tribù il suo corpo fatto a pezzi. Di qui una carneficina contro la tribù di Beniamino, la cattura di 400 vergini di Jabes di Gàlaad date ai beniaminiti all’interno di un trattato di pace e il rapimento delle vergini di Silo (cf. Gdc 21,8-24).

Solo l’intervento dell’angelo preserva le due figlie di Lot dall’essere violentate dagli abitanti di Sodoma, a cui erano state offerte al posto dei viandanti maschi richiesti. La Bibbia non rimprovera né Lot né il levita, ma invita a riflettere e a non rimanere in silenzio in caso di violenza commessa ai giorni nostri.

(Piccoli) eroi/eroine e perdita della testa

Il libro dei Giudici narra «le grandi debolezze di un piccolo eroe» – così il titolo del capitolo a lui dedicato –: Sansone. Questi conduce una vita spericolata fra varie donne e prostitute del campo pagano e filisteo, e finirà la sua vita sconfitto dalla sua stessa ingordigia sessuale.

Racconti di sesso terminano talvolta in tragici finali di morte. Sesso e morte vanno spesso insieme nella realtà e nei racconti letterari. Il giovane ebreo Zimrì è trafitto da Fineès mentre è a letto con Cozbi, una ragazza della terra di Madian (Nm 25,1-8.14-15). Siamo all’interno del culto idolatrico a Baal Peor.

Erotismo e omicidio sono strettamente intrecciati nel caso dell’uccisione di Giovanni Battista, che rimproverava Erode Antipa per aver divorziato senza motivo dalla figlia del re nabateo Areta.

Secondo Paganini, questo era il vero rimprovero avanzato da Giovanni Battista che, secondo lui si interessava delle problematiche sociali emergenti dall’insulto portato alla casa nabatea più che alle problematiche di morale sessuale. Secondo Flavio Giuseppe, Erodiade aveva sposato in prime nozze Erode Boethos e non Erode Filippo. In ogni caso, l’amore di un potente per una donna fa perdere la testa a un profeta.

La passione amorosa del generale sconfitto Sisara per la bella e disinibita Giaele gli farà concludere i propri giorni con il cranio trafitto da un piolo della tenda. Paganini interpreta il «coprire con la coperta» attuato dalla donna (due volte, Gdc 4,18.19) come un’allusione all’atto sessuale. Giaele salva in tal modo Israele, e questo è quello che importa al testo biblico.

Il libro di Giuditta è invece una novella che narra le strategie messe in opera dalla bella, ricca e pia vedova Giuditta per sedurre e decapitare il generale dell’esercito nemico Oloferne e salvare in tal modo la sua città Betulia, accesso a tutto Israele.

Le incongruenze storiche ne fanno un racconto non vero sul piano degli eventi concreti, ma il libro esalta la salvezza portata a Israele da una donna, che sfrutta abilmente e per una nobile causa tutte le proprie qualità e arti seduttive femminili. Anche in questo caso la seduzione, le bugie e l’assassinio sono finalizzati alla salvezza di Israele.

Omosessualità

Paganini ricorda come la Bibbia non conosca i termini LGTB+, gay, lesbica, ma afferma che ci sono testi biblici che alludono a relazioni omosessuali e lesbiche. Lo studioso sostiene con fermezza la possibile bisessualità di Davide, considerando il suo rapporto con Gionata come avente un carattere sicuramente omosessuale. Il legame di Rut con la suocera Noemi potrebbe avere – qui Paganini è più dubitativo – una connotazione anche lesbica.

Lo studioso afferma che Lv 18 non condanna l’omosessualità come viene intesa oggi, ma solo la violenza verso il nemico con l’umiliazione a carattere sessuale (costrizione a un rapporto anale).

Gesù si occupa molto poco di problematiche di morale sessuale, mentre, secondo Paganini, in Rm 1 Paolo condanna non l’omosessualità come viene vissuta oggi a livello paritario e con affetto – che, secondo l’autore, dovrebbe essere accolta come un rapporto normale fra persone con il medesimo status delle unioni eterosessuali, p. 159 –, ma il fenomeno della pederastia e pedofilia diffusa nel mondo greco-romano.

Poligamia, vecchiaia e seduzione femminile

Un capitolo è dedicato al fenomeno della poligamia e svaria dal tempo dei patriarchi a quello di Salomone. La poligamia era accettata, ma comportava un oneroso dispendio di denaro, dovendo l’uomo assicurare parità di trattamento economico e sessuale fra le varie mogli e concubine. In pratica, la poteva esercitare solo un nobile o un ricco. Il NT richiede una sola moglie a chi esercita il ministero di vescovo e di diacono.

“Vecchietti in eccitazione” è il titolo del capitolo dedicato alla sessualità vissuta nell’anzianità. La Bibbia ne fa vedere l’esercizio in senso positivo come segno di benedizione, descrive l’azione della giovane Abisag nel “tenere caldo” il vecchio re Davide, ma denuncia anche il suo esercizio malizioso e depravato da parte maschile (i due vecchi libidinosi e la vergine Susanna), supportato dal predominio di una mentalità maschilista e patriarcale.

