Il caso McCarrick

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rapporto mccarrick

In un paio di notti quasi insonni ho letto le 449 pagine e le 1410 note (il diavolo, come si dice, è nei dettagli) del rapporto vaticano sul (già) cardinale McCarrick. Qualcuno mi ha chiesto perché dedicare tempo ad una lettura dall’esito deprimente scontato in partenza. Penso che bisogna leggere anche le circostanze peggiori del tempo in cui viviamo, per portarne il peso e sentirne la responsabilità.

Poi qualcuno mi ha chiesto cosa vorrei ottenere dallo scritto che sto condividendo. Ho scritto per un’esigenza interiore, mosso dall’urgenza che la chiesa, a partire dai suoi responsabili, avverta la consapevolezza che non si può più aspettare. O si promuovono cambiamenti strutturali (oltre quelli a livello di coscienza, come è ovvio), oppure non si supererà questa crisi, che allontana tanti dalla vita ecclesiale e dalla pratica della fede.

Quando tutto è inquietante

Ho letto il rapporto McCarrick anche perché avevo una curiosità diretta. Ricordo bene il mio incontro con lui nel 1998 a Hong Kong, dopo un suo importante viaggio in Cina per conto del presidente Clinton (se ne parla nel rapporto). Il vescovo ausiliare di Hong Kong, John Tong, mi incluse tra gli ospiti di una cena presso un bel ristorante della città.

C’erano inoltre due missionari americani miei colleghi all’Holy Spirit Study Centre (il centro della chiesa di Hong Kong per la Cina, io ci lavoravo come ricercatore) e un presbitero che accompagnava McCarrick. Quest’ultimo era allora vescovo di Newark e già abbastanza noto. Egli ci relazionò a lungo del suo viaggio. Le sue abilità erano indiscutibili. McCarrick è riuscito ad avere dalla sua i politici americani più potenti e i vertici vaticani.

Dalla lettura del rapporto ricavo la penosa impressione di un personaggio inquietante, che si muove in un mondo inquietante. In questa vicenda sembrano essersi dati appuntamento i peggiori mali della chiesa: clericalismo, maschilismo, paternalismo, abusi di potere, abusi sessuali, abusi su minori, corruzione, menzogna, spergiuro, carrierismo, ambizione, ipocrisia, omertà, irresponsabilità, sciatteria… e via disgraziando.

Alla fine non sono rimasto nemmeno sorpreso, e lo dico con rammarico. Chiunque era abbastanza informato, anche senza conoscere nel dettaglio i passaggi, poteva ben anticipare cosa era successo, il meccanismo che ci sta dietro… Ma non cambia l’amaro, la tristezza, la delusione e il senso di impotenza… Trovo che queste storie, che riguardano i massimi vertici della chiesa, siano davvero insopportabili.

Testimoni

Mi ha commosso la testimonianza di Madre 1 (pp. 37-46): madre con numerosi figli, è una donna schiacciata dalla pervasività di una Chiesa maschilista.

Lei e il marito, devotissimi, accolgono il giovane vescovo in casa come uno di famiglia. In poco tempo, con gli occhi di madre, capisce tutto quello che il Vaticano, per capire, ci ha impiegato 40 anni. La madre si rende conto che a McCarrick le figlie femmine non interessano proprio. Non è dunque la carità pastorale che lo spinge. Ha occhi, entusiasmo e iniziative solo per i maschi e li coinvolge in modo invasivo.

E poi vede quello che non avrebbe voluto vedere. Non ci può credere, e non sa a chi parlare. Teme le ritorsioni di lui, che è potente. La madre non sa come muoversi in un club per soli maschi, quale la chiesa le sarà sembrata. Utilizza un mezzo inadeguato, la denuncia anonima. Non sa che altro fare, persuasa che nessuno l’avrebbe davvero ascoltata. Cosa ha di evangelico una chiesa che, agli occhi di tanti e tante, non è che un club per soli uomini che si coprono fra di loro?

Cosa deve ancora accadere perché venga affrontata, in maniera veramente seria, la questione che il popolo di Dio è composto di donne e uomini, e che tutti i battezzati partecipano responsabilmente e con pari dignità alla vita della chiesa?

La devozione di questa donna e madre mi ha fatto pensare a mio padre, un credente straordinario, padre di dieci figli, di cui quattro entrati in seminario. Aveva una venerazione totale per la dignità del sacerdozio, e una fiducia illimitata nei preti e nei vescovi. L’idea che potessero fare del male non lo poteva neanche sfiorare. In pochissimi decenni questo patrimonio, che ho condiviso, è stato disperso.

Ora i preti e i vescovi hanno una reputazione pari a zero in varie società e nazioni, nella gran parte dei giovani, e anche in ambienti ecclesiali. L’ho visto in modo drammatico in Irlanda (ormai ex cattolica) nell’estate 2019; lo stesso sta succedendo ora in Polonia.

No alla retorica

Affermare – come spesso si fa – che la Chiesa è fatta di santi e di peccatori è una facile scappatoia spiritualista per eludere la gravità della situazione, pensando magari che questo sia stato un incidente isolato. Ma non è così. E queste rassicurazioni mi appaiono un’insopportabile superficialità e un alibi fin troppo facile.

La storia lo mostra: quando la Chiesa non ha affrontato con sincerità, tempismo e efficacia i problemi sul tappetto, si sono verificati danni irreparabili: divisioni irrecuperabili, intere nazioni perse alla fede cattolica, scismi (conclamati o silenziosi), allontanamento dalla vita di fede di tanta gente.

Il mio interesse diretto per le vicende degli abusi è iniziato nel 2003, quando a Hong Kong è scoppiato – sull’onda delle vicende di Boston – il clamore mediatico circa gli abusi dei preti. Fui chiamato a scriverne, e a parlarne in diverse trasmissioni televisive. La curia di Hong Kong mi diede un bel malloppo da leggere per prepararmi. In pochi giorni imparai tanto.

Nel frattempo sono passati 17 anni, e si sa ancora di più. È stato irritante vedere ecclesiastici – anche con altissime responsabilità in Vaticano – affrontare questi temi con temeraria superficialità, senza conoscere davvero ciò di cui si parla, senza serietà, senza percepire la gravità: la gravità del dolore delle vittime; la gravità dello scandalo nel popolo di Dio.

Competenze e formazione

Come coordinatore della commissione per la formazione continua nel Pime ho voluto che il tema degli abusi fosse affrontato in modo sistematico da persone competenti. Non senza incappare in chi, svogliatamente, ci diceva: “ma basta con questi discorsi!”

Come preside della scuola teologica del Pime mi sono impegnato a fare lo stesso. Ora il nostro curriculum accademico include (ci è stato detto che siamo i primi in Italia) un seminario sulla protezione dei minori e adulti vulnerabili, tenuto dai migliori esperti disponibili a Milano. Abbiamo introdotto un corso su “Donne, bibbia e teologie” che ha – tra l’altro – l’ambizione di declericalizzare la mentalità con cui troppi si affacciano al ministero ordinato. Per lo stesso motivo abbiamo aumentato il numero delle docenti donne e docenti laici.

I sostenitori di McCarrick credevano nella sua innocenza nonostante fossero a conoscenza della sua occasionale pratica di dormire con seminaristi e preti. Per loro era solo imprudenza! Ammettevano inoltre che era evidente che il vescovo aveva una ambizione smisurata. Ma per loro era una mancanza veniale.

I commentatori del rapporto concordano che molti abbiano taciuto e mentito su McCarrick, anche vescovi (sono stati fatti i loro nomi), rettori di seminari, preti con gravi incarichi… per proteggere le loro aspirazioni carrieristiche. McCarrick era potente, non era conveniente mettersi di traverso a lui.

Eppure Gesù non condona l’ambizione ai primi posti: si oppone e con molta severità, alla ricerca del potere, della fama, della gloria, e… dei titoli ecclesiastici («non chiamate nessuno padre sulla terra»). È da anni che Benedetto XVI e Francesco predicano contro il carrierismo e il clericalismo, ma con quali risultati?

Ministero come carriera

Una Chiesa immersa da secoli nella pratica antievangelica degli onori, delle carriere, dei titoli (santità, eminenza, eccellenza, monsignore…) e di tutte le pompe allegate, come può immaginare di avere gli anticorpi per respingere il malaffare, il carrierismo e rimanere la chiesa secondo il cuore di Gesù?

Non sarebbe ora di cambiare questo andazzo vergognoso una volta per tutte? Perché non eliminare titoli, onori, procedure di carriera e cordate che sono alla base del carrierismo e del clericalismo che si vorrebbe eliminare?

Carrierismo e corruzione vanno spesso insieme. Nel 2000 il cardinale di New York John O’Connor aveva chiesto al papa di non promuovere McCarrick. Quest’ultimo spergiurò di essere innocente, ingannando il papa con una lettera che però fu indirizzata, piuttosto irritualmente, al suo segretario personale.

