Day for Life 2018

di: Andrea Lebra

La schiavitù non è qualcosa di altri tempi. È una pratica che ha radici lontane e si manifesta ancora oggi e in molte forme diverse: traffico di esseri umani, sfruttamento del lavoro attraverso debiti, sfruttamento di minori, sfruttamento sessuale e di lavori domestici forzati sono alcune di queste tante forme. Ognuna più grave e disumana delle altre… Di fronte a questa realtà tragica, nessuno può lavarsi le mani se non vuole essere, in qualche modo, complice di questo crimine contro l’umanità. Un primo impegno che si impone è porre in azione una strategia che permetta una conoscenza importante del tema, rompendo quel velo di indifferenza che sembra gravare sul destino di questa porzione dell’umanità che soffre, che sta soffrendo… C’è anche chi, pur conoscendo il problema, non vuole parlare perché si trova lì dove finisce la “catena di consumo”, come consumatore dei “servizi” che offrono uomini, donne e bambini trasformati in schiavi… Il problema non è sul marciapiede di fronte: mi coinvolge. Non ci è permesso guardare da un’altra parte e dichiarare la nostra ignoranza o innocenza. (Papa Francesco, Videomessaggio ai partecipanti al II Forum internazionale sulla schiavitù, Buenos Aires, 5-8 maggio 2018)

L’edizione 2018 della “Giornata per la vita” che la Chiesa inglese e gallese celebrerà il 17 giugno è dedicata alla tragedia della tratta di esseri umani.

L’iniziativa è promossa ogni anno dalla Conferenza episcopale (Cbcew), insieme ai vescovi scozzesi e inglesi, per sensibilizzare l’opinione pubblica delle Isole Britanniche «sul significato e il valore della vita umana in ogni sua fase e condizione».

Perché una “giornata per la vita” dedicata alla tratta

La decisione di porre all’attenzione delle Chiese inglesi il tema della tratta nasce da due circostanze.

La Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles è da tempo impegnata in prima linea nel contrasto alla lotta contro il traffico di esseri umani e alle moderne forme schiavitù.

Il primate inglese, card. Vincent Nichols, presiede anche il cosiddetto “Gruppo Santa Marta”[1] che si riunisce periodicamente in Vaticano e altrove, costituito da capi delle polizie, vescovi, comunità religiose ed esperti in varie discipline che lavorano in collaborazione per individuare gli strumenti più efficaci per lottare contro quella che Francesco ha definito «una delle più dolorose ferite aperte nel nostro mondo, una moderna forma di schiavitù».[2]

All’origine della scelta pastorale di invitare, in occasione del Day for Life 2018, le comunità cristiane a riflettere sul tema della tratta vi è anche quanto papa Francesco scrive nella recente esortazione apostolica Gaudete et exsultate. Non esiste santità cristiana che prescinda dal «riconoscimento vivo della dignità di ogni essere umano».[3] E la dignità della vita umana, sempre sacra, è in gioco nella «difesa chiara, ferma e appassionata» non solo «dell’innocente che non è nato», ma anche «dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto».[4] Come ricorda, infatti, il Documento di Aparecida della V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi (del 29 giugno 2007), l’essere umano «è sempre sacro, dal suo concepimento, in tutte le fasi della sua esistenza, fino alla sua morte naturale e dopo la morte», e la sua vita deve essere protetta «dal concepimento, in tutte le sue fasi, fino alla morte naturale».[5]

Ascoltare il grido di aiuto delle vittime della tratta

Informato del tema scelto in occasione del Day for Life 2018, papa Francesco, dimostrando ancora una volta come gli stia a cuore l’impegno concreto delle Chiese a favore della dignità delle vittime della tratta, ha inviato alla Chiesa inglese e gallese, tramite il nunzio apostolico l’arcivescovo Edward Joseph Adams, un messaggio in cui rivolge una preghiera al “Dio della Misericordia”, affinché, per intercessione di santa Giuseppina Bakhita, protettrice delle vittime della tratta di esseri umani e della schiavitù moderna, «le catene della loro prigionia vengano spezzate».

Dopo aver pregato affinché «Dio possa liberare tutti coloro che sono stati minacciati, feriti o maltrattati dal commercio e dalla tratta di esseri umani e possa portare conforto a coloro che sono sopravvissuti a tale disumanità», Francesco rivolge un appello «perché tutti noi possiamo aprire gli occhi, vedere la miseria di coloro che sono completamente privati della loro dignità e della loro libertà, e ascoltare il loro grido di aiuto».

