Cattolici tedeschi: invito a cercare la pace

di: Antonio Dall'Osto
Duomo di Munster

Münster, sede del 101° Katholikentag

Il 101° Katholikentag – la grande assemblea dei cattolici tedeschi – svoltosi dal 9 al 13 maggio nell’accogliente e ospitale città di Münster, in Renania settentrionale Vestfalia, ha mostrato il volto di una Chiesa che non intende rimanere «a bordo campo», ma desiderosa di «accettare le sfide di questa nostra epoca». Lo dimostrano anche la straordinaria partecipazione con cui è stato seguito, la vivacità e molteplicità delle manifestazioni messe in atto (più di 1000), l’affollamento dei numerosi Forum in cui sono stati affrontati anche temi «scomodi», l’ampiezza di visione e gli impulsi impressi.

I commentatori sono stati unanimi nel definirlo «ein großer und starker Katholikentag» («un grande e vigoroso Katholikentag»). A cominciare dai numeri, anche se da soli bastano a misurare un successo: 75.000 i partecipanti, di cui 20.000 giornalieri, 2.000 assistenti, 2.800 volontari. Si sono radunati per l’evento 127 vescovi e 9 sono stati i politici presenti tra cui la cancelliera Angela Merkel, e Walter Steinmeier, presidente della Repubblica federale tedesca. Inoltre, l’allestimento di numerose altre iniziative, tra cui 60 concerti e 4 musei.

«Cerca la pace»

Il Katholikentag aveva come tema «Cerca la pace». Papa Francesco ha inviato un suo messaggio inaugurale in cui, ricollegandosi a questo motto, ha scritto: «[La ricerca della pace] è un imperativo e una calorosa richiesta di aiuto. Attualmente non vi è alcun problema più importante nel dibattito pubblico sulla religione del problema del fanatismo e della violenza… La mia grande preoccupazione è per il popolo, specialmente i bambini e i giovani che sono costretti a fuggire a causa della guerra e della violenza nel loro Paese per salvare le loro vite. Bussano alla nostra porta con la richiesta di aiuto e accoglienza. Vi auguro che il Katholikentag sia una grande festa di fede e un segno visibile di pace».

E il card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza a episcopale tedesca, aprendo i lavori ha posto subito al cuore delle giornate l’interrogativo: «Noi come Chiesa, quale contributo possiamo dare alla pace? Questa deve essere la domanda del futuro».

L’assemblea ha affrontato il problema, stimolata anche dalla presenza di alcune personalità politiche di primo piano, dicendo un chiaro no all’attuale politica degli Stati Uniti; un no altrettanto chiaro anche alle aggressioni contro gli ebrei, e alle denigrazioni e agli attacchi contro i musulmani.

Un momento centrale è stata la giornata straordinaria di studio «Credere oggi – il contributo della chiesa cattolica alla coesione della società». Oltre 300 persone hanno seguito il discorso che riprendeva il tema di un dialogo avviato nel 2011 e completato nel 2015, sulla presenza della Chiesa in Germania.

Una prova di tolleranza, è stata data invitando anche il populista Volker Münz, rappresentante del partito Alternative für Deutschland (AfD) – un partito euroscettico, politicamente di destra estrema. Münz ha parlato del rapporto tra Chiesa e Stato suscitando proteste e interruzioni e solo dopo un intervento della polizia la riunione ha potuto riprendere. Ma gli organizzatori del Katholikentag hanno difeso l’invito, per offrire a tutti l’opportunità di parlare ed essere ascoltati.

La comunione al coniuge protestante

Il desiderio di pace ha avuto però dei riflessi anche sulle difficoltà che i vescovi avvertono attualmente tra loro, soprattutto riguardo al problema della comunione ai partner protestanti nei matrimoni misti. Le obiezioni in contrario provengono soprattutto da un gruppo minoritario di vescovi, con a capo il cardinale di Colonia, Rainer Woelki e il vescovo di Regensburg, Rudolf Voderholzer.

