Medjugorje: 40 anni di storia

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40mo apparizioni

Padre Antonio Dall’Osto ha raccolto e tradotto quanto recentemente è apparso sull’agenzia di stampa austriaca “Kathpress”. In particolare si tratta di un’intervista al card. Schönborn, di una rivisitazione degli eventi dal 1981, del problema dei pellegrinaggi e della testimonianza del cistercense Karl Wallner.

Lo scorso 24 giugno si sono compiuti 40 anni dall’inizio delle apparizioni della Madonna a Medjugorje. Per conoscere gli sviluppi ancora in atto di questo evento, abbiamo qui raccolto un dossier, tratto dalla agenzia austriaca Kathpress, che comprende:

1) un’intervista al card. di Vienna, Christoph Schönborn, che ha seguito da vicino le vicende di Medjugorje in tutti questi anni;

2) una cronaca rievocativa di ciò che avvenne nei primi giorni delle apparizioni, considerate autentiche anche dalla commissione di inchiesta incaricata da Benedetto XVI e presieduta dal card. Ruini (2010 – 2014);

3) il problema dei pellegrinaggi che, dal 2019, hanno ottenuto da Roma l’autorizzazione ufficiale;

4) infine, la testimonianza del monaco cistercense, p. Karl Wallner, direttore dell’Opera missionaria (Missio) austriaca ed ex direttore della scuola superiore dell’abbazia di Heiligenkreuz, in cui racconta l’esperienza da lui vissuta nei suoi frequenti pellegrinaggi – almeno una dozzina di volte – a Medjugorje.

Benché non ci sia ancora un verdetto definivo autorevole del Vaticano sull’autenticità di queste apparizioni, il punto su cui viene attualmente attirata l’attenzione – anche dal papa Francesco – è la sovrabbondanza di innegabili e copiosi «frutti spirituali» che maturano in questo luogo definito «di grazia».

Per p. Wallner, Medjugorje può essere considerata un Hotspot della missione della Chiesa oggi in Europa per il fervore di vita cristiana che risveglia.

L’intervista al card. Christoph Schönborn

Il cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, in un’intervista del 18 giugno scorso alla rivista Oasis des Friedens (Oasi di pace), del movimento di Medjugorje in Austria, ha affermato: «Per quanto ne so, a Roma, Medjugorje è già nell’elenco dei santuari mariani».

All’inizio del 2009/10, il cardinale era stato il primo rappresentante di alto rango della Chiesa a visitare il luogo di pellegrinaggi in Bosnia-Erzegovina.

Nel villaggio situato a sud-ovest di Sarajevo, dal 24 giugno 1981, alcuni “veggenti”, allora ancora bambini e adolescenti, raccontano di apparizioni della Vergine Maria, che secondo loro continuerebbero fino ad oggi con un ritmo annuale, mensile o anche quotidiano.

Finora il Vaticano non ha emesso alcun parere definitivo, ma ci sono state diverse inchieste da parte di commissioni istituite dai papi. L’ultima, la più autorevole e dettagliata fino ad oggi, è quella presieduta dal card. Camillo Ruini che ha avuto luogo dal 2010 al 2014, ma le sue conclusioni non sono state pubblicate.

Schönborn ha assicurato di aver letto personalmente il rapporto finale in cui si dice che la commissione è giunta alla convinzione di ritenere autentici i primi giorni delle apparizioni, senza parlare per ora degli ulteriori sviluppi.

Secondo il cardinale, sullo sfondo di questa valutazione positiva, può essere visto anche il fatto che papa Francesco ha coinvolto Medjugorje nell’iniziativa mondiale della preghiera del rosario da lui promossa alla fine del maggio scorso.

Per il papa sono decisivi i “frutti”

Circa la posizione del papa, Schönborn nell’intervista ha affermato che Francesco ha «compiuto dei passi decisivi nei riguardi di Medjugorje» e «che ha preso personalmente a cuore l’argomento», e di ciò «non si può non ringraziarlo abbastanza». Il papa ha più volte elogiato pubblicamente il rapporto Ruini come «molto positivo» e ha sottolineato «la sua fiducia in ciò che il Cielo ci dona a Medjugorje». Il cardinale ha affermato di aver giudicato positivo anche l’invio dell’arcivescovo Henryk Hoser come delegato pontificio a Medjugorje, giudicandolo un «passo determinante». Il luogo ora è stato così «posto sotto la tutela del papa».

In relazione a Medjugorje viene citato spesso ciò che il papa ha detto,  ossia che egli non vede Maria come un’impiegata di un ufficio postale che porta messaggi alla gente in orari precisi. Con queste parole – ha affermato Schönborn – il papa ha voluto richiamare l’attenzione sul fatto che il messaggio di Medjugorje è opera stessa della Vergine. Nei messaggi a lei attribuiti, si parla soprattutto di conversione, fenomeno che avviene di continuo a Medjugorje. Il papa ha sottolineato più volte che sono i «frutti» ciò che conta.

Alle riserve di alcuni sui messaggi trasmessi dai veggenti che non avrebbero detto «nulla di nuovo», Schönborn risponde che lui stesso sarebbe «preoccupato» se fosse diversamente. Avviene proprio come con le mamme che raccomandano ai loro figli sempre la stessa cosa con piccole variazioni – per esempio: «Ti sei lavato i denti?», «Ti sei lavato le mani?», «Hai fatto i compiti?» –. Lo stesso è per Medjugorje. Per Schönborn, «l’importante non è aspettarsi ogni volta qualcosa di nuovo, ma che ogni volta ci venga ricordato ciò che riguarda la vita cristiana». Il fatto che milioni di persone in tutto il mondo leggano mensilmente messaggi come «Pregate!», «Pentitevi», «Convertitevi», «Fate penitenza» «Ascoltate mio Figlio!», «Grazie per avermi ascoltato!», è senza dubbio «qualcosa che rallegra», ha sottolineato il cardinale.

Il fiuto dei fedeli

Il card. Schönborn ha detto inoltre di ritenere il grande afflusso di pellegrini nel luogo di pellegrinaggio dell’Erzegovina – nonostante manchi ancora il riconoscimento della Chiesa – come «il fiuto che ha la gente della presenza del soprannaturale». Il sensus fidei dei fedeli, fortemente avvertito a Medjugorje, è «una misura sicura del cammino della Chiesa», ne costituisce anche la sua vitalità e ci ricorda che la fede cattolica è prima di tutto un evento di relazione.

Il cardinale ha affermato di aver avvertito anch’egli interiormente durante la sua visita a Medjugorje» che la Beata Madre di Dio, Maria – in croato chiamata Gospa (Signora)) – è personalmente presente. Durante il suo soggiorno era salito sui due monti di Medjugorje, frequentati dai pellegrini, e aveva parlato con i quattro “veggenti” allora presenti in loco.

Schönborn ha aggiunto nell’intervista di essere rimasto particolarmente colpito dalla grande «normalità», che ha detto di ritenere «uno dei segni molto forti che Medjugorje è sana». «Non c’è niente di esagerato, nessuna esaltazione di sentimenti o di eccessi emotivi»; «anche il momento di silenzio durante il rosario, in cui Marija [una delle “veggenti”, ndr] sperimentava la speciale presenza della Gospa – tutto era così normale come immagino sia stato a Nazareth, nella Sacra Famiglia».

Cosa è successo a Medjugorje nel 1981

Ecco una breve cronaca dei primi giorni delle “apparizioni”, che sono state al centro dell’attenzione della Commissione d’esame vaticana, attiva fino al 2014.

Gli avvenimenti della fine di giugno 1981 nel villaggio di Medjugorje, nell’attuale Bosnia-Erzegovina, costituiscono da 40 anni un rompicapo per il Vaticano. I racconti delle apparizioni mariane dei ragazzi, all’epoca dai 10 ai 16 anni, sono già stati più volte esaminati dalla Chiesa, l’ultima volta dal 2010 al 2014 ad opera di una commissione incaricata da Benedetto XVI e presieduta dal card. Camillo Ruini. Il rapporto fu presentato a papa Francesco, ma non fu pubblicato. Secondo i media, 13 dei 15 membri della commissione ritennero soprannaturali le prime sette apparizioni, mentre le visioni successive – che secondo i “veggenti” continuano ancora oggi – furono messe in dubbio .

Ma ecco una breve panoramica dei primi giorni delle apparizioni, tratta dal libro-intervista di Vicka Ivanković Ho visto la Madre di Dio.

Medjugorje è situata nella regione carsica dell’Erzegovina, in una fertile pianura “tra i monti” (questo è il significato letterale del termine Medjugorje), dove da secoli si coltivano vino e tabacco. La parrocchia è ricordata fin dal 1599, poi se ne perdono le tracce sotto il dominio turco fino a quando non viene ricostituita nel sec. XVIII. Dal 1892 è curata pastoralmente dai francescani.

