La fede dei primi cristiani

di: Giovanni Giavini

Con uno stile arguto, il biblista milanese, nostro affezionato lettore e collaboratore da tanti anni, ci ha inviato due articoletti (che noi presentiamo insieme) preparati per una rivista parrocchiale. In essi, egli risponde a tante “curiosità” riguardanti i primi passi della fede cristiana. Un esempio intelligente di catechesi popolare.

 

Chi erano i primi cristiani?

«Quanti erano? Dove vivevano? Si trovavano per la messa già ai primi tempi? Ma dove avveniva: in una grande chiesa o all’aperto, in qualche casa? E i preti come erano vestiti: come i nostri don quando dicono messa? E non litigavano mai né tra loro né con altre persone che non erano loro amici? Sappiamo qualcosa della loro maniera di vivere, di pregare, di comportarsi?…».

 Il solito Pierino ha sempre delle belle domande, anche a grappolo, per cui non è facile accontentarlo in poche righe. Però ci provo. E pure lui, soprattutto se è anche un Pierone con i baffi, abbia un po’ di pazienza. Affrontiamo, dunque, le varie domande.

Quanti erano i primi cristiani? Cifre esatte non ci sono; all’inizio, con i Dodici, Maria santissima e un gruppo di donne, potevano essere sui 100 o poco più, ma, dopo Pentecoste, avvenne una crescita sorprendente; tra veri discepoli e simpatizzanti si poteva parlare di qualche migliaio (così deduciamo dagli Atti degli apostoli). A parte la simpatia entusiasta di altri giudei e pagani, presto però diminuita fino a sparire, a causa dell’ostilità inaugurata dal sinedrio (il martirio di santo Stefano e l’odio di Saulo/Paolo ne sono segni vistosi (At 7).

Dove vivevano?A parte il Cenacolo dove si radunavano talvolta, essi vivevano nelle loro case e, almeno per un po’ di tempo, dentro la loro società giudaica (per esempio, frequentavano ancora il tempio o la sinagoga) o dell’impero romano (cui pagavano anche le tasse). Con la crescita delle ostilità, specialmente giudaiche, i rapporti Chiesa-società divennero sempre più difficili, fino ad un clima di persecuzione. Purtroppo, il problema e le tensioni rispunteranno molte volte nella storia della Chiesa, in varie forme, fino ad oggi. A volte anche per sbagli e colpe di uomini di Chiesa (papi compresi, come nel Medio Evo per la lotta delle investiture o per scandali morali).

 

I primi cristiani si radunavano per la messa, chiamata anche eucaristia, cena del Signore, frazione del pane. Dove? Quando erano in tanti, approfittavano di qualche spiazzo come poteva essere un cortile del tempio di Gerusalemme o una zona di un foro cittadino o un bel prato fuori le mura e vicino a un torrente o ad una sorgente: se invece erano pochi, allora anche una delle loro case poteva bastare (e così assomigliavano a una piccola… parrocchia).

Paramenti liturgici dei loro presbiteri (da qui venne la parola “preti”) non c’erano: vennero inventati dopo, sulla falsariga delle vesti liturgiche di sacerdoti ebrei o pagani, fino alle… fantasie e alle mode di noi preti-vescovi-papi moderni: pensate anche solo alla mitria sulla testa!

Naturalmente all’inizio, e per qualche secolo, le prime Chiese-comunità non avevano chiese-edifici; solo dopo, specialmente passato il periodo delle persecuzioni (concluso con l’editto di Costantino a Milano nel 313), poterono costruirsi anche grandiosi e bellissimi edifici come le basiliche o il nostro duomo, oppure chiese più piccole e più povere qua e là, fino ai nostri giorni. L’importante è che, grandi o piccole che siano, servano alla Chiesa-comunità per i suoi scopi. E quali sono questi scopi?

Qui ci viene incontro il libro degli Atti degli apostoli, specialmente nel cap. 2,42-48. I primi cristiani si radunavano per l’ascolto della parola di Dio trasmessa da Gesù e dai suoi primi discepoli (Pietro in primis), per pregare insieme, per lo spezzare del Pane, per la vita di comunità, che comprendeva anche il servizio alle mense per i più poveri, per le vedove, i malati, i prigionieri, gli stranieri, i missionari come Barnaba e Paolo. A questo scopo di “caritas”, si tenevano anche collette, ossia raccolte di denaro e di beni, depositate presso i vescovi o i presbiteri, che dovevano ovviamente amministrarle con onestà e saggezza (magari dovevano allestire anche qualche… bilancio, come avviene ancora oggi).

Come pregavano? Molto servivano le preghiere della Bibbia, in particolare i Salmi, il Padre nostro, o altre preghiere anche inventate per nuove circostanze (cf. At 4,23-30; Ef 6,18-20). Il Rosario? Questo no: è un prodotto del Medio Evo, che però ebbe e ha una grande fortuna, pur essendo sempre solo una delle forme di preghiere cristiane.