Il problema ha aleggiato su tutto il Katholikentag, dove si è palesato che non esiste ancora una concordia. Come è noto, papa Francesco, dopo l’incontro del 3 maggio scorso a Roma presso la sede della Congregazione per la dottrina della fede ha rinviato ai vescovi tedeschi il compito di trovare il consenso. Ma le divergenze permangono, come si è avvertito a Münster. Non per nulla il card. Marx ha invitato la Chiesa all’unità, a impegnarsi a percorrere «il giusto cammino» e a mostrare con chiarezza «che siamo uniti» e che «anche noi vescovi dobbiamo impegnarci affinché questo avvenga». Il card. Woelki, da parte sua, ha sentito il bisogno di chiarire la sua posizione e ha invitato tutti ad uscire dalla «logica delle accuse e del sospetto».

Proseguire il cammino ecumenico

Nel contesto del discorso sulla pace, un posto di notevole rilievo ha assunto l’aspetto ecumenico. «L’ecumenismo in Germania, è stato detto, deve continuare . A questo impegno dobbiamo lavorare insieme». A sottolineare questa volontà sono stati, in particolare, il card. Marx e il vescovo luterano Heinrich Bedford- Stroh, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania.

Il punto di riferimento è stata la celebrazione condivisa dei 500 anni della Riforma dell’ottobre 2017. Il card. Marx ha rinnovato il suo apprezzamento per quella celebrazione comune e ha affermato che ora non bisogna fermarsi a quell’evento, ma occorre continuare il dialogo intrapreso e la collaborazione tra le Chiese cristiane. «Ciò, ha sottolineato, riguarda il futuro del nostro Paese».

Sia il cardinale Marx sia il vescovo Bedford-Strohm hanno rivolto un appello ai partecipanti a vivere «l’amicizia» nella vita di tutti i giorni. L’amicizia ecumenica nello scambio quotidiano è tanto importante quanto quello amichevole nella società. Il cardinale Marx ha citato Aristotele: «Senza amicizia, non c’è comprensione». «Il fattore amicizia non è solo importante, ma ha anche bisogno di una cultura dell’ascolto e di uno sforzo per comprendere l’altro. Per questo l’amicizia costituisce anche un elemento essenziale nello scambio ecumenico». E ha aggiunto: «Dobbiamo avere una passione per l’ecumenismo. La nostra costante domanda è: come possiamo superare la divisione? Ecco perché è necessario continuare su questa strada».

Il vescovo Bedford-Strohm, da parte sua, ha ricordato l’impegno ecumenico di papa Francesco, il quale nell’anno della commemorazione della Riforma ha inviato forti segnali di comunione. «Gli impulsi che egli imprime costituiscono una grande opportunità per l’ecumenismo. È decisivo che la vicinanza, che esiste da tempo in molte comunità, sia stata approfondita nel 2017, non senza conseguenze». Strohm si è detto convinto che è maturo il tempo per trarre le conclusioni dalle discussioni teologiche. «Noi esperimentiamo insieme che Cristo è presente, questa è la base decisiva per il futuro», ha concluso.

Le sfide della Chiesa

Il presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) Thomas Sternberg, parlando delle sfide a cui la Chiesa partecipa attivamente ha sottolineato che ciò comprende il contatto con i richiedenti asilo, i cambiamenti climatici, la situazione delle giovani famiglie e le questioni non meno importanti circa la vita e la bioetica. «Stiamo affrontando queste sfide – ha sottolineato – in un mondo diventato più veloce, più globale e più digitale. Come cristiani siamo chiamati a trovare soluzioni che siano sostenibili, solidali e giuste».

Sternberg ha esortato a far crescere il dialogo tra le religioni. E ha sottolineato che «le religioni vissute rettamente non sono causa delle guerre, ma motore della pace Inoltre ha invocato l’affermarsi di una comunicazione aperta rispettosa non solo nella società tedesca, ma nel mondo intero. La nostra chiesa, ha proseguito, cerca la pace, nel piccolo e nel grande». E ha concluso: il papa vuole una Chiesa sinodale. Tuttavia le donne «non sono sufficientemente valorizzate». È una cosa che «non deve rimanere così».