La fede cattolica degli abitanti del villaggio è sempre stata considerata «incrollabile»: ne fa testimonianza una croce di cemento alta 12 metri, eretta nel 1933 sulla vetta del monte Krizevac e sopravvissuta sia alla seconda guerra mondiale sia al comunismo, come pure nelle sue dimensioni la Chiesa parrocchiale dedicata a san Giacomo costruita dal 1934 al 1969 e che ancora oggi è l’unica Chiesa grande del paese.

Nel 1981 si apre un nuovo capitolo per la località situata a mezz’ora di macchina a sud della città di Mostar. Mercoledì 24 giugno, la comunità parrocchiale celebra la festa di Giovanni Battista, quando due adolescenti, Mirjana Ivan Dragičević e Ivanka Ivanković, stando ai loro racconti, mentre fanno una passeggiata, vedono una figura luminosa in lontananza, alta sul monte Podbrdo, che si muove, e la chiamano Gospa per indicare la Vergine Maria. Invece di avvicinarsi, esse aiutano un’amica a condurre a casa le pecore e vedono di nuovo la figura, questa volta con un bambino in braccio.

Sulla strada di casa, incontrano altri tre ragazzi – Vicka Ivanković, Ivan Dragičević e Ivan Ivanković, – i quali anch’essi, più tardi, affermano di aver visto l’apparizione. A casa nessuno crede ai loro racconti, sono anzi derisi ed esortati a tacere e a non scherzare con le cose sante.

Il giorno dopo, 25 giugno, i giovani si recano sullo stesso luogo e alla stessa ora. Al posto di Ivan Dragičević si uniscono loro Jakov Čolo, che all’epoca aveva solo dieci anni, e Marija Pavlović.

Più tardi riferiscono di aver visto di nuovo l’apparizione, che faceva loro segno di avvicinarsi. I ragazzi descrivono colei che appare come una bellissima signora, pregano con lei e vengono a sapere che la madre di Ivanka, morta due mesi prima, era in uno stato di serenità. La figura che appariva ai “veggenti” promise di tornare.

Il terzo giorno, si radunò molta gente; il cielo si illuminò tre volte e si illuminò anche una parte della montagna che era a malapena accessibile per le pietre e i rovi. L’apparizione si presentò di nuovo, e Vicka la spruzzò con acqua santa e sale ed essa si presentò come la «Beata Vergine Maria». La sua principale preoccupazione, disse, era la pace tra Dio e gli uomini e di questi tra loro.

Gli eventi suscitarono scalpore e inquietudine anche tra le autorità comuniste, che definirono i ragazzi bugiardi e tossicodipendenti.

Il quarto giorno, i “veggenti” furono interrogati ed esaminati clinicamente nell’Ufficio per gli affari interni nella città distrettuale di Citluk, prima che le apparizioni si ripetessero nella serata.

Il giorno seguente, domenica, furono interrogati in canonica dal parroco don Jozo Zovko, presente solo sporadicamente nel villaggio, che rimase scettico ascoltando i loro racconti.

Intanto, la sera, già 15.000 persone della zona si radunano sulla montagna. Il giorno seguente, i ragazzi vengono portati da alcuni funzionari a Mostar per una visita psichiatrica, ma il medico (una dottoressa) costatò che i ragazzi erano sani e psichicamente normali. Nonostante le intimidazioni (furono chiusi in un obitorio), non recedettero dalla loro testimonianza. In serata, la Gospa disse ai ragazzi che avrebbe continuato ad apparire finché avessero voluto.

Il settimo giorno, la gente del villaggio cercò di allontanare i “veggenti” con il pretesto di un’escursione in modo che la sera non potessero trovarsi sul luogo dell’apparizione. La visione tuttavia ebbe luogo comunque – alla solita ora – lungo la strada.

Intanto le pressioni continuano: l’ottavo giorno, il 1° luglio, i genitori furono fermati dalle autorità per un interrogatorio nella scuola e venne chiesto loro di vietare ai figli di andare al Podbrdo, costringendoli a dichiararsi malati. In serata, alcuni funzionari della comunità vennero dai ragazzi e li costrinsero a salire su un’auto sulla quale ebbero l’apparizione quel giorno.

