Francia – abusi: decisioni e una lettera

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Undici risoluzioni, una lettera e l’attesa di un botto: i vescovi francesi, riuniti in assemblea dal 23 al 26 marzo, hanno approvato sul tema degli abusi una serie di risoluzioni, una lettera al popolo di Dio e sono in attesa dei risultati della commissione indipendente (Ciase) a fine settembre. Il suo presidente, J.-M. Sauvé, ha anticipato la cifra approssimata di 10.000 casi.

Pur avendo affrontato diversi argomenti (l’ecologia integrale, la formazione del clero, la riforma della conferenza episcopale, lo stato delle finanze), quello di maggiore impatto è stato il nodo degli abusi sessuali.

«Esprimiamo la nostra vergogna e tristezza che quanti avrebbero dovuto essere dei pastori per condurvi alle sorgenti vive della fede siano diventati un pericolo e una distruzione per i “piccoli” a loro affidati da Gesù. Rinnoviamo la richiesta di perdono. Se non siete stati toccati da tali eventi vi preghiamo di porre attenzione assieme a noi a quanti (uomini e donne) ne sono rimasti vittime. Affermiamo la condivisa desolazione davanti ai crimini commessi e subiti e una profonda umiliazione davanti a membri del corpo di Cristo cosi poco attenti e poco pronti ad ascoltare ed accompagnare. Ci affidiamo al Signore che giudica e guarisce accettando da subito la crudezza  dei dati che saranno resi pubblici sulla nostra Chiesa. Siamo anche pieni di speranza, perché crediamo che la verità possa servire al rinnovamento che Dio ci chiede» (Lettera dei vescovi di Francia ai cattolici sulla lotta alla pedofilia, 25 marzo 2021).

10.000 vittime

Fra le anticipazioni prodotte vi è la misura dei delitti commessi negli anni ’50 – ’60 (la metà), l’identità maschile degli aggressori (62%) e la minore età delle vittime (87%).

I vescovi si sono divisi fra chi ritiene ormai eccessiva l’ampiezza concessa al problema e chi ne difende la pertinenza, fra chi chiede di arrivare a decisioni (come è avvenuto) e chi domanda di aspettare le conclusioni della commissione (Ciase), fra chi è disponibile ad assumersi la responsabilità del passato e chi non condivide.

Molti temono che la commissione chieda espressamente la riforma del ministero presbiterale, una diversa formazione, la fine dell’obbligo celibatario e del segreto confessionale sugli abusi. Del resto, anche a livello di opinione ecclesiale è in discussione la concentrazione dei tria munera (insegnare, santificare e governare) solo sul vescovo e sui chierici. Si chiede la distinzione delle responsabilità, il ripensamento del ministero, la sinodalità e una maggiore autonomia delle macro-regioni.

La pubblicazione del rapporto Ciase «sarà un momento difficile per chi è stato vittima dei delitti. Lo sarà per tutti, particolarmente delicato per chierici, religiosi e religiose» (Lettera). All’attività della commissione Ciase guarda con interesse anche il mondo politico per trovare una modalità efficace per recensire il problema a tutti i livelli della società.

La questione degli abusi vede un primo intervento in un numero del mensile dei vescovi (Documents Épiscopat) nel 1998, un dossier riservato ai vescovi nel 2000 (ma ancora nel 2001 mons. Pican, che si era rifiutato di collaborare con l’autorità giudiziaria, fu applaudito in assemblea). Sempre nel 2001 esce un testo di un comitato voluto dai vescovi (Lottare contro la pedofilia) tirato in 100.000 copie. Ma non vi era ancora consapevolezza della questione sistemica del problema e, «all’epoca, le vittime sembravano non esistere » (Marie-Jo Thiel).

Nel 2015 i vescovi adottano procedure e misure conformi alle nuove disposizioni romane, mentre esplode con l’associazione La Parole libérée a Lione il dibattito pubblico sull’argomento. L’anno successivo partono le “cellule di ascolto” sia centrale che diocesane.

Nel 2018 le vittime, che lo chiedevano da tre anni, possono testimoniare davanti ai vescovi ottenendo un cambiamento significativo del clima e partono quattro gruppi di lavoro (sulla memoria, l’accompagnamento dei predatori, la prevenzione e la questione finanziaria).

Chiudendo l’assemblea recente, il presidente, mons. Éric de Moulin-Beaufort, ha riconosciuto: «Siamo andati avanti a tentoni per trovare come fare del bene alle vittime che hanno così crudelmente sofferto, non solo per le violenze e le aggressioni sessuali subite, ma anche per l’indifferenza e la disattenzione del loro contesto vitale di vedere, intuire e ascoltare, e per l’incapacità della Chiesa, nelle comunità come nei responsabili, di avvertire la misura di quanto le vittime vivevano e sopportavano successivamente, oltre il momento immediato».

Un cammino travagliato

Da tre anni esse sono coinvolte nelle decisioni che le riguardano e, in particolare, nelle risoluzioni approvate dall’assemblea recente: «Questo permette alla Chiesa di Francia di entrare in una cultura di benevolenza e protezione dei minori, così come chiedevamo da anni» (Brigitte Navail di “Fede e resilienza” su La Croix del 26 marzo).

