Francesco, la Chiesa e gli scarti

di:

Volendo descrivere “il volto” e la missione di papa Bergoglio, che ha appena compiuto 80 anni e tra poco si ricorderanno i quattro anni dalla sua elezione a vescovo di Roma, colpiscono due caratteristiche della sua missione: l’essere pastore e l’essere missionario.

Il suo stile di vita è semplice e spontaneo: ricorda lo stile del gesuita che caratterizza ogni appartenente alla Compagnia. Semplice, povero, efficiente, scevro, per quanto possibile, da solennità inutili. Senza automezzi personali, ma ogni spostamento è programmato. Nulla di proprio, ma il necessario per svolgere la propria missione.

È da ricordare il suo rifiuto ad assistere a concerti o la rinuncia di fare vacanze a Castelgandolfo. Voler vivere – in modo semplice – a Santa Marta non è un atteggiamento di posa, ma continuare la vita che ha condotto da quando era in Argentina: da superiore provinciale, ad ausiliare e poi titolare della diocesi di Buenos Aires. Ricorda lo stile di vita dei professori della Gregoriana: una cameretta, bagni comuni, nessuna biblioteca personale, un cibo variegato, ma essenziale. Gli stessi ritmi della giornata sono l’impronta di uno stile consolidato: sveglia all’alba, preghiera, santa messa e quindi il lavoro. Nel pomeriggio breve pausa e poi di nuovo impegno e lavoro.

Nel pontificato, pur essendo cambiate le condizioni di vita, papa Bergoglio ha continuato la sua impostazione di sempre.

Dialogo e missione

Ma, al di là della vita privata, il messaggio che porta è un messaggio di pastore. A cominciare dai suoi viaggi. Le scelte seguono una logica. Da una parte, interessarsi dei conflitti planetari, senza paura di coinvolgere lo Santa Sede (Cuba, Colombia, Siria, Venezuela), dall’altra, visitare Chiese lontane – socialmente irrilevanti – ma bisognose di presenza incoraggiante (Brasile, Terra Santa, Corea del Sud, Albania, Turchia, Sri Lanka, Bosnia ed Erzegovina, Kenya, Uganda, Grecia, Armenia, Georgia, Svezia). Ma anche all’interno dell’Italia ama visitare luoghi particolarmente problematici (carceri, comunità, mense dei poveri). Il filo logico del suo muoversi è riassunto in un passo della Evangelii gaudium: «Ora che la Chiesa desidera vivere un profondo rinnovamento missionario, c’è una forma di predicazione che compete a tutti noi come impegno quotidiano. Si tratta di portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quanto agli sconosciuti. È la predicazione informale che si può realizzare durante una conversazione ed è anche quella che attua un missionario quando visita una casa. Essere discepoli significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella vita, nella piazza, al lavoro, in una strada» (n. 127).

Un approccio che va al di là delle solennità degli incontri ufficiali e programmati.

Un esempio nuovo di essere pastore. Esso deriva probabilmente dallo stile di vita della religiosità sudamericana, interiorizzata e praticata profondamente da papa Francesco.

La sua interpretazione del messaggio evangelico è portare salvezza, che egli ha riassunto nel concetto di “misericordia”. Ha indetto l’anno giubilare, sottolineando la missione di accoglienza. Non ha avuto timore di indire due Sinodi sulla famiglia. Qualcuno si è affrettato a sottolineare “i rischi” di una teologia o di una “morale” non ortodossa.

Si tratta in verità di visioni diverse. Il papa non ha mai messo in discussione la dottrina della Chiesa; ha voluto semplicemente portare l’annuncio evangelico dove era possibile. Con le famiglie, nel dialogo ecumenico, nelle situazioni irregolari o peccaminose.

Le stesse riforme della curia romana sono, da una parte, prudenti, dall’altra, coraggiose: ha utilizzato la sinodalità, convinto di dover essere accompagnato in terreni sconosciuti e scivolosi.

L’approccio che ha con i testi sacri è molto attento a due dimensioni: portare il Vangelo nella vita delle persone, accogliendole e accompagnandole verso la salvezza. Chi dubita della sua missione in realtà assume un atteggiamento da “fariseo” più che di “pastore”. Non può essere l’osservanza della legge il criterio di evangelizzazione, ma la figura di chi cura chi è ferito, per essere salvato.

Nella guida della Chiesa, papa Bergoglio è diverso da Benedetto XVI e da Giovanni Paolo II. Non si sente maestro e tanto meno giudice. Porta la gioia e la luce dell’amore di Dio per le sue creature, in qualsiasi condizioni esse siano.

La Chiesa italiana non ha capito

Questa impostazione non è stata compresa dalla Chiesa italiana e dalla Chiesa universale: il papa è guardato con diffidenza dalla cultura della dottrina “sana” con la rigidità sorretta da principi dogmatici e morali. Un atteggiamento che contrasta con le difficoltà e le contraddizioni che la gente vive e di cui è cosciente.

Sono definitivamente tramontati i tempi della religiosità sociale diffusa e partecipata. Anche i fedeli cristiani sono “dispersi”, soprattutto nel nostro mondo occidentale, dove sono saltati gli anelli di eredità di religiosità convinte.

Le persone sono in ricerca: solo a partire da questa convinzione è possibile recuperare la spiritualità delle anime che comunque persiste, nonostante il mondo sia dichiaratamene secolarizzato. Un percorso nuovo che le nostre Chiese stentano a percepire, camminando con schemi e approcci che non esistono più. Un periodo difficile di evangelizzazione.

Il volto dell’ufficialità istituzionale è definitivamente tramontato. Una strada possibile di risposta è la cura di ogni sofferenza: sia fisica che morale. Le persone hanno bisogno di essere accolte, sia materialmente che spiritualmente. Le distanze tra il clero e i fedeli vanno accorciate; la vita presbiterale deve recuperare essenzialità e semplicità.

I gesti di carità non sono il surplus di buon animo, ma uno dei modi essenziali di sentirsi accanto a chi soffre. Per questo il papa si circonda di momenti di vicinanza verso coloro che egli ha chiamato “scarti”.

È un segnale pastorale e missionario evidente: un percorso per ricordare il messaggio di Cristo, portatore di amore di Dio.

Print Friendly, PDF & Email
Facebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmail

Un commento

  1. Patrizia Pane 31 gennaio 2017

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi