Natale 2020

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auguri

È un Natale di suffragio questo – troppi gli uomini e le donne che non sono qui a celebrarlo per non fare memoria di loro proprio in questo giorno. Come per tante cose in questo 2020, si tratta di qualcosa con cui non abbiamo dimestichezza. Anche la comunità cristiana appare essere un po’ spaesata davanti a questa apparente contraddizione: celebrare la gioia di una vita che viene al mondo nel mezzo del lutto del mondo. Eppure, la fede proprio questo desidera fare – con quella discrezione che sa lenire e accompagnare anche le ferite più laceranti degli affetti.

Dal giorno senza data in cui un cucciolo d’uomo di nome Gesù nacque nel legame di destino fra una donna e il suo uomo, la comunità cristiana vive della persuasione che la finitudine e la drammatica dell’esistenza umana sono degne di essere vissute perché degne di ospitare tutto quello che è il Figlio per noi e per Dio. È stato se stesso in una vita che muore – questo è il riscatto dell’esistenza finita che siamo che, segretamente, desideriamo magari senza osarlo.

Il difficile lavoro della fede sul lutto è quanto la comunità cristiana può sinceramente donare a tutta la comunità umana in questo giorno, che è comunque Natale perché il Dio di Gesù non ha bisogno di condizioni favorevoli per venire in mezzo a noi come uno di noi. Inessenziale e ai margini, così il Dio cristiano irrompe nella storia umana – convocando una manciata di pastori alla gioia e allo stupore che si prova davanti a ogni cucciolo d’uomo che nasce alla vita.

I pastori conoscono bene la durezza della vita, ma hanno imparato anche la promessa che essa è – non si sarebbero lasciati distogliere così facilmente dal loro compito e dal meritato riposo notturno se non avessero coltivato quotidianamente una sensibilità per la promessa che è il vivere. Per loro, quella notte, fu un’interruzione che prese il gusto della gioia. E la portarono con sé, scomparendo dalla luce del racconto evangelico e tornando alla notte da cui erano venuti.

“La gioia è come un desiderio insoddisfatto che è più desiderabile di ogni altra soddisfazione. Chiunque l’abbia sperimentata una volta lo vuole fare ancora. Questo è ciò che l’accomuna alla felicità e al piacere. Ma solo questo, per il resto essa potrebbe essere benissimo chiamata una sorta di lutto, che però noi vogliamo. Dubito che chiunque l’abbia assaporata, se ciò fosse in suo potere, la scambierebbe con tutti i piaceri del mondo. Ma mentre il piacere è spesso in nostro potere, la gioia non lo è mai” (C.S. Lewis).

I pastori assaporarono la gioia che rende irrilevante il potere e la potenza, anche quando sono possibili per noi. La gioia è il fremito della promessa possibile e umanamente decente anche nel lutto del mondo. Quello in cui Dio pianta la sua tenda, senza toglierla mai più.

Che Natale sia un augurio per tutta l’umanità non dipende da noi, ecco perché possiamo rivolgerlo a tutti i nostri lettori e lettrici anche in questo anno 2020.

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Un commento

  1. Francesca Cocchini 25 dicembre 2020

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