La voce delle donne

di:

chiesa

La serie documentaria di Annabel Crabb “Ms Represented”, trasmessa dalla rete televisiva ABC, ci ha fatto sussultare, ridere e infuriare allo stesso tempo.

La serie ha colpito una corda dolorosamente familiare quando donne di diversi partiti politici e generazioni hanno dato voce alla loro comune esperienza di sessismo e misoginia nel parlamento australiano, chiarendo quanto sia difficile per le donne avere una voce al tavolo delle istituzioni di potere australiane.

L’emarginazione delle donne nella Chiesa

L’emarginazione delle donne non avviene solo in politica. Per troppo tempo nelle chiese australiane, e nella tradizione cattolica in particolare, la ricca e varia visione teologica delle donne è stato sminuito, messo a tacere o ignorato.

Eppure, a differenza del parlamento australiano, le donne costituiscono più della metà di tutti i cattolici australiani. Allora perché, in una Chiesa che insegna la pari dignità di donne e uomini, le voci delle donne sono ancora inascoltate?

Recenti ricerche hanno dimostrato che la visibilità e il contatto con donne leader nella fede può giocare un ruolo importante nel promuovere l’autostima e l’autoefficacia nelle ragazze e nelle giovani donne, che si protrae fino all’età adulta. La generazione emergente di donne nella Chiesa cattolica, tuttavia, vede una struttura, una teologia e un modo di essere dominati e controllati da voci maschili. Le donne sono spinte ai margini, le loro voci sono inascoltate. Non sono nemmeno autorizzate a predicare.

La Chiesa cattolica in Australia si sta attualmente riunendo per la prima assemblea del suo Concilio plenario. Nei sei documenti di discernimento scritti per il Concilio, tutti tranne uno fanno affermazioni forti sull’importanza di cambiare la cultura della Chiesa per dare alle donne un ruolo molto più importante.

I documenti identificano i doni che le donne potrebbero portare in aree di governo, leadership e processo decisionale, così come nel ministero pastorale e liturgico. Purtroppo, né Continuing the Journey, l’instrumentum laboris del Concilio, né le domande che compongono l’agenda riflettono queste forti dichiarazioni.

Solo due paragrafi di Continuing the Journey affrontano specificamente il contributo delle donne. Il paragrafo 55 afferma che “la percezione della sotto-rappresentazione delle donne nella leadership formale e nei ruoli decisionali è una questione impegnativa per molti in Australia”.

Innegabilmente c’è una grande presenza di donne tra coloro che fanno il lavoro di base nella Chiesa cattolica, compresi le religiose consacrate, coloro che lavorano nelle organizzazioni cattoliche e le persone che svolgono atti di servizio e opere legate alla Chiesa.

L’autorità assoluta, tuttavia, è sempre nelle mani di vescovi e sacerdoti maschi. Quando si tratta di leadership e processo decisionale, la disuguaglianza non è “percepita”, è netta.

Una parola vecchia vent’anni

L’emarginazione delle donne cattoliche è in flagrante contrasto con le riforme radicali promesse dalla “Dichiarazione della Domenica per la Giustizia Sociale” della Conferenza Episcopale Cattolica Australiana (ACBC) pubblicata nel 2000, più di 20 anni fa. La dichiarazione seguiva una ricerca innovativa sulla partecipazione e le esperienze delle donne nella Chiesa cattolica, commissionata dall’ACBC e pubblicata in Donna e uomo: uno in Cristo Gesù.

Questa dichiarazione di svolta ha delineato diverse barriere per le donne cattoliche, tra cui il fallimento nell’affrontare l’uguaglianza di genere, la mancanza di donne coinvolte nel processo decisionale e di governo, e la visibilità dei modelli di ruolo femminile. L’ACBC ha fatto raccomandazioni specifiche per la riforma.

Tra queste c’era l’impegno a stabilire delle linee guida per aiutare l’interpretazione e l’attuazione dei Canoni 766 e 767, riguardanti la predicazione laica. Qui si sarebbe potuta aprire una potenziale porta per far sentire la voce delle donne. Tuttavia, due decenni dopo, poche delle riforme dell’ACBC contenute nella “Dichiarazione della Domenica per la Giustizia Sociale” del 2000 sono state attuate e ora non c’è un chiaro programma per affrontare le sfide sollevate.

