Francia: il magistero delle vittime

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«Sento ora la possibilità della fiducia» (Michael); «è in atto un processo reale» (Jean-Luc); «ci sarà un prima e un dopo» (Brigitte). Le valutazioni di alcune delle vittime degli abusi di ecclesiastici alla conclusione dell’assemblea generale dei vescovi francesi (Lourdes, 2-8 novembre 2021) indicano un cambiamento che potrebbe rivelarsi «un passo decisivo» secondo la valutazione del presidente, mons. Eric de Moulins-Beaufort.

L’onda di shock del rapporto della commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase; cf. SettimanaNews) ha rovesciato l’ordine del giorno, riformulando i temi previsti (povertà e ambiente, ecumenismo, problematiche interne ecc.). I numerosi laici che hanno partecipato all’assemblea, hanno trovato i vescovi attoniti e smarriti, alcuni pronti anche alle dimissioni. Uno tsunami di emozioni, testimonianze e gesti che hanno propiziato orientamenti e decisioni impensabili solo qualche mese fa.

Responsabilità istituzionale

Dopo alcuni giorni, il 5 novembre, l’assemblea ha raggiunto alcuni orientamenti di fondo. Anzitutto il riconoscimento di una responsabilità istituzionale della Chiesa nelle violenze subite dalle vittime. Oltre i confini del diritto positivo e del diritto canonico, l’intero corpo episcopale si è riconosciuto responsabile di fronte alle 330.000 vittime segnalate dal rapporto Ciase. Inoltre ha affermato la dimensione sistemica di queste violenze. Esse non sono solo frutto di individui isolati ma sono state rese possibili dal funzionamento, dalla mentalità e dalle pratiche attive nella Chiesa cattolica. Tutto ciò reclama un dovere di giustizia e di riparazione, premessa a un perdono che abbia salde radici nella verità.

Nell’ultima mattinata dei lavori si sono votate delle misure sia generali che particolari. Quelle generali sono:

  • l’avvio di una Istanza nazionale indipendente per il riconoscimento e il risarcimento o riparazione delle vittime. Funzionerà sul modello della Ciase;
  • la richiesta al papa di inviare un gruppo di visitatori per valutare, diocesi per diocesi, le prassi e i risultati della protezione dei minori;
  • il rifinanziamento dei fondi destinati ai risarcimenti attingendo ai beni mobili e immobili della Conferenza episcopale e delle diocesi. La Chiesa francese accetta di impoverirsi per onorare i suoi debiti nei confronti delle vittime;
  • l’assemblea avvia nove gruppi di lavoro, presieduti da laici e laiche per rispondere alle raccomandazioni della Ciase in ordine ai temi connessi alla gestione e prevenzione degli abusi. Nei gruppi ci deve essere la presenza delle vittime. Essi riguardano: – la condivisione delle buone pratiche rispetto ai casi segnalati; – il tema della confessione e dell’accompagnamento spirituale; – la cura dei preti accusati e sotto esame; – il discernimento vocazionale e la formazione del clero; – l’accompagnamento ai vescovi nel loro ministero; – l’accompagnamento al ministero dei preti; – il coinvolgimento dei laici nei lavori della conferenza episcopale; – l’analisi delle cause delle violenze sessuali nella Chiesa; – gli strumenti di vigilanza e di controllo delle associazioni di fedeli con vita comune e dei gruppi che fanno riferimento a uno specifico carisma.
Nuova governance

Numerose e significative anche le misure particolari. Le ricordo secondo l’elenco del comunicato dei vescovi.

