Padrelardo: l’ombra e la generosità

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abusi fondatore

Anche per lui si è alzata l’onda del sospetto di abusi. Si tratta di p. Werenfried van Straaten,  più noto per le generazioni pre e post-conciliari come «Padrelardo».  È stato definito come il più grande mendicante del Novecento per la sua capacità di raccogliere fondi per le comunità cristiane in difficoltà, attraverso la sua fondazione «Aiuto alla Chiesa che soffre» (ACS).

Nato in Olanda (Mijdrecht) nel 1913 e morto nel 2003 a Bad Soden, non lontano dalla sede centrale della sua opera (Königstein, Germania), il padre premonstratense è stato accusato di un abuso sessuale in una lettera del visitatore e vescovo ausiliare di Paderborn, Manfred Grothte, indirizzata alla Congregazione del clero dopo una visita alla fondazione nel 2010.

A sette anni dalla sua morte il vescovo denuncia, oltre a un tentativo di violenza sessuale, eccessi nello stile di vita, errori nella gestione del personale e simpatie verso idee fasciste. La lettera è stata resa nota dal Die Zeit nel suo supplemento «Christ & Welt» del 10 febbraio 2021.

La lettera del visitatore

Va subito detto che la Fondazione non è una congregazione, che il suo fondatore non ha il ruolo di riferimento spirituale con lo spessore di un carisma e che l’istituzione caritativa ha preso una forma giuridica propria. In una dichiarazione  «si impegna ad offrire chiarimenti in merito in modo trasparente ed esauriente».

L’accusa di violenza sessuale si sarebbe verificata nel 1973 ma è stata denunciata nel 2010. Ritenuta credibile, la vittima è stata subito contattata con un accordo di risarcimento di 16.000 euro. Sono state informate le autorità ecclesiali sia romane che tedesche. Non si è avviato un procedimento civile perché il padre premonstratense era già morto e per la richiesta di riservatezza da parte della vittima. Negli archivi della fondazione e in quelli ecclesiali romani non vi è traccia di altre denunce. Il compito del visitatore non era quello di indagare sul fondatore ma di verificare i processi decisionali dell’Opera in vista di un riconoscimento pontificio.

L’ACS, già presente in molte diocesi ha un primo assenso a livello romano nel 1964. Vent’anni dopo, nel 1984, è riconosciuta  come associazione pubblica universale di diritto pontificio e nel 2011 diventa Fondazione di diritto pontificio. Per dare un’idea della sua attività si può ricordare che nel 2019 ha raccolto più di 111 milioni di euro per progetti di aiuto in 140 paesi. Il suo impegno è finalizzato alle comunità cristiane in difficoltà (costruzione di chiese, formazione dei preti, pubblicazione di Bibbie e libri liturgici ecc.).

Può contare su 16 segretariati nazionali e su un parco di benefattori di centinaia di migliaia di persone. È nota anche per la pubblicazione di un importante Rapporto biennale sulle persecuzioni e per i molti media usati per mantenere i rapporti con benefattori e beneficiati.

Accuse credibili e no

Tutto questo non attutisce lo scossone di credibilità che la denuncia ha prodotto. Van Straaten è stato il fondatore, l’animatore e il punto di riferimento dell’Opera fino alla sua morte. L’abuso è ritenuto credibile e il risarcimento non ha chiuso ulteriori indagini. Nella sua dichiarazione, l’ACS ha ammesso che nei 55 anni di direzione dell’opera si sono riscontrati diversi conflitti e incomprensioni con i lavoratori. Compreso il padre della vittima, che ha avuto un rimborso per il modo con cui era stato allontanato (senza alcun legame con la denuncia della figlia).

