Sulle orme di Gesù

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gesù

Insegnante per molti anni nei seminari milanesi e poi parroco a Lecco e a San Giovanni in Laterano a Milano, l’autore (nato nel 1931) unisce una profonda conoscenza dei testi biblici ad un’acuta sensibilità letteraria e poetica, che lo ha reso conferenziere ricercato e autore di testi molto apprezzati.

In questo volume egli raccoglie le riflessioni scritte in vari momenti del suo ministero pastorale, dando maggior peso ad alcuni brani piuttosto che ad altri. In ogni caso, egli riporta il testo completo del Vangelo di Luca distinto per brani e blocchi letterari che costituiscano un’unità di senso più ampio.

Le prime tappe di un cammino

Casati segue da vicino il lungo cammino di Gesù dalla Galilea a Gerusalemme, luogo del dono totale di sé stesso in croce. Essa è il segno potente e riassuntivo di tutta una vita spesa con attenzione piena di cura verso le persone che lo circondavano, testimoniando un Dio curvato sull’uomo per accoglierlo, sollevarlo, liberarlo dal male opprimente.

Fin dal battesimo Gesù si dimostra una persona, il Figlio di Dio, che si immerge con piena umiltà in mezzo al suo popolo, appesantito da miserie morali e fisiche.

Egli inizia il suo cammino pubblico dopo essere stato concepito dallo Spirito Santo, accolto dalla fede e dal corpo ospitale di Maria che, nell’incontro con Elisabetta, fa sprigionare una pentecoste in un abbraccio.

Già nel tempio, in mezzo ai dottori, Gesù aveva cercato il Regno di Dio, il sogno di Dio. Passa inosservato dai gestori del tempio, ma non dagli anziani che vivono nella fede profonda nel Dio di Israele.

Profeta scomodo

La sua vita è quella di un profeta scomodo e rifiutato in patria perché testimone di un Dio inclusivo. Un profeta che però ha vinto la tentazione di un’immagine falsa di Figlio di Dio. Nel suo camminare fra la gente Gesù si presenta come un uomo che passa, si china e scandalizza. I segni prodigiosi da lui compiuti fanno respirare, donano vita, rialzano i caduti, raddrizzano gli storpi, danno speranza agli sfiduciati, risocializzano gli emarginati a livello religioso e sociale. Egli loda la fede di chi aiuta gli ammalati, favorendo il loro incontro con Gesù che li libera dal peccato e dal male.

Il suo è un sabato vissuto nella fierezza della libertà, perché per questo era stato istituito: memoria viva per l’uomo di essere immagine di Dio e di essere stato liberato come popolo dalla schiavitù dell’Egitto.

Nel discorso della pianura Gesù rivolge una parola esigente e beatificante, interrogando gli uditori sulla gratuità (non “gratitudine”, CEI 2008, annota Casati) che è nel loro cuore.

La fede va proclamata ma anche vissuta in opera concrete. Lui offre un esempio, passando per villaggi, città e case lodando la fede dei lontani, accarezzando volti, scandalizzando con la mitezza, scardinando le regole religiose e sociali con la tenerezza, includendo scandalosamente anche delle donne nel suo seguito.

Nelle sue parabole egli sottolinea lo “spreco” che egli fa del seme della parola, sgretolando i confini di chi è considerato “dentro” e di invece si trova etichettato come “fuori”. Per Gesù vale molto più la dignità della persona che egli interessi mondani. In lui Dio si lascia toccare e per questo lo stile è già annuncio.

Il regno è presente nella sua persona e nel suo atteggiamento verso le persone. Il sogno di Dio si realizza con la condivisione della vita concreta delle persone, molto lontano dai rituali stereotipati del tempio e delle regole imbalsamante delle guide religiose del suo popolo.

A trasfigurarlo è la passione e lui ringrazia una generazione che sa porre delle domande sulla sua identità. Chi si indurisce si chiude alla recezione del suo messaggio di vita, ma anche nelle città dell’ingordigia la sua logica rimane quella del dono.

Gesù è presentato spesso da Luca mentre è in preghiera o mentre istruisce su di essa. La preghiera anticlericale è il monologo verso sé stessi, mentre quella vera sta nel bussare alla porta di Dio nella notte.

Senza ascolto non c’è ospitalità, ricorda Gesù all’affannata Marta, “preoccupata” di cose alla fin fine secondarie seppur importanti.

