L’Ordine di Malta guarda al futuro

di: Joachim Heinz

L’Ordine di Malta ha attraversato anni turbolenti con molte discordie intestine. Ma ora la situazione è tranquilla. In questa intervista, il Gran Cancelliere, Albrecht Freiherr von Boeselager, parla delle riforme attuali e del futuro dell’Ordine.

All’inizio di questo mese, il Capitolo generale dell’Ordine di Malta ha scelto una nuova leadership. Per altri cinque anni, il tedesco Albrecht Freiherr von Boeselager, 69 anni di età, rimane Gran Cancelliere dell’Ordine e, in quanto soggetto di diritto internazionale, può coltivare le relazioni diplomatiche con altri stati e occuparsi dell’aiuto umanitario in tutto il mondo. Qui spiega cosa c’è attualmente in agenda. E come l’Ordine intende guardare al futuro.

– Signor von Boeselager, dove vede le future priorità dell’aiuto umanitario dell’Ordine di Malta?

Continueremo i nostri sforzi e faremo il possibile, da una parte, per aiutare il crescente numero di persone colpite dalla guerra e dai cambiamenti climatici, dalla fuga e dalla povertà e, dall’altra, di operare nel campo politico per il rispetto della dignità e dei diritti umani.

– In Europa ci sono le elezioni. Sembra che diversi populisti vogliano limitare questa dignità e questi diritti preferibilmente a una determinata cerchia di persone. Cosa fanno i maltesi per contrastarlo?

Prima di tutto insisteremo nel considerare i fatti e prenderne atto. Liberi da emozioni e senza valutarli direttamente dal punto di vista ideologico o morale. Il numero di coloro che vengono in Europa è drasticamente diminuito. Al contrario, crescono i problemi nei paesi in crisi e nei loro vicini. Inoltre, è importante raccontare le storie personali di coloro che hanno bisogno del nostro aiuto e che si incamminano verso l’Europa. Se comprendiamo le loro motivazioni, cresce anche la compassione – questa almeno è la mia speranza.

– Di quali regioni è particolarmente preoccupato?

L’Africa è il baricentro che maggiormente risalta. Mentre in tante parti del mondo la povertà diminuisce, questo non è il caso – fatte alcune eccezioni – per l’Africa. Inoltre, si aggiunge la crisi del Medio Oriente, dove non si profila ancora alcuna soluzione. Al contrario, si acutizza nuovamente la situazione nel nord-ovest della Siria.

– In questo momento ha delle possibilità di raggiungere le persone nella contesa città di Idlib?

A causa dei recenti combattimenti è diventato più che mai difficile.

– L’Ordine di Malta potrebbe servirsi dei suoi contatti politici per contribuire alla soluzione del conflitto?

In Siria, con i nostri mezzi e le nostre possibilità, possiamo fare molto poco. Ci sono forze molto più potenti di quanto possiamo essere noi.

– Forse, per queste e altre crisi nella regione, gioverebbero molto di più contatti più stretti con l’islam.

Stiamo cercando di entrare in dialogo con dei rappresentanti di altre religioni sulla base dei principi umanitari. In questo vogliamo concentrarci infatti anzitutto sull’islam.

 – Ci sono già dei primi risultati?

Per questo è ancora troppo presto. Ma ci sono già stati degli incontri con alti rappresentanti.

– Diamo ora uno sguardo all’Ordine. Due anni e mezzo fa, l’allora Gran Maestro Matthew Festing voleva licenziarla come Gran Cancelliere, e prese avvio un processo di riforma. A che punto sono ora i Cavalieri di Malta?

I punti essenziali che hanno bisogno di essere nuovamente considerati sono stati identificati. Ci sono sul tavolo delle proposte concrete, in parte anche sotto forma di paragrafi. Tutto questo dev’essere ora discusso nell’Ordine e, nella misura in cui riguarda il carattere dell’Ordine in quanto “Ordine religioso”, dev’essere approvato dal Vaticano. La mia impressione fondamentale è che siamo vicini a un consenso – e una grande maggioranza dei membri è ora favorevole alle riforme.

– Può fare qualche esempio circa l’orientamento intrapreso?

Vogliamo, per esempio, tenere meglio in considerazione l’espansione mondiale dell’Ordine e raggiungere una maggiore rappresentanza delle singole regioni.

– E per quanto riguarda il ruolo della donna?

Nell’ultimo Capitolo generale erano presenti tre donne. Nel sovrano Consiglio, il nostro supremo organo consultivo, per la primissima volta è stata eletta una donna, e anche un rappresentante dei giovani.

– Come è la situazione del primo ceto dell’Ordine, quello dei cosiddetti Cavalieri professi? A questo proposito papa Francesco aveva disposto uno stop alle assunzioni.

I cavalieri professi fanno voto di povertà, castità e obbedienza, ma negli ultimi due secoli hanno dovuto cercare il loro sostentamento in una occupazione civile, perché l’Ordine non poteva più offrire ad essi le garanzie finanziarie. A queste condizioni era quasi impossibile una vera vita religiosa. Papa Francesco su questo punto desidera un chiarimento. Le regole per i cavalieri professi devono essere armonizzate con il diritto canonico della Chiesa.

– È in vista una soluzione del problema?

Ho fiducia, ma non sono un profeta circa quanto ci vorrà. Come già affermato, le norme per i cavalieri professi richiedono anche l’approvazione della Santa Sede. (KNA, 21 maggio 2019)

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