La nuova curia romana

di: Antonio Dall'Osto (a cura)

Nel conclave del marzo 2013, da cui risultò eletto papa Francesco, molti cardinali avevano sollecitato una riforma della curia romana. La richiesta è stata messa subito in programma e ora è pronto un progetto (bozza) frutto di sei anni di lavoro del “consiglio dei cardinali” e di papa Francesco. Attualmente il progetto è in mano ai vescovi di tutto il mondo, ai capi della curia e ad alcuni accademici selezionati affinché lo esaminino attentamente ed esprimano le loro valutazioni. Si prevede che il testo definitivo potrà essere pubblicato prima della fine dell’anno, stando a quanto ha detto mons. Marcello Semeraro, segretario del “consiglio dei cardinali”. Si tratta di una riforma profonda sia per lo spirito che la anima sia per la ristrutturazione e la distribuzione delle nuove competenze e soprattutto per le novità introdotte. Edward Pentin, corrispondente a Roma per il giornale statunitense The Catholic Register, ha potuto consultare la bozza e ne ha presentato una sintesi piuttosto dettagliata in una corrispondenza dal Vaticano del 29 maggio scorso. La presentiamo qui di seguito.

Secondo la bozza di una nuova costituzione della curia romana, quasi tutti i dipartimenti vaticani saranno chiamati «dicasteri» e quello nuovo per la dottrina della fede passerà dal secondo al terzo più importante dipartimento vaticano.

La bozza mette un nuovo significativo accento sulla missione e sulle opere caritative quali compiti chiave del Vaticano. Propone anche il conferimento di una maggiore autorità alle conferenze episcopali, modificando il rapporto tra gli ufficiali della curia, i vescovi e il papa quale impulso verso la decentralizzazione.

Il testo afferma che la curia romana, basata sull’«ecclesiologia del Vaticano II», esercita il suo servizio ai vescovi «nel rispetto della collegialità, della sinodalità e sussidiarietà dovuta ai successori degli apostoli».

Stando al testo della bozza ottenuta dal giornale statunitense The Catholic Register, non ci sarà più la distinzione visibile tra Congregazioni e Consigli pontifici secondo cui le prime hanno potere esecutivo e i secondi solo ruoli consultivi.

Il testo è stato ora inviato ai vescovi che dovranno esaminarlo attentamente prima che la nuova Costituzione diventi operativa.

Un ampio riordino. Intitolato Praedicate Evangelium, il progetto è frutto di sei anni di lavoro da parte del “consiglio dei cardinali” e di papa Francesco ed è una risposta alle richieste di riforma della curia emanate durante l’ultimo conclave. Il documento, destinato a sostituire la costituzione apostolica Pastor bonus di Giovanni Paolo II del 1988 riguardante la curia romana, dovrebbe essere pubblicato quest’anno, ma non il 29 giugno, secondo mons. Marcello Semeraro, segretario del “consiglio dei cardinali”.

Secondo questa bozza preliminare, l’ex Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, altrimenti nota come Propaganda fide, responsabile dell’attività missionaria e delle relative attività, verrebbe assorbita in un dicastero più ampio. Fondata da papa Gregorio XV nel 1622, la congregazione non è menzionata e nemmeno lo è il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione istituito da Benedetto XVI nel 2010 per rafforzare la diffusione del Vangelo nei paesi un tempo cristiani e ora secolarizzati.

La proposta è che entrambi i dipartimenti siano assorbiti in un nuovo dicastero per l’evangelizzazione, secondo solo alla Segreteria di Stato, che rimane il più importante dipartimento vaticano.

Fino al pontificato di Paolo VI, la Congregazione per la dottrina della fede godeva di uno status definito come la suprema, cioè la prima tra uguali nella struttura di potere della curia. Da allora è stata il secondo ufficio curiale più importante; uno status che cederà il posto al nuovo dicastero per l’evangelizzazione, anche se tutti i dicasteri sono «giuridicamente uguali».

Il nuovo organismo per l’evangelizzazione sarà diviso in due sezioni: una per i «problemi fondamentali riguardanti l’evangelizzazione nel mondo d’oggi» e la seconda col compito di offrire «accompagnamento e sostegno» alle «nuove Chiese particolari» che non rientrano nella competenza del dicastero (ex congregazione) per le Chiese orientali.

Un altro accorpamento riguarderà la Congregazione per l’educazione cattolica e il pontificio Consiglio per la cultura che costituiranno un nuovo dicastero per l’educazione e la cultura.

Tutti gli altri dicasteri rimarranno sostanzialmente gli stessi per quanto riguarda la struttura e la finalità, ma con alcune leggere modifiche e lievi cambiamenti di accento.

