Nella Chiesa che cambia / 2

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Report coronavirus chiesa
«Guarda, mamma, è il nostro don!». O della parrocchia in streaming

Per chi proprio non può rinunciarvi, in questi giorni c’è stato un aumento esponenziale di Messe in streaming, in particolare in diretta facebook, ma pure su instagram e youtube, che permette la trasmissione in diretta per i canali con almeno 1.000 iscritti; per raggiungere tale cifra mi sono arrivate richieste di aiuto. Numerosi incalzano gli appuntamenti di preghiera in Radio e in TV, dalle messe quotidiane (compresa quella di papa Francesco a Casa Santa Marta) al rosario nel giorno di San Giuseppe promosso dalla CEI su TV2000, che ha raggiunto uno straordinario 13% di ascolti.

The Show Must Go On

Don Claudio Chiozzi di Albenga ha ringraziato provocatoriamente i confratelli che «non si fanno vedere come prime donne su facebook». Tra gli aneddoti, c’è chi durante la diretta ha trasmesso a testa in giù e chi ha attivato filtri con occhiali bizzarri in automatico mentre predicava; non tutti evidentemente erano pronti per convertirsi a videomaker in un paio di giorni e quindi la “pastorale digitale” è stata spesso improvvisata.

Eppure, in tutto questo florilegio di corone e coroncine di ogni tipo e persino liturgie in vetus ordo, c’è chi ha mostrato sobrietà, essenzialità e ha trovato nello streaming il modo più efficace per mantenere il contatto con i fedeli di ogni età che hanno risposto prontamente con foto, riflessioni e ringraziamenti. «Dopo la Messa una marea di gente mi scrive le proprie condivisioni. Addirittura gli adulti si accorgono del prefazio che cambia cogliendo le sfumature», osserva don Bruno Giordano, prete novello in servizio a Livorno. «Penso ci sia una dimensione comunionale reale e vera nel contatto virtuale», aggiunge il monaco Francesco Guglietta.

Infatti, una mamma: «Per la prima volta, tutta la mia famiglia è riuscita a seguire la Messa insieme con attenzione. I miei figli mi chiedevano se fosse proprio il nostro parroco in diretta, erano emozionatissimi». Insomma, il confine tra narcisismo e testimonianza può essere labile, e questo vale per ogni cosa; l’ascolto dello Spirito permette di discernere quando prevale un aspetto sull’altro, evitando di usare le cose di Dio per appagare il proprio ego, alimentato dalle dinamiche delle reti sociali.

Preghiera e Parola

Il teologo Francesco Cosentino, restio a celebrare in streaming i sacramenti che necessitano di una materia e di una forma specifica e che di questi tempi potrebbero essere solamente visti in forma “schermata”, è invece favorevole ad altre proposte: catechesi, meditazioni, commenti al vangelo. Riguardo questi ultimi, Silvio Ottanelli che li ripubblica sul portale Cerco il Tuo volto non ha riscontrato una particolare impennata: «Chi lo faceva prima lo continua a fare. Sì, c’è qualcuno di nuovo, ma non più di tanto, non fa la differenza. Tutto nella norma».

Ho visto che però tra le nuove iniziative ci sono gli esercizi spirituali proposti da don Cristiano Mauri e dal vescovo D’Ercole, gli studi biblici di Ernesto Borghi e Luca Mazzinghi, le spiegazioni dei momenti liturgici a cura del francescano minore Giorgio Diale, ma pure le Lodi e la Compieta (oltre a preghiere serali sul tema della speranza) a cura dei vari gruppi dei cristiani omosessuali su piattaforme di videoconferenza. Ci sono parrocchie che – analogamente alla didattica online, adottata prontamente anche da alcune facoltà teologiche, come quella pugliese – hanno traslocato gli incontri di catechismo e di pastorale giovanile proprio su skype, meet, zoom, teams, hangouts. Don Alexander Calderon, prete ecuadoriano ad Arezzo, si è inventato persino il format “BallaconAle”, cogliendo l’occasione per insegnare ai suoi parrocchiani i ritmi latinoamericani.

