Il cammino sinodale della Chiesa tedesca

di: Antonio Dall'Osto

Percorso sinodale

La Chiesa cattolica tedesca si è messa decisamente in cammino per percorrere il Synodaler Weg, il percorso sinodale, auspicato in occasione dell’assemblea plenaria tenuta a Lingen dall’11 al 14 marzo 2019, e ora incoraggiato da papa Francesco con la lettera inviata il 29 giugno scorso con l’invito a «camminare insieme, mossi dallo Spirito».

A conclusione dell’assemblea di Lingen, il card. Reinhard Marx in una conferenza stampa aveva dichiarato: gli scossoni richiedono procedure speciali. Lo studio effettuato sugli abusi e la successiva richiesta da parte di molti di riforme dimostrano che la Chiesa in Germania si trova a una svolta. La fede può crescere e approfondirsi soltanto quando si è liberi da blocchi intellettuali, quando si affronta un dialogo libero e aperto e si sviluppa la capacità di assumere nuove posizioni e percorrere nuove strade.

Per questa ragione a Lingen è stato deciso di intraprendere un nuovo cammino, nella convinzione che la Chiesa ha bisogno di «un percorso sinodale vincolante che consenta un dibattito strutturato e si svolga in un arco di tempo stabilito, insieme al Comitato centrale dei cattolici tedeschi. Creeremo dei format – ha affermato il cardinale – per favorire dibattiti aperti che ci impegnino in procedure che consentano la partecipazione responsabile delle donne e degli uomini delle nostre diocesi. Vogliamo essere una Chiesa che ascolta».

Il card. Marx ha spiegato, inoltre, i temi che avranno un ruolo particolare nel cammino sinodale:

  • Conosciamo dei casi di abuso di potere clericale. Ciò tradisce la fiducia delle persone che sono alla ricerca di sostegno e di orientamento religioso. Nel cammino sinodale dovrà essere chiarito cosa fare per raggiungere il necessario ridimensionamento del potere e costruire un ordine più giusto e giuridicamente vincolante. Fa parte di ciò anche la creazione di tribunali amministrativi.
  • Sappiamo che lo stile di vita dei vescovi e dei preti richiede dei cambiamenti, per poter mostrare la libertà interiore che deriva dalla fede e il suo orientamento verso l’esempio offerto da Gesù Cristo. Apprezziamo il celibato come espressione dell’adesione religiosa a Dio. Quanto esso appartenga alla testimonianza del prete nella nostra Chiesa, lo indagheremo.
  • La morale sessuale della Chiesa non ha ancora recepito le conoscenze decisive della teologia e delle scienze umane. Il significato personale della sessualità non gode ancora di una sufficiente attenzione. Ne deriva che l’annuncio morale non offre un orientamento alla grande maggioranza dei battezzati. La morale sessuale è messa come in una nicchia. Avvertiamo quanto spesso non siamo in grado di rispondere ai problemi relativi agli attuali comportamenti sessuali.

Il card. Marx ha quindi aggiunto: quest’anno creeremo degli ambiti  appropriati per spiegare il nuovo orientamento e il cambiamento in preparazione al processo sinodale. Essi comprendono dei Forum concordati e dedicati in particolare a tre punti: Il Forum Potere, partecipazione, divisione dei poteri di cui sarà responsabile il vescovo Karl-Heinz Wieseman (Speyer), il Forum Morale sessuale guidato dal vescovo Georg Bätzing (Limburg) e il Forum Stile di vita sacerdotale affidato al vescovo Felix Glenn (Münster). A questi tre Forum, dopo la decisione del Consiglio permanente del 5 giugno 2019 e della conferenza comune con il comitato centrale dei cattolici tedeschi 5 luglio 2019, è stato aggiunto un quarto sul tema Le donne nei servizi e ministeri della Chiesa, sotto la responsabilità di mons. Franz-Joseph Bode, di Osnabrück.

La lettera di papa Francesco

A sostenere e a incoraggiare il cammino sinodale è intervenuto anche papa Francesco con una lettera in data 29 giugno 2019 indirizzata al «pellegrinante popolo di Dio in Germania» in cui esprime il suo apprezzamento per la Chiesa tedesca, ma anche la sua preoccupazione per la situazione in cui si trova: «Oggi – scrive – insieme a voi, noto dolorosamente la crescente erosione e il deperimento della fede con tutto ciò che questo comporta non solo a livello spirituale, ma anche a livello sociale e culturale», un declino sfaccettato e «di non facile né rapida soluzione».

La lettera si sofferma sul significato della sinodalità, sottolineandone la «doppia prospettiva», nel senso che si realizza prima di tutto «dal basso verso l’alto» e, solo dopo, «dall’alto verso il basso». La vita quotidiana e la vita concreta nei vari luoghi hanno quindi la priorità.

Percorso sinodaleE aggiunge che, per percorrere il cammino sinodale, ci vuole soprattutto coraggio e che bisogna anche evitare alcune tentazioni.

Una di queste «è credere che la migliore risposta ai molti problemi e alle carenze esistenti sia quella di riorganizzare le cose, cambiarle e “rimetterle insieme”, per ordinare e rendere più agevole la vita ecclesiale adattandola alla logica attuale o a quella di un particolare gruppo».

Una realtà ecclesiale organizzata – prosegue il papa – non risolve nulla, perché ha bisogno anche del «morso del Vangelo», della sua freschezza. Bisogna quindi procedere con saggezza. La visione razionale dei problemi ha il suo significato, ma essa non è il compimento del «nostro essere fedeli».

Il papa ritorna poi al suo messaggio centrale che è la «conversione pastorale». L’evangelizzazione – afferma – dev’essere il «criterio guida per eccellenza». Di qui la «centralità dello Spirito Santo». «Ogni volta – scrive – che una comunità ecclesiale ha cercato di uscire dai suoi problemi da sola, affidandosi soltanto alle proprie forze, metodi e intelligenza, ha finito per moltiplicare e alimentare i mali che voleva superare».

«L’evangelizzazione vissuta in questo modo – sottolinea papa Francesco – non è una tattica di riposizionamento della Chiesa nel mondo di oggi», non è un «ritocco» che adatta la Chiesa allo spirito dei tempi facendole perdere la sua originalità e la sua missione profetica. D’altra parte, l’evangelizzazione non significa «un tentativo di recuperare abitudini e pratiche che hanno senso in altri contesti culturali»: un doppio rifiuto di chi cerca la salvezza attraverso l’adattamento o il tradizionalismo.

Una tabella di marcia

Il segnale di partenza per i colloqui riguardanti la riforma dovrebbe coincidere con l’inizio del prossimo Avvento. Il primo grande incontro è previsto per la primavera 2020. Necessaria per questo, tuttavia, è l’approvazione finale dei vescovi e dei laici; questo passo dovrebbe avvenire durante le prossime riunioni autunnali dei due organismi dei vescovi e dei laici.

Intanto i primi tre Forum hanno già iniziato a lavorare. Lo scopo è di fornire i primi risultati intermedi nell’autunno di quest’anno per predisporre «il cammino sinodale». Questo cammino – ha spiegato il card. Marx – non riguarda solo l’unità dei vescovi, ma anche quella del popolo di Dio. È importante raggiungere «la concordia, non l’unanimità».

E la vita consacrata?

Nella lettera alla Chiesa tedesca, papa Francesco ha espresso la sua preoccupazione per la «crescente erosione e il deperimento della fede con tutto ciò che questo comporta»…

Da questa preoccupazione non è certamente esente la vita consacrata per la profonda crisi che sta attraversando. La statistiche pubblicate nella rivista Ordens Korrespondenz – della Conferenza dei superiori/e maggiori di Germania (quaderno 2, 2019) – sono impietose.

Istituti e ordini femminili

Lo stato dei membri degli istituti femminili al 31 dicembre 2018 dava i seguenti dati: 308 generalati, province, regioni, abbazie e monasteri autonomi. Al loro ambito giuridico appartengono, a quella data, 17.257 religiose professe, di cui 14.257 in Germania (l’anno prima, 15.038) e circa 3.000 all’estero. Il numero delle professe nel Paese è sceso pertanto di 781 unità. Negli ultimi 20 anni il numero delle religiose è passato da 33.699 nel 1998 a 14.257, vale a dire si è praticamente più che dimezzato.

In patria, 1.072 professe appartengono agli ordini contemplativi e 13.185 alle comunità di vita attiva. Attualmente, all’interno del Paese, le case delle religiose, compresi i monasteri, sono 1.226 (all’estero 423).

Delle 14.257 religiose in Germania, 9.999 hanno superato i 75 anni, mentre 4.258 sono in età inferiore. Di queste 4.258, 1.604 sono tra i 50 e i 65 anni, 1.918 tra i 66 e i 75.

Negli ordini contemplativi, il 59% dei membri hanno superato i 65 anni; tra le suore di vita attiva la percentuale è dell’85%.

Anche il numero delle novizie è leggermente sceso a 58 (l’anno prima, 61). Di queste, 36 sono entrate in un istituto di vita attiva e 22 in una comunità contemplativa.

Le suore degli istituti di vita attiva costituiscono il 92% del numero totale delle religiose; quelle di vita contemplativa, l’8%: ad esse tuttavia fanno capo il 38% delle novizie. All’estero si contano altre 165 novizie, per cui il numero totale, riferito alle comunità tedesche sale a 223.

Percorso sinodale

Religiosi negli istituti clericali

I membri degli istituti clericali, al 31 dicembre 2018, erano così composti: 93 province, abbazie, priorati e regioni di 49 diversi istituti e congregazioni. Alla medesima data facevano parte del loro ambito giurisdizionale 4.253 religiosi professi (l’anno precedente, 4.374), di cui 3.511 in Germania (l’anno precedente, 3.642) e 742 all’estero (nell’anno precedente 732).

Attualmente ci sono in Germania 368 case e comunità di religiosi sacerdoti (nell’anno precedente 385). Singolarmente presi, al primo posto si collocano di gran lunga i benedettini: in 30 case, 25 abbazie e priorati giuridicamente autonomi vivono 598 membri (l’anno precedente, 616) Padri e Fratelli che seguono la Regola di s. Benedetto. Al secondo posto, segue la famiglia francescana con 512 membri distribuiti in 77 case di francescani (290), cappuccini (109), minori (107) e gli appartenenti a un Commissariato dei francescani regolari del terz’ordine (6).

Numericamente, alle comunità dei benedettini e francescani seguono i gesuiti (274), i missionari di Steyl (231), i salesiani di don Bosco (227) e i pallottini (182). Dei 489 professi di provenienza straniera solo il 61% proviene dall’Europa, il 27% dall’area asiatica.

Il numero dei membri impegnati nello studio della teologia (chierici/scolastici) scende a 81 (l’anno precedente, 94). Nel 2018, in Germania, 12 hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale. Il 54% dei membri degli istituti clericali è oltre i 65 anni e solo un quinto sotto i 50. Nel giro di 40 anni il numero dei religiosi sacerdoti è passato da 8.444 nel 1978, a 3.511 nel 2018. Al 31 dicembre 2018 c’erano 35 novizi nei noviziati degli istituti clericali (nel 2017: 43; nel 2008, 96; nel 1998, 68). Nel numero sono compresi anche i novizi del secondo anno di noviziato.

I religiosi fratelli

Il gruppo dei religiosi Fratelli comprende 11 ordini e congregazioni – insieme 11 province e regioni. 157 religiosi professi sono in Germania (l’anno precedente, 162) e altri 48 all’estero (l’anno precedente 66). Dei 157 religiosi fratelli in Germania, distribuiti in 32 case religiose, 14 sono sacerdoti e altri 8 diaconi permanenti. Nel 2018 un membro di una congregazione di fratelli ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale. Dei 20 professi di origine straniera, 14 provengono dall’Europa e 5 dall’Asia. Nel 2018 gli istituti di fratelli hanno avuto due novizi (nel 2017,1; nel 2016, 2) 6 sono deceduti. Nel 2018 ci sono stati anche quattro abbandoni.

Resta da chiedersi in che modo la vita consacrata potrà ora contribuire al cammino sinodale dell’intera Chiesa tedesca. È un discorso che, da quanto ci risulta, non è stato ancora affrontato. È certo tuttavia che la vita consacrata non potrà rimanere ai margini di questo cammino ma dovrà muoversi assieme a tutta la Chiesa e al popolo di Dio di cui è parte viva. Solo in questo contesto potrà, infatti, trovare la risposta ai suoi problemi e l’aiuto e le energie necessarie per continuare a vivere il ruolo che le compete.

 

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Un commento

  1. Giuliano Minelli 20 luglio 2019
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