McCarrick faceva leva su un rapporto amichevole e su altre corrispondenze, menzionate nella lettera menzognera ma non consegnate agli estensori del rapporto. C’è qualcosa di oscuro in questo passaggio cruciale che ha avuto conseguenze catastrofiche. C’è uno spergiuro (Gesù dice di non giurare mai!) e la deroga al principio di prudenza. Veniamo informati inoltre che McCarrick ogni anno, a Natale, faceva regalie ad alti ecclesiastici vaticani, e che questa pratica è durata fino al 2017. Nel rapporto non si dice chi siano. (Lo sappiamo però da un’inchiesta del Washington Post del 27 dicembre 2019, che riferisce anche le cifre trasferite). Normale anche questo?

Non direi, visto che il caso McCarrick era su vari tavoli vaticani da un paio di decenni almeno. C’è da augurarsi che una pratica tanto deleteria, che sa di tentata corruzione, sia abolita una volta per tutte. C’è da temere, io credo, che McCarrick abbia potuto corrompere anche i vescovi americani che avevano dichiarato il falso a suo favore.

Il rapporto della Segreteria di Stato è una novità apprezzabile e rappresenta una svolta nelle pratiche vaticane. È stato, per esempio, tolto il segreto pontificio su materiale rilevante. Si ammettono pratiche e comportamenti disonorevoli. Ma eviterei trionfalismi che qua e là sembrano affiorare: finalmente si è fatta pulizia, il papa ha cacciato i cattivi, la verità alla fine ha trionfato. Non è così. Ci sono ancora troppe cose per niente chiare, anche perché alcuni protagonisti non hanno detto tutto. Occorre che questo rapporto sia l’avvio di buone pratiche di trasparenza.

Non solo McCarrick

Ci sono troppe situazioni gravissime che infangano la credibilità della chiesa cattolica, che reclamano giustizia e non sono mai state chiarite. Uno scandalo su tutti – non l’unico, ma il più grave – è quello che riguarda i crimini terribili e allucinanti del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel.

Che c’entro io con il messicano Maciel? Niente. Se non che ricordo bene che nei mesi che ho trascorso in Messico nel 2004 e 2005 quasi ogni giorno si leggevano testimonianze di nefandezze compiute da Maciel, testimonianze rivelatesi vere, e neanche tra le più infamanti. Ma il Vaticano – e l’anziano papa – lo difendevano, anzi lo onoravano. Eppure di fronte all’enormità degli addebiti bastava applicare, da parte di Roma, il principio di prudenza. Noi semplici cristiani abbiamo appreso questa virtù cardinale da bambini a catechismo.

Come McCarrick dunque, anche Maciel ingannò Giovanni Paolo II. Per fede, voglio credere alla buona fede di un papa dichiarato santo. Eppure, fino a Benedetto XVI, nessuno ha fermato Maciel, che fu sostenuto e coperto – tra gli altri – dai due cardinali segretari: Stanisław Dziwisz e Angelo Sodano (quest’ultimo, me lo si lasci dire, responsabile dell’insopportabile accondiscendenza di Giovanni Paolo II verso il dittatore sanguinario Augusto Pinochet).

Io penso che per senso di giustizia, e per l’onore di Giovanni Paolo II, i due cardinali abbiano il dovere di raccontare al popolo di Dio cosa è successo, come sia potuto accadere tanto scempio. Il loro silenzio è inquietante, e i credenti meritano davvero di meglio.

Non è vero – come con superficialità si dice – che la Chiesa del passato fosse più corrotta di quella attuale. I casi McCarrick e Maciel (non sono gli unici, purtroppo) dicono un’altra storia. Un’inchiesta su Marcial Maciel, lo scandalo degli scandali, è un passo molto necessario per il bene della Chiesa. Riforme, atti di pulizia, trasparenza e giustizia sono quanto mai doverosi davanti al popolo di Dio e per la credibilità dell’annuncio del Vangelo.

  • Gianni Criveller, missionario del Pime a Hong Kong e in Cina dal 1991, attualmente docente e preside dello Studio teologico missionario internazionale del Pime di Monza.
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7 Commenti

  1. Marco Ferri 19 dicembre 2020
  2. Barbara 17 dicembre 2020
  3. Pietro Gennarino 15 dicembre 2020
  4. Chiara Macconi 15 dicembre 2020
  5. Stefania Manganelli 9 dicembre 2020
  6. Tommaso Cavazzuti 8 dicembre 2020
  7. Luigi d'Ayala Valva 8 dicembre 2020

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