Qualcuno, nonostante le pressioni, ha evitato le dirette social ma ha escogitato altri modi. Don Antonio Allegritti, parroco abruzzese, ha riattivato un vecchio impianto di filodiffusione per trasmettere la Messa dal campanile della Chiesa, quasi come un “muezzin”, spiegando che nella sua piccola comunità ha funzionato: «I parrocchiani hanno bisogno di sentire la presenza di una voce amica, in questo momento».

Pure il padre rogazionista Pasquale Albisinni ha usato gli altoparlanti esterni per far giungere nelle case dei parrocchiani, nei pressi della stazione Roma Tuscolana, le celebrazioni: «Anche se nel singolo quartiere c’è meno coesione rispetto a un paesino, qui c’è pur sempre un pezzo raccolto di città che ascolta. Per quello che io so, è stato gradito: tanti che passavano di lì si sono fermati. Può funzionare dovunque, se ci sono cuori in ascolto».

Casa/Schermo

Un’alternativa viene delineata dall’ecclesiologa fiorentina Serena Noceti: «Come parrocchia abbiamo privilegiato questo percorso: liturgie domestiche, e poi la domenica pomeriggio raccogliamo sinodalmente) quanto viene dalle famiglie o dai singoli e ne facciamo una “Lettera al popolo di Dio” che ha ascoltato e meditato la parola di Dio e la facciamo girare tra tutti. La novità è la forma sinodale finale, la dinamica di vita ecclesiale che il foglietto guida. Ogni sezione è curata da una persona diversa e abbiamo tre versioni: per famiglie, per bambini, per adulti. È chiaro che è come una preparazione della comunità all’eucaristia che nel futuro, spero quanto prima, celebreremo insieme, con la presidenza dei nostri presbiteri».

Don Rocco Malatacca, della diocesi di Lucera-Troia, non celebra in streaming, ma consiglia ai suoi parrocchiani di unirsi a lui, in contemporanea con la sua celebrazione quotidiana delle 19, pregando la Liturgia della Parola del giorno ad un altare domestico, preparato accuratamente con un crocifisso, due candele e intensità di spirito che necessita di silenzio. Vanno spenti tutti i mezzi di comunicazione: «Non passate ore in tv a fare scorpacciate di messe in diretta, non serve. […] Se volete pregare il rosario, non accendete la tv. “Ci tiene compagnia”: è il Signore a cui rivolgi la preghiera che ti tiene compagnia, non la tv, altrimenti sbuccia patate. Se volete la santa messa, fate come vi ho detto. Spegnete il tv. Non è guardando che siete in comunione. Se volete “vedere” la tv, perché non ne sapete fare a meno, preparate un dolce per la persona a fianco a casa vostra, invece di fare quella cosa inutile che è la messa per tv».

Letture

Un po’ in sordina, anche la CEI ha fornito su un sito ad hoc del materiale; per quanto riguarda il sussidio domenicale, si è limitata a riproporre quello della Diocesi di Cremona, che prevede un segno, la lettura del Vangelo e qualche preghiera comunitaria.

Si segnala in questo scenario l’editrice bresciana Queriniana che permette di scaricare gratuitamente un numero speciale in PDF della Rivista di Pastorale Liturgica dedicato alla “liturgia in quarantena” con contributi che vanno dalla celebrazione del Triduo in famiglia alla celebrazione in streaming, passando per le esequie e la pietà popolare in un contesto di contagio; lo stesso editore mette a disposizione gratuita un messalino, un libro di preghiere per il mondo della sanità e una raccolta di riflessioni di Congar, Rahner e Turoldo sulla malattia.

Anche l’edizione digitale del quotidiano Avvenire, a partire dal 13 marzo 2020, è disponibile gratuitamente.


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