Bologna: la “decennale” e le sue tappe

di: Enzo Brena

Domenica 13 novembre si è celebrata nella cattedrale di Bologna la conclusione dell’Anno del giubileo straordinario della Misericordia e, contemporaneamente, si è inaugurato l’anno del Congresso eucaristico diocesano. Nella tradizione ecclesiale bolognese, il congresso eucaristico diocesano si celebra ogni dieci anni. La “decennale eucaristica” assume la fisionomia di una missione popolare che, attraverso varie iniziative, contribuisce a evangelizzare e ravvivare il senso della fede nel dono dell’Eucaristia, affinché diventi criterio centrale nella vita dei credenti.

Concludendo l’Anno santo straordinario della misericordia, il vescovo Matteo Maria Zuppi ha spontaneamente commentato: termina l’anno giubilare, ma non l’urgenza della misericordia. Una certezza che si è rafforzata durante quest’anno, grazie ai tanti interventi del pontefice e alle iniziative che hanno segnato la vita della Chiesa universale e italiana, per rimettere il cuore stesso di Dio al centro della vita di persone e comunità. La necessaria riforma della strutture, che esige una vera conversione pastorale, è da intendere nel senso che tutte le nostre strutture diventino più missionarie. La vocazione e il carisma, ricorda papa Francesco, sono in ordine alla vita dell’uomo e quindi all’evangelizzazione più che all’autopreservazione (cfr. EG 27).

Il lavoro in quattro tappe

L’iniziativa, che occuperà la diocesi per un anno intero, sarà divisa in quattro tappe. La prima tappa, interesse centrale dei primi due mesi, mette al centro la Parola di Dio, incontrata e accolta con il metodo della Lectio divina. È uno strumento di grande valore che ha segnato la storia e la tradizione della Chiesa e meriterebbe di avere maggior diffusione e pratica nel popolo di Dio.

La seconda tappa propone il compito di un’analisi sulla situazione locale in cui vivono le comunità cristiane, con particolare attenzione alle attese degli uomini d’oggi. L’Evangelii Gaudium invita a pensare, a organizzare le strutture e le attività ecclesiali a partire da chi non incontriamo, da chi ha fame di senso per la sua vita e non sa dove andare. Siamo chiamati a combattere anche i nostri timori nella certezza che l’azione dello Spirito Santo è già presente in ogni persona, in ogni uomo e donna che cerca qualcuno che si prenda cura della sua fame di vita. Se ci mettiamo nella prospettiva di chi è in “periferia” rispetto alla comunità cristiana, è bene che ci chiediamo: che cosa è opportuno cambiare e che scelte missionarie possiamo pensare per favorire la crescita e il rinnovamento di persone e comunità?

La terza tappa del Congresso eucaristico diocesano invita a mettere al centro dell’attenzione la qualità delle nostre celebrazioni. Verificare la qualità liturgica delle celebrazioni affinché siano davvero occasioni di vita e luogo in cui è protagonista la gioia di accogliere il dono di Dio per condividerlo con tutti. Sono tante le attenzioni da porre per una salutare verifica. Certamente non esiste un metro per controllare la qualità liturgica delle eucaristie celebrate nelle nostre parrocchie, ma essa si può cogliere osservandone i frutti: la crescita nel dono di sé, la testimonianza gioiosa, l’annuncio della speranza e la carità fraterna.

La quarta tappa chiama il popolo di Dio a prendere coscienza della propria identità missionaria. Gesù dice ai suoi discepoli «voi stessi date loro da mangiare» e definisce i soggetti della missione. Siamo noi: invitati da Gesù a nutrirci di Lui e inviati a condividere Lui con tutti i fratelli. La missione deve vedere il cristiano (e il consacrato) salutarmente “curioso”, pronto a osservare la realtà in cui si trova e valorizzarla al massimo. Ci sono tantissimi doni nella personalità, nella professionalità, nella umanità essenziale di ogni uomo e donna. Così come ci sono tante situazioni di malessere, tensioni e sofferenze. Da lì, come nella parabola, bisogna partire. È necessario riconoscere e rendere disponibile il patrimonio di umanità e di talenti che ognuno ha ricevuto da Dio per il bene di tutti. Perché se non ci fa più prossimi e più responsabili gli uni degli altri, che eucaristia abbiamo celebrato?

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