Genova “ascolta” i suoi poveri

di: Bruno Scapin

Come altre Caritas italiane, anche quella di Genova ha presentato il suo Report sulla povertà 2015, ricavando i dati dai Centri di ascolto vicariali.

Oltre ai dati sugli utenti e sugli aiuti erogati, interessanti sono le riflessioni sulla presenza e l’attività dei Centri d’ascolto.

Iniziamo dai dati, perché danno la misura dell’impegno Caritas.

La cifra complessiva erogata dai Centri d’ascolto durante il 2015 è stata di oltre un milione e 370.000 euro, in soccorso di coloro che si sono ritrovati con problemi di reddito, di lavoro o di abitazione.

I frequentanti dei Centri d’ascolto sono per circa il 50% italiani (in prevalenza donne in età lavorativa e con figli). L’altra metà è costituita dagli stranieri.

Il Report sfata quindi un pregiudizio: che la maggioranza degli utenti siano stranieri. Ma anche altri luoghi comuni vengono contestati dai dati rilevati: 1) che siano gli anziani con pensione bassa ad assediare i Centri d’ascolto (sono invece le persone ancora in età lavorativa a chiedere aiuto); 2) che gli utenti dei Centri siano le famiglie numerose ridotte in povertà (solo il 3% di coloro che chiedono aiuto hanno più di tre figli).

Interessante – nel Report – è proprio l’analisi dei Centri d’ascolto, che hanno registrato, lo scorso anno, 8.611 presenze.

«Gli operatori dei Centri d’ascolto – scrive Lucia Foglino, dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse, curatrice del dossier apparso su Caritas Notizie (CN) della Caritas diocesana di Genova, marzo 2016 – sono quotidianamente chiamati a fare i conti con bisogni materiali crescenti, nella quantità e nella gravità, che soffocano anche la semplice comprensione degli altri bisogni, altrettanto importanti, ma ritenuti meno vitali».

L’aiuto offerto dai Centri non deve risolversi in un’elemosina ma deve avere come finalità la promozione della dignità delle persone. Ecco perché – scrive la Foglino –, «accanto all’aiuto immediato, si è sentito il bisogno – e il dovere – di “ascoltare”», intuendo che, dietro alle richieste di pronto soccorso, ci sono molti altri bisogni e difficoltà. Spesso il disagio manifestato ha cause remote e profonde.

Le richieste delle persone sono spesso urgenti (l’affitto da pagare, un’utenza scaduta, il frigo vuoto…), «ma non sono il reale bisogno della persona». Spesso il bisogno profondo delle persone (il lavoro perduto o mai avuto, una dipendenza latente, un conflitto familiare, una fragilità psico-relazionale…) emerge dopo molti colloqui. L’esperienza dice che spesso gli utenti dei Centri sono persone portatrici di bisogni molteplici.

A rispondere a questa necessità di ascolto sono, nella diocesi di Genova, 38 Centri d’ascolto vicariali, in cui lavorano oltre 500 volontari. A tutti i volontari sono richiesti competenza e aggiornamento, garantiti da corsi di formazione e da incontri mensili di coordinamento.

Gli operatori si sono resi conto da subito che la parola chiave da attivare nei Centri d’ascolto non è “contributo economico”, bensì “relazione”.

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