Curia vaticana: riforma incompiuta?

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Incompiuta in un triplice significato; perché la conclusione del lavoro di revisione della costituzione apostolica Pastor bonus sulla curia (Giovanni Paolo II, 1988) è prevista non prima del 2018; perché alcuni elementi hanno già subito variazioni significative e depotenziamenti rilevanti; perché la dimensione spirituale ha, agli occhi di Francesco, un valore più importante degli aggiustamenti giuridici e normativi.

Il motore della riforma è il Consiglio dei cardinali (9) che fra il 12 e 14 settembre si ritroverà per la sedicesima volta dall’avvio dei suoi lavori (1-3 ottobre 2013). L’estate 2016 ha visto la costituzione di due ulteriori tasselli della riforma: l’erezione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita (17 agosto) e quello per il Servizio dello sviluppo umano integrale (31 agosto). I due passi precedenti sono stati la costituzione della Segreteria per l’economia (24 febbraio 2014) e della Segreteria per la comunicazione (27 giugno 2015).

Quattro dicasteri

Il dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale raccoglie l’eredita dei pontifici consigli per la giustizia e la pace, Cor unum, pastorale dei migranti e degli operatori sanitari. La sua competenza riguarda «le migrazioni, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerarti, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di  tortura» (lettera apostolica di istituzione del dicastero). Lo presiede come prefetto il card. Peter K. A. Turkson.

La nuova congregazione per i laici, la famiglia e la vita assomma le competenze dei pontifici consigli dei laici e per la famiglia e risponde all’opportuna dislocazione del laicato ai vertici dei dicasteri, allo stesso titolo dei ministri ordinati e dei religiosi. Negli statuti il suo compito è così indicato: «la promozione della vita e dell’apostolato dei fedeli laici … la custodia pastorale della famiglie e della sua missione … la tutela e il sostegno della vita umana». Le tre sezioni previste riguardano appunto il laicato, la famiglia e la vita. Prefetto è mons. Kevin J. Farrel, vescovo di Dallas (USA).

Più complessa la condizione della Segreteria per i media chiamata a coordinare nove realtà vaticane con circa 700 dipendenti: Centro televisivo vaticano, Libreria editrice, Osservatore romano, Pontifico consiglio delle comunicazioni sociali, Radio vaticana, Sala stampa, servizio fotografico, servizio internet, tipografia vaticana. «L’attuale contesto comunicativo, caratterizzato dalla presenza e dallo sviluppo dei media digitali, dai fattori della convergenza e dell’interattività, richiede un ripensamento della sistema informativo della Santa Sede e impegna ad una riorganizzazione che, valorizzando quanto nella storia si è sviluppato all’interno dell’assetto della comunicazione della sede apostolica, proceda decisamente verso un’integrazione e gestione unitaria» (lettera di istituzione). Prefetto è mons. Dario Edoardo Viganò, segretario Lucio A. Ruiz e cinque direzioni sui vari settori (generale, teologico-pastorale, tecnologica, sala stampa amministrazione). Una convergenza significativa si è finora prodotta fra radio, pontifico consiglio e centro televisivo. È stato sostituito per ragioni di anzianità il direttore della Sala stampa, p. F. Lombardi. Prende il suo posto il dott. Greg Burke (vicedirettore, Paoloma Garcia Ovejero). Ha fatto discutere l’idea, peraltro condivisa nei media, della capacità performante e condizionante dell’informazione che, applicata al ministero petrino, potrebbe far sorgere questioni non marginali. La sfida del dicastero è assai elevata non solo per il numero dei dipendenti, ma anche per la complessità e il livello qualitativo delle competenze. Il tempo fornirà le risposte attese.

Passi avanti e indietro

La Segreteria per l’economia è stata la prima a partire (18 luglio 2013) ed è strutturata con un vertice di riferimento (Consiglio per l’economia di quindici persone, otto fra vescovi e cardinali), la Segreteria (il cui prefetto è il card. George Pell, segretario generale è mons. Alfred Xuereb) e l’ufficio del revisore generale. Nel motu proprio di costituzione si dice: «la Segreteria risponde direttamente al santo padre e attua il controllo economico e la vigilanza sugli enti di cui al punto 1 (strutture e attività amministrative e finanziare dei dicasteri e le istituzioni collegate con la Santa Sede e lo stato Città del Vaticano, ndr.), come pure le  politiche e le procedure relative agli acquisti e all’adeguata allocazione delle risorse umane, nel rispetto delle competenze proprie di ciascun ente. La competenza della Segreteria si estende pertanto a tutto ciò che in qualunque maniera rientra nell’ambito in oggetto». Il card. Pell ha interpretato nel senso più estensivo il mandato ricevuto, sottoponendo dicasteri e uffici a richieste imperiose di informazioni e bilanci, ottenendo una progressiva chiarezza e conformità dei bilanci stessi, ma non senza sbavature e contraddizioni. Come una scarsa percezione del legame concordatario e dei trattati che legano la Santa Sede all’Italia e uscite pubbliche di dubbia pertinenza, o la denuncia, risultata infondata, della insufficiente copertura dei fondi pensione; l’annuncio di conti segreti che in realtà erano fondi extra-bilancio a disposizione del pontefice; il ripetuto  e costoso coinvolgimento di agenzie internazionali, tanto prestigiose quanto non sempre adatte per la complessità vaticana; salari molto elevati per i collaboratori e costi importanti per la sede e gli uffici. A poco più di un anno di distanza (22 febbraio 2015) gli statuti ridimensionano i compiti della Segreteria per l’economia ora ricondotta a una sorta di Corte dei conti. Una lettera del papa (14 ottobre 2015) ha richiamato tutti a stare alle regole senza forzare compiti e sprecare risorse.