In un discorso tenuto a Roma nella “Giornata Internazionale della Donna” (2018), Mary McAleese ha affermato che “il fallimento nell’includere le donne come uguali ha privato la Chiesa di un discernimento fresco e innovativo… Ha tenuto fuori Cristo e dentro il bigottismo. Ha lasciato la Chiesa a starnazzare goffamente su un’ala quando Dio gliene ha date due”.

In nessun luogo l’assenza di esperienze, prospettive e voci di donne è più evidente che durante la celebrazione domenicale dell’eucaristia. Anche se le donne sono ben rappresentate nelle assemblee, la liturgia è dominata dalla leadership e dalla teologia del clero maschile. L’omelia, come parte della liturgia, è riservata a un prete o a un diacono.

Il vescovo di Parramatta, Vincent Long scrive: “La Chiesa non può avere un futuro migliore se non ascolta le voci, la saggezza e l’intelligenza delle donne. Finché continuiamo a rendere le donne invisibili e inferiori nel linguaggio, nella liturgia, nella teologia e nella legge della Chiesa, ci impoveriamo”.

Movimenti e collettivi

In Australia, ogni generazione di donne cattoliche partecipa meno della precedente alla messa e di alla vita della Chiesa. A meno che l’equilibrio non si sposti e noi siamo aperti ai doni, ai carismi e ai contributi delle donne come partner uguali in tutti gli aspetti della vita della nostra Chiesa, la missione e l’evangelizzazione continueranno ad appassire sulla pianta.

La mancanza di visibilità e di inclusione delle donne non riflette una perdita di fede o di importanza. In tutto il mondo le donne cattoliche si stanno unendo e parlano dell’uguaglianza e dell’inclusione delle donne nella Chiesa. In Germania, il movimento di base Maria 2.0 chiede l’ordinazione delle donne, una Chiesa equa dal punto di vista del genere e un riesame dello scandalo degli abusi clericali.

Il gruppo “Voices of Faith” ha creato la campagna #sisterwhatdoyousay per celebrare e rafforzare le donne nella vita religiosa e attirare l’attenzione sulle loro esperienze di lotta all’interno delle strutture della Chiesa. In Australia, due gruppi con una lunga storia di supporto alle donne cristiane, “WATAC” (Women in the Australian Church) e “Grail in Australia” stanno attirando le giovani generazioni di donne cattoliche che sono in cerca, al di fuori delle strutture ecclesiali tradizionali, di trovare comunità e spazi dove le loro voci siano ascoltate.

Durante “Ms Respresented”, quando è stato chiesto all’ex vice primo ministro Julie Bishop quale differenza abbia fatto avere altre donne nella “sua linea di navigazione” quando anche loro sono state promosse al gabinetto, la Bishop ha risposto: “C’era la sensazione che questo è il modo in cui dovrebbe essere, ci dovrebbero essere molte più voci femminili intorno al tavolo, scambiando opinioni e idee, una diversa esperienza di vita, un diverso background, una diversa prospettiva. Questo ha aggiunto ricchezza al dibattito”.

Molte denominazioni cristiane in Australia hanno da tempo abbracciato il talento delle donne; le donne predicano regolarmente con le loro comunità di fede ogni settimana. E molte donne sentono una chiamata vocazionale a predicare. Ma le donne cattoliche, che sono disilluse e frustrate dall’incapacità della Chiesa istituzionale di cambiare, devono guardare fuori dalle rigide strutture ecclesiastiche dove le voci delle donne possono essere ascoltate. Questo include il podcast “Australian Women Preach”, dove un gruppo di donne cattoliche del “WATAC” e del “Grail” offrono un’opportunità alle donne di avere una voce e condividere i loro doni.

Un’istanza per il Concilio plenario australiano

Quasi quattro anni fa, il rapporto finale della Child Abuse Royal Commission ha evidenziato l’emarginazione delle donne nella Chiesa cattolica e ha fatto delle raccomandazioni affinché i leader della Chiesa rivedessero le strutture di governo e di gestione, e sviluppassero misure per aumentare la posizione e la partecipazione delle donne nella Chiesa.

Il Concilio Plenario australiano presenta alla Chiesa Cattolica un’altra possibilità di ascoltare e far emergere le voci, la saggezza e l’intelligenza delle donne.

La Chiesa cattolica australiana è finalmente pronta ad ascoltare? Le donne sono pronte a rivendicare il loro posto al tavolo e sono determinate ad essere ascoltate.

  • Pubblicato sulla rivista online Eureka Street dei gesuiti australiani (nostra traduzione dall’inglese).
Print Friendly, PDF & Email
Facebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmail

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi