Antropologia paolina

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Il quarantasettenne docente Edoardo M. Palma, incaricato associato presso la Gregoriana e invitato al Teresianum – laureato anche in Ingegneria Civile – pubblica le lezioni sull’antologia paolina tenute al Teresianum a un pubblico di studenti non specificamente in via di specializzazione in scienze bibliche. Il taglio tenuto è quindi sorvegliato e ben informato, ma senza concessioni a digressioni filologiche e a dialoghi accademici in nota. I termini greci ed ebraici sono traslitterati e tradotti. Rare le note a piè di pagina e assente la bibliografia.

Palma indica immediatamente il senso del termine o del concetto preso in esame, seguendo un profilo didattico che intende semplificare al massimo temi che di per sé non escludono una complessità elevata.

Il filo del discorso è costituito dall’esame a volo d’uccello della Lettera ai Romani, integrata da testi di altre lettere (autoriali, deuteropaoline, e Pastorali).

antropologia paolinaIn sedici tappe l’autore delinea il dato teologico emergente dai testi per enucleare poi immediatamente il risvolto antropologico che ne deriva (scopo immediato del suo corso).

La presentazione di Cristo, dell’Apostolo e del vangelo, cedono il passo all’esposizione della tesi principale di Rm e alla riflessione sulla situazione disastrosa del mondo senza l’intervento di Cristo: un mondo bisognoso di salvezza nei suoi due tronconi religiosi principali, paganesimo e giudaismo.

La Legge dona conoscenza ma non cambia il cuore dell’uomo dandogli la capacità di attuare la volontà di Dio. Essa è santa, ma impotente. L’uomo è così reso edotto del suo stato non solo di peccatore ma anche di trasgressore. Una situazione tragica in cui l’Io (pensato come il giudeo sotto la Legge), si dibatte nell’impotenza tragica di attuare ciò che vede e sente come buono.

Dio offre la salvezza in Cristo crocifisso, a cui è necessario aderire con la fede, nel battesimo, e accogliendo la vita dello Spirito che rende figli in cammino verso i tempi della realizzazione escatologica. Cristo e lo Spirito rendono capace l’uomo di declinare a livello antropologico la vita divina ricevuta. Si tratta delle virtù della fede, carità, speranza, i doni dello Spirito, le armi spirituali descritte in Ef 6 ecc. L’uomo giustificato gratuitamente per fede deve progredire e crescere nel cammino spirituale, senza adagiarsi sugli allori, conscio che le seduzioni e le bramosie del peccato non sono eliminate in modo definitivo, ma richiedono una continua lotta vigorosa.

L’autore spiega in modo chiaro e convincente le idee principali delle pericopi prese in esame, basandosi, fra l’altro, sulla sua tesi di dottorato dal titolo Trasformati in Cristo. L’antropologia paolina nella Lettera ai Galati.

Va tenuto presente che negli ultimi anni si è molto sviluppato l’approccio retorico-letterario ai testi paolini. È molto importante, infatti, seguire il movimento retorico dei testi, individuando chiaramente cosa Paolo intende affermare e come organizza i testi a questo fine.

Nei primi capitoli di Rm Paolo adotta come concessione il modo di ragionare giudaico circa la giustizia retributiva e illustra una giustizia di Dio non evangelica, senza Cristo (cf. commentario di Penna). Sulla base di questo, gli statuti di pagani e di giudei si pareggiano (cf. J.-N. Aletti) e Paolo dimostra che tutti hanno bisogno di essere giustificati per la fede in Cristo.

Senza uno sguardo d’insieme, alcuni ragionamenti di Paolo estrapolati dal contesto retorico possono esser travisati (es. chi mette in pratica la Legge è giustificato, cf. Rm 2,13…). L’autore poteva dedicare alcune pagine all’illustrazione della disposizione retorica di Romani, dove, alla luce dell’insieme del ragionamento e delle disposizione degli argomenti, si possono capire correttamente i passaggi sostenuti nelle singole pericopi. Il paragrafo finale di p. 79 poteva, ad esempio, essere utilmente anticipato a inizio del capitolo.

Palma poteva inoltre soffermarsi maggiormente a illustrare la dicitura “uomo animale” e la sua “animalità”, presente nel titolo del libro. Ci si riferisce probabilmente all’anthrōpos psychikon di 1Cor 2,14; 15,44(bis).46 (testi non esaminati) o a quello dominato dalla sarx.

L’autore accenna a una sua spiegazione in poche righe alle pp. 59 e 69. L’uomo “animale” è l’uomo lasciato alle sue sole forze psichiche, alla sua “anima” (e quindi > “animale”), incapace di realizzare la volontà di Dio espressa nella sua Torah. Altri autori parlano di “uomo naturale” o di “uomo psichico”. L’alta frequenza dell’aspra terminologia “animalesca” non suona proprio in modo soddisfacente all’orecchio del lettore, pur essendo molto corretta.

Al netto delle osservazioni fatte, il volume è una miniera di spunti teologici e antropologici, fornendo fra l’altro le linee interpretative di una lettera non facile di Paolo. Le conclusioni pp. 169-180) attualizzano il discorso a livello spirituale e ascetico: cosa Cristo ha fatto per me, cosa Cristo ha fatto di me, cosa devo fare in Cristo, cosa opera lo Spirito dentro di me.

EDOARDO M. PALMA, Dall’uomo “animale” all’uomo “spirituale”. Temi di antropologia paolina (Orizzonti biblici s.n.), Cittadella ed., Assisi 2019, pp. 186, € 15,50, ISBN 9788830817043.

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