Chiesa e omosessuali: quale accoglienza?

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accoglienza omosessuali

La Chiesa è chiamata ad interrogarsi seriamente sulle modalità spirituali e pastorali con le quali accogliere le persone omosessuali.

Colpisce la conclusione aperta del n. 195 del recente Documento Che cosa è l’uomo della Pontificia Commissione Biblica (PCB) in merito all’omosessualità: «Il contributo delle scienze umane, assieme alla riflessione di teologi e moralisti, sarà indispensabile per un’adeguata esposizione della problematica, solo abbozzata in questo Documento».

Un apporto a più voci sul tema risulta necessario alla luce della missione evangelizzatrice della Chiesa alle donne e agli uomini del nostro tempo. La comunità ecclesiale mentre si ripete l’esigenza di accogliere le persone omosessuali, sa bene, d’altro canto, che questo dovere costituisce naturaliter la sua vocazione. Piuttosto la Chiesa è chiamata ad interrogarsi seriamente sulle modalità spirituali e pastorali di questa accoglienza.

Come la Chiesa può accogliere queste persone?

Il Vangelo è inclusivo

Tentando di praticare senza resistenze un coraggioso e attento discernimento: non soltanto proponendo immediatamente una norma morale – che tenderebbe ad allontanare –, ma presentando la novità del Vangelo che è natura sua inclusivo. Preoccupa in tale direzione il dato riportato da Piotr Zygulski nel suo recente articolo L’accoglienza cristiana, prima di ogni legge: «Negli ultimi sette anni e mezzo dei 1.050 reati a sfondo omofobico ben 10 (1%) sono stati commessi da presbiteri». Proprio da coloro i quali dovrebbero essere esperti del discernimento e dell’accoglienza, provengono in realtà gesti che dicono il retaggio di un pregiudizio più culturale che teologico.

«Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo. Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino», così papa Francesco in Amoris laetitia attraverso il discernimento esorta la Chiesa a favorire la vicinanza all’amore di Dio anche alle storie più complesse al fine di superare la logica della contrapposizione: “si può o non si può”, “dentro o fuori”, “regolare o irregolare”.

Ma il discernimento rimane solo su un piano spirituale-personale? Si limita soltanto a far scoprire la preziosità della vita umana agli occhi di Dio?

Due esempi emblematici

Se viene colto nella sua preziosità, può provocare processi più impegnativi che – vagliando l’immediata presentazione dell’insegnamento ecclesiale – conducono a formulare meglio alcune posizioni magisteriali, alla luce dell’evoluzione dell’esegesi biblica e del pronunciamento ecclesiale. A tal proposito risultano interessanti due esempi.

  • Il già citato Documento della PCB, presentando l’esegesi di Gen 19 – notoriamente riportato dal magistero per sostenere la disapprovazione dell’orientamento e della pratica omosessuale – dimostra come, a partire dal II secolo, si sia affermata una determinata lettura morale del brano biblico. Il racconto del peccato di Sodoma (Gen 19), infatti, viene citato a sostegno della posizione magisteriale sia nel Catechismo della Chiesa cattolica al numero 2357 – dove l’omosessualità viene definita «grave depravazione» – sia in altri Documenti della Chiesa. La PCB dimostra che, in realtà, l’esegesi del brano in questione vada rivista, dal momento che il vero peccato di Sodoma è la mancata ospitalità del forestiero, rappresentato dai due angeli: «Il rifiuto del diverso, dello straniero, bisognoso e indifeso, è principio di disgregazione sociale, avendo in sé stesso una violenza mortifera che merita una pena adeguata», così chiarisce la PCB.

Come è possibile che per anni ci si sia serviti di un’interpretazione fuorviante del dato biblico al fine di motivare una rigida posizione morale?

  • La domanda si fa incalzante in relazione all’evoluzione del magistero stesso, che recepisce la tradizione fondata sulla sacra Scrittura. Come nel recente caso in cui papa Francesco ha approvato la nuova redazione del n. 2267 del CCC in merito all’inammissibilità della pena di morte. Oppure, andando a ritroso, nel 1866, troviamo nell’Instructio 1293 di papa Pio IX testuali parole in merito agli schiavi: «La servitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina. Possono esserci molti giusti diritti alla servitù e sia i teologi che i commentatori dei canoni sacri vi hanno fatto riferimento. Non è contrario alla legge naturale e divina che un servo possa essere venduto, acquistato, scambiato o regalato».

Conosciamo quanto cammino ha fatto il magistero su simile questione, evolvendo anche nella comprensione della legge naturale spesso utilizzata come arma difensiva. Il magistero può svilupparsi – traducendo meglio la tradizione ricevuta – se si lascia interpellare dai segni dei tempi e dal crescente valore che la dignità umana riveste all’interno della comunità civile.

Esercitare il discernimento

Il discernimento che la Chiesa è chiamata a praticare, le fa sperimentare che può evangelizzare – come scrisse Paolo VI in Evangelii nuntiandi – solo se si evangelizza, se si converte cioè al sano realismo evangelico che non permette all’ipocrisia farisaica di ostentare l’ideale, ma sa «aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti» (papa Francesco).

Il discernimento può condurre il magistero ad una maggiore consapevolezza delle sue posizioni per accogliere le persone realmente e non sono retoricamente: l’immagine ecumenica del ritorno all’ovile spesse volte si trova duplicata all’interno della comunità, quando ad alcune categorie di persone vengono richiesti improbabili itinerari di conversione.

L’accoglienza sincera – lontana dall’ipocrisia clericale – valorizza la sacralità e la dignità di ciascuno: il peccato di Sodoma fu in fondo la mancata ospitalità di uno straniero. Accogliere il diverso vuol dire diventare una Chiesa aperta al futuro che, secondo l’intuizione di K. Rahner, costituisce “ciò che ci viene incontro” inevitabilmente.

I diversi ai quali la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo della misericordia costituiscono l’universo plurale e originale dell’umanità, che Dio ama e non condanna: ieri erano i divorziati risposati, oggi forse gli omosessuali…

  • Don Roberto Oliva, della diocesi di San Marco Argentano – Scalea (Cosenza), classe 1990, è risultato vincitore del premio don Berlingieri 2018 per la tesi di baccalaureato (ancora non pubblicata) sul tema della profezia e della conversione nella Chiesa, in una prospettiva di autocritica.
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6 Commenti

  1. Davide 29 luglio 2020
  2. Elisabetta 3 luglio 2020
    • Gsimy 4 luglio 2020
  3. CLAUDIO BARGNA 2 luglio 2020
  4. Gsimy 2 luglio 2020
  5. Adelmo Li Cauzi 1 luglio 2020

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