Sul tema delle donne è intervenuto anche Stefan Vesper, segretario generale del Comitato centrale dei cattolici tedeschi. In un’intervista a Domradio, della diocesi di Colonia, ha parlato anche del diaconato. Ma il tema non è stato poi ripreso.

Una valutazione

Il successo del Katholikentag, ha affermato al termine delle giornate di Münster Volker Resing, caporedattore della rivista Herder Korrespondenz, non è caduto dal cielo, non è venuto per caso. «Due sono le ragioni determinanti. Primo, i Katholikentag in silenzio e poco alla volta sono cambiati. Si sono aperti, hanno ampliate le proposte, senza rinnegare la loro tradizione politica-ecclesiale.

Da un lato, ormai da diverso tempo, il «Katholikentag dal basso» è storia. Temi come l’omosessualità nella Chiesa o le questioni di genere sono stati da lungo tempo recepiti. Dall’altro, anche le comunità spirituali o i «Nightfever» fanno parte del Katholikentag. Più ancora, non solo nelle cosiddette periferie, ma anche nel centro Il Katholikentag, ha preparato con tranquillità una grande tribuna anche per i cattolici-normali che non intendono occuparsi delle riforme della Chiesa, senza tuttavia rifiutarle del tutto. In questo modo vengono tenuti presenti gli attuali problemi ecumenici controversi.

La seconda ragione del successo sta nella collaborazione tra il Comitato dei cattolici e il vescovo del luogo, mons. Felix Genn. Senza la sistematica propaganda e l’impegno di divulgazione profuso dalla diocesi non sarebbero venuti tanti partecipanti permanenti (ben 24.000) dalla sola regione.

Un’origine lontana

I Katholikentag intendono essere un’arena di discussione tra Chiesa e Stato su problemi religiosi e sociali. Sono organizzati dai laici, in particolare dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi, di cui attualmente è presidente Thomas Sternberg, con sede a Bonn.

La loro origine risale al lontano 1848, anno in cui si tenne a Mainz la prima «Generalversammlung des katholischen Vereins Deutschlands» (Congresso generale dell’associazione cattolica della Germania). Le assemblee si svilupparono poi durante il cosiddetto Kulturkampf al tempo del cancelliere federale Otto von Bismarck, caratterizzato da numerose repressioni contro la Chiesa cattolica. Per i cattolici queste assemblee divennero il bacino di raccolta della resistenza contro la pretesa di mettere sotto tutela la Chiesa da parte dello Stato.

Durante tutto l’Ottocento conobbero una forte crescita. Continuarono a svilupparsi nel secolo scorso dopo la prima guerra mondiale e durante l’affermarsi del nazionalsocialismo in Germania. Dal 1950 cominciarono a essere celebrati ogni due anni, alternandosi con i Kirchentag degli evangelici.

Il Katholikentag di Münster è stato il 101° della storia. Il prossimo si terrà solo nel 2022 per evitare il sovrapporsi con altre celebrazioni. Nel 2019 infatti avrà luogo a Dortmund il Kirchentag degli evangelici, e nel 2021 il terzo Kirchentag unitario ecumenico, a Francoforte sul Meno. Per l’appuntamento del 2022 non è ancora stata scelta la sede.

Una consegna ai cattolici

Nella cerimonia di chiusura del Katholikentag di Münster, il card. Marx ha lasciato ai cattolici una consegna: «Abbiamo bisogno – ha detto – di testimoni viventi della risurrezione di Gesù, che parlino della fede e vivano la fede. Non abbiamo bisogno di coloro che sono semplici esecutori, freddi tecnocrati, manager del potere, scribi dogmatici. No, abbiamo bisogno di testimoni che sappiano che Dio li sta guidando, nella testimonianza della vita eterna. Il potere della testimonianza deve essere al centro della trasmissione della fede».

Riprendendo poi il motto dell’evento, «Cerca la pace», ha sollecitato il laicato tedesco dicendo: «Noi cristiani sappiamo che l’amore di Cristo crea la pace. Siamo chiamati a proclamare un Dio della pace. Come cristiani inviati in mezzo al mondo, abbiamo l’obbligo di costruire in esso questa pace».

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