La coscienza è la lampada dell’uomo e deve essere vigile contro il sottile e insidioso male dell’ipocrisia, e il ritorno del demonio sconfitto una prima volta.

Bellezza ed efficacia degli insegnamenti

Luca è molto concreto nelle sue “beatitudini”, vero manifesto degli umili. Oltre alla preghiera, una grande attenzione Gesù la pone verso il tema della ricchezza. A che pro avere magazzini pieni quando i volti sono spenti? – si chiede Casati –. Occorre vivere da “vedenti”, con le riserve delle lampade sempre a mano.

Lo sguardo di Gesù è rivolto alla piccolezza: ha la passione di chi ritorna ancora a zappare dopo tre anni di infruttuosità del fico, raddrizza chi è curvato, richiede una conoscenza intima della sua persona e non solo una presenza generica nelle piazze dei discorsi o nei banchetti “eucaristici” infruttuosi.

I banchetti sono occasione per ricordare l’umiltà, la gratuità, l’universalità degli invitati. Per seguire Gesù, occorre separarsi per seguire (parabole della torre e della guerra con avversari più numerosi).

Stupende le parabole della misericordia ricordate da Luca nel c. 15. Esse riportano al cuore della buona notizia circa il rapporto di Dio Padre con i suoi figli, esemplificata dal comportamento di Gesù verso i pubblicani e i peccatori da lui accolti a cuore aperto. Condivideremo il cuore del Padre come lo ha fatto Gesù? – si chiede Casati.

Il discepolo deve guardarsi dall’insidia della ricchezza e procurarsi veri amici che non passano e che accolgono in cielo. L’indifferenza dell’epulone, puro “tubo digerente” senza nome né dignità, lo rende simbolo dell’uomo che perde la propria identità perché “non si accorge” di chi sta alla sua porta, bisognoso di cura. Papa Francesco, mai citato nel testo di Casati (che ricorda invece varie volte il card. Martini), parlerebbe di globalizzazione dell’indifferenza.

Dentro i giorni della comunità abita la potenza del piccolo seme e i discepoli di Gesù sono semplici servi (non “inutili”, CEI 2008, nota Casati) che hanno compiuto ciò che era stato loro comandato.

Il cuore del lebbroso samaritano lo ha portato lontano, non al tempio, ma ad adorare e ringraziare il Dio liberatore annunciato da Gesù.

Guardando in avanti, al giorno del Figlio dell’uomo, Gesù mette in guardia da un pauroso deficit di vigilanza, mentre i giorni del discepolo sono invece ricolmi di preghiera, piccolezza e sequela. Senza stancarsi per una risposta che non sembra mai arrivare dal Dio degli oppressi… L’abbraccio di un bambino è già un messaggio colmo di significato. Ciò che siamo fa oltrepassare il confine della morte, non i beni accumulati sulla terra.

Verso l’esodo pasquale

Gesù ricorderà per tre volte il suo destino di sofferenza e di morte che lo attende a Gerusalemme, ma la rivoluzione della Pasqua, una sapienza nuova, stenta a imporsi nella coscienza dei discepoli. Una rivoluzione che abbiamo impallidita, annota l’autore.

Sullo strappo finale della salita verso Gerusalemme, a Gerico Gesù calpesta le strade della compassione di Dio: un cieco (di nome Bartimeo secondo Mc 10,46) e Zaccheo incontrano la vista e la salvezza, e sono simbolo del discepolo che segue Gesù verso la Gerusalemme che uccide i suoi profeti. Essi non possono morire fuori delle sue mura… La parabole della dieci mine illustra la fede come spinta di incoraggiamento.

Gesù sale con mitezza e umiltà sulle strade che portano da Bètfage e Betania all’entrata in Gerusalemme. Casati cita una riflessione del card. Etchegaray sul fatto di essere contento di servire da asino che porta Gesù…

Nel tempio Gesù è uno che crea disordine e si trova nel cerchio degli oppositori, che però sono messi al muro nelle loro controversie teologiche. Essi sono gente che spadroneggia nella vigna affidata loro da Dio, biechi assassini invece di essere custodi fedeli.

Le discussioni nel tempio ricordano il fatto che l’uomo è fatto a immagine di Dio, a cui restituire tutto se stessi, superando anche le strettoie umane di considerare la vita eterna come pura prosecuzione di quella terrena.

Una povera vedova che dona tutta sé stessa in elemosina è messa in cattedra da Gesù, immagine ultima – prima del discorso escatologico – del dono totale che lui avrebbe compiuto da lì a pochi giorni.