Lo si vede nel fatto che l’équipe nazionale di ascolto aderirà all’associazione pubblica France Victimes e che competenze extra-ecclesiali saranno coinvolte nell’istanza creata per devolvere i risarcimenti (anche se le vittime vorrebbero una presa in carico, oltre ai costi terapeutici e una più chiara denuncia del clericalismo).

È intrigante la coincidenza fra l’approvazione degli orientamenti dei vescovi e la dissoluzione decisa dall’associazione La Parole libérée che ha giocato un ruolo importante. «Nel caso Preynat (il prete lionese riconosciuto colpevole di decine di abusi sui giovani scout, del presbiterio di Lione, presieduto negli anni più recenti dal card. Barbarin), le vittime non si sono lasciate intimidire e, attraverso i media, hanno dato voce a molti altri. Poco a poco, hanno obbligato la Chiesa a prenderle sul serio» (Marie-Jo Thiel).

Gli attuali 80 aderenti, un po’ divisi da una pubblicazione che usava le loro testimonianze senza averne il permesso e un po’ delusi dall’assoluzione del card. Barbarin da parte del tribunale, hanno deciso di chiudere l’esperienza con la pubblicazione di un libro bianco che raccoglie le informazioni, i fatti e le testimonianze degli anni di attività. «Il nostro risultato più rilevante è l’emersione della verità con l’avvio della commissione indipendente (Ciase), che potrà rompere l’oscurantismo» (F. Devaux, presidente).

Per una casa sicura

Le undici risoluzioni approvate dall’assemblea riguardano cinque ambiti:

a) la responsabilità nei suoi differenti livelli;
b) la dimensione della memoria (una giornata di preghiera per le vittime nel terzo venerdì di Quaresima e un luogo della memoria, previsto a Lourdes, per raccogliere le testimonianze, introdurre le generazioni a una maggiore consapevolezza sul rapporto fra potere e sessualità, in un santuario crocevia di credenti e no, francesi e no, adulti e giovani);
c) le strutture a livello nazionale (Consiglio per la prevenzione e la lotta contro la pedofilia, nuovo Ufficio nazionale, Referente per la protezione dei minori in tutte le commissioni episcopali, l’équipe nazionale di ascolto, creazione di un tribunale penale canonico interdiocesano per l’intero paese);
d) accompagnamento per gli autori degli abusi;
e) questioni finanziarie (versamento alle vittime di una contribuzione, fondo di dotazione da alimentare con specifiche offerte delle comunità cristiane). Il tema dei soldi è molto delicato perché, a causa della pandemia, la Conferenza episcopale ha un deficit di 90 milioni di euro e metà delle diocesi nuotano sul limite del fallimento finanziario.

Contro la pedofilia

La Lettera ai cattolici di Francia è il documento che conoscerà maggior diffusione. Viene ricordato con dolore che la Chiesa non è stata una casa sicura per i minori. Conclusione non attribuibile a singoli individui.

«Dobbiamo riconoscervi un fatto sociale  che deve essere guardato con lucidità». In particolare, quando ha toccato figure apicali, considerate esemplari e ispiranti. Il trauma vissuto dalle vittime ha segnato l’intera loro vita e il coraggio di alcune di esse ha reso possibile a tutti di capire. Per questo esse «hanno diritto alla nostra ammirazione e alla nostra gratitudine». Con i pastori è l’intera Chiesa, tutte le comunità cristiane, ad assumersi la responsabilità dell’accompagnamento e il dovere della correzione fraterna. Da qui le misure prese:

  • continuare a lavorare con regolarità con le vittime;
  • sensibilizzare e formare in maniera sistematica all’accoglienza e all’accompagnamento umano e spirituale delle vittime di aggressione sessuale nella Chiesa;
  • proporre alle persone vittime un aiuto finanziario che un’istanza indipendente sarà incaricata di distribuire nel limite dei nostri mezzi, secondo il bisogno espresso da ciascuno;
  • migliorare la formazione iniziale e continua del clero e di tutti gli operatori pastorali, soprattutto quanti lavorano coi giovani;
  • migliorare i mezzi per seguire e accompagnare i sacerdoti colpevoli nelle loro differenti età;
  •  creare un luogo che garantisca la memoria dei fatti avvenuti e della maniera con cui le persone aggredite hanno potuto vivere la prova. Ciò che le vittime hanno chiesto con maggiore insistenza è l’assicurazione che la Chiesa lavori davvero perché simili drammi non si producano più. Il luogo memoriale sarà quindi anche un luogo pedagogico per formare le generazioni future alla vigilanza sulle possibili derive del potere spirituale;
  • consacrare una giornata alla memoria di questi eventi e alla preghiera per le persone vittime, il terzo venerdì di Quaresima.

In attesa del rapporto della commissione Ciase ciascuno è chiamato all’attenzione reciproca. «Dobbiamo interrogarci a tutti i livelli sulle possibilità di derive, di plagio, di abusi, di maltrattamenti o di violenze e verificare l’esistenza di supervisioni, controlli, sguardi terzi e la possibilità della correzione fraterna fra noi».

L’impegno finanziario chiede la generosità delle comunità e la corresponsabilità di tutti.

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