Francescani: il buco economico e il riscatto - SettimanaNews

Francescani: il buco economico e il riscatto

di: Michael Antony Perry

Sono 13.000 i membri dell’Ordine dei frati minori; 5.250 euro i soldi trovati dal generale fr. Michael Antony Perry, superiore generale da pochi mesi, nel settembre 2014. Una strategia speculativa sbagliata aveva sperperato qualcosa come 20 milioni di euro. La gestione coraggiosamente trasparente dell’intera vicenda, di cui l’Ordine è sostanzialmente vittima, permette una testimonianza preziosa del generale all’ultima assemblea dell’Unione superiori generali (USG, 23-25.11.2016). Ne riprendiamo alcuni passaggi (cf. Vidimus Dominum).

Dal protezionismo istituzionale alla verità

«Una delle maggiori sfide che la leadership della Chiesa deve affrontare oggi, anche nell’ambito della vita religiosa, è scendere a patti con il fallimento istituzionale. Poco tempo dopo essere stato eletto Ministro generale, ho scoperto delle gravi scorrettezze nella gestione economica della nostra Curia generale. Mi riferisco a circa 20 milioni di euro impiegati in una strategia speculativa e, quindi, investiti in fondi ad alto rendimento fuori dall’Italia. A breve, è emerso chiaramente che le persone coinvolte in questa strategia non erano solo esterne all’Ordine ma anche alcuni dei nostri membri.

La prima tentazione è stata quella di mettere in atto il ben noto e sperimentato metodo della semplice copertura delle malefatte, attingendo da fonti economiche alternative per far fronte all’ammanco e rimuovendo con discrezione dai loro incarichi le persone coinvolte. Questo metodo lo definisco “logica del protezionismo istituzionale” ed è stato usato per lungo tempo dalla Chiesa e dai religiosi in Italia come in altri Paesi. Il fine è quello di preservare la dignità e la reputazione dell’istituzione “ad ogni costo”, anche se questo significa sacrificare la propria dignità, identità e autenticità, come pure la chiamata ad essere una voce profetica di fronte al mondo.

Mentre cercavamo di affrontare lo scandalo economico, è emerso sempre più chiaramente il bisogno di sottrarci agli artigli della “logica del protezionismo istituzionale” per abbracciare una nuova logica, radicata nella convinzione che la verità racchiude un potere intrinseco, forse nascosto, e che solo ricercando la verità possiamo rivendicare la natura autenticamente carismatica e profetica della nostra vocazione. Dopo aver pregato intensamente e aver discusso ampiamente, il Definitorio (Consiglio) generale è giunto alla decisione di rivolgersi alle autorità italiane, ossia al Pubblico Ministero, per far partire un’indagine accurata. Alcuni frati e un gruppo eccellente di avvocati, dediti a questo compito e che nutrivano un enorme rispetto per il nostro Ordine, hanno raccolto tutto il materiale e i dati necessari».

Responsabilità e gestione economica

«Due preoccupazioni sono emerse subito prima e immediatamente dopo la pubblicazione di una lettera che ho indirizzato a tutti i frati/membri dell’Ordine, nella quale spiegavo la situazione (17 dicembre 2014). La prima preoccupazione consisteva negli effetti potenzialmente negativi che lo scandalo economico avrebbe potuto avere sulla vita dei frati, specialmente dei più giovani e dei candidati. Nel corso delle visite che ho fatto alle Entità dell’Ordine dopo la pubblicazione della lettera, moltissimi frati hanno espresso la loro sfiducia e la loro rabbia riguardo allo scandalo. Allo stesso tempo, però, hanno dichiarato anche la loro gratitudine nei confronti della decisione del Definitorio generale di procedere sulla strada della verità e della trasparenza».

«Nonostante la malafede di alcuni giornalisti, le persone in contatto con i frati e tutti i devoti di san Francesco e sant’Antonio hanno capito che l’Ordine era stato coinvolto e reso vittima di una truffa economica, secondo lo “Schema Ponzi”, simile al caso “Bernie Madoff” negli USA (2008-2009) e a tanti altri in cui sono stati coinvolti altri Istituti e Congregazioni religiose. Il fatto di aver reso pubblico lo scandalo, in realtà, ci ha resi ancora più cari ai nostri benefattori e alle persone in generale».

«Inoltre, abbiamo intrapreso un processo canonico per verificare la condotta dei membri dell’Ordine. E, dovendo tener conto della necessità di salvaguardare la fraternità e la carità, non è stato facile ma abbiamo deciso di procedere con l’azione canonica in nome della verità e della giustizia, oltre che per scoraggiare simili comportamenti negativi in futuro. Comunque, dopo aver presentato l’esposto alla Procura della Repubblica, abbiamo sospeso il processo canonico in attesa dei risultati dell’indagine civile».

«Nella colonna sonora del film Cabaret del 1972 c’è una canzone intitolata I soldi fanno girare il mondo. Sono sicuro che voi tutti riconosciate il potere che il denaro esercita sulla vita dei membri dei nostri Istituti. Proprio a motivo del potenziale potere che il denaro ha di corrompere la vita dei nostri confratelli, dobbiamo assumere il ruolo diretto di garanti della povertà evangelica e della trasparenza economica. Non possiamo lasciarci sopraffare dalla complessità della gestione economica né lasciarci esautorare dalle nostre responsabilità. Così metteremmo a repentaglio la vita dei membri dei nostri Istituti, la dignità dei nostri Istituti e la nostra chiamata ad offrire una testimonianza profetica al mondo».

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Un commento

  1. Franco 7 dicembre 2016

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