  1. Una revisione e valutazione esterna del funzionamento delle «cellule di ascolto» già operative in molte diocesi.
  2. Verifica dei precedenti giudiziari per tutti gli operatori pastorali.
  3. Un celebret (è il documento ecclesiastico necessario ai preti per confessare e celebrare) non più diocesano, ma a livello nazionale. Ciò permetterà di evitare migrazioni sospette da una diocesi all’altra.
  4. La presenza di almeno una donna nell’équipe formativa dei seminari e delle case di formazione.
  5. Un gruppo di lavoro nazionale per stendere una carta di protezione dei minori (edifici, formazione, regolamenti, verifiche) per diocesi, movimenti e comunità.
  6. Un gabinetto di esperti per indicare i rischi e le misure preventive in ordine alla difesa dei minori.
  7. Tutti i consigli e le commissioni della conferenza dei vescovi siano composti da vescovi e da altri membri del popolo di Dio.
  8. I vescovi si impegnano a firmare un accordo in ciascuna diocesi con la procura della Repubblica in ordine alle denunce per abusi.
  9. L’erezione di un tribunale penale canonico a livello nazionale a partire dal 1° aprile 2022.
  10. La commissione dottrinale dell’episcopato avvia un confronto sui punti dottrinali indicati dalla Ciase (morale sessuale, presbiterato, manipolazione della Parola, potere d’ordine e potere di giurisdizione ecc.).
  11. Richiesta al consiglio per le questioni canoniche di definire gli elementi critici sollevati dalla Ciase da sottomettere all’approvazione della Santa Sede.
La collera e il sostegno

È difficile sottovalutare le novità espresse dai voti dei vescovi ed è sorprendente che a questo si sia giunti grazie alle voci delle vittime raccolte dalla Ciase, commissione voluta dai vescovi e dai religiosi/e del paese. È previsto per il 2023 un evento sinodale per una valutazione e una conferma dei passi compiuti.

Oltre alle vittime, un ruolo di singolare importanza è stato rivestito dai laici invitati ai lavori dell’assemblea. I risultati del rapporto Ciase hanno attraversato la coscienza ecclesiale. «La collera è grande, in particolare fra i più attivi nella Chiesa» (S. Bukhari). «Sull’onda del rapporto Ciase ero divisa fra tristezza e speranza. Ma la speranza si è dissolta dopo la dichiarazione di alcuni vescovi. Mi è cresciuta la collera, tanto più che la commissione aveva rilevato casi molto recenti di cattiva gestione» (S. Adrien). «Sul piano teologico niente permette di concludere che i laici siano ontologicamente incapaci di esercitare il potere di governo, anche senza essere titolari di tale potere» (A. Kaptijn).

Fra i partecipanti ai vari consigli ecclesiali vi è un’insistente domanda di passare dal potere consultivo al deliberativo, o quantomeno di essere integrati nella decisione finale. «Animata da un fede viva amo profondamente la Chiesa e sono risolutamente impegnata, ma in questo tempo la mia fiducia nell’istituzione cattolica è fortemente e fondamentalmente scossa per l’ampiezza dei disfunzionamenti sistemici portati alla luce dalla Ciase» (H. de Chergé).

Poveri per la credibilità del Vangelo

Dalla lunga e appassionata relazione finale del presidente della conferenza, mons. Eric de Moulins-Beaufort, raccolgo alcune suggestioni. Gli abusi sono una realtà. «Siamo obbligati a costatare che la nostra Chiesa è un luogo di gravi crimini, di attacchi intollerabili alla vita e all’integrità di bambini e adulti».

Davanti alla sorpresa di alcuni per l’assenza di una richiesta di perdono ha risposto: «Gli amici (vittime) ci hanno aiutati a capire che abbiamo della strada da fare. Un vescovo ce l’ha detto con forza: possiamo sempre chiedere perdono a Dio e contare sulla sua misericordia, ma non possiamo provocare al perdono un essere umano che abbiamo offeso». Il riconoscimento della responsabilità istituzionale viene dalla richiesta delle vittime, dei laici, della società e, soprattutto, dalla fedeltà al Padre manifestata da Gesù. «Era tempo per fare questo passo» per non essere complici involontari di atti inqualificabili. Una decisione che è anche una liberazione. «Liberi di mostrare che la nostra Chiesa, a cui apparteniamo e che vogliamo servire, non è un’istituzione preoccupata di se stessa, affogata nella sua auto-glorificazione».