Queste sono alcune delle più significative proposte di riforma e i punti salienti del progetto. Resta da vedere se riuscirà a superare l’esame accurato dei vescovi, degli accademici selezionati e dei capi della curia.

L’accento posto sulla missione e la fede. Il prologo sottolinea lo stretto legame tra la missione e la comunità della Chiesa e lo scopo della missione nel «far nascere» la nuova «comunità» che è entrata nella storia con la venuta di Cristo. «Questa vita della comunità conferisce alla Chiesa il volto della sinodalità», afferma il testo, aggiungendo che questa «comunità è in se stessa missionaria».

«Il rinnovamento della Chiesa e, in esso, anche della curia romana deve riflettere questa fondamentale reciprocità» – prosegue il testo – «e garantire che la Chiesa possa avvicinarsi il più possibile all’esperienza della comunità missionaria vissuta dagli apostoli con il Signore durante la sua vita terrena e, dopo la Pentecoste, sotto l’azione dello Spirito Santo, dalla prima comunità di Gerusalemme».

Focus sui laici. Il prologo sottolinea anche che la riforma della curia romana deve «coinvolgere i laici in ruoli di leadership e di responsabilità». Aggiunge, inoltre, che in forza della sua «natura vicaria e ministeriale» un «prete o un laico» possono dirigere un dicastero (cap. 2, E).

Modifica delle relazioni tra gli ufficiali della curia e i vescovi. Ogni dicastero deve compiere la sua missione «in virtù del potere ricevuto dal sommo pontefice e dal collegio dei vescovi i quali, secondo l’ecclesiologia del Vaticano II, guidano la Chiesa insieme con il successore di Pietro» (cap. 2, E).

Elogio delle Conferenze episcopali. «Le Conferenze episcopali, comprese le loro associazioni continentali, costituiscono oggi uno dei modi più significativi di esprimere e servire la comunità ecclesiale nelle diverse regioni, assieme al romano pontefice, garante dell’unità» (Prologo).

Priorità e ruoli degli ufficiali della curia. Il documento introduce un ruolo modificato per gli ufficiali della curia che ora dovranno considerarsi al servizio dei vescovi e del papa. «In conformità con il concilio Vaticano II, la curia, in forza del suo servizio al ministero petrino, è anche al servizio dei vescovi, delle conferenze episcopali, delle loro associazioni regionali e continentali, delle Chiese particolari e delle altre comunità ecclesiali» (cap. 2, A)

Il loro servizio deve incoraggiare la «conversione pastorale» in «solidarietà con la loro opzione pastorale preferenziale per i poveri e con ogni contributo all’unità e alla pace» (cap. 2, C).

Citando Paolo VI, il testo chiede che gli ufficiali abbiano «la scintilla della carità divina» nel loro lavoro (Paolo VI, omelia per la chiusura del concilio Vaticano II, 8 dic. 1965), (cap. 2. L).

Fusione dei dicasteri. «Era necessario ridurre il numero dei dicasteri, unendo tra loro quelli le cui finalità erano molto simili e complementari e razionalizzare le loro funzioni allo scopo di evitare sovrapposizioni di competenze, rendere il lavoro più efficace e risparmiare spese inutili» (cap. 2, K).

Lavoro svolto secondo la sinodalità. «All’interno di ogni dicastero, ciascuno secondo la propria natura e opportunità, e tra ogni dicastero, il lavoro dev’essere svolto secondo i principi della sinodalità, facendo uso abituale e fedele degli organismi previsti da questa costituzione apostolica, come il congresso, le sessioni ordinarie e plenarie, come anche le riunioni dei capi dei dipartimenti e quelli interdicasteriali» (art. 10).

Struttura dei dicasteri. La curia romana è composta di dicasteri e di altri organismi, tutti giuridicamente uguali» (art. 12). «Ogni dicastero è guidato da un prefetto» (art. 13).

Dicastero per l’evangelizzazione. Il dicastero sarà «a servizio dell’opera di evangelizzazione così che Cristo, luce delle nazioni, possa essere conosciuto e testimoniato con le parole e le opere, e il suo corpo, la Chiesa, possa essere edificato» (art. 54,1).

La prima sezione del dicastero, dedicata allo studio dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, dovrà collaborare con le conferenze dei vescovi e gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica nei «problemi fondamentali dell’evangelizzazione e lo sviluppo di una nuova evangelizzazione, identificando le forme appropriate, gli strumenti e la lingua» (art. 55.1).

Il dicastero avrà la responsabilità dei santuari internazionali e promuoverà la libertà religiosa attraverso il «discernimento» dei «segni dei tempi». Studierà anche «le condizioni socioeconomiche e ambientali per il raggiungimento del bene comune e la protezione del creato come «casa comune» (art. 57.1). E incoraggerà lo studio della storia della missione, in particolare il «complesso fenomeno del colonialismo e le sue conseguenze sull’evangelizzazione» (art. 55.2).

