Debellare lo scandalo

di: Vinicio Albanesi

Dopo l’intervento di don Sergio Casini, pubblichiamo la presentazione di Vinicio Albanesi del motu proprio “Vos estis lux mundi”.

Con la lettera apostolica in forma di motu proprio “Vos estis lux mundi”, pubblicata sull’Osservatore Romano il 9 maggio 2019 e che andrà in vigore il 1° giugno 2019 sui crimini di abuso sessuale, papa Francesco ha dato disposizioni precise e circostanziate riguardanti i delitti contro il sesto comandamento, perpetrati da chierici. Il preambolo è di natura teologica: i crimini offendono il Signore, le vittime e la comunità dei fedeli. Dalle amare lezioni del passato si invoca la conversione dei cuori con una vita di santità così da promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico. Le responsabilità per impedire gli abusi sono affidate ai vescovi.

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Con questo intervento che è legislativo, ma anche propositivo, viene definita la materia riguardante i delitti contro il sesto comandamento, integrando le norme della Congregazione della dottrina della fede del 21 maggio 2010 e la lettera circolare per la preparazione delle Linee guida alle conferenze episcopali del 3 maggio 2011.

È reato «costringere con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità a compiere o subire atti sessuali». Lo spettro dei comportamenti illeciti prevede ogni atto che richiami alla violenza, compresi quelli derivati da abuso di autorità. Il riferimento a scandali recenti è evidente. È noto che papa Francesco ha fatto più volte riferimento esplicito all’abuso di autorità da parte di chierici nei delitti contro il sesto comandamento. Tra i comportamenti illeciti è inserita la materia riguardante la produzione, esibizione, detenzione, distribuzione di materiale pedopornografico, compreso il reclutamento o l’induzione a partecipare. Vengono sanzionate foto, video riguardanti i minori, reali o simulate, ivi comprese rappresentazioni di organi sessuali.

La seconda particolarità riguarda i soggetti vittime di violenze: minori, ma anche persone vulnerabili. L’età dei minori è spostata ai diciotto anni; è definita persona vulnerabile chi è in stato di infermità (fisica o psichica), di privazione della libertà personale o comunque impossibilitata a resistere all’offesa. Le disposizioni della lettera apostolica combattono ogni forma di violenza contro tutte quelle persone non in grado di opporsi a comportamenti illeciti. Le violenze a suore, giovani preti, seminaristi, oltre i minori, rientrano nei delitti contro il sesto comandamento.

La giustificazione per tali disposizioni fa riferimento alle «amare lezioni del passato» che hanno tradito «la fiducia dei fedeli». Insomma, non sono lasciati dubbi sui comportamenti da sancire severamente. È concesso un anno per istituire «uno o più sistemi stabili» (anche con la costituzione di appositi uffici) per presentare segnalazioni. Apposite disposizioni sono date per tutelare chi presenta la segnalazione e soprattutto la cura delle persone offese (accoglienza, ascolto, accompagnamento; assistenza spirituale; assistenza medica, terapeutica e psicologica a seconda delle necessità).

Le disposizioni impartite mettono fine ad ogni dubbio sulla repressione per tali crimini. Una svolta sia per i contenuti che per i soggetti perseguibili: nessuno è escluso. Cardinali, patriarchi, vescovi, legati del romano pontefice, chierici (di rito latino e orientale) per i fatti commessi durante munere che sono alla guida o sono stati alla guida pastorale, così tutti i religiosi compresi i moderatori supremi (superiori “ordinari”).

Il dicastero competente è la Congregazione per la dottrina della fede; ove fosse necessario, sono coinvolte altre Congregazioni. Nel caso di vescovi la segnalazione va fatta alla Santa Sede e al metropolita tramite il rappresentante pontificio (Nunzio).

Una serie di articoli è dedicata alle procedure di segnalazioni riguardanti i vescovi di rito latino e orientale e a chi e come si svolge l’indagine. Da segnalare l’art. 19 dal titolo Osservanza delle leggi statali: «Le presenti norme si applicano senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti eventuali obblighi di segnalazione alle autorità competenti».

Quattro osservazioni

Le prime riflessioni sul motu proprio riguardanti i crimini contro il sesto comandamento da parte dei chierici possono essere così riassunte. Viene in modo dettagliato descritto il delitto, con la specificazione in ogni sua manifestazione: atti, induzione, diffusione, conservazione di materiali pornografici. Alla vittima del minore è aggiunta la persona fragile, quella persona che non può «resistere all’offesa» o perché incapace o perché costretta.

Una specificazione che spazza via ogni forma di sopraffazione sessuale contro chi è sottoposto. Ogni territorio deve attrezzarsi, con apposite strutture, per accogliere eventuali segnalazioni; le vittime vanno ascoltate e accompagnate. Dal nascondimento o sottovalutazione si è passati all’ascolto, con strumenti non paternalisti, ma giuridicamente indicati.

La seconda osservazione riguarda i soggetti sottoposti a eventuale segnalazione di abusi. Nessuno è escluso, compresi i cardinali, i vescovi, i legati pontifici, i moderatori, i prelati che svolgono o hanno svolto un ruolo di guida pastorale. L’attenzione rivolta ai vescovi fa supporre che gli scandali abbiano coinvolto in maniera pesante gli stessi membri della gerarchia.

Per i singoli vescovi il referente è il metropolita, a meno che non sia coinvolto. Il riferimento è sempre la Santa Sede, tramite il nunzio. Sono indicate le procedure da seguire, con i tempi e le competenze da rispettare. È prevista l’istituzione di un fondo per le indagini. Si raccomanda lo stile sinodale nelle decisioni da assumere.

Il motu proprio è il risultato dell’impegno di papa Francesco per debellare lo scandalo nella Chiesa, che ha avuto molti passaggi: dalla deposizione di alcuni vescovi e cardinali, agli incontri ufficiali con alcune conferenze episcopali, compreso l’ultimo incontro con tutti i presidenti delle conferenze episcopali del 21-24 febbraio 2019. Si può dire che la sua azione sia stata coerente e che si sia tradotta – per la prima volta – in una legislazione rivolta a tutta la Chiesa su contenuti e procedure contro la pedofilia. Egli insiste molto sulla conversione e sulla grazia, ma ha sentito la necessità di promulgare norme specifiche contro gli abusi.

Infine, si sottolinea (art. 19) che le norme del motu proprio non interferiscono con i rapporti con gli stati, anche con quelli che impongono le segnalazioni alle autorità civili competenti.

La severità delle norme stabilite ha influenza sulla prevenzione di ogni forma di sopraffazione sessuale da parte dei chierici; va a stravolgere il clima di tolleranza a volte seguito in circostanze simili; vuole riparare la grave offesa per le vittime riconoscendone il male fatto. È evidente che Le linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte dei chierici della CEI del gennaio 2014 dovrà essere aggiornato e completato.

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