Come vescovi «abbiamo compreso di aver bisogno degli altri». «Abbiamo tutto da guadagnare dando fiducia ai servizi di polizia e della giustizia del nostro paese». Non possiamo più contare sull’apprezzamento condiviso verso la Chiesa, né sull’ammirazione verso la solitudine esigente dei nostri preti. «Andiamo verso un impoverimento della nostra Chiesa. Per più ragioni lo desideriamo e l’attendiamo». «L’insieme delle risoluzioni che abbiamo votato costituisce un vasto programma di rinnovamento delle nostre pratiche di governo a livello di diocesi e di nazione. Trasmetteremo al santo padre, dopo averle valutate, le raccomandazioni della Ciase che riguardano la Chiesa universale». La condivisione delle decisioni, la loro valutazione, il controllo reciproco, un ruolo diverso per le donne sono in ordine a un miglior servizio al popolo di Dio. Assieme alla Chiesa universale entriamo nel processo sinodale in vista dell’evento del 2023.

La breve ma precisa lettera di incoraggiamento di papa Francesco ha sostenuto il cammino dei vescovi: «Sono certo che, insieme e sotto la spinta dello Spirito Santo, troverete i mezzi di rendere onore e di consolare le vittime, esortando tutti i credenti alla penitenza e alla conversione dei cuori, prendendo tutte le misure necessarie perché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, avendo cura del santo popolo di Dio, ferito e scandalizzato, e così riprendere con gioia la missione, guardando risolutamente al futuro».

Il pianto silenzioso del bambino

L’assemblea è stata arricchita da un gesto penitenziale compiuto dai partecipanti davanti alla basilica del rosario. Un gesto di memoria e di penitenza ispirato da un’immagine che è diventata l’emblema dell’evento. Una delle vittime ha scovato e fotografato nella chiesa di santa Croce a Saint Gilles Croix de Vie, nella penombra di un pilastro, una scultura di un bambino in lacrime e, sullo sfondo, una figura ecclesiale dal volto duro che la vittima ha identificato con l’aggressore del bambino.

Davanti all’ingrandimento di quell’immagine si è svolto il momento di silenzio e preghiera dell’assemblea.  Guardando al bambino che piange mons. Eric de Moulins-Beaufort ha detto: «Qualcuno ti ha fotografato, permettendo a molti di vederti, di guardarti. Si è riconosciuto in te, ha visto nella tua immagine il suo destino sbriciolato e violentato. Qualcuno ti ha riscoperto e ha trovato in te un fratello o una sorella grazie alla quale poter esprimere il proprio segreto. Quello che tanti e tante hanno custodito e custodiscono senza trovare le parole per dirlo e senza incontrare cuori capaci di ascolto». Davanti a te «io, Eric, vescovo della Chiesa cattolica» assieme ai vescovi, preti e fedeli «imploro da Dio che in questo giorno mi insegni di esserti fratello».

E suor Veronique Margron, presidente della conferenza dei religiosi e religiose di Francia, ha aggiunto: «Mio Dio, uomini e donne hanno commesso non solo l’ingiustificabile, ma propriamente l’intollerabile. La tua Chiesa è stata ed è un luogo di crimini contro l’umanità della persona. Supplicarti, mio Dio, sembra cosa troppo piccola, sembra troppo poco. Supplicare allora anche ciascuna delle persone la cui vita è spinta negli abissi dell’inferno, perché voi siete, essi sono, il tuo volto, mio Dio. Tu Dio, umiliato, irriso, crocifisso».

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2 Commenti

  1. Nino Remigio 11 novembre 2021
  2. Fabio Cittadini 10 novembre 2021

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