Il nono giorno gli eventi ebbero una svolta: padre Jozo Zovko torna al villaggio e subito è preoccupato della “credulità” della gente che si reca sulla montagna anziché venire in chiesa. Ritiene che i ragazzi siano stati istigati dai comunisti a ridicolizzare e a screditare la Chiesa cattolica. Ma, dopo una preghiera in chiesa, sente una voce interiore che gli dice di proteggerli. Li incontra davanti alla porta mentre sono cercati dalla polizia e li nasconde in canonica. Da quel momento in poi, una milizia popolare presidia il monte Podbrdo impedendo l’accesso ai fedeli.

I ragazzi vivono gli incontri con la Gospa nelle loro case, poi in una cappella laterale della Chiesa e quindi nella canonica, tanto più che il parroco Zovko, dopo dettagliate conversazioni con i “veggenti”, adesso li ritiene credibili. Alla messa serale invita la parrocchia a un digiuno di tre giorni, alla preghiera quotidiana e alla lettura della Bibbia.

In effetti, gli eventi di Medjugorje stanno imprimendo una svolta radicale della gente verso la fede cattolica. Molti in seguito apriranno le loro case per accogliere i pellegrini da tutto il mondo.

Intanto continua una dura repressione da parte delle autorità comuniste. Negli anni successivi vi furono numerose restrizioni circa il luogo e ulteriori indagini e interrogatori dei “veggenti”.

Il parroco padre Zovko fu torturato a partire dal 16 agosto in poi e imprigionato fino alla fine di febbraio 1983 per il suo sostegno ai “veggenti”. L’organizzazione per i diritti umani Amnesty International lo nomina nel suo rapporto annuale del 1982 come un pacifista perseguitato e prende le sue difese.

I pellegrinaggi

Mentre i responsabili della Chiesa per decenni indugiavano fino a istituire una commissione di indagine dopo l’altra e inviarono delegati per fare ricerche, una parte del popolo di Dio ormai da molto tempo aveva espresso la sua convinzione “con i piedi” (mettendosi cioè in cammino). Per essi tutto ciò che avviene da 40 anni in questo piccolo villaggio dell’Erzegovina, a 20 chilometri a sud-ovest di Mostar, costituisce una ragione sufficiente per andarvi in pellegrinaggio. E così Medjugorje (al di là della pandemia) è diventa uno dei luoghi mariani di pellegrinaggio di maggior affluenza al mondo.

Soltanto nel 2019 papa Francesco ha autorizzato i pellegrinaggi. Ciò, tuttavia, non va interpretato come un riconoscimento ufficiale delle presunte apparizioni miracolose. Si è fatto notare infatti che i luoghi di pellegrinaggio non dovevano creare «alcuna confusione o ambiguità circa l’insegnamento della Chiesa». Questo valeva anche per le persone di tutti i ranghi del clero che si recavano a Medjugorje.

Dal 24 giugno 1981, e quindi da 40 anni, si calcola che Maria sia apparsa quotidianamente per oltre 42.000 volte. In alcuni casi, a uno solo dei sei “veggenti”, in altri ad alcuni o a tutti nello stesso tempo.

Il contesto delle apparizioni è quello abituale come lo conosciamo fin dal 19° secolo: Lourdes, La Salette, Marpingen, Fatima o Banneux. Le apparizioni avvengono in una zona povera, di crisi sociale e a giovani pastori. Inizialmente, non viene dato alcun messaggio: la Madonna rimane in silenzio, appare semplicemente e poi di nuovo scompare.

Il francescano Jozo Zovko, allora parroco di Medjugorje, chiese ai ragazzi “veggenti” se c’erano delle richieste: costruzione di una cappella, preghiere per la pace… No, la Gospa non ha detto nulla al riguardo, I “veggenti” trasmettono alle migliaia di pellegrini inviti molto semplici come «Aprite il vostro cuore a Dio» o «Siate promotori di pace».

Per decenni, il Vaticano ha esitato a emettere un giudizio su Medjugorje e, allo stesso tempo, ha fatto trapelare dubbi grandi e piccoli per quanto riguarda il comportamento dei “veggenti”, degli uomini d’affari e anche di alcuni francescani del luogo.

In seguito a due commissioni d’inchiesta della diocesi di Mostar e della Conferenza episcopale jugoslava negli anni ’80, la Congregazione per la dottrina della fede, con a capo il card. Joseph Ratzinger, ordinò che le parrocchie e le diocesi non organizzassero pellegrinaggi ufficiali nella città dell’Erzegovina.