Alla vigilia del conclave del 2013 la richiesta di riforma della curia era molto condivisa e considerata urgente anche dai cardinali elettori: troppi scandali personali, troppe carte trafugate, troppe polemiche pubbliche, troppe “cordate” in ordine alla nomina dei vescovi. La trasparenza economica ha avuto un primo risultato sullo IOR, la banca vaticana, che con una serie di ispezioni, controlli (pontificia commissione referente) e la pubblicazione dei bilanci ha rinnovato la sua immagine, mentre il sistema finanziario vaticano rientrava nelle regole internazionali più condivise per il contrasto al riciclaggio. Dal punto di vista pastorale richiamo una condivisa attesa, espressa da uno dei collaboratori del card. Bergoglio, Victor Manuel Fernandez, rettore dell’Università cattolica di Buenos Aires: «Ciò non significa ignorare che la Chiesa possiede strutture che possono agevolare o rendere più difficile la trasmissione del Vangelo, la comunicazione della vita, l’esperienza fraterna, la maturazione dei discepoli. Pensare la Chiesa come popolo, ignorando però la sua dimensione strutturale e i meccanismi e le procedure dei centri di potere ecclesiale, sarebbe poco realista e, in definitiva, finirebbe per prospettare un certo dualismo o monofisismo ecclesiale. Per papa Francesco, la Chiesa ufficiale con i suoi ministri e le sue strutture è lì per essere trasparenza di Gesù Cristo» (Cf. Settimana 29, 2013 p. 8).

Tentazioni e virtù

Per un progetto di riforma della curia è utile leggere i discorsi del papa alla curia romana in occasione del Natale del 2014 e 2015: doppia e speculare tavola delle tentazioni e delle virtù di quanti sono chiamati al servizio del ministero petrino. Anzitutto le tentazioni, elencate sul modello dei cataloghi dei padri del deserto. 1. «La malattia del sentirsi immortale, immune o addirittura indispensabile, trascurando i  necessari e abituali controlli». 2. «La malattia del “martalismo” (che viene da Marta), dell’eccessiva operosità; ossia di coloro che si immergono nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, la “parte migliore”: il sedersi ai piedi di Gesù». 3. «C’è anche la malattia dell’ “impietrimento” mentale e spirituale: ossia di coloro che posseggono un cuore di pietra e una testa dura». 4. «La malattia dell’eccessiva pianificazione e del funzionalismo». 5. «La malattia del cattivo coordinamento: quando le membra perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalità e la sua temperanza». 6. «C’è la malattia dell’ “Alzheimer spirituale”: ossia la dimenticanza della propria storia di salvezza, della storia personale con il Signore, del “primo amore”». 7. «La malattia della rivalità e della vanagloria»; «essere uomini e donne falsi». 8. «La malattia della schizofrenia esistenziale. È la malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre». 9. «La malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi». 10. «La malattia del divinizzare i capi. È la malattia di coloro che corteggiano i superiori, sperando di ottenere la loro benevolenza». 11. «La malattia dell’indifferenza verso gli altri». 12. «La malattia della faccia funerea», sintomo «di paura e di insicurezza di sé». 13. «La malattia dell’accumulare» beni materiali per «sentirsi al sicuro». 14. «La malattia dei circoli chiusi, dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso». 15. «La malattia del profitto mondano, degli esibizionismi».