I cristiani non litigavano mai? Domanda il Pierino spesso litigioso con amici. E chi lo sa? È immaginabile che almeno i bambini litigassero fra loro: non erano angioletti; del resto, sappiamo lo spettacolo di risse clamorose e violente tra loro, ma dopo pochi minuti giocano di nuovo insieme. Invece noi adulti? Magari non siamo chiassosi né maneschi, ma certe risse covano nel cuore e durano a lungo. Come fu tra i primi cristiani?

Certamente avvennero incontri/scontri: non erano pappe molli o qualunquisti, quando qualche rimprovero ci voleva, correvano anche parole forti (parecchi esempi nei libri sacri, scritti apostolici compresi); ma di veri e propri litigi forse ce ne fu uno solo: tra vip come i santi Pietro e Paolo ad Antiochia di Siria (cf. Gal 2,11-16): sul tavolo una questione grossa e difficile come la convivenza fraterna tra pagani e giudei nella Chiesa e alla mensa eucaristica: Pietro tentennava a favorirla decisamente, Paolo allora… perse le staffe e con parole severe litigò con Pietro per portarlo alla coerenza piena con il vangelo di Gesù. Poi ritornarono insieme buoni apostoli e servi del loro Signore, fino al martirio.

Ma sì, a volte, può servire qualche lite (anche in famiglia?), purché per cause serie e alte, e che non siano durature: prima di sera si doveva fare la pace: Ef 4,26-27! Anche così la Chiesa primitiva mosse i suoi passi nel mondo di allora. E oggi, e qui?… Nessuno scandalo se anche il papa Francesco fosse criticato, purché…

La fede dei primi cristiani

Qualche Pierone, sollecitato forse dai miei pur immaginari dialoghi con i Pierini, un giorno mi abborda così: «Don, quante domande circa la nostra fede! Quanti problemi vorrei trattare con lei qualche volta… per esempio: come sarà la vita di là? I nostri cari morti ci vedono e ci sentono? Com’era Gesù risorto? Perché molti oggi non credono più in tanti insegnamenti della Chiesa? Dove stiamo andando con questo caos di idee? Per noi genitori è un bel problema trattare con i figli oggi…» e mi fermo qui, ammettendo però subito che anch’io avverto più o meno gli stessi problemi. E non ho in tasca la chiave per risolverli. Tentiamo almeno qualche girata nella serratura.

Nell’articolo precedente ho parlato di chi fossero e come vivessero i primi cristiani. Ripartiamo da lì, anche perché sono loro alla base della nostra fede. Ebbene, com’era la loro fede, a che cosa ancoravano la nave della loro vita? Anch’essi ebbero bisogno di qualche àncora robusta per la loro navigazione vitale: nemmeno essi erano senza problemi né ebbero un cammino facile, anzi: basti pensare al libro dell’Apocalisse: fu scritto per 7 Chiese in difficoltà sulla fede e sulla speranza, a causa di impreviste persecuzioni e le invitava a cantare Halleluja anche in quelle circostanze.

Qual era la loro àncora? Considerando attentamente gli scritti del Nuovo Testamento, possiamo allineare innanzitutto alcuni no: àncora non fu il dogma della Trinità (ci arriveranno due o tre secoli dopo); non la morale o i sacramenti né la gerarchia ecclesiastica, né la persona di Maria santissima. E nemmeno il Natale. Certo, essi parlavano di Padre Figlio e Spirito Santo, ma senza la preoccupazione di sapere se erano tre dei o uno solo; sapevano di morale, di sacramenti, di Natale e di Maria e di vescovi e preti. Ma la loro àncora fu innanzitutto la vita di Gesù e soprattutto la sua pasqua: ossia il misterioso, affascinante e ricco passaggio di un «disgraziato e maledetto» crocifisso – così infatti veniva considerato un tale personaggio! – a vita nuova, a vita di risorto, di asceso al cielo alla destra del Padre, di Signore del cielo, della terra e degli inferi (cf. Fil 2,5-11).

Questo annuncio (o kérygma o evangelo) fu il loro appoggio essenziale e indiscutibile; al più, rimaneva da approfondirne il senso e le conseguenze, specialmente a riguardo di Gesù stesso e della vita umana. Da quell’evangelo derivava infatti una luce su Gesù: egli fu mandato da Dio Padre come Figlio e come fonte dello Spirito Santo. Ossia fonte di una forza divina capace di dare speranza anche ai crocifissi (come il cosiddetto buon ladrone) e di iniziare i credenti a una vita di amore nuovo («Amatevi come io ho amato voi»), un amore non più soffocato né limitato dalla vecchia legge del pur santo Mosè (con più di 600 precetti!) e di tutti gli altri legislatori di questo mondo.

