Dottrina della fede: testo e contesto

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motu proprio

Rispetto al motu proprio Fidem servare che disciplina diversamente le attività del dicastero per la dottrina della fede, entrato in vigore il 14 febbraio vi sono elementi di contestualizzazione che è utile percepire.

Anzitutto la diversa collocazione del dicastero nell’insieme della curia romana. Chiamata un tempo «la Suprema» con la riforma di Paolo VI e di Giovanni Paoli II (Pastor Bonus) è stata collocata sotto il ruolo riconosciuto alla Segreteria di stato. Nella prevista riforma è ulteriormente discesa perché verrà privilegiata la dimensione dell’evangelizzazione. Una “diminuzione” che non significa il venire meno del servizio del dicastero.

Una seconda osservazione di contesto è lo sforzo di custodire e rafforzare il ruolo propulsivo e dottrinale, fortemente compresso dalla crescita delle attività legate al tema degli abusi. Per evitare che le forze degli ufficiali siano assorbite dalla dimensione disciplinare, il papa ha distinto le due sezioni, con a capo due segretari (non ancora nominati).

Per la parte dottrinale il motu proprio parla di «promozione e tutela della dottrina della fede e della morale». E aggiunge: «Essa (sezione) favorisce gli studi volti a far crescere l’intelligenza e la trasmissione della fede al servizio dell’evangelizzazione». Resta, ma non al primo posto, il compito di visionare scritti e opinioni «che appaiono problematici per la retta fede, favorendo il dialogo con i loro autori e proponendo rimedi idonei».

Rafforzare la teologia

Dei quattro uffici precedenti (dottrinale, disciplinare, matrimoniale, Ecclesia Dei) ne scompaiono due. Alla sezione dottrinale afferisce l’ufficio matrimoniale e, per quanto riguarda la dottrina, anche il dialogo con la Fraternità sacerdotale San Pio X. Per tutte le altre comunità o fondazioni tradizionaliste i riferimenti sono alla congregazione del culto e a quella dei religiosi.

Con l’Ecclesia Dei scompare quel nucleo di ufficiali e collaboratori che costituivano un gruppo di resistenza al Vaticano II. Il fallimento di ogni tentativo di far entrare i lefebvriani nella disciplina ecclesiastica li ha resi irrilevanti e ha marginalizzato le istanze della Fraternità.

La seconda sezione, quella disciplinare, segue tutta la materia degli abusi del personale ecclesiastico. I 20 ufficiali delegati a questo lavoro (sono una decina quelli appartenenti alla sezione dottrinale) hanno il compito di «predisporre ed elaborare le procedure previste dalla normativa canonica». Rientra nei loro compito anche la formazione degli operatori del diritto chiamati, a livello locale, ad applicare le norme canoniche. Le rigorose norme in essere hanno spinto i vescovi (sono 5.000 nel mondo) a non indugiare nella denuncia dei casi, provocando la crescita numerica delle pratiche, la complessità linguistica e l’attenzione alle leggi in atto nei diversi paesi e continenti.

A presiedere le due sezioni vi saranno due segretari, ovviando alla situazione precedente che faceva del segretario unico un imbuto rallentante il lavoro. È probabile che la sua struttura renda più spedito il flusso anche dei documenti dottrinali. Negli ultimi quindici mesi ne sono pubblicati tre: sul fine vita, sulla legittimità dei vaccini e sulla benedizione degli omosessuali. Da anni è in preparazione un testo sul rapporto fra diritto naturale e diritto civile, ma la tematica, continuamente rilanciata dal dibattito culturale e dalle leggi, consiglia un paziente approfondimento.

L’intervento sulla Congregazione per la dottrina della fede è un ulteriore tassello della riforma della curia che papa Francesco ha avviato da tempo, ma che non ha ancora la forma compiuta di una costituzione apostolica.

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