Salvini versus Salvini

di: Carlo Di Cicco (a cura)

In fin dei conti alzare l’allarme sugli immigrati come invasori d’Italia che vengono a rubare il lavoro agli italiani è un facile pretesto che libera il governo dall’affrontare con decisione e competenza la grave crisi economica. Lo sostiene il gesuita Gianpaolo Salvini direttore emerito della Civiltà cattolica e attualmente scrittore di questa prestigiosa rivista della Compagnia di Gesù che ha uno stretto legame con il Vaticano e gode di una credibilità e autorevolezza senza eguali.

gianpaolo salvini

Scherza un poco padre Salvini sul suo cognome che coincide con quello del ministro dell’Interno, un dichiarato nemico degli immigrati per combattere i quali moltiplica le promesse di intolleranza che cominciano a sollevare dubbi e perplessità circa l’efficacia del pugno duro che mandi in soffitta addirittura ogni senso di umanità per restare fedeli allo slogan elettoralistico: «Prima gli italiani!». Ma primi in che cosa, se poi si affretta la loro perdita di umanità? Di questi temi non facili, ma bisognosi di essere affrontati con serietà e competenza di gestione ispirate dalla visione umanistica tipica, ad esempio, di papa Francesco, abbiamo parlato con il gesuita che attualmente in Italia ha un cognome che richiama l’uomo forte del governo. Ma il padre gesuita ci tiene a precisare che lui è «Salvini altro».

              – Il costante attacco del ministro Salvini alle ONG impegnate a salvare in mare gli immigrati suscita la sua meraviglia o lo trova coerente con la visione sociale del Mministro dell’Interno leghista?

L’attacco del ministro Matteo Salvini alle ONG impegnate a salvare gli immigrati in mare mi pare corrisponda alle dichiarazioni ripetutamente fatte dal ministro e dal suo partito circa un netto irrigidimento nei confronti dell’accoglienza dei rifugiati, che vengono sostanzialmente rifiutati. In questo senso è un attacco coerente con la politica della Lega. Il pensiero è certamente quello del ministro e purtroppo non solo si allinea alla politica e al clima dominante in molti Stati europei, ma contribuisce a crearlo. Purtroppo sono molti coloro che vedono l’immigrazione sostanzialmente come una minaccia, da cui difendersi, non come un’opportunità. Con rammarico occorre prendere atto che è anche una delle paure più diffuse attualmente in Europa e in Italia, a cui la Lega dà ampia voce.

                – Lei pensa che l’avversione e la paura verso i migranti sia il vero obiettivo del ministro Salvini o è un modo per non affrontare i gravi problemi economici e sociali che rimangono senza risposta?

Una mia impressione è che in questo momento in Italia si parli tanto di migranti (o meglio contro i migranti) anche per evitare i discorsi economici e sulle riforme promesse e difficilmente realizzabili. Rifiutare i migranti che vogliono arrivare da noi non costa molto dal punto di vista economico e viene incontro a una delle paure realmente diffuse. Non sono in grado di dire se le ONG hanno osservato e osservano tutte le norme nazionali e internazionali già in vigore. Può darsi che in qualche caso si appellino al diritto di soccorrere chi è in grave pericolo di vita, senza badare se tutto viene osservato a puntino. Il ministro dell’Interno probabilmente non accetta delle organizzazioni che sembrano agire al di fuori del suo controllo e delle norme italiane, che tende a interpretare o a modificare in senso restrittivo.

                – L’attacco alle ONG non nasconde forse il fastidio che da tante parti si prova nei confronti del richiamo di Francesco all’accoglienza che per ora non si ha coraggio di criticare apertamente?

Purtroppo la discussione su questo tema è molto passionale e piena di polemiche che impediscono un dialogo pacato e costruttivo. I quattro verbi usati dal papa («accogliere, proteggere, promuovere e integrare») rappresentano un programma cristiano e umano quanto mai saggio e accettabile, oltre che lapidario. Ma il papa ha anche detto di calcolare, prima di accettare i migranti, quanti se ne possono accogliere e ragionevolmente integrare e di regolarsi di conseguenza. Al papa sta a cuore soprattutto il cambio di mentalità che gli sembra indispensabile per creare un clima di accoglienza e di attenzione a questi nuovi poveri, che è parte fondamentale del messaggio cristiano. L’Europa e l’Italia ricca e benestante, tendono invece a chiudersi in un atteggiamento egoistico e con la sindrome della fortezza assediata. La comunità cristiana in Italia si è dimostrata più accogliente delle autorità, soprattutto nel Meridione, come dimostra anche il funzionamento dei «corridoi umanitari» che alcuni organismi cattolici, con l’appoggio della CEI, hanno realizzato. Penso che molte accuse alle ONG nascondano effettivamente una critica neppure tanto velata all’atteggiamento di papa Francesco e di molti settori ecclesiali. Anche molti favorevoli a papa Francesco in fondo tendono in fondo a pensare: «Il papa fa il suo mestiere, ma non risponde al mondo reale».

                – Lei ritiene che la stampa in Italia renda giustizia nelle sue cronache a quanto sta accadendo con i migranti e rifugiati e aiuti a sfatare i luoghi comuni che gli africani vengono a rubare lavoro agli italiani?

Ma da parte di chi è favorevole all’accoglienza bisogna dire che è mancata una valutazione esatta e ponderata delle motivazioni di queste paure diffuse e un programma ragionevole e ordinato di accoglienza, tranne forse nel caso del ministro Minniti, dando l’impressione che si debbano accogliere tutti. Cosa evidentemente impossibile, soprattutto se l’Italia e la Grecia vengono lasciate sole sul fronte più esposto, quello del Mediterraneo. Mi pare sia mancato un vero programma di integrazione. Alla fine si ha l’impressione che si contrappongano frontalmente due partiti: quello di chi vuole accogliere tutti e quello di chi vuole rifiutarli tutti. Ambedue irragionevoli, anche perché il fenomeno della migrazione di massa (inedito in passato nelle dimensioni attuali) è oggi inarrestabile. E in ogni caso gli arrivi in Italia sono già molto diminuiti negli ultimi due anni. Ma non ci si può accontentare solo di questa «consolazione». Sono il cuore, la mentalità che vanno cambiate per fare posto alla giustizia e alla solidarietà. Ed è certamente un compito non solo italiano. È chiaro che i migranti svolgono soprattutto lavori che gli italiani non sono più disposti a svolgere (e quindi di solito non portano via il lavoro agli italiani), e in ogni caso la maggioranza non intende fermarsi in Italia, dove si sbarca soprattutto perché è vicina.

                – La stampa in Italia rende giustizia nelle sue cronache a quanto sta accadendo con i migranti e rifugiati e aiuta a sfatare i luoghi comuni come che sia in atto un’invasione di africani?

La stampa e i media in genere, sono inevitabilmente parziali nel presentare questo tipo di notizie. Così si parla dei migranti in mare perché presentano un quadro più drammatico, con reali pericoli di morte, mentre non si parla di coloro che arrivano attraverso canali più «normali», o per via di terra, o con un visto regolare turistico o come «pellegrini», e «si dimenticano» di ripartire. Questi non «fanno notizia» allo stesso modo. Ci vorrebbe qualche sforzo in più per sfatare l’altra paura tanto diffusa che l’Italia sia sottoposta a una vera e propria invasione dall’Africa. Basterebbe dire la verità agli italiani, ossia che non c’è nessuna invasione, per abbassare tensione e paura.

L’intervista a Gianpaolo Salvini curata da Carlo Di Cicco è ripresa dal sito Tiscali News (15 luglio 2018).

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