Poi le virtù che vengono elencate con l’analisi acrostica in base alla parola misericordia, secondo un metodo mnemonico molto usato da p. Ricci nella sua missione cinese. 1. Missionarietà e pastoralità. Essere missionari con la vita, il lavoro e la testimonianza. Con l’atteggiamento di chi segue ogni giorno il Buon Pastore. 2. Idoneità e sagacità. Sforzo di acquisire i requisiti necessari per esercitare il proprio compito e prontezza di mente per comprendere la situazioni. 3. Spiritualità e umanità. La prima protegge la nostra fragilità, la seconda indica la veridicità della nostra fede. 4. Esemplarità e fedeltà. Si evitano gli scandali e si vive con fedeltà la propria consacrazione. 5. Razionalità e amabilità. «La razionalità serve per evitare gli eccessi emotivi e l’amabilità per evitare gli eccessi della burocrazia e delle programmazioni e pianificazioni». 6. Innocuità e determinazione. Essere cauti nel giudizio ed essere determinati nell’azione. 7. Carità e verità. La carità senza verità diventa ideologia, la verità senza carità diventa giudiziarismo. 8. Onestà e maturità. L’agire con assoluta sincerità con noi stessi e con Dio comporta la maturità dell’armonia «tra le nostre capacità fisiche, psichiche e spirituali». 9. Rispettosità e umiltà. Operare con animo nobile e delicato, con l’atteggiamento delle persone piene di Dio. 10. Doviziosità e attenzione. «Più si dà più si riceve»; «curare i dettagli e offrire il meglio di noi». 11. Impavidità e prontezza. «Non lasciarsi impaurire di fronte alla difficoltà», con la prontezza di saper agire con libertà e agilità. 12. Affidabilità e sobrietà. Mantenere gli impegni con serietà e attendibilità, con la capacità di rinunciare al superfluo e di resistere alla logica consumistica dominante.

Vescovi e teologi

Come corollari legati all’opera di riforma della curia si può rilevare una minore produzione di documenti da parte dei dicasteri, un progressivo e rinnovato riconoscimento al magistero dei vescovi e delle conferenze episcopali, una maggiore libertà per le ricerche dei teologi. In questi tre anni di pontificato non sono particolarmente numerosi i testi impegnativi dei dicasteri. E alcuni sono riferibili a preparazioni risalenti a prima di papa Francesco. Si possono ricordare il Direttorio omiletico della Congregazione del culto divino e la disciplina dei sacramenti (2014), la lettera Iuvenescit Ecclesia della Congregazione per la dottrina della fede sui movimenti e il rapporto fra doni gerarchici e carismatici (2016), il documento del dicastero per l’educazione cattolica, Educare oggi e domani (2014) o i testi delle lettere circolari della Congregazione dei religiosi in occasione dell’anno della vita consacrata (2014-2016) e la costituzione apostolica Vultum Dei quærere  (a firma del papa, ma riconducibile alla Congregazione).

È probabile che le decine di citazioni del magistero delle conferenze episcopali registrabili nei documenti maggiori di papa Francesco (Lumen fidei, Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris lætitia) avvii una nuova stagione di pronunciamenti episcopali. «Non si è ancora esplicitato sufficientemente uno statuto delle conferenze episcopali che le concepisca come soggetti di attribuzione concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale» (EG n. 32). «Non è compito del papa offrire un’analisi dettagliata e completa sulla realtà contemporanea, ma esorto tutte le comunità ad avere una sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi» (EG 51).

Si è allargato anche lo spazio della ricerca teologica. Anche limitando lo sguardo alla curia, i due recenti documenti della Commissione teologica internazionale si raccomandano per tempestività e per qualità: Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza (2014), Sensus fidei nella vita della Chiesa (2014). I nomi che compongono la commissione di studio sul diaconato delle donne sono indicativi: Nuria Calduch-Benaghes, Francesca Cocchini, Piero Coda, Roberto Dodaro, Santiago Madrigal Terrazas, Mary Melone, Karl-Heinz Menke, Aimable Musoni (2 agosto 2016). Così come la nomina di Pierangelo Sequeri a preside del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per la famiglia (17 agosto 2016).

C’è un “non detto” nei movimenti di curia e riguarda la Segreteria di stato. L’emergere di altre due segreterie ha messo in ombra quello che era da decenni il fulcro della gestione vaticana. Ma la logica dei fatti, la permanente validità della Pastor bonus e la qualità del suo attuale prefetto, card. Pietro Parolin, hanno progressivamente riconfermato un riferimento sintetico rilevante. Riconquistando anche una presentabilità diplomatica da molti considerata non recuperabile. Il delicato equilibrio negli scontri in Ucraina e nei territori contesi dagli armeni, lo scongiuramento di una terza guerra del Medio Oriente, l’avvicinamento Cuba-USA, il ruolo di riferimento in Europa, la richiesta di mediazione in alcuni paesi latino-americani e la possibile apertura alla soluzione del rebus cinese sono dimostrazione di una sensibilità storica e spirituale che costituisce un apprezzabile sfondo alla predicazione evangelica di Francesco.

Forse il dato più sorprendente è lo sfaldarsi di una concentrazione dei media sui temi curiali e sulle sue dinamiche che ha ridotto l’attenzione e le denunce anche in momenti potenzialmente esplosivi come l’outing di mons. K. O. Charamsa alla vigilia del sinodo sulla famiglia (3 ottobre 2015) o l’uscita di libri con documenti riservati (e datati) di G. Nuzzi e E. Fittipaldi. La stagione è cambiata.

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