Dopo che la commissione d’inchiesta, la più completa fino ad oggi, ebbe presentato il suo rapporto nel 2014 e anche dopo che il delegato personale del papa a Medjugorje, l’arcivescovo Henryk Hoser, nel 2017, ebbe formulato il suo giudizio sul luogo dei pellegrinaggi, la palla è passata definitivamente in mano all’autorità pontificia.

E Francesco si è trovato di fronte a un dilemma: o non tener conto di una maggioranza scettica di cattolici con una semplice benedizione di quel luogo o respingere i milioni di devoti, che vedono Maria e le sue apparizioni come l’ultima ancora di salvezza dell’umanità.

Con l’autorizzazione ufficiale a organizzare i pellegrinaggi a Medjugorje, entrambe le parti hanno potuto coesistere. La decisione del papa – si sostiene in Vaticano – è motivata pastoralmente in vista del «notevole afflusso di pellegrini a Medjugorje e dei copiosi frutti di grazia che ne sono scaturiti». Ma il papa non ha ancora espresso un giudizio definitivo sull’autenticità delle apparizioni di Maria.

Secondo le sue stesse dichiarazioni, Francesco sembra tendere a riconoscere come autentiche le prime visioni. In ogni caso, la decisione del 2019 corrispondeva all’aspettativa secondo cui il papa avrebbe cercato un modo per sostenere positivamente i pellegrinaggi, a prescindere da una valutazione teologica dei presunti miracoli. Con l’autorizzazione dei pellegrinaggi ha compiuto comunque un passo che va oltre la precedente posizione della Chiesa ufficiale su Medjugorje.

La situazione oggi. Quel grande devoto latinoamericano di Maria, che è Francesco, ha ripetuto più volte di non vedere la Madonna come «capo di un ufficio telegrafico che invia un messaggio ogni giorno a una certa ora» ma, allo stesso tempo, ha anche dichiarato in un’intervista: «Credo che a Medjugorje ci sia la grazia. Questo non si può negare. Ci sono persone che si convertono». Senza commentare l’autenticità delle apparizioni, Francesco si preoccupa tuttavia delle anime dei pellegrini.

La testimonianza di p. Wallner

Il direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (Missio) in Austria, il cistercense p. Karl Wallner, ha definito Medjugorje un «Hotspot della missione per l’Europa» e un luogo carismatico che va oltre i sacramenti». In un tempo in cui «la fede si è raffreddata», il luogo di pellegrinaggio della Bosnia-Erzegovina con la sua spiritualità slava e mariana aiuta a tornare a credere nell’opera di Dio nel mondo e a orientare a Lui la propria vita», ha affermato il cistercense di Heiligenkreuz in un’intervista a Kathpress. L’occasione è stata l’approssimarsi del 40° anniversario delle apparizioni del 24 giugno.

Wallner ha affermato di essersi recato personalmente già una dozzina di volte a Medjugorje. La prima, con un po’ di scetticismo, nel 1988, poco dopo la sua ordinazione sacerdotale, pensando di trovare «la smania del miracolo e dell’esaltazione». Invece è stato tutto diverso. Come la maggior parte dei sacerdoti, anche Wallner ha dedicato del tempo ad ascoltare i penitenti nella confessione. «La mia stola – ha affermato – era ogni giorno bagnata dalle lacrime di tanti di cui io spesso ho ascoltato la confessione e che non si confessavano da decenni». A Medjugorje – ha dichiarato – le conversioni sostenibili e il totale riorientamento della propria vita a Dio sono all’ordine del giorno.

Ha aggiunto di essere rimasto impressionato «non dalle apparizioni ma soprattutto dall’intensità con cui si celebrano i sacramenti e le normali pratiche cattoliche come l’adorazione eucaristica, la Via crucis e il rosario». Tutto nel luogo di pellegrinaggio mariano è orientato all’incontro con Cristo. Medjugorje è anche un «luogo dove Dio chiama le persone». Molte delle attuali vocazioni alla vita religiosa e al sacerdozio sono legate a Medjugorje.

Wallner ha definito la veglia giovanile che si tiene a Heiligenkreuz in Austria, come uno dei tanti “frutti” di Medjugorje. Questo regolare incontro di preghiera era iniziato con difficoltà nel 1997, fino a quando l’anno dopo si sono aggiunti giovani che tornavano da Medjugorje. «All’improvviso a venire non furono più 20-30, bensì 200-300», – ha detto Wallner che, a quel tempo, era incaricato della pastorale giovanile del decanato. La veglia che ha luogo nel suo monastero costituisce a tutt’oggi uno dei più grandi eventi giovanili per i giovani cattolici in Austria, è «una piccola Medjugorje».

