Abusi-Italia: la fiducia tradita

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Il tradimento della fiducia
La Chiesa e gli abusi sessuali

13 maggio 2022

“L’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio. […] Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione”.

È questo invito della Lettera a tutto il popolo di Dio (scritta da papa Francesco il 20 agosto 2018), che ci spinge a prendere la parola relativamente al grave problema degli abusi di potere, di coscienza e sessuali.

Lo scandalo emerge come un fatto in se stesso dirompente anche perché investe le coscienze, cattoliche o laiche che siano, in quanto colpite da un’indignazione estrema proprio perché atti commessi da preti.

Il fenomeno va ben al di là della sfera ecclesiale. Le rilevazioni statistiche ci dicono che la maggioranza degli abusi avviene tra le mura domestiche e in ambienti educativi o della pratica sportiva, un dato che, in ogni caso, non ci consente di relativizzare il male presente nella Comunità cristiana.

Siamo di fronte ad un atto che non solo coinvolge la responsabilità del singolo, ma che, per il ruolo proprio del presbitero, intacca la struttura portante della Chiesa quale segno- strumento della salvezza di Dio per l’uomo.

Gravi sono non solo i gesti dei singoli preti coinvolti, quanto la protezione che ne è stata fatta dai vari livelli di responsabilità ecclesiale, provocando una perdita di fiducia strutturale nella Chiesa in sé, per non aver saputo intervenire adeguatamente.

L’accusa comporta una grave sconfessione, non potendo più riconoscere la Chiesa affidabile perché non ha avuto cura nemmeno delle vittime. Perciò, in gioco c’è tutta la portata ed il significato della sua capacità testimoniale.

La cura d’anime implica una dedizione totale rivolta alla salvezza dell’altro, al servizio, al sacrificio, un annichilimento di sé davanti al povero, a coloro che vanno sottratti dalle “potenze del mondo” in nome della libertà del Vangelo.

Gli abusi rovesciano la figura del presbitero, la ricollocano sul piano profano del potere: annunciano un dio che permette tutto alle autorità che lo rappresentano, persino ciò che le leggi qualificano come delitto.

Le cause di un comportamento così devastante dovranno essere indagate a partire dai processi e dagli ambienti di formazione del clero, da valutare in termini antropologici, psicologici, culturali, pedagogici, pastorali.

Ma oggi dopo l’incontro del febbraio 2019 su “La protezioni dei minori nella Chiesa”, rivolto a tutti i presidenti delle Conferenze episcopali e ai superiori degli ordini religiosi, che ha prodotto diversi e specifici interventi legislativi e normativi della Santa Sede, l’iniziativa passa alle singole Conferenze episcopali.

Per questo ci sembrano necessari anche nella nostra Chiesa, in prosecuzione con quanto avviato con le “Linee guida” del 2014, alcuni atti coerenti con la gravità dello scandalo e delle ferite inflitte.

Analogamente ad altre realtà laicali che si sono già espresse e in profonda sintonia con il recente documento delle teologhe e dei teologi italiani, chiediamo anche noi ai Vescovi italiani

  • di promuovere, come già hanno fatto diverse Conferenze episcopali europee, una indagine indipendente (che non attinga cioè a componenti interne al mondo ecclesiale) sugli eventuali abusi nella Chiesa italiana e che porti alla denuncia alle autorità competenti dei reati che emergeranno;
  • di attivare tutte le forme di accompagnamento e sostegno delle vittime accertate (cfr. 5 del Motu proprio “Vos estis lux mundi”);
  • di procedere con tempestività alla riforma dei percorsi di valutazione vocazionale e di formazione nei seminari con particolare attenzione alla struttura della personalità e alla formazione umana;
  • di mantenere uno sguardo di misericordia e vicinanza nei confronti di coloro che sono coinvolti nei procedimenti

Rete dei Viandanti – Hanno aderito: Associazione “Amici di don Germano” – Venezia; Associazione/Rivista “Esodo” – Venezia; Associazione “Il granello di senape” – Pistoia; Casa della solidarietà – Quarrata (PT); Chicco di senape – Torino; Città di Dio – Associazione ecumenica di cultura religiosa – Invorio (NO); Comunità del Cenacolo – Merano (BZ); Comunità ecclesiale di sant’Angelo – Milano Finesettimana – Verbania (VB); Gruppo Davide – Parma; Gruppo ecumenico donne – Verbania (VB); Gruppo per il pluralismo e il dialogo – Colognola ai colli (VR); Il filo – Gruppo laico di ispirazione cristiana – Napoli Itinerari e Incontri – Fonte Avellana (PU); Manifesto 4 ottobre – Brindisi; Oggi la Parola – Camaldoli (AR); Rivista “il foglio” – Torino; Rivista “Il Gallo” – Genova; Rivista “il tetto” – Napoli; Rivista “in dialogo” – Quarrata (PT); Rivista “Koinonia” – Pistoia; Rivista “l’altrapagina” – Città di Castello (PG); Rivista “Notam” (online) – Milano; Rivista “Quaderni Biblioteca Balestrieri” – Ispica (RG); Rivista “Tempi di Fraternità” – Torino; Romanintornoallaparola – Roma.

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