Abusi nella Chiesa: Aquisgrana e Colonia

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Le diocesi tedesche di Aquisgrana e Colonia hanno affidato un’indagine esterna sugli abusi e sulla loro gestione al medesimo studio legale di Monaco, la Kanzlei Westpfahl Spilker Wastl. A rapporto redatto sono seguiti due esiti diversi e contrastanti.

L’arcivescovo di Colonia, card. Woelki, su valutazione dei legali della diocesi e di ufficiali di curia, ha ritenuto professionalmente inadeguato il rapporto dello studio legale bavarese – con la conseguente decisione di non pubblicarlo e di secretarlo nella sua interezza.

La vicenda ha fatto nascere delle tensioni all’interno del Comitato di consulenza delle vittime della diocesi, che deve essere coinvolto nelle decisioni legate agli abusi nella Chiesa locale – culminate, prima, con le dimissioni del portavoce del Comitato (e una serie di accuse al suo interno) e, poi, con le dimissioni ulteriori del vice che era stato chiamato a sostituirlo.

In un rimpallo tra curia diocesana e Comitato delle vittime è emerso, in ogni caso, una mancanza di trasparenza (quantomeno procedurale) da parte della prima e un sentimento di marginalità di fatto da parte del secondo. Non potendo esprimere alcuna valutazione sulla pertinenza o meno della decisione di Woelki di non pubblicare il rapporto, in quanto questo giace oramai nell’archivio segreto della diocesi, rimane comunque un passaggio che indebolisce la credibilità della Chiesa di Colonia nel suo impegno a fare luce sulle responsabilità del personale di curia in merito alla gestione dei casi di abuso che vi sono stati nel passato.

Diversa la scelta compiuta ad Aquisgrana da mons. H. Dieser: il rapporto è stato reso noto e il vescovo, insieme al vicario generale A. Frick e alla signora M. Onorato-Simonis, direttrice del personale della diocesi, lo hanno presentato nei suoi punti di maggiore rilievo e più delicati rispetto al recente passato della diocesi.

In esso emergono responsabilità pesanti del vertice precedente a guida della Chiesa cattolica di Aquisgrana: il vescovo emerito H. Mussinghof e il suo vicario generale M. von Holtum – dalla raccolta degli atti e della documentazione disponibile emerge, infatti, un loro comportamento più preoccupato di proteggere gli abusatori che di prendersi cura e farsi carico delle vittime.

I due prelati, già prima della pubblicazione del rapporto, avevano avanzato critiche sostanzialmente similari a quelle addotte a Colonia per giustificare non pubblicazione e secretazione. Il vescovo attuale di Aquisgrana, mons. Dieser, ha pregato i due prelati di non adire alle vie legali contro il rapporto, riconoscendo che rimane un loro diritto, e di contribuire al fondo diocesano per le vittime di abusi sessuali nella Chiesa locale.

Pur non emergendo responsabilità nei confronti del personale di curia a guida della diocesi attualmente, mons. Dieser ha dichiarato che vuole far verificare ulteriormente il suo operato in materia di abusi; annunciando al tempo stesso la creazione del Comitato diocesano di consulenza composto da vittime di abusi e di una Commissione indipendente per la loro gestione.

Due atteggiamenti diversi rispetto a un medesimo incarico affidato allo stesso studio legale esterno, con ricadute di peso per le due Chiese locali. Nessuno può valutare l’inadeguatezza o meno del rapporto concernente quella di Colonia, ed è proprio questa mancanza di trasparenza che va a pesare fortemente sulla credibilità e sulla volontà effettiva di un’elaborazione secondo verità e giustizia degli abusi compiuti nella Chiesa renana.

Forse la scelta dello studio legale è stata sbagliata, ma non la si è ritenuta tale ad Aquisgrana. Forse si è gestito (male) l’incarico in maniera prettamente burocratica. Rimane il fatto che l’impressione destata dalla diocesi di Colonia è quella di essere disponibile a verifiche esterne solo quando queste aggradano il vescovo e gli ufficiali di curia attuali. Il fatto che potrebbero esserci giuste ragioni per la decisione presa non dissipa questa nube spessa che è calata sull’impegno della Chiesa di Colonia in materia di abusi.

Una pubblicazione, anche solo parziale, del rapporto con una corrispondente elucidazione pubblica delle sue mancanze sarebbe stata molto più opportuna che la secretazione, e anche doverosa.

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