Mentre non si condivide l’accusa di scarsa moderazione nello stile di vita, che sarebbe stato espresso da una sola persona nel corso della visita. Non vi sarebbe riscontro neppure nell’affermazione di simpatie per l’estrema destra. Frutto dell’indagine del visitatore del 2010 è stato il processo di modernizzazione e il rinnovamento della governance dell’opera (costituzione giuridica, revisione degli statuti, strumenti di controllo, compresa l’attenzione per la prevenzione e la protezione dagli abusi).

Il rammarico per le pesanti accuse e la presa di distanza dai comportamenti attribuiti a Padrelardo sono molto netti. Né l’ACS né la congregazione dei premostratensi hanno avviato un processo canonico di riconoscimento di santità per p. van Straaten.

Il suo soprannome lo ricevette nel 1947 da una massaia fiamminga, quando, all’indomani della guerra, avviò in Belgio e in Olanda la raccolta di fondi e di beni per i 14 milioni di tedeschi costretti a emigrare verso Ovest con i nuovi confini post-bellici. I soldi erano pochi e allora chiese una parte di lardo che ogni famiglia contadina possedeva. Un’azione che avviò un moto di avvicinamento dei popoli oltre che una ripresa pastorale.

Nel 1949 fornisce ai preti tedeschi i mezzi di trasporto per contattare i loro fedeli. Nel 1950 inventa le cappelle volanti (autocarri attrezzati) con annessa dispensa per i poveri. L’anno successivo alimenta i finanziamenti per la ricostruzione delle chiese. Una seconda stagione si avvia negli anni ’60 con lo sviluppo di aiuti verso le chiese d’oltrecortina, sotto i regimi comunisti, facendosi loro paladino anche in Occidente. Tutti i grandi protagonisti di quella storia l’hanno riconosciuto: da Beran a Mindszenty, da Slipy a Todea, da Wyszynski a Giovanni Paolo II.

L’arco degli  interessi dell’Opera si allarga all’America Latina e alle altre aree del mondo. Dopo il crollo dei regimi, si apre una terza stagione che vede l’ACS aprirsi al sostegno di tutte le Chiese cristiane e alla difesa della libertà religiosa.

Polemiche e generosità

L’orizzonte tendenzialmente conservatore ed ecclesialmente identitario del fondatore è rimasto anche nell’opera, pur con tutte le trasformazioni accennate e le attenzioni nuove. Vi sono alcuni segnali in merito nella vicenda dell’opera.

Nella contesa ecclesiale degli anni post-conciliari a proposito della teologia della liberazione e più in generale degli indirizzi socialisti di alcuni paesi dell’America Latina, l’ACS, allora guidata da p. Roger Vekeman, fu accusata di essere sostenuta anche dai servizi segreti americani (Washington Star del 23 luglio 1975) per arginare e limitare l’influsso della teologia della liberazione. Vi fu una lettera di protesta in merito firmata da 140 persone e indirizzata a mons. Pironio, allora presidente del CELAM. L’accusa di filo-fascismo potrebbe avere qui la sua radice.

Un secondo segnale fu l’aspra critica di Van Straaten all’Ostpolitik vaticana, tanto da indurre il card. Laszlo Lekai, allora primate d’Ungheria, ad accusare Padrelardo di «voler far presa sulla gente e avere denaro. Solo per avere denaro».

Un terzo segnale fu la polemica di Van Straaten a favore del monastero carmelitano nelle immediate vicinanze del campo di concentramento di Auschwitz, fortemente osteggiato dalle comunità ebraiche.

In positivo, va ricordato anche che si oppose alla deriva scismatica dei lefebvriani, pur condividendone molte sensibilità, a rischio di perdere una fetta di benefattori.

Nonostante l’ombra difficilmente rimuovibile e francamente censurabile ora emersa all’opinione pubblica, il personaggio va ricordato per la generosità del suo impegno caritativo. Nei 55 anni della sua attività ha raccolto più di 4,5 miliardi di euro da 700.000 donatori. Se oggi l’ACS può sostenere circa 5.000 progetti di aiuto in 140 paesi non è senza legami con la sua vita e il suo impegno.

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