Il discorso lucano sulle realtà ultime è contrassegnato dall’atmosfera di gioia per la liberazione che il giorno dell’irruzione piena del Regno di Dio dona al cammino dell’uomo. Non bisogna lasciarsi ingannare da false promesse o da personaggi messianici manipolatori.

Morte e risurrezione

La Cena nell’ora in cui Gesù fu tradito è un impasto di luci e di ombre che abitano in ogni discepolo di Gesù. Casati segue a grandi linee i racconti della passione e della Pasqua vissute da Gesù. A Dio va dato il nome di “padre” nonostante tutto, perché è lui il vero difensore dell’uomo imprigionato dai nemici. Nella notte del suo tradimento Pietro conosce paradossalmente il suo Signore che, nella valle oscura della disumanità che lo avvolge, semina la luce del suo dichiararsi Figlio di Dio.

Gesù rivela pienamente sé stesso e Dio suo Padre nella tragicità della morte in croce, vissuta nella preghiera e nell’abbandono fiducioso. La croce come cattedra per noi, commenta Casati. Sono i momenti tragici della morte, ma anche l’ora della tenerezza delle donne e dei discepoli che si fanno avanti con coraggio.

Non bisogna però cercare tra i morti colui che è vivo, si sentono dire le donne che intendono onorare al meglio il cadavere di un defunto.

Nei racconti della risurrezione si agitano leggerezza e fremito.

I due discepoli di Emmaus aprono gli occhi e riconoscono il Signore non al racconto di una cronaca – la Chiesa non deve fare questo, ricorda Casati – ma alla presenza di un gesto abituale di condivisione, illuminato dalla Parola dell’Antico Testamento. «[Perché] se una Chiesa si mette a far cronaca, a dire ciò che tutti vediamo, si rende insignificante. Ha invece come impegno quello di raccontare il senso, legato alla morte e alla risurrezione del suo Signore, e il senso è che colui che ha il coraggio di amare, si fa per ciò stesso vulnerabile come il suo Signore, ma passa dalla morte alla vita. Mentre chi non ama è già morto, rimane nella morte, come scrive Giovanni nella sua lettera» (p. 245).

Non va dimenticato però che il riconoscimento di Gesù risorto è innescato da un gesto iniziale di generosa ospitalità dei due discepoli verso uno sconosciuto.

Nel cenacolo Gesù si mostra ai suoi con il corpo trasfigurato e non come un fantasma ingannatore. Il suo ultimo gesto terreno è mangiare del pesce arrostito, prima di salire al cielo benedicendo i suoi proprio nei luoghi che hanno visto il suo abbandono al Padre nel dolore. Le mani benedicenti di Gesù sono mani che sollevano, portano in alto, mentre accompagnano i discepoli nel loro compito di essere testimoni del Risorto. Con la risurrezione scritta sui volti, scritta nella vita!

Ma questo è un’altra storia, quella raccontata dagli Atti degli Apostoli.

Il libro di Casati coinvolge a livello intellettuale e affettivo, ricco com’è di concretezza umana a cui la fede cristiana è chiamata. Il taglio adottato non è quello esegetico, ma spirituale-esperienziale. Non ci sono note né bibliografia. L’autore attualizza sempre le parole evangeliche per il vissuto odierno del discepolo. Amare la terra e i volti degli uomini, accarezzarli con la mitezza di Gesù: un bel compito per i cristiani. Alla Chiesa non sono rispremiate qua e là delle critiche anche puntuali e severe, ma il tono dell’autore è sempre sereno, positivo e costruttivo.

Ci piace concludere queste note riportando uno dei testi poetici dell’autore.

Come da fessura
nella notte estrema
filtra senza ferire
una luce
intenerimento dell’angoscia.
Presenze lievi
come da mistero,
sussurri di vita
nel giardino della tomba vuota,
tra le porte
schiuse del cenacolo,
nel profumo di pesce arrostito
sulle sabbie estasiate
del litorale:
è il Signore.
Perché piangi Maria?
Non cercarlo
tra cose morte.
Accendi un lume alla tua finestra
e sia segno nella notte
che è passato di qui,
oggi, il Vivente, il Risorto
(pp. 349-350).

  • ANGELO CASATI, Sulla terra le sue orme. Commento al Vangelo di Luca (Biblica), EDB, Bologna 2021, pp. 368, € 32,00, ISBN 9788810221921.
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