Per la Chiesa cilena una cura radicale

di: Jorge Costadoat

Il papa ha scritto una lunga lettera ai cattolici cileni (“Al popolo di Dio pellegrino in Cile”, datata 31 maggio 2018, cf. Settimananews 8 giugno 2018). Essa porta allo scoperto i meccanismi che hanno permesso di perpetrare abusi di varia indole, nei riguardi di diversi tipi di persone e denuncia i modi di occultamento degli errori e dei crimini.

Ma c’è qualcos’altro. Il papa rivolge un appello ai cileni affinché siano protagonisti nella loro Chiesa. Chiede loro di andare anche più lontano di quanto è progettato. Pone le basi di un rinnovamento ecclesiale che può diventare formidabile. Francesco fa appello all’immaginazione. I cileni dovrebbero avere il coraggio di andare anche oltre alcune norme dell’organizzazione della Chiesa? Sì, pare di sì.

Ma la Chiesa cilena è molto abbattuta, sconcertata e con poche forze per reagire. I cattolici cileni si sentono delusi da noi, dall’istituzione ecclesiastica che per anni non li ha presi in considerazione. Questa, a sua volta, dovrà recuperare l’autorità perduta. La convocazione dei vescovi a Roma con il papa li ha prostrati.

L’episcopato cileno è ko e il resto del popolo cristiano estremamente stordito.

Anche così, noi cattolici cileni raccoglieremo la sfida. Ma chiediamo aiuto allo stesso Francesco perché ci sono problemi la cui soluzione non dipende da noi. Sarebbe possibile per la Chiesa cilena, da un giorno all’altro, cominciare a ordinare le donne? Donne sacerdoti? Sono diversi i problemi da risolvere al livello più alto. Se non viene fatto, la Chiesa cilena domani o dopodomani soccomberà.

Le donne

Di certo, il problema numero uno è la partecipazione delle donne. Se non sono incorporate nelle istanze di maggiore responsabilità, dove vengono prese le decisioni, le nuove generazioni si allontaneranno per sempre. Riservare l’esercizio del potere, l’orientamento e la cura della Chiesa solamente ai maschi, per la generazione attuale che crede nella pari dignità dei generi, risulta intollerabile. Né gli uomini né le donne lo sopportano.

Oggi in Cile non si può elogiare la donna, parlare del “genio femminile”, per dire poi che Gesù ha preferito un consiglio di ministri maschile.

La situazione delle donne nella Chiesa è un peccato. Noi faremo tutto il possibile per dar loro una maggiore partecipazione. Ma anche il papa dovrà fare la sua parte. È urgente che approfondisca il problema. Non potrebbe convocare un sinodo sulle donne e di donne?

La formazione dei preti

Il problema numero due sono gli attuali presbiteri. La loro formazione è deplorevole. La prima cosa che fanno i seminari è declassare i giovani (quando sono poveri). Poi, si inocula loro un tipo di teologia estraneo ai segni dei tempi e alla vita concreta della gente. In terzo luogo, si romanizzano. Infine, si sacralizzano.

Una volta terminato il processo di sradicamento della loro umanità, si mandano a predicare il Vangelo. Il Vangelo! Scelta deplorevole. Come fanno i cardinali dei dicasteri romani a non capire che le loro istruzioni per la formazione sacerdotale formano persone sempre più lontane da Gesù?

Queste normative regolano i centri di formazione e le facoltà teologiche facendo dei danni, nell’immediato, agli stessi seminaristi e, successivamente, ai fedeli che, in futuro, dovranno sopportare il loro clericalismo.

Francesco, nella sua ultima lettera, fa riferimento alla necessità di rinnovare gli studi ecclesiastici. È indispensabile che chieda lo stesso ai suoi più stretti collaboratori romani affinché introducano modifiche più incisive nella formazione del clero.

Le Chiese regionali

Infine, Francesco dovrebbe promuovere lo sviluppo autonomo della Chiesa latinoamericana. Solo una Chiesa cattolica policentrica ha futuro. Il centralismo romano impedisce in tutte le parti del mondo che sorgano Chiese regionali con caratteristiche culturali peculiari. La stessa papolatria dei pontefici e del resto dei cattolici ha impedito che ciò potesse verificarsi.

Se si vuole che si attuino i desideri di papa Francesco, espressi nella sua coraggiosa lettera ai cattolici cileni, è essenziale che egli compia uno, due e tre passi indietro e lasci che la Chiesa latinoamericana si organizzi da se stessa. La Chiesa latinoamericana richiede libertà per annunciare il Vangelo secondo i suoi propri codici culturali. Se si vuole che i cileni partecipino da protagonisti alla ricostruzione della loro Chiesa, Francesco dovrebbe riconoscere l’autorità della Chiesa latinoamericana a organizzarsi con maggiore autonomia.

Ciò non garantisce che nasca tra noi una Chiesa meno clericale, europea e romanizzata rispetto a quella che abbiamo. Ma se il papa ci chiede una cosa e poi non ci aiuta a compierla, affretta il nostro fallimento. Rende più acuto l’esautoramento dei nostri vescovi davanti al popolo di Dio e accelera il loro tracollo.

La Chiesa cilena ha bisogno urgente che il papa introduca cambiamenti chiave nella dottrina, nella struttura e nel governo della Chiesa universale. Da sola, per quanto ci si affatichi, affonda. Il mare è troppo agitato.

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