Un ulteriore studio da compiere riguarda «la potenzialità del Vangelo per il rinnovamento delle culture, la liberazione umana e un dignitoso e giusto equilibrio tra i diversi interessi» (art. 57.2).

Ulteriori compiti riguarderanno il sostegno di altre opere di evangelizzazione, catechesi e «corsi specifici per i vescovi» all’inizio della loro missione e un «accompagnamento del loro servizio» (art. 57.3).

Molte funzioni ricoperte da Propaganda fide saranno demandate alla seconda sezione del dicastero riguardante le istituzioni missionarie.

Dicastero per la dottrina delle fede. Il dicastero continuerà molti ruoli che aveva prima, cioè di «promuovere e proteggere l’integrità della dottrina cattolica circa la fede e la morale», ma con alcuni cambiamenti.

L’articolo 68.1 stabilisce che compito del dicastero è di «incoraggiare e sostenere lo studio e la riflessione sulla comprensione della fede e lo sviluppo della teologia nelle diverse culture, nella vita e le sfide dei segni dei tempi, in modo da fornire una risposta agli interrogativi che sorgono in base ai progressi della scienza e l’evoluzione delle civiltà».

L’articolo seguente (69) afferma che il dicastero lavorerà «in stretto contatto» con i vescovi e con le conferenze episcopali «che hanno la responsabilità prima nelle Chiese particolari e sono anche soggetto di attribuzioni concrete, inclusa una certa autentica autorità dottrinale.

Questa collaborazione tra il dicastero e i vescovi «si applica soprattutto riguardo all’autorizzazione di insegnare nella Chiesa, dove il dicastero agirà in senso sussidiario».

Circa la salvaguardia della verità, il testo afferma che il dicastero «esamina gli scritti e le opinioni che appaiono contrari alla retta fede o pericolosi; cerca il dialogo con i loro autori e presenta gli opportuni rimedi». L’articolo 70 (A) afferma che deve «operare per assicurare che gli errori e le dottrine pericolose che possono essere stati propagati tra il popolo cristiano, non siano diffusi senza un’adeguata confutazione».

Dicastero per i servizi di carità. Questo nuovo dicastero è sostanzialmente la nuova denominazione della elemosineria apostolica, che fornisce aiuti ai poveri, ma ora l’ufficio è elevato a status e sarà guidato da un prefetto.

Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. A differenza di Pastor bonus, la bozza precisa che il dicastero deve dedicarsi «in primo luogo alla promozione della sacra liturgia secondo il rinnovamento voluto dal concilio Vaticano II» (art. 85). E anche «confermare» le traduzioni «legittimamente preparate dalle Conferenze episcopali» (art. 87.3).

Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Secondo i «principi della collegialità, sinodalità e sussidiarietà», il dicastero ha il compito di coltivare i rapporti con le «conferenze episcopali, le Chiese locali, gli istituti di vita consacrata e gli altri organismi ecclesiali» (art. 132.2). Le sue responsabilità comprenderanno anche l’impegno a raccogliere e a proporre «modelli di accompagnamento pastorale, di formazione della coscienza e l’integrazione dei divorziarti risposati», anche in culture in cui la poligamia è prevalente» (art. 140.3)

Dicastero per lo sviluppo umano integrale. Il dicastero «promuove la lotta contro la povertà e la corruzione e sostiene una buona governance», allo scopo di «servire il pubblico interesse» e raggiungere «gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile» (art. 152).

Questa dovrebbe essere – a grandi linee – la nuova configurazione che assumerà la curia romana. Nel secolo scorso i pontefici avevano posto la curia al vertice di un apparato rigidamente centralizzato. Fino ad oggi al suo interno e nello Stato Vaticano lavorano circa 2.500 persone; la grande maggioranza è costituita da chierici. Papa Francesco in numerosi discorsi interni aveva più volte criticato questa situazione. La riforma ora proposta intende non solo svolgersi all’insegna della decentralizzazione e della sinodalità, ma si propone anche cambiare la mentalità di chi vi opera e il modo di funzionare.

Nella costituzione della curia del 1988 c’erano nove Congregazioni e undici – e più tardi dodici – «Consigli pontifici». Secondo la nuova riforma, ci saranno solo 15 dicasteri. Rimarrà, come detto, la Segreteria di Stato quale strumento centrale del papa a cui appartiene anche il ministero degli esteri della Santa Sede.

Come ha scritto il corrispondente vaticano Edward Pentin nel sopracitato giornale americano The Catholic Register, la nuova Costituzione della curia si propone di rafforzare l’elemento missionario e caritativo della Chiesa e la sua stessa dottrina.

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