Da tutto ciò anche il concetto di Dio, pur già delineato nell’Antico Testamento, riceveva luce nuova : «Dio ha tanto amato il mondo da dare per noi il vero e amato suo Figlio» (Gv 3,16)! Per il mondo: ebrei, pagani, uomini e donne, liberi e schiavi, bambini e vecchi, peccatori anche incalliti… Per tutti c’è la possibilità del perdono e della libertà dalla signoria del peccato e della morte, specialmente dalla morte vera ed eterna.

Certo, nulla a bacchetta magica: Dio «bussa alla tua porta, ma tocca a te aprirgliela dal di dentro, dal tuo cuore» (Ap 3,20). Aprire questa porta è la fede, il fidarsi, il dire «amen» e mettersi in cammino con speranza e carità; pur prevedendo anche cadute, oscurità, problemi, dubbi, domande, circostanze imprevedibili e frenanti. Lo stesso san Pietro, pur già amico di Gesù, quali capitomboli!… Non per niente l’attuale successore di Pietro continua a richiamare, da una parte, le verità evangeliche, dall’altra, l’attenzione al cammino di ognuno. E a ciò invita anche i pastori d’anime e tutti gli educatori.

In cammino, dunque, ma non da soli: ecco il posto dei sacramenti, specialmente del battesimo e dell’eucaristia: sono segni visibili dell’amore di Cristo e della fede “mia” ma vissuta con gli altri fratelli, con la Chiesa. Anche questi punti sono già presenti tra i primi cristiani, benché poco e senza quello sviluppo che ebbero dopo. Per esempio, il nostro sant’Ambrogio diede ampio (forse esagerato?) sviluppo ai sacramenti dell’iniziazione cristiana e, dal Medio Evo in poi, crescerà, anche per motivi storici giusti, la preoccupazione per la struttura della Chiesa, dando enorme importanza alla “gerarchia” e, in particolare, alla figura del papa. Vescovi stessi e laicato vennero messi troppo in ombra; solo con il concilio Vaticano II si cerca di tornare ad una visione più globale, sinodale e vitale della Chiesa, come era ai suoi inizi.

Un altro punto poco presente tra i primi cristiani fu la figura della Madonna: abbastanza presenti nei Vangeli di Luca e di Giovanni e in alcuni Padri della Chiesa (come sant’Ireneo vescovo di Lione nel secolo II e al concilio di Efeso del 431), la mariologia e la devozione a Maria si svilupparono enormemente nel Medio Evo, producendo quasi anche nuovi dogmi (Immacolata e Assunzione: tradizioni al riguardo esistevano già, ma ricevettero la forza di dogmi solo negli ultimi due secoli) e nuove preghiere come il Rosario. E la corsa anche ad “apparizioni” più o meno autentiche. Col rischio di esagerazioni e di deviazioni pericolose dalla sana devozione per Maria e i santi/e.

Un tema attualissimo è il pluralismo di idee e di prassi (magari fino a sfociare in una specie di caos e di indifferentismo). Com’era tra i primi cristiani? La preoccupazione per l’unità delle Chiese attorno ai Dodici e in particolare a Pietro fu molto forte; ma già nei primissimi secoli essa dovette ammettere qualche pluralismo; basti pensare al fatto dei quattro Vangeli: sostanzialmente unitari, eppure anche con parecchie differenze. Lo Spirito Santo li volle così: avrà avuto i suoi perché… Ci furono nei primi secoli anche differenze di dottrine e di prassi (come tra i giudeo-cristiani e gli altri, gli stessi apostoli Pietro, Giacomo e Paolo ebbero opinioni e discussioni vivaci), sorsero varie legislazioni (per esempio, sul celibato del clero) e diverse liturgie in Oriente e in Occidente. Le divergenze, a volte, esplosero in scismi, lotte, scomuniche e spaccature profonde. Ci furono anche tentativi di ricuperare armonia, carità, fraternità tra Chiese, tutte peraltro “cristiane” (come quelle degli ortodossi e degli stessi luterani). Anche questo compito fa parte delle nostre Chiese attuali e, in particolare, di papa Francesco.

Il Pierone dell’inizio sarà un po’ contento? Stia tranquillo: problemi rimangono, e anche la possibilità di opinioni diverse. E potremmo continuare a parlarne. Ma non perdiamo l’àncora lanciataci dai primi cristiani, se non altro perché della pasqua di Cristo facciamo “memoriale” al centro di ogni santa messa. Altrimenti, persa quell’àncora, la deriva diventerebbe proprio un naufragio come quello del mitico Giona, che tuttavia ne fu salvato per la sua preghiera «dal ventre del grande pesce», cioè dal ventre del mare, e rilanciato alla sua missione evangelizzatrice per la nemica Ninive.

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