In vista dell’edizione 2018 del Day for Life, nel sito web della Conferenza episcopale inglese (www.cbcew.org.uk) sono riportate anche puntuali e sintetiche riflessioni in tema di traffico di esseri umani e schiavitù moderna e alcuni suggerimenti per invitare le comunità cristiane alla preghiera e all’impegno concreto.

Riflettere

Nel vangelo di Giovanni si legge che Gesù è venuto perché tutti possano “avere la vita e averla in abbondanza” (Gv 10,10). Molte persone oggi – ricordano i vescovi inglesi – non hanno la vita in abbondanza, proprio perché sono vittime della tratta di esseri umani: un flagello che costituisce una violazione dell’innata dignità umana.

Non ci si può rassegnare al fatto che tante persone siano così spietatamente ridotte a merci di scambio per profitto criminale. Questo, purtroppo, è ciò che sta accadendo in tutto il paese, non solo nelle grandi città. Non solo nei bordelli e nei locali notturni, ma anche nelle fattorie, nei cantieri e nelle fabbriche. Né si tratta di un problema limitato alle comunità di immigrati.

La tratta è un problema crescente e l’ONU ritiene che oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo siano in stato di schiavitù.

Solo nel Regno Unito, si stima che ogni anno ci siano oltre 13.000 vittime della tratta da tutti i paesi.

Pregare

Le comunità cristiane sono invitate ad acquisire consapevolezza di questo dramma anche attraverso la preghiera.

Così, in occasione della “Giornata per la vita 2018” in tutte le Chiese si pregherà perché:

  • la dignità delle vittime della tratta di esseri umani sia rispettata e perché esse possano essere concretamente aiutate a ricostruire le loro vite dopo le esperienze traumatiche che hanno attraversato;
  • la Chiesa continui a difendere le vittime della tratta di esseri umani e a promuovere la dignità di ogni vita umana;
  • le istituzioni governative possano promulgare e attuare leggi che proteggano l’integrità della vita umana, dall’inizio alla fine;
  • tutte le persone che si prendono cura dei soggetti più vulnerabili non siano lasciate sole nel loro impegno a migliorarne la qualità della vita;
  • Dio continui a guidare coloro che operano per proteggere e aiutare le persone più emarginate della nostra società: i non nati, i malati, i morenti, i senzatetto, chi vive nella solitudine.
Operare

Le vittime sfruttate e schiavizzate dalle reti criminali sono persone vulnerabili e disperate. I cristiani sono invitati a far fronte comune per ridare loro speranza e liberazione. È un lavoro immenso che richiede coraggio, pazienza e perseveranza.

Soprattutto è un lavoro che necessita di uno sforzo comune e globale da parte delle diverse componenti della società. Le forze di polizia non possono essere lasciate sole: esse hanno bisogno della collaborazione anche delle singole persone per essere in grado non solo di identificare e di fermare i trafficanti ma anche di identificare e di sottrarre le vittime alla violenza e ai condizionamenti delle organizzazioni criminali.

Anche le Chiese devono dedicare a questo il loro impegno. Le comunità cattoliche possono fare davvero la differenza per aiutare le vittime a riacquistare la libertà e a vivere la vita in pienezza.

Le molte organizzazioni che lottano contro la tratta di esseri umani e la schiavitù moderna necessitano di adeguate risorse economiche. Il ricavato della raccolta di fondi in occasione del Day for Life 2018 che si svolgerà nelle parrocchie in Inghilterra e Galles il 17 giugno servirà a sostenere i progetti di queste organizzazioni.


[1] Il “Gruppo Santa Marta” è una Rete globale che riunisce a livello internazionale capi delle polizie, vescovi e comunità religiose che lavorano in collaborazione con la società civile per eliminare il traffico di esseri umani e la schiavitù moderna. Prende il nome dalla casa in cui vive papa Francesco e dove i membri fondatori della Rete hanno soggiornato nel 2014 prima di firmare, alla presenza del santo padre, una dichiarazione storica di impegno. Il gruppo conta attualmente membri in oltre 30 Paesi.

[2] Dal discorso del 7 novembre 2016 ai partecipanti all’incontro sulla tratta degli esseri umani promosso da RENATE (Religious in Europe networking against Trafficking and exploitation).

[3] Gaudete et exsultate n. 98.

[4] Gaudete et exsultate n.101.

[5] Gaudete et exsultate  n. 101, rimando alla nota n. 84.

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