Nigeria: nei massacri uccisi altri due sacerdoti

di: Antonio Dall'Osto

Continuano i massacri nel centro della Nigeria. Come ha riferito l’Agenzia Fides il 25 aprile scorso, due sacerdoti insieme ad almeno 19 parrocchiani sono stati uccisi nella parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom nel villaggio di Mbalom, nella Gwer East Local Government Area nello Stato di Benue, che fa parte della cosiddetta Cintura di Mezzo (Middle Belt), la parte centrale della Nigeria che divide il Nord a preponderanza musulmana, dal sud in gran parte abitato da cristiani.

Il massacro è avvenuto all’alba del 24 aprile. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, l’attacco ha avuto luogo durante la messa quotidiana delle 5,30 del mattino, molto frequentata dai parrocchiani. La messa, a cui sarebbe seguita una cerimonia funebre, era appena iniziata e i fedeli stavano ancora entrando in chiesa, quando sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco da un gruppo armato, entrato all’improvviso nel luogo di culto. La gente, presa dal panico, ha cercato di fuggire. Ma 19 persone, tra cui don Joseph Gor e don Felix Tyolaha, che stavano celebrando la messa sono stati uccisi a sangue freddo. Molte altre persone sono rimaste ferite.

Dopo aver attaccato la chiesa, i banditi sono entrati nel villaggio e hanno razziato e raso al suolo più di 60 tra case e fienili. Gli abitanti sono fuggiti verso i villaggi vicini, sperando di trovare un rifugio sicuro.
«Confermiamo la morte di don Joseph Gor e don Felix Tyolaha uccisi nell’attacco mortale da parte di pastori/jihadisti nel villaggio di Mbalom, nella parrocchia di Sant’Ignazio Ukpor-Mbalom», afferma un comunicato firmato da don Moses Iorapuu, direttore delle Comunicazioni sociali della diocesi di Makurdi. Don Iorapuu afferma che anche in altri villaggi dell’area sono stati commessi dei massacri ma «la polizia sembra non sapere nulla degli attacchi che si sono verificati in altri villaggi dello stato di Benue».

Secondo la stampa nigeriana, almeno altre 35 persone sono state uccise in un attacco lanciato sempre il 24 aprile nel villaggio di Tse Umenger, nel Mbadwem Council Ward of Guma LGA, nello Stato di Benue. Testimonianze locali affermano che il massacro è stato commesso da almeno 50 pastori armati che, intorno alle 7 del mattino, hanno assalito il villaggio mettendolo a ferro e fuoco.

La voce dei vescovi

Di fronte ai massacri che continuano purtroppo a ripetersi, i vescovi della Nigeria, in un duro comunicato – riferisce ancora l’Agenzia Fides in un servizio del 25 aprile – hanno chiesto le dimissioni del presidente Muhammadu Buhari. «È giunto il momento – scrivono – che il Presidente scelga di farsi da parte con onore per salvare la nazione dal collasso completo». «Queste persone innocenti – aggiungono i vescovi – sono state uccise per mano di una banda malvagia e disumana; i terroristi hanno trasformato la Middle Belt e altre aree della Nigeria in un enorme cimitero».
«Il 3 gennaio scorso – ricordano ancora i vescovi – don Gor aveva twittato: “Viviamo nella paura. I Fulani sono ancora qui nei pressi di Mbalom. Rifiutano di andarsene. Stanno ancora facendo pascolare i loro greggi. Noi non abbiamo armi per difenderci”».

Ma – prosegue il comunicato dei vescovi – «le loro disperate richieste di aiuto e di sicurezza sono rimaste inascoltate da coloro che avrebbero dovuto ascoltarle». I due sacerdoti uccisi «avrebbero potuto fuggire, ma, fedeli alla loro vocazione, sono rimasti a servire il proprio popolo fino alla morte».
I vescovi attribuiscono al governo federale e ai suoi istituti di sicurezza di essere responsabili dell’insicurezza: «Come è possibile – si chiedono – che il governo federale si tiri indietro mentre le sue forze di sicurezza chiudono deliberatamente un occhio di fronte alle grida e ai gemiti di cittadini inermi e indifesi che rimangono un facile bersaglio nelle loro case, fattorie, strade ed ora persino nei loro luoghi di culto?».

«Da due anni, – prosegue il comunicato –, la Conferenza episcopale, insieme a molti altri nigeriani di buona volontà, ha continuamente chiesto al Presidente di ripensare la configurazione dell’apparato e della strategia di sicurezza. Insieme a milioni di nigeriani abbiamo espresso la nostra mancanza di fiducia negli uffici di sicurezza, che il Presidente ha deliberatamente messo nelle mani degli aderenti ad una sola religione».

L’8 febbraio una delegazione di vescovi aveva reso visita al Presidente per rilanciare l’allarme della Conferenza episcopale sulla sicurezza della nazione (cf. Fides 9/2/2018). «Da allora – sottolinea il comunicato – il bagno di sangue e la distruzione di case e di fattorie sono aumentati in intensità e in efferatezza».

«Come cristiani ci sentiamo traditi in una nazione per la quale continuiamo a pregare e a sacrificarci». E «visto che il Presidente non riesce a garantire la sicurezza del Paese, e ha perso la fiducia dei cittadini», i vescovi gli chiedono «di farsi da parte».

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