Cambiamenti e speranze

di: Giovanni Giavini

Con un gruppo di preti ordinati a Milano nell’ormai lontano 1955 sono impegnato a riflettere sui cambiamenti profondi che abbiamo vissuto e sofferto; ma anche con quali forze abbiamo ottenuto qualche frutto e a quali speranze potremmo invitare confratelli e amici per un prossimo futuro. Di qui la serie di pensieri che seguono, come stimolo ad una verifica e a una ricerca.

  1. Circa il cambiamento epocale: siamo vissuti in un’epoca con valori solidi e non negoziabili, del tipo Dio-patria-famiglia-papa (papa, cioè religione e Chiesa). La religione/religiosità era un po’ (o tanto) disincarnata, lontana dalla realtà umana, almeno teoricamente, in pratica molto meno: anche moltissimi preti, infatti, erano impegnati dentro le realtà sociali, sia pure in modo variegato e pagando anche di persona e con la vita.
  2. Siamo vissuti in una Chiesa troppo di clero, davvero post-tridentina sotto questo aspetto, col predominio della morale sulla fede (pesantemente della morale e “purità” sessuale con i suoi innumerevoli peccati – non dabatur parvitas materiae! – e corsa angosciante a confessarsi per la paura del “Dio ti vede” e dell’inferno), col predominio di dogmi, leggi, precetti e sacramenti, di riti (molti quelli funebri), di pratiche (!) di pietà, di devozioni… tutto, appunto, centralizzato sul clero (il proprio sacerdote) e “sacro”.
    Fede in Cristo e carità quale posto avevano? Qualche mio collega teologo criticava parecchio la formazione seminaristica prevalente un po’ dappertutto: più che sulla “grazia” e sulla purità di cuore si insisteva sulle virtù etiche, in special misura sulla pur preziosa castità (detta: virtù angelico-mariana). Ovvie le conseguenze pastorali e di educazione nostra e della gente.
  3. Oggi – periodo storico culturale post-cartesiano e illuminista – predomina l’“io”, l’“uomo”, magari secolarizzato, cioè senza valori trascendenti, sacri e non negoziabili. Dopo rivoluzionarie scoperte scientifiche e dopo tanti tragici mali (shoàh, gulag, terremoti, violenze su deboli e miserabili…), come “io” posso credere ancora in Dio, diventato quasi ipotesi inutile? La patria: che cosa è diventata? La famiglia: regge ancora, ma sotto quali colpi! Papa e Chiesa: sì, ma quanti cambiamenti di superficie e profondi, pur benefici e benedetti: basta pensare al concilio. E gli scandali anche dentro l’alto e il basso clero?…
    Dunque? Cambiamo, anzi abbandoniamo tutto il “sacro” passato?… La crisi dunque della fede tradizionale con le sue conseguenze; crisi solo della fede tradizionale o anche di quella fondamentale nel Cristo incarnato e pasquale? Che se anche questa fosse in crisi, non sapremmo più comunicare la “gioiosa notizia” della speranza al mondo.
  4. Recuperando aspetti importanti della Chiesa dei primi secoli, siamo passati ad una Chiesa più attenta alla ricchezza dinamica e pluralista della parola biblica di Dio, alla storia e al suo divenire, più conciliare-sinodale, con maggior valorizzazione del vescovo locale e dei laici; il sacerdote è più presbitero-pastore-presidente, anche nella liturgia, in un popolo tutto sacerdotale-profetico-regale-filiale; egli appartiene a un presbiterio locale ma anche universale, prete del Signore della Chiesa prima che della Chiesa soprattutto locale- parrocchiale.
  5. Cammino ormai in atto, da continuare, anche alla luce della bimillenaria storia della Chiesa e del presbiterato. Sarà recuperabile così la fede, almeno quella fondamentale nella “grazia” del Signore crocifisso e risorto e nell’Evangelo del suo Spirito? Lo speriamo.
  6. Quali attività sono sembrate più valide a me personalmente ma non solo: la formazione biblica (mia innanzitutto) poi di chierici e laici in varie occasioni e sedi e per tanti anni. Frutti? Dopo il periodo col card. Martini c’è, a parte un notevole ascolto del papa, il trionfo dei messaggini, compresi quelli più o meno mariani. Mi sembra così a Milano, ma forse anche altrove. In parallelo un certo trionfo del vecchio liturgismo ritualistico e cerimoniale, accanto a discutibili risvegli di pietà popolare (che pure mantiene i suoi valori).
  7. Quali eventi vedo oggi molto interessanti e promettenti: l’impegno caritativo della Chiesa, davvero imponente, benché migliorabile, a cominciare dal Vaticano; il papa della Evangelii gaudium; il cammino religioso dell’Africa, dei cristiani nei territori islamici, della Cina (130 e più milioni di Bibbie in cinese!), della Russia (800 monasteri rinati quasi dal nulla!); il dialogo ecumenico tra Chiese, più di quello interreligioso; il diaconato permanente (migliorabile per vari aspetti : a volte quei diaconi sembrano solo… chierichettoni per pontificali ancora pesantemente levitico-clericali), anche probabile riserva di preti futuri celibi o uxorati: cf. le richieste dei vescovi dell’America Latina, e non solo, per un duplice clero a servizio delle comunità e soprattutto dell’eucaristia domenicale, con duplice e appropriata formazione umana, spirituale e teologica.
  8. Domanda: che cosa può suggerire l’evoluzione in atto di idee e prassi? Per esempio, quella circa sessualità, matrimonio e famiglia; quella circa la donna (a che cosa è ridotta in tanti ambienti? E quale sarà il suo ruolo nella Chiesa, a parte quello che ha già? Diaconato, presbiterato?…).
  9. Dagli altri confratelli mi aspetterei riflessioni sull’oratorio, sulla scuola, sulla stessa parrocchia ecc. E che dire della gioventù odierna: sarà una speranza per il prossimo futuro? A volte lo si afferma: è solo uno slogan o c’è del vero? Se non altro il giovane è più disposto a cambiamenti che non noi anziani. Problema ovvio: a quali cambiamenti?
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Un commento

  1. Un gruppo di preti milanesi 29 settembre 2017

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