L’assenza dei vescovi

Wallner ha dichiarato di ritenere importante che il Vaticano esamini attentamente le apparizioni prima di riconoscerne il carattere soprannaturale. Così facendo, la Chiesa «assicura la «razionalità e la ragionevolezza» dei credenti, così che non abbiano a credere che vengono da Dio cose che non sono realmente da lui». Ha aggiunto di essere dispiaciuto per il fatto che ai festival internazionali della gioventù, mentre 30.000 e più giovani non fanno altro che confessarsi, partecipare alla messa e ricevere la comunione, e che concelebrino circa 400 sacerdoti, non ci sia alcun vescovo. Se i pastori non sono dove c’è il gregge – ha detto – vuol dire che qualcosa non va».

Papa Francesco aveva trovato una soluzione molto intelligente per questo, ha detto Wallner. Con l’invio dell’arcivescovo Henryk Hoser come suo rappresentante e l’autorizzazione ufficiale dei pellegrinaggi, ha riconosciuto Medjugorje «come un luogo dove si amministrano i normali sacramenti in grande quantità e anche con intensità qualitativa, senza con ciò anticipare la decisione di riconoscere le apparizioni.

Monsignor Hoser, che è stato lui stesso missionario e anche responsabile delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia, ha riconosciuto chiaramente la «dimensione missionaria di Medjugorje». Wallner è del parere che la Chiesa dovrebbe promuovere maggiormente Medjugorje.

Vicini al Paradiso

Wallner ha affermato inoltre di ritenere che «che la Madonna voglia offrirci un messaggio attraverso Medjugorje». Tuttavia, questo differisce significativamente dai messaggi di altri importanti luoghi di apparizione in Europa: se, per esempio, Lourdes (1858) fu «una specie di prova dell’esistenza di Dio davanti all’irrompere dell’ateismo e Fatima (1917) un appello alla preghiera in piena prima guerra mondiale per un cambiamento nella politica globale, Medjugorje è una risposta «allo sbandamento spirituale e alla dispersione mentale» di oggi nella Chiesa per quanto riguarda una vasta gamma di questioni». Da 40 anni la Vergine Maria accompagna spiritualmente i “veggenti” e rivolge a tutti costanti inviti alla preghiera, al digiuno e alla lettura della Bibbia e offre la sua «serena, materna e tenera guida spirituale».

Questa mediazione è un aiuto per vivere ogni giorno un rapporto personale con Dio, e ciò si avverte in molte persone anche a Medjugorje. I pellegrini, in questo luogo di pellegrinaggio mariano, si sentono «vicini al cielo» e ricolmi di una pace interiore che in molti casi significa anche un repentino impegno a rimettere in ordine la propria vita, e per questo vi tornano sempre.

Intervento di Dio

Medjugorje soprattutto insegna a ritornare a credere di nuovo nell’efficacia della preghiera. La Chiesa oggi in molte parti ha smarrito «il regno del meraviglioso» ha deplorato Wallner. Si è diffusa un’«eresia di fondo atea», secondo la quale la preghiera di intercessione dovrebbe essere solo «una specie di esortazione per cose politicamente corrette», anziché un’invocazione a Dio. Con conseguenze drammatiche: «perché crediamo di dover gestire noi stessi la Chiesa». La liturgia è spesso solo una «bella festa del benessere che non fa più affidamento sull’intervento di Dio». Ma è vero il contrario, poiché Dio invita le persone a collaborare alla sua opera mediante la preghiera.

Wallner ha visto questa convinzione confermata nelle messe quotidiane di mezzogiorno trasmesse in diretta streaming presso le Pontificie Opere Missionarie, messe in onda dall’inizio della pandemia. 40.000 preghiere di intercessione sono state trasmesse dai celebranti sugli schermi a partire dall’anno scorso e alcune sono state lette durante le sante messe. Numerose domande sono già state esaudite – «in un modo che non può essere spiegato razionalmente».

Il padre cistercense ha promesso che presto pubblicherà in un libro una selezione delle storie che hanno come sfondo Medjugorje.

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Un commento

  1. gennarino pietro 6 luglio 2021

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