Fatima, un caleidoscopio

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Fatima è, fin dalla sua origine, un luogo a molte facce e plurale.

Basterà guardare la disparità tra la fragilità delle testimonianze di questo evento e il senso profondo della Storia che rivela. Mi piace rievocare la significativa intuizione di Paul Claudel, scrittore francese, che riconosce in Fatima «l’evento religioso più grande della prima metà del XX secolo, una esplosione traboccante del soprannaturale in questo mondo prigioniero della materia». Ma questa «esplosione del soprannaturale» non deve offuscare che è precisamente attraverso lo sguardo semplice di tre fanciulli che ci è dato oggi di parlarne. L’umiltà dell’infanzia è, a Fatima, interlocutrice della grande Storia, tanto da dire, a partire dalla pianura della Cova di Iria, che è accarezzata dalla presenza di Dio.

Le testimonianze

Questa «esplosione del soprannaturale» assume colori differenti in ognuna delle testimonianze.

La contemplazione della stessa Luce che emanava dalle mani di Maria dà frutti di un cuore compassionevole in Giacinta e di una disposizione contemplativa in Francesco. Recentemente la Chiesa ha riconosciuto che si può trovare in questi due fanciulli lo stile della sua missione nella fedeltà al vangelo di Gesù. In Lucia, la Luce che la Signora del Rosario emana, dà frutti di un costante zelo per la missione di evangelizzazione.

I fanciulli di Fatima sono, così, testimonianze plurali di uno stesso evento, garantendo la stessa certezza fondamentale della presenza di Dio e la stessa dedizione radicale a favore dell’umanità.

Ma forse niente illustra meglio questa pluralità che i volti di migliaia di pellegrini di Fatima. Sono molti i percorsi che danno un volto a questo luogo che conserva la memoria della presenza di Dio: arrivano da ogni angolo del mondo e da tutti gli angoli della profondità umana. Portano parole di fiducia e di riconoscenza, come di dubbio o di incomprensione. Esprimono la loro gratitudine e affetto, come la loro angustia o la loro preghiera. Cercano l’angolo silenzioso della preghiera, o la celebrazione comunitaria della fede, o il gesto che rivela la loro intimità in forma semplice ma molto espressiva.

I volti dei pellegrini di Fatima si uniscono per la fiducia nella cura materna della Madre, ma come in un caleidoscopio, questa fiducia assume tanti colori quante le intimità di coloro che a lei si affidano.

Le folle a Fatima

Già il mio predecessore, D. José Alves Correia da Silva, nella lettera pastorale sul culto di Nostra Signora di Fatima, nella quale dichiara le apparizioni di Fatima degne di credito, comprendeva bene la portata molteplice di Fatima, nella geografia dei luoghi come in quella delle intimità.

«Il culto di Nostra Signora di Fatima si propagò rapidamente (…) tanto in questa diocesi come in tutto il Portogallo e oggi si estende a tutte le parti del mondo non solo tra le nazioni cattoliche, ma protestanti e fino alle pagane ( …). Le folle, da ogni parte, composte da persone di tutte le classi sociali, che vengono da tutti gli angoli del paese, senza pubblicità d’ogni sorta, senza alcuna attrattiva, e senza comodità, con viaggi assai difficili, accorrono in massa a Fatima». E terminava, domandando: «Dov’è che si sono riunite folle come a Fatima ? (…) La voce del popolo risponde alla voce di Dio».

Tornando indietro ai sette anni dall’inizio di questo settenario di celebrazioni del centenario delle apparizioni di Fatima, forse qualcuno si domanda se ci sarà ancora qualcosa da dire su questo evento. Ma la verità è che, in un Congresso nel quale confluiscono letture delle molteplici discipline, che nel corso di questa felice storia di cent’anni si sono interessate di Fatima, non possiamo non ricordare quanto i differenti prismi hanno contribuito all’edificazione di ciò che Fatima è per la Chiesa, per il Portogallo e per il mondo.

La Chiesa ha molto da ricevere da questo esercizio interdisciplinare.

I prismi con i quali le diverse scienze guardano Fatima porranno sfide rinnovate a una comunità cristiana che cerca di rinnovare ad ogni istante la proposta pastorale con la quale fa arrivare la buona notizia al mondo.

I prismi con i quali le diverse scienze capiscono il mondo al quale Fatima si rivolge e come Fatima, in quanto evento, in quanto luogo e in quanto sfida spirituale, è il motore di trasformazione di persone, ispireranno i prossimi cent’anni di questo evento, di questo luogo e di questa sfida pastorale che Fatima continuerà ad essere.

All’inizio di questo Congresso, propongo di ricordare le parole che papa Francesco ci ha lasciato nel corso della sua visita a Fatima: «Nel credere e nel sentire di molti pellegrini, se non addirittura di tutti, Fatima è soprattutto questo manto di Luce che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra, quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederle, come insegna la Salve Regina: “mostraci Gesù”».

Ringraziando per il lavoro quanti si sono impegnati perché questo Congresso internazionale del Centenario di Fatima avesse luogo come espressione che, di fatto, ha – con una particolare parola di gratitudine al presidente del Congresso, il prof. dr. Joao Manuel Duque –, formulo voti che lo studio che in questi giorni si farà qui porti frutti nel riconoscimento di questo manto di Luce che ci conduce al volto di Cristo».

Antonio Marto è vescovo di Leiria-Fatima


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