La Bibbia descrive l’arte della seduzione femminile, ricordando le strategie della moglie di Potifar verso Giuseppe, quelle della bella regina pagana Gezabele verso il re Acab e poi Yehu, quella disinibita di Rut verso Booz, senza dimenticare le già ricordate Giaele, Debora e Giuditta e Salomè, la figlia di Erodiade.

Molti testi biblici mettono in guardia dalla seduzione esercitata dal fascino delle donne (spesso intese come simbolo dell’idolatria pagana), mentre 1Tm 2,8-15 ricorda il comportamento dignitoso e modesto che le donne cristiane devono tenere in casa e in comunità.

“Quando è un Dio a sedurre una donna”: così recita il quart’ultimo capitoletto del libro. Paganini interpreta i testi biblici che parlano del concepimento prodigioso da parte di una donna anziana o sterile o vergine come l’intervento di Dio tramite un angelo. I figli sono destinati a opere meravigliose. Lo studioso ricorda il caso di Maria, posto sulla linea di racconti similari come quelli di Sara, della donna di Sunem che ospita con grande confidenza il profeta Eliseo (2Re 4) o della moglie di Manoach in Gdc 13. L’uomo non sembra più accostarsi alla moglie. Sembra che il figlio che nascerà, Sansone, sia di fatto figlio dell’angelo-uomo.

Paganini ricorda come la verità di fede del concepimento verginale di Maria trovò molti contrasti e irrisioni, espressi nei racconti presenti nel Talmud e nelle Toledoth Yeshu che la vedono soggetta di adulterio con Giuseppe ben Pantera. Celso considera Gesù figlio illegittimo di Maria con un soldato romano di nome Panthera.

Meglio astenersi?

Paganini si avvia verso la conclusione del suo volume con un capitolo in cui si presenta il non avere rapporti sessuali come la cosa migliore raccomandata nel NT, in specie da Paolo.

Gesù parla poco di morale sessuale (anche se le sue posizioni su adulterio e divorzio sono chiaramente espresse) e la sua risposta ai sadducei sulla condizione del corpo nel tempo ultraterreno (“simile agli angeli”) non è del tutto chiaro.

Lo studioso si concentra su Paolo che, secondo lui, in 1Cor raccomanda vivamente di astenersi dalle donne. A p. 145 ricorda come si sia passati dal comando divino all’inizio della creazione – “moltiplicatevi” che era pro-vita e favorevole al sesso – al «comando ecclesiastico di astinenza», che è sia anti-sesso che anti-vita.

Questo è un punto, oltre ad altri (Davide, Rut), che mi vede perplesso. Paolo ha una linea ideale di vita celibataria, ma conosce quella pastorale del matrimonio. Ognuno ha il proprio carisma, chi in un modo chi un altro (cf. 1Cor 7,7). Due carismi, dunque, ben visti entrambi, anche se la preferenza di Paolo è per la vita celibataria, nell’ambito dell’urgenza escatologica avviata dalla morte e risurrezione di Gesù.

Circa il caso dei fidanzati indecisi sul da farsi per ragioni religiose impegnative nei confronti di Dio, Paolo non esclude la possibilità di persistere nell’astensione sessuale, ma ricorda pastoralmente come la scelta del matrimonio non sia per loro in alcun caso peccaminosa. Paolo dà consigli apostolici, non comandi. Distingue bene i suoi consigli dai comandi del Signore.

Al termine dell’opera non mancano pagine sulla sessualità e sul suo esercizio nel tempo ultraterreno. Su ciò la Bibbia è molto parca di pronunciamenti, a confronto delle delizie sessuali promesse nel Corano e negli Hadith ai fedeli musulmani.

Il libro di Paganini è originale e particolare. Affronta un tema effettivamente molto presente nella Bibbia e spesso non ben spiegato e illustrato nella catechesi e men che meno nelle omelie. L’autore si sofferma brillantemente su molti testi dell’AT, mentre mi sembra sorvolare molto velocemente su quelli (effettivamente pochi) del NT. Non tutti i suggerimenti ermeneutici offerti saranno condivisi in modo unanime dai lettori, ma è molto interessante la lettura di un testo scorrevole, ben aderente ai testi, con un linguaggio moderno e senza falsi pudori.

L’autore espone molto onestamente le sue posizioni e interpretazioni, anche riguardo a scelte da farsi nell’attualità. Ricorda a buon diritto come, nella storia dell’interpretazione si sia giunti a effetti disastrosi, spesso a discapito delle donne.

Il lettore si farà comunque la propria idea sfruttando anche la competenza biblica dello studioso.

Simone Paganini, Senza censura. Tutto quello che non ti hanno mai raccontato sul sesso nella Bibbia (Bibbia per te 44), Illustrazioni di Esther Lanfermann, Edizioni Messaggero, Padova 2022, pp. 162, € 14,50, ISBN 9788825032246.

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4 Commenti

  1. Paolo 12 maggio 2022
  2. Fabio Cittadini 9 maggio 2022
  3. Giovanni Di Simone. 8 maggio 2022
  4